lunedì 10 aprile 2017

Settimana Santa 2017 - 4. Il Grande e Santo Martedì

Continuiamo il nostro cammino accanto al Cristo, avvicinandoci ulteriormente ai giorni della sua Passione. Le ufficiature del Martedì Santo avvengono sul medesimo schema del lunedì, con alcune variazioni nei testi che vale la pena commentare brevemente.

Rito Romano (Ufficio Divino)

Particolarmente adatto alla circostanza è il Mattutino odierno, poiché la porzione del salterio che si legge (come tutti i martedì) è composta dai salmi XXXIV-XXXVIII, i quali sono incentrati sul tema del giusto tradito da coloro che gli erano amici e assalito dai nemici, il quale tuttavia spera nel Signore che verrà a liberarlo e a disperdere gl’iniqui persecutori. Non si legge nessun Vangelo, ma si leggono i capitoli XI e XII di Geremia, nei quali si mescolano armoniosamente la condanna nei confronti di Israele, che ha abbandonato Dio e si è dato al peccato, e la tribolazione personale del profeta, il quale, odiato dagli altri Israeliti perché parlava a nome del Signore contro le loro iniquità, era, prefigurazione di Cristo, quasi agnus mansuetus, qui portatur ad victimam (XI,19).


Le antifone delle Lodi e delle Ore diurne sono ancora toccanti invocazioni al Signore perché venga in aiuto all’uomo buono che è preda dei suoi avversari. Cristo in queste invocazioni pronunciate sulla Croce dimostra tutta la sua umanità, umanità che tuttavia non annienta la sua divinità, essendo le due nature in inseparabile unione ipostatica, poiché la sua volontà più profonda sa che è necessario soffrire per compiere l’economia del Padre, e a questo supplizio si dà di sua volontà, come aveva detto:

Potestatem habeo ponendi animam meam, et iterum sumendi eam.
Ho facoltà di dar via l’anima mia e di riprenderla poi di nuovo.
(Vespro del Martedì Santo, Antifona al Magnificat)

Rito Romano (S. Messa)
La Messa Stazionale di oggi era celebrata a S. Prisca, e nei primi secoli a Roma si leggeva il Vangelo della Lavanda dei piedi, spostato poi al Giovedì Santo. L’introito è quello delle Feste della S. Croce, che sarà poi ripetuto al Giovedì Santo, e fa da prologo alla Passione secondo Marco: pur essendo probabilmente il Vangelo di Marco ad esser stato scritto prima, anticamente si riteneva più antico Matteo, e a questo si dovette la distribuzione dei Vangeli durante la Settimana, per cui, come la Passione di Matteo era stata cantata la Domenica delle Palme, così oggi sarà letta la più breve pericope della Passione di Marco. La lettura veterotestamentaria è tratta da Geremia, ed è una piccola parte (appena tre versetti) della più ampia sezione letta al Mattutino.

Quello che ad alcuni commentatori sembra soltanto un riassunto di Matteo, è in realtà uno scritto dotato di una propria struttura e una propria idea di base, e probabilmente contenente alcune testimonianze oculari rese da S. Pietro, di cui Marco era discepolo. Lasciando a più ampi commentari la meditazione della Passione, con dom Gueranger facciamo notare come si compia il verbo che il profeta Geremia aveva detto del giusto perseguitato: mittámus lignum in panem eius; Gesù Cristo è appeso sanguinante al legno della Croce, lui che benedicendo il pane e spezzandolo aveva detto: Questo è il mio Corpo; e come l’Agnello di Dio è condotto al macello della Croce, così l’Agnello Pasquale dell’Eucaristia, il suo Vero Corpo sotto la specie del pane, è nuovamente sacrificato ogni giorno nel ricordo di questi salutari misteri.

Rito Bizantino (Ufficio dello Sposo)

Ancora il lunedì sera si celebra il Νύμφιος (Mattutino “dello sposo”) del martedì, in cui il già citato tropario è arricchito dalla Kathisma e dal Minologhion che riportano l’episodio evangelico delle dieci Vergini; il Vangelo letto è tuttavia diverso, ed è costituito da una serie di discorsi fatti da Gesù ai Farisei e contenuti in Matteo XXII e XXIII. Il Canone è formato da solo due odi, di Cosma il Melode, che ricordano ancora la parabola delle dieci vergini, ma anche quella dei talenti, esaltazione del dovere dell’uomo di far fruttare i doni di Dio con le sue opere. Aumentano ancora i riferimenti alla Passione, soprattutto attraverso il terzo Kathisma, che parla di Giuda che sta concependo nella sua mente il tradimento di Cristo.

Aspettando di celebrare la Passione di Cristo, dunque, la Chiesa non trascura i suoi insegnamenti, e riporta agli orecchi dei fedeli alcune edificanti parabole, per prepararli spiritualmente alla maggior rettitudine possibile in vista del grande evento che li aspetta: una volta commemorata luttuosamente la Morte di Cristo, ecco che giunge la sua salvifica Risurrezione, alla quale sempre, anche in questo tempo di penitenza e lutto, bisogna guardare:

Τὸν νυμφώνά σου βλέπω, Σωτήρ μου, κεκοσμημένον, καὶ ἔνδυμα οὐκ ἔχω ἵνα εἰσέλθω ἐν αὐτό. Λάμπρυνόν μου τὴν στολὴν τῆς ψυχῆς, Φωτοδότα, καὶ σῶσον με.
Il tuo talamo, o Signore, adornato io vedo, ma non ho veste per entrarvi. Rischiara la veste dell’anima mia, o Datore di Luce, e salvami.
(Mattutino del Martedì Santo, Exapostilarion delle Lodi)

Rito Bizantino (Liturgia dei Presantificati)


Anche oggi si celebra il Vespro insieme ai Presantificati. Le letture sono la continuazione di quelle del giorno precedente: l’Esodo (II,5-10) racconta la storia di Mosè salvato dalle acque, presentando la figura di colui che guidò il popolo d’Israele fuori dall’Egitto sotto la mano di Dio, realizzando così la prima Pasqua; poi si leggono le prime sofferenze inferte dal demonio a Giobbe (I,13-22), come anticipazione di quelle che dovrà patire il Cristo nella sua Passione. Il Vangelo, da Matteo, è ancora riguardo le Profezie del Giudizio fatte da Gesù poco prima di entrare in Gerusalemme, ma stavolta è particolarmente lungo, poiché copre tutti i capitoli XXIV, XXV e XXVI. La liturgia prosegue poi al modo consueto, con le preghiere sui fedeli, l’adorazione dei Santi Doni e la loro distribuzione.

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