domenica 9 aprile 2017

Settimana Santa 2017 - 3. Il Grande e Santo Lunedì

Nelle prime tre ferie della Santa Settimana, la Chiesa accompagna lentamente il Cristo al Calvario. Proponiamo di seguito alcune letture particolari dell’ufficio odierno. Si ricordi che nel rito bizantino tutte le ferie di Quaresima sono giorni aneucaristici, in cui dunque non si consacra la S. Eucaristia, ma si consuma quella messa da parte la domenica (Divina Liturgia dei Doni Presantificati).

Rito Romano (Ufficio Divino)

L’Ufficio Divino di questi giorni continua secondo il suo schema tipico della settimana precedente, del Tempo di Passione dunque, con l’omissione di alcune dossologie e i capitoli tratti dal Profeta Geremia, perseguitato a cagione della sua giustizia. Al Mattutino si legge il Vangelo di Giovanni XII, 1-9, che sarà poi letto (e ivi lo commenteremo) anche alla Messa, seguito da un’omelia di S. Agostino (354-430), nella quale il Vescovo di Ippona presenta un’interessante coincidenza tra la località da cui viene l’unguento con cui la Maddalena lava i piedi di Gesù (descritto come πιστικός, ossia “di Piste”) e la parola fede (in greco πίστις): poiché, come dice S. Paolo, l’uomo giusto vive di fede, ecco che il Cristiano è invitato a spogliarsi di tutto il superfluo per poterlo devolvere alla causa del Signore.

Alle Lodi del mattino, le antifone sono tratte da vari passi dell’Antico Testamento, i quali ricordano i dolori e la disperazione del Cristo condotto alla Crocifissione. La III Antifona è tratta dal profeta Zaccaria, che al capitolo IX scrive: «Appenderunt mercedem meam triginta argenteis: quibus appretiatus sum ab eis» (fissarono il mio prezzo a trenta soldi d’argento: a questa cifra io fui da loro valutato); l’ennesima profezia che si compie quando il  Cristo per tale cifra modestissima (lui che era Dio dal valore incommensurabile) viene tradito. L’uso della prima persona in tutti questi testi è estremamente toccante, poiché permette di sentire quasi dal vivo le tribolazioni che il Signore ha patito per i peccati degli uomini, dolori ingiusti ed intollerabili, che tuttavia egli ha mitemente portato su di sé; ma dalla Croce su cui è stato appeso ha fatto scaturire la vita e si è acquistato un popolo santo, trasformando la sua morte in un trionfo glorioso sulla Morte, come aveva detto:

Clarifica me, Pater, apud temetipsum claritate, quam habui priusquam mundus fieret
Glorificami, o Padre, davanti a te, di quella gloria che ebbi già prima che esistesse il mondo.
(Lunedì Santo, Antifona al Benedictus)

Rito Romano (S. Messa)

L'unzione di Betania

La Messa Stazionale di oggi era celebrata a S. Prassede, ove si trovano dal IX secolo i corpi di molte centinaia di martiri, nonché moltissime reliquie della Passione.

Le antifone e il graduale sono tolti da salmi come il 34 o il 142, in cui si invoca l’aiuto del Signore per essere liberati dalle tribolazioni e dalle persecuzioni dei nemici, ricollegandosi all’invocazione disperata dell’Uomo-Dio sulla Croce, che i fedeli hanno udito ieri: “Eloì, eloì, lemà sabachtàni”.

La lettura veterotestamentaria è tratta dal Profeta Isaia (L,5-10), più precisamente dal deutero-Isaia (la seconda parte del libro, capp. 40-55, scritta durante l’Esilio, e dunque molto simile nei toni agli scritti di altri profeti come Geremia), e si tratta del terzo dei quattro carmi del servo del Signore, quattro poetiche descrizioni del Messia. Come Geremia ha profetizzato nel nome di Dio, subendo gli insulti e le percosse dei nemici, così anche Nostro Signore Gesù Cristo è stato insultato, costretto a nascondersi, e financo catturato, ha patito e sofferto ed è stato umiliato. Ma, come ci ricorda Isaia, Iddio è stato il suo aiuto, giammai lo ha abbandonato: come Geremia ha continuato a profetizzare, inviso a tutti, nonostante gli strappassero la barba, lo insultassero e gli sputassero addosso, così anche il Cristo ha sempre avuto Dio al suo fianco, poiché egli è il Santo di Dio, l’Unigenito dell’Altissimo: nonostante le trame dei Giudei, nel Getsemani cade umiliato chi lo calunniava; nonostante i dolori della Passione, chi lo ha sfidato, la Morte, va incontro alla sua perpetua rovina.

Il Vangelo è l’episodio dell’unzione di Betania, nella sua dettagliata versione giovannea: il tema narrato concettualmente si riferisce al sabato precedente, ma la Chiesa ha voluto mettere questo episodio all’inizio della Grande Settimana portando nella Maddalena un esempio della dedizione e della devozione con cui il Cristiano si deve apprestare a celebrare il compimento dell’economia del suo Dio. Notevole è un’altra lettura, che già dom Gueranger propone: questo episodio è una critica vivissima a chi, come Giuda allora, sotto la maschera del pauperismo e dell’evangelismo aborre lo sfarzo attorno agli altari, l’oro, gl’incensi e i ricchi paramenti, e critica e avversa coloro che si prodigano per offrire un degno servizio a Dio. Non si badi ai modernisti e ai protestanti che inneggiano alla “semplicità evangelica”: essi lo fanno per interesse, non per amore della giustizia. I veri cristiani, come la Maddalena, offrono infatti al Signore il nardo più prezioso e si prostrano a lui con timore e umiltà.

Rito Bizantino (Ufficio dello Sposo)

Il Mattutino di questi giorni (celebrato in realtà la sera precedente) prende il nome di Νύμφιος (“dello sposo”) a motivo del tropario «Ecco, viene lo sposo nel mezzo della notte, e beato sarà il servo che troverà sveglio, ma indegno quegli che troverà negligente», che invita a prepararsi a celebrare i misteri pasquali del Signore. I Kathismata e il Triodio sono direttamente riferiti già alla sua Passione, e così anche i Kontakia, nei quali si instaura tuttavia un bel paragone tra il pio Giuseppe e Gesù, avendo entrambi ingiustamente patito per l’invidia e la malvagita degli uomini: nel sinassario si dichiara apertamente che «Giuseppe è prototipo di Cristo, perché anche lui, invidiato dal suo popolo, fu venduto per trenta denari, ma dopo la propria risurrezione regna sull’Egitto, ovvero su ogni peccato, e ci nutre misticamente del suo corpo». Il Vangelo è Matteo XXI, 18-34, contenente le due parabole del fico sterile, immagine delle anime in cui Cristo non trova frutti di penitenza per poter risorgere in loro, e quella dei vignaioli omicidi, nei quali oltre a prospettare chiaramente la prossima Crocifissione, si ammoniscono tutti coloro che con il loro peccato continuano a crocifiggere Gesù.

Rito Bizantino (Liturgia dei Presantificati)

Assieme al Vespro (che però si celebra al mattino), si officia anche la Liturgia dei Presantificati (riscontrabile anche in Occidente e scritta tradizionalmente da S. Gregorio Magno, di cui parleremo sicuramente con più calma in seguito), con la distribuzione dunque della S. Eucaristia. Le letture sono tratte dall’Esodo (I,1-20, la riduzione in schiavitù del popolo d’Israele in Egitto, come l’umanità è resa schiava dal peccato) e da Giobbe (I,1-12, il demonio che cerca di rapire l’uomo di Dio); il Vangelo invece è Matteo, XXIV, 3-35, in cui si richiama l’Apocalisse attraverso le profezie fatte da Cristo prima di entrare in Gerusalemme: all’approssimarsi della Passione, si approssima anche quanto avverrà dopo, ossia la peregrinazione dei fedeli sulla terra e la grande persecuzione che anch’essi dovranno subire, sino all’instaurazione finale del Glorioso Regno di Dio. La liturgia prosegue poi con le litanie per i catecumeni, i battezzandi e i fedeli, come una qualsiasi Divina Liturgia; vi è poi l’ingresso dei Santi Doni, accompagnato da prostrazioni in onore della SS. Eucaristia, la quale poi viene distribuita secondo i normali riti di comunione, preceduti dall’Inno Cherubico e seguiti dalle litanie di ringraziamento.

Ingresso con il Vangelo durante i Presantificati 
Preghiera dell'Incenso durante i Presantificati

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