mercoledì 10 maggio 2017

Chiese Veneziane - S. Simeon Grando (S. Croce, 919)



La Chiesa di S. Simeone Profeta (vulgo S. Simeon Grando, così definita per distinguerla dall'omonima chiesa intitolata a S. Simeone Apostolo) sorge nel Campo Santo del sestiere di S. Croce, sulle ceneri di un precedente edificio sacro assai modesto, la cui costruzione si fa risalire al 967, per ordine di alcune famiglie patrizie. L'edificio era inizialmente molto modesto: alcune fonti tramandano addirittura che fosse costruito in paglia e legno; sicuramente era a pianta basilicale. A causa di un grande incendio, attorno al 1150 fu completamente ricostruita, stavolta in pietra, divenendo a tutti gli effetti una circoscrizione parrocchiale del Veneziano.
Rimodernata dagli architetti Domenico Margutti e Giorgio Massari nel corso del Settecento (particolarmente nella facciata, comunque oggi visibile solo nel suo ultimo rifacimento ottocentesco, mentre all'interno molti elementi della precedente edificazione vennero conservati, a partire dalla pianta delle navate), subì gli effetti dei decreti napoleonici del 1807, divenendo succursale della vicina parrocchia dei SS. Simeone e Giuda, per poi veder invertita la situazione nel 1810, con la riacquisizione del titolo di parrocchialità e l'annessione di S. Simeon Piccolo alla propria circoscrizione.


All'interno, il pavimento fu rifatto nel corso del Seicento per ordine della Magistratura della Salute, essendo stato scoperto il cadavere ivi sotterrato di un parrocchiano morto durante la pestilenza del 1630; gl'interventi sulla pavimentazione (assimilabili a quelli effettuati nella vicina S. Zan Degolà) del 1839 hanno in parte riportato la pavimentazione precedente.

L'edificio conserva l'antica pianta basilicale suddivisa in tre navate, ma ha l'accesso sul lato corto, e non sul lato lungo secondo il modello romano, mantenendo l'abside sul lato opposto. Tale rotazione crea uno spazio inedito, fortemente direzionato e prospettico, che indirizza a dirigersi e rivolgersi verso l'abside, solitamente orientata, dove venne posizionato l'altare, ripreso dalle are pagane.
A destra dell'entrata, di trova la Presentazione al Tempio con i ritratti dei committenti, opera di Jacopo Palma il Giovane. Nella navata di destra si trova la Statua giacente, che la tradizione attribuisce al beato Simeone, ancorché sia databile al XIV secolo dall'iscrizione presente.
Nel secondo altare della navata sinistra è collocata invece una delle numerose Ultima Cena del Tintoretto, che raffigura ancora una volta in modo diverso e sperimentale il suo soggetto preferito: l'opera, databile attorno al 1560, è molto rovinata a causa dei cattivi restauri dei secoli successivi, ma è ancora avvertibile la sua mano originale. Notevole infine l'Annunciazione, un tempo attribuita a Palma il Giovane, ma quasi sicuramente opera del pittore lionese del XVI-XVII secolo Horace Le Blanc.

L'Ultima Cena del Tintoretto



La Chiesa, che per lungo tempo è stata anche sede della prestigiosa Scuola dei Garzoti (cardatori di lana, le cui botteghe erano numerose nell'omonima fondamenta lungo il Rio Marin), ospita le reliquie di S. Simeone Profeta, le quali vengono esposte nella prima settimana di febbraio per il ricorrere della festa della Candelora, in cui viene commemorato anche il santo. Stando alle indicazioni forniteci da Flaminio Corner, a S. Simeon Grando erano custodite anche due venerate reliquie della Passione di Cristo: una spina della sua corona e una goccia del suo Sangue prezioso. (cfr. Ecclesiae Venetae)

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