martedì 2 maggio 2017

Chiese Veneziane - S. Zan Degolà (S. Croce, 1710)


La Chiesa di San Giovanni Battista Decollato (vulgo San Zan Degolà) sorge nell'omonimo campo in Santa Croce, edificata per volontà della famiglia Venier (cfr. Ecclesiae Venetae di F. Corner) secondo l'impostazione tradizionale con l'abside a oriente e la facciata a occidente, rivolta dunque a Cristo, sole di giustizia che sorge. Sempre Corner scrive che la chiesa è intitolata a San Giovanni Battista Decollato, festeggiato il 29 agosto, data divenuta dopo lieta ricorrenza per i veneziani a causa della vittoria sui genovesi nei pressi dell'isola di Negroponte (Eubea).
La sua prima edificazione risale all'XI secolo (è più antica della stessa Basilica di S. Marco), e diventa da subito una delle pievi (parrocchie) in cui è, anche amministrativamente, suddivisa la città, status che mantenne, insieme a quello di collegiata officiata da un presbitero, un diacono e un suddiacono, fino alla soppressione voluta dai decreti napoleonici del 1807. Nel 1334 fu arricchita, per dono di un cavaliere pellegrino in Terra Santa, della preziosa reliquia di un dito del Battista. Fu riaperta appena undici anni dopo, avendo subito anche un significativo restauro con un rifacimento di gran parte degli arredi interni, come chiesa vicariale della vicina parrocchia di San Giacomo dell'Orio, status che mantenne per alcuni decenni, fino alla nuova sconsacrazione, avvenuta quando le suore che abitualmente si prendevano cura della chiesa decisero di trasferirsi.

La chiesa si presenta con una navata tripartita tipicamente romanica, con le due ali laterali corrispondenti alle navate minori raccordate dalle volute. L'aspetto attuale, con due lesene definenti la parte mediana ed a timpano triangolare, con un piccolo rosone sottostante, risale ad un restauro operato dal comune nel corso del XVIII secolo.
L'interno, il cui stile è tipicamente bizantino, è simile per architettura alla cattedrale di Torcello e soprattutto a San Giacomo dall'Orio.
Un particolare ruolo assumono nell'economia dello spazio le colonne di marmo greco, con capitelli di fattura bizantina risalenti alla prima edificazione. Il soffitto, a catena di nave, era un tempo decorato intonachi e stucchi. Le volte sono principalmente a botte, ma nella cappella di destra vi sono volte a crociera.
Assieme a varie opere settecentesche di minor impatto, nella chiesa si conservano preziosissimi affreschi,(realizzati con la tecnica bizantina, pressoché ignota in occidente) contenuti nella parte più antica (ovvero nella cappella laterale di sinistra), raffiguranti l'Annunciazione e Sant'Elena con i Santi.
Dettaglio dell'Annunciazione
L'Annunciazione, in particolare, oltre a rappresentare n notevole momento di raccordo dell'arte veneto-bizantina, è inscenata in un ambiente ben noto ai parrocchiani: si tratta del ponte, assieme allo scorcio del palazzotto sul retro, che porta al campo di S. Zan Degolà.
La parte inferiore dell'altro affresco è basato sul gioco di sguardi dei quattro santi: si guardano a due a due, Pietro e San Giovanni Battista, dal volto rugoso, ascetico e dai capelli fluenti. San Tommaso guarda invece San Marco. Li sovrasta la figura della sovrana, madre di Costantino e moglie di Costanzo Cloro. La sua identità è rivelata dal manto regale decorato dalle pietre preziose, dalla corona che ha posta sul capo e dalla croce patibulata che regge con una mano. Sul soffitto della cappella vi sono rappresentati i simboli degli evangelisti con l'Agnus al centro, risalenti al 1200.



Dal 2003, il Patriarca di Venezia ha affidato la Chiesa alla comunità slavo-ortodossa di Venezia delle SS. Donne Mirofore (amministrata dal Patriarcato di Mosca, ma che offre assistenza spirituale a fedeli anche moldavi, romeni, ucraini, bielorussi ecc.). L'attuale parroco è dunque il pope moscovita Alexey Yastrebov, che celebra settimanalmente la Divina Liturgia domenicale e la Veglia del sabato.

Nelle foto, benedizione e processione durante la liturgia celebrata in occasione della festa parrocchiale quest'anno (II domenica dopo Pasqua, delle Donne Mirofore nel rito bizantino)

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