martedì 11 aprile 2017

Settimana Santa 2017 - 5. Il Grande e Santo Mercoledì

Il bacio traditore di Giuda negli affreschi della Cappella degli
Scrovegni (Padova), ad opera di Giotto (1267-1337)
Il mercoledì è, secondo la suddivisione tradizionale, il giorno del tradimento: mentre il Sinedrio progetta la morte del buon Gesù, ed escogita il modo migliore per eliminarlo, ecco presentarsi uno dei suoi discepoli, Giuda detto l’Iscariota, che per la misera cifra di trenta denari d’argento (come detto dai profeti) consegna il Maestro agli empi Giudei. Domani notte, dopo che il Maestro si sarà ritirata, celebrata la Pasqua, a pregare nell’orto del Getsemani, ecco che i soldati potranno catturarlo, e per riconoscerlo tra le tenebre, il traditore si propone di compiere un orribile segno di riconoscimento: baciare il Signore! Quale gesto meraviglioso di amore filiale, trasformato in quale nefando segno di tradimento! Proprio commemorando il demoniaco patto tra Giuda e il Sinedrio, oggi iniziano i giorni veramente luttuosi per il cristiano; da questa triste vicenda, tra l’altro, deriva l’uso di digiunare in alcuni periodi anche di mercoledì.

Rito Romano (Ufficio Divino)

Ancora oggi la Chiesa ci propone un Mattutino senza Vangelo, ma con lettura continuativa dei capitoli XVII e XVIII del Profeta Geremia, che abbiamo imparato a conoscere come prefigurazione del Cristo. Come al solito questa lettura è divisa in tre parti, di cui la prima e l’ultima si richiamano in una ring composition che può essere ottima guida alla meditazione della Passione: invocazione al Signore perché, nonostante Israele l’abbia abbandonato, venga a soccorrere il giusto; trame del popolo contro il giusto (che possono essere esattamente parafrasate alle trame dei Giudei contro l’Uomo-Dio); invocazione al Signore perché disperda gl’iniqui che perseguitano il suo eletto.

Le antifone ai cantici evangelici delle Lodi e del Vespro sono invece già tratte dalla Passione, e riguardano la preghiera nell’orto degli ulivi e il rinnegamento di Pietro. A tutte le Ore si legge una bellissima orazione (che propriamente è quella sui capi inchinati della Messa del giorno), mirabile descrizione della compassione che prova Padre per il Figlio al ripensarne i tormenti subiti, nonché della sua carità verso l’uomo, per cui ha subito questi tormenti:

Respice, quaesumus, Domine, super hanc familiam tuam, pro qua Dominus noster Iesus Christus non dubitavit manibus tradi nocentium, et crucis subire tormentum.
Guarda, te ne preghiamo, o Signore, sopra questa tua famiglia, per la quale il Signore nostro Gesù Cristo non esitò a farsi consegnare nelle mani dei persecutori e a patire i tormenti della Croce.
(Mercoledì Santo, Oratio super populum)

Rito Romano (S. Messa)

La Messa Stazionale di oggi era celebrata a S. Maria Maggiore, quasi a richiedere la protezione speciale della Madre di Dio all’ingresso nel periodo più santo di tutto l’anno. In questa sinassi, a Roma, si effettuava anche il VI scrutinio dei Catecumeni, dopo il Grande Scrutinio di due settimane prima che aveva allontanato gl’indegni; pur congedati dopo il Vangelo, i catecumeni restavano poco lontani dalla Chiesa, per rientrare alla fine della funzione e ricevere l’invito a presentarsi il Sabato Santo per la preparazione immediata al Battesimo.

La Messa odierna inizia con un versetto della lettera ai Filippesi che ricorda trionfalmente la Crocifissione di Cristo, ponendo ancora l’attenzione sul fatto che essa è il mezzo di glorificazione, e non di annientamento, del Figlio. Essendo una Messa molto antica, prima della Colletta possiede ancora una lettura, tratta da Isaia LXIII, in cui il profeta presenta una visione particolare del Giudizio: il Cristo, con le vesti intrise di sangue, viene a far vendetta dei nemici suoi. La lettura principale è sempre da Isaia (LIII), ed è il quarto cantico del servo del Signore, che per la sua bellezza e la sua aderenza alla figura di Cristo è definito da alcuni commentatori Il Protoevangelo: Gesù, l’ovis ductus ad occisiónem, disprezzato dagli uomini, Vere languóres nostros ipse tulit, et dolóres nostros ipse portávit, ed è venuto a portare la pace agli uomini che lo torturavano. La profondità di questa pericope, descrizione toccante e precisa della figura del Messia che realmente produce in noi una profonda meditazione, avendo noi ricevuto dal cielo una Vittima perfetta ed immacolata che ha sofferto i più grandi patimenti per lavarci, immondi, nel suo sangue, che noi continuiamo a crocifiggere con il nostro peccato, suscita una tale contrizione e una tale compassione, che le parole del Graduale, tratte dal salmo CI, accorate invocazioni al Signore nell’afflizione, sembrano uscire dalla bocca di Gesù stesso.

Al posto del Vangelo vi è la Passione secondo San Luca, la quale contiene degli episodi esclusivi, come il racconto delle due spade (da cui sono sorte alcune note teorie medievali sull’autorità papale), la figura del Buon Ladrone, il coraggio di Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo che vanno a richiedere il corpo quando gli Apostoli stessi non ne hanno coraggio, ecc. Particolare monito per gli uomini è questo versetto: Si in viridi ligno haec faciunt, in arido quid fiet? Cioè, se Dio è stato così efferato nel punire il peccato (peraltro non suo) nei confronti del suo immacolato Figliuolo, quale maggior pena comminerà a noi, che quotidianamente offendiamo col peccato la sua Maestà?

Rito Bizantino (Ufficio dello Sposo e Liturgia dei Presantificati)

Tanto il Νύμφιος celebrato il martedì sera che i Presantificati (in cui si continuano anche le letture dell’Esodo e di Giobbe nel solco dei giorni precedenti) hanno come oggetto di quasi tutte le parti variabili, oltre al tema del tradimento di Giuda, l’episodio dell’unzione di Betania, che nel rito romano si è commemorato due giorni fa, gesto non fine a se stesso ma con un grande simbolismo intrinseco, anticipando i riti funebri per Cristo che verranno officiati il Venerdì Santo.


Qualche breve considerazione esegetica sull’episodio è d’obbligo. Tralasciando l’identificazione della donna che unge i piedi del Cristo (la Tradizione Cattolica fino al 1800 la identificava con la
Maddalena, e nonostante le recenti tesi esegetiche contrarie, ci permettiamo di concordare con la più antica), il passo, nonostante la sua relativa facilità, presenta notevoli incongruenze nella trattazione fatta dai quattro evangelisti. Se Matteo, Marco e Giovanni collocano la vicenda a Betania, Luca lo situa in una città della Galilea; l’azione si svolgerebbe, per Matteo e Marco,nella casa di Simone il lebbroso, per Giovanni nella casa di Lazzaro e per Luca nella casa di Simone il fariseo. Per spiegare tali divergenze gli esegeti ricorrono alle seguenti supposizioni Matteo e Marco parlano dello stesso fatto, e Matteo si basa sul racconto marciano; Luca probabilmente si riferisce ad un altro episodio simile; Giovanni combina le due situazioni arricchendolo con particolari. Andiamo a vedere cosa dicono in proposito i Padri della Chiesa: Origene afferma che vi siano stati tre unzioni fatte da tre diverse persone, ovvero una prostituta innominata in Galilea (episodio riportato da Luca); a casa di Lazzaro da parte di sua sorella Maria; da parte di una donna non meglio identificata nella casa di Simone (secondo quanto riportato da Marco e Matteo). S. Giovanni Crisostomo supponeva che la donna fosse la stessa in tre episodi, escluso quello di Luca, mentre S. Gregorio Magno e S. Agostino ritenevano che ci fossero stati due episodi simili con una donna sola, che nella sua XXIII omelia Agostino identifica proprio con la Maddalena.

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