venerdì 5 maggio 2017

San Pio V, il Papa che riordinò la Chiesa

di Nicolò Ghigi



Ricorre oggi 5 maggio la festa di S. Pio V, uno dei più grandi Papi della Storia, e in particolare il grande attuatore del Concilio di Trento, chiusosi tre anni prima della sua elezione al Soglio Pontificio, e della Riforma Cattolica. In questo breve saggio ci proponiamo di analizzare la figura di questo grande Pontefice, cui tutti i Cattolici fedeli alla Tradizione romana debbono moltissimo, non solo in una mera biografia o cronologia, ma anche e soprattutto analizzando i risultati concreti delle sue azioni volte alla propagazione e alla difesa della Chiesa Cattolica in tutto l'orbe terracqueo.

I. Cenni biografici

Il frate domenicano Michele Maria Ghisleri (nato Antonio il 17 gennaio 1504 in un villaggio dell'Alessandrino nel ducato di Milano ed entrato all'età di quattordici anni nell'Ordine dei Frati Predicatori), nonostante le umili origini, ebbe due grandi vantaggi nella sua carriera ecclesiastica: da una parte, una grande fermezza nelle sue posizioni dottrinali, accompagnata da un rigore ascetico perpetrato durante tutta la sua vita; dall'altra, una solida preparazione teologica grazie all'istruzione ricevuta dai domenicani di Bologna e poi proseguita personalmente con lo studio attento e particolareggiato della Summa Theologiae di S. Tommaso d'Aquino, sulla quale baserà tutta la sua personale riflessione teologica che lo porterà ad essere ricordato come uno dei più strenui difensori dell'ortodossia cattolica. Delle sue valide opinioni teologiche e del suo attaccamento alla vera dottrina diede prova, ancora giovane sacerdote, a Parma, ove venne notato per il supporto portato al Seggio Pontificio nella lotta contro le eresia attraverso trenta proposte dimostranti una straordinaria precisione teologica e una notevole consapevolezza pratica. Dopo una prima parte della vita trascorsa come professore di Filosofia alle università domenicane e come priore in alcuni dei maggiori monasteri dell'Italia settentrionale, conducendo al contempo una vita rigorosa ed ascetica, dando così ulteriore testimonianza della sua vividissima intelligenza, applicata alla singolare pietà religiosa che lo animava sin dai tempi del noviziato, che tanto gli valsero l'ammirazione dei contemporanei, e in particolare del cardinale Gian Pietro Carafa, il quale, una volta che frate Ghisleri, entrato nell'Inquisizione, ebbe dato prova della sua fermezza nel perseguire le sette eretico-protestanti che si stavano segretamente diffondendo nel Comasco, lo fece Commissario Generale dell'Inquisizione Romana. Da qui, la sua carriera proseguì con i titoli di Vescovo di Sutri e Nepi, Cardinale col titolo di S. Maria sopra Minerva e Inquisitore Generale della Chiesa Romana, conferitigli tra il 1556 e il 1558 dallo stesso Carafa, salito al Soglio Pontificio nel 1555 col nome di Paolo IV. Nominato dal successore di quest'ultimo, Pio IV, Vescovo di Mondovì, tornò a Roma per gestire il processo di otto cardinali accusati di eresia formale, caso che gli procurò il gelo del Pontefice regnante, che aveva cercato di caratterizzare il suo Pontificato da un clima di generale tolleranza o comunque di pace, rispetto all'impeto inquisitore del predecessore; si dica però che, visto il suo spirito mondano e nepotista, nemmeno il Cardinal Ghisleri ebbe mai simpatia per Pio IV.
Il 7 gennaio 1566, durante il Conclave seguito alla morte del suddetto Papa, con l'appoggio dell'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo e del cardinale Alessandro Farnese, lo stesso Ghisleri si ritrovò eletto Papa, ed incoronato solennemente dieci giorni dopo, addì del suo sessantaduesimo compleanno (età avanzatissima per salire al soglio petrino, all'epoca), con il nome di Pio V, incoronazione che festeggiò non già con la distribuzione di monete com'era consuetudine, bensì prestando personalmente assistenza a numerosi poveri dell'Urbe.
Anche da Papa, Pio V continuò a vestire il bianco saio domenicano, a riposare sopra un pagliericcio, a cibarsi di legumi e frutta, dedicando l’intera sua giornata al lavoro e alla preghiera, e dimostrando grande pietà, devozione, ma al contempo fermezza, freschezza e senso di giustizia. Dopo i numerosissimi successi in campo politico e dottrinale dei quali ornerà la Chiesa nei sei anni del suo Pontificato, spirò d'ipertrofia prostatica il I maggio 1572, terminando la sua vita così come l'aveva trascorsa tutta, preoccupandosi della S. Chiesa, che raccomandò ai suoi fratelli Cardinali con le sante parole: "Vi raccomando la santa Chiesa che ho tanto amato! Cercate di eleggermi un successore zelante, che cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri interessi quaggiù che l'onore della Sede Apostolica e il bene della Cristianità". Fu seppellito nella Basilica Patriarcale di S. Maria Maggiore, a Roma, dove tuttora le sue spoglie riposano.
Da sempre ammirato come esempio di un Pontefice saldo nella difesa della Madre Chiesa e del Cattolicesimo, fu beatificato e canonizzato nei due secoli successivi, divenendo il primo Papa Santo dell'età moderna.

II. La riorganizzazione della Chiesa

Si andrà ora a vedere in quali campi il Pontificato di S. Pio V è stato fondamentale per la Storia della Chiesa, la cui legislazione essendo ancora alla base di tutto il diritto canonico, e la cui azione essendo stata veramente efficace nel rendere effettive le decisioni del Concilio Tridentino, al chiaro e solo fine del ristoro della Cattolicità di fronte alle molteplici avversità in campo religioso e politico che il XVI secolo aveva presentato.
Il primo campo che andremo ad analizzare sarà quello dell'organizzazione ecclesiastica, dovendosi proprio alla pietà e alla sana severità Papa Pio V gran parte dell'attuale organizzazione, saggiamente confermata dai Pontefici seguenti:
  • Con la bolla Circa pastoralis officii definì rigidamente le regole della clausura monastica femminile, stabilendo che solo necessità sanitarie gravi potessero violarla.
  • Sciolse l'ordine degli Agostiniani (bolla Lubricum vitae genus), da cui era uscito Lutero e la cui spiritualità molto si avvicinava al pessimismo luterano, imponendo ai suoi membri l'incorporazione in altri ordini religiosi
  • Sciolse l'ordine dei Fratres Humiliati, che avversava l'azione controriformistica del Cardinal Borromeo a Milano, nonché le Congregazioni Eremitiche canonicamente irregolari o comunque prive di un autorevole disciplinamento ecclesiastico centrale.
  • Sostenne gli ordini religiosi tutti (Domenicani, Carmelitani, Gesuiti, Francescani, nonché gli Ordini Cavallereschi), confermando gli antichi loro privilegi e attorniandosene nell'amministrazione della Chiesa, azione che sarà poi ripagata dal preziosissimo lavoro di difesa della dottrina che tutti questi istituti religiosi intraprenderanno per molti decenni.
  • Riformò la Penitenzieria apostolica, adattandola alla nuova disciplina delle indulgenze stabilita dal Concilio e al contempo proclamando un nuovo codice che regolasse le sanzioni canoniche da infliggere a laici ed ecclesiastici e le relative dispense e assoluzioni da concedere, più conformemente al più severo e preciso corso che aveva intrapreso la Chiesa nel solco della sua antica dottrina dopo la propria riforma tridentina.
  • Promosse l'Inquisizione Romana, riordinandola con la bolla Cum felicis, e dotandola, a partire
    dal 1571, della Congregazione dell'Indice dei Libri Proibiti, con lo specifico compito di aggiornare, controllare e verificare la debita attuazione delle prescrizioni dell'Indice, indicante i testi ritenuti eretici e pertanto colpiti da scomunica insieme ai loro autori e a tutti i loro lettori, strumento utilissimo per proteggere i fedeli dalle cattive letture (che - giova ricordare - non è mai stato abolito, e nella sua revisione del 1949 è tuttora in vigore). Egli stesso, poi, partecipava sovente alle sedute del Tribunale dell'Inquisizione, anche per dieci ore consecutive, nonostante i disturbi renali di cui soffriva, volendo dar tutto per la causa della Fede.
III. La lotta contro eretici ed infedeli e la diffusione della fede Cattolica

Già dagli ultimi punti si è accennato all'azione del Santo Padre Pio V per rafforzare gli strumenti della Chiesa volti a preservare l'integrità della dottrina e ad eliminare qualsiasi germe eretico si potesse insinuare nella Cattolicità. In particolare, tralasciando le opere compiute dall'Inquisizione, possiamo ricordare alcuni suoi atti personali particolarmente significativi:
  • La condanna come eretiche delle 79 tesi del teologo belga Michele Baio (bolla Ex omnibus afflictionibus), le quali, propugnanti una dottrina apertamente protestante e pre-giansenista, stavano diffondendo le tesi riformate anche nella parte meridionale dei Paesi Bassi, che era rimasta sinora (e tale resterà) preservata dal contagio eretico che aveva invece avuto larga diffusione nella parte settentrionale.
  • Evitò qualsiasi dissidio teologico in seno alla Chiesa riguardante questioni secondarie, per poter concentrare gli sforzi dell'intera Chiesa alla respinta del protestantesimo dilagante (in particolare, pose il veto a qualsiasi dibattito sull'Immacolata Concezione, appoggiando la tesi a suo favore, da secoli maggioritari nella Chiesa, che sarà poi dogmaticamente proclamata nel 1854).
  • Condannò all'estremo supplizio Antonio Paleario e Pietro Carnesecchi, già protonotari apostolici, i quali avevano aderito al Protestantesimo, e rischiavano di compromettere seriamente la situazione della Chiesa Cattolica nelle province loro assegnate, dacché, contagiati dallo spirito umanistico, avevano preso a scrivere trattati contro i Pontefici Romani e gli usi della Chiesa Cattolica (in particolare, le devozioni per la cura delle anime defunte, il Purgatorio, l'abito monastico, e moltissimi altri usi della Chiesa Romana con cui essi a gran torto ritenevano fossero stati traditi i principi evangelici, e il Paleario poi non emendò le sue colpe con l'abiura nemmeno davanti al Santissimo). Impiccati, furono poi bruciati al rogo per la loro eresia.
  • Incaricò il valente predicatore gesuita Pietro Canisio (poi Santo martire), oltre che della predicazione del Cattolicesimo nell'area germanico-olandese e della conversione dei molti cristiani traviati dai predicatori protestanti che avevano il dominio di quelle zone, di confutare pubblicamente le molteplici tesi a discredito della Chiesa Romana che da quelle aree si stavano diffondendo in tutto il mondo, particolarmente le cosiddette Centurie di Magdeburgo, tendenzioso compendio eretico di storia ecclesiastica che accusava falsamente d'ogni traviamento dell'insegnamento cristiano la Chiesa di Roma.
  • Già da Cardinale aveva dato gravi disposizioni per l'eliminazione del pericolo dei Valdesi, i
    quali, avendo aderito al protestantesimo e situandosi in Piemonte e in Calabria, minacciando dunque la loro diffusione nella stessa Italia; da Papa bandì una vera e propria Crociata contro questi eretici, culminata con la cosiddetta "strage di Guardia" (dati storici provano in realtà che nel paese piemontese furono ammazzati appena un centinaio di eretici, checché ne dicano la storiografia faziosa e le scuse pretestuose di qualche ecclesiastico dei nostri tempi).
  • Nel 1568, con la bolla In Coena Domini, pubblicata di Giovedì Santo, raccolse numerosi provvedimenti tramandati dalla Chiesa sin dal XIII secolo circa la doverosa lotta alle eresie e la difesa della retta fede, contenente peraltro, oltre al consueto elenco delle eresie che negavano le verità misteriche e teologiche della fede Cattolica, una ferma condanna alle tassazioni troppo elevate, motivo per cui il Regno di Napoli boicottò la diffusione di tale bolla nei propri territori.
  • Con le bolle Cum nos nuper ed Hebraeorum gentes rafforzò l'istituzione del Ghetto Romano per i Giudei, seriamente compromessa dai privilegi concessi agli Ebrei da Pio IV, decretando che ogni Ebreo vi risiedesse, pena l'espulsione, e favorendo i Monti di Pietà per evitare che i cittadini romani facessero ricorso agli usurai giudei per ottenere prestiti, bloccando in tal modo la loro fonte di ricchezza; ne attuò poi un processo di conversione (obbligandoli alla catechesi tenuta settimanalmente da dei predicatori domenicani), così come aveva cercato di fare la Repubblica di Venezia, ritenendo che mediante la ghettizzazione e il conseguente logoramento, la conversione sarebbe stata rapida ed indolore.
  • Promosse l'istituzione di una Lega Santa per contrastare la pericolosa espansione dell'Impero Ottomano, che stava diffondendo il paganesimo maomettano in tutta l'Europa Orientale, la quale era stata sottomessa quasi interamente dalla potenza turca: persino la cattolicissima Ungheria era stata invasa, così come tutti i paesi balcanici, e presto anche Vienna, una delle capitali dell'Europa Cattolica, sarebbe stata minacciata dall'assedio ottomano. In quasi tutti i paesi europei conquistati dagli Ottomani, fortunatamente, grazie all'azione condotta di nascosto dal clero, tanto cattolico in Ungheria quanto ortodosso in Grecia e Serbia, la fede cristiana non andò smarrita ma continuò a essere diffusa in segreto tra la popolazione.
    Degli effetti di questa lega, i quali hanno anche ampia risonanza politica, se ne parla più diffusamente al capo VI.
IV. La codificazione della liturgia e della teologia


 Forse l'opera per cui i Cattolici Tradizionalisti sono più debitori alla figura di San Pio V è la codificazione del rito della S. Messa Tridentina, composto secondo i crismi del Sacrosanto Concilio appena celebrato e passato alla storia proprio con il nome del Pontefice. A lui si deve dunque la pubblicazione fondamentale del Messale Romano, il quale fu compilato secondo l'uso liturgico di Roma ed in particolare quello Papale, comprendente di alcune preghiere di recente introduzione medievale (come il salmo Introibo e l'Evangelo di S. Giovanni alla fine) e rigidamente regolato da una serie di prescrizioni pratico-liturgico-teologiche che vagliavano attentamente ogni gesto, ogni parola, ogni caso ed ogni eventualità, raccolte nelle appendici introduttive al Messale, ovverosia il Ritus servandus in celebratione Missae e il De defectibus occurrentibus in celebratione Missae, in modo tale da evitare che qualsiasi variazione sia di ordine testuale che teologico potesse venire apportata dal sacerdote celebrante, scongiurando quindi il pericolo (già effettivo in molte diocesi) che la liturgia venisse contaminata dagli insegnamenti protestanti e divenisse di fatto eretica, o peggio traviasse i fedeli. Al 1570 risale la pubblicazione del suddetto Messale, introdotto dalla bolla Quo primum tempore, con la quale, oltre ad estendersi il rito romano a tutto l'orbe cattolico (sempre al fine di evitare che riti troppo locali e diversificati, sfuggiti alla precisione in cui era incardinato il nuovo Messale Romano, subissero la contaminazione eretica), abolendo tutti i riti con meno di duecento anni di storia certificata e canonizzando secondo criteri molto simili a quelli romani tutti gli altri (sopravvissero i riti monastici, quelli portoghesi, quelli mozarabici, quello ambrosiano, quello lionese e quello parigino, quello slavo-latino o croato-glagolitico, oltre ai riti orientali e ad altri riti minori). In tale bolla, per altro, si getta anatema su chiunque osasse modificare alcunché al Rito della Messa, cosa che invece, come ben sappiamo, è stata significativamente fatta quattrocento anni dopo la pubblicazione dello stesso.
Sempre a Papa Pio V si deve la pubblicazione, nel 1668, del Breviario Romano nuovamente ordinato e completato con nuovi inni e preghiere, specialmente per la Beata Vergine, in una versione approvata e unificata e reso obbligatorio, con la bolla Quod a nobis, nella sua recita integrale in lingua latina a tutti i chierici ordinati in sacris, vietando contestualmente l'uso di qualsiasi breviario in volgare; due anni prima invece aveva pubblicato una nuova edizione del Catechismo ad parochos, fatto redigere appositamente a tre frati domenicani, in cui fu mirabilmente sintetizzata la dottrina cattolica in ogni suo aspetto, comprendendo nuove disposizioni volte alla sicurezza spirituale dei fedeli e alla più completa conoscenza da parte dei sacerdoti, con al contempo la facoltà di una facile consultazione, dei principali fondamenti di dottrina e di teologia morale, ascetica e pastorale. La base teologica di questo come di tutti i lavori promossi da questo Santo Pontefice fu tolta dalla filosofia tomistica, la quale fu, con tutta la scolastica medievale, particolarmente amata e promossa dal Pontefice, finalmente con la proclamazione di S. Tommaso d'Aquino "dottore della Chiesa" l'anno successivo all'uscita del suddetto Catechismo (insieme ad altri quattro Padri della Chiesa d'Oriente, ossia S. Atanasio, S. Gregorio Nazianzeno, S. Basilio e S. Giovanni Crisostomo), alla quale sarebbe poi seguito l'insegnamento obbligatorio della Summa in ogni Università.
Tra le misure meno ricordate, ma comunque importati, confermò e aumentò la devozione al SS. Rosario, sottolineando l'importanza di tale preghiera con la bolla Consueverunt Romani Pontifices, e successivamente magnificandola ancora di più, in seguito agli eventi della Battaglia di Lepanto (si veda al capo VI); inoltre, nel 1569 nominò una nuova commissione che portasse a termine il lavoro filologico di revisione della Vulgata, basato sull'attento studio dei testi originali, iniziato sotto il predecessore.
In chiosa, diede anche particolare importanza alla musica sacra, nominando maestro della cappella pontificia il noto compositore Giovanni Pierluigi Palestrina.


V. La moralizzazione del clero

Tra le maggiori opere della Riforma Cattolica vi fu indubbiamente il ricondurre il clero, il popolo romano e cattolico in generale e la Chiesa tutta a quel rigore morale proprio della dottrina cattolica, che nel corso del Medioevo era stato inficiato, soprattutto nelle zone più povere e a causa dell'ignoranza, in un certo lassismo inconsapevole, ed era talvolta invece di proposito ignorato dalle più alte cariche ecclesiastiche quando venivano a contatto col potere temporale. Tra le principali azioni di Pio V per riportare la debita moralità e istruzione tra il clero e il popolo romano, con le quale colpì inoltre senza pietà gli abusi della corte pontificia, dimezzando le inutili bocche da sfamare e nominando un’apposita commissione per vigilare sulla cultura ed i costumi del clero, che a quel tempo lasciavano molto a desiderare. nonché per impiegare i beni della Chiesa al servizio degl'indigenti, ricordiamo:
  • La bolla del 1570 Romani pontificis, con la quale condannò nuovamente la bigamia e la poligamia, pratiche che, seppur sconosciute in Europa, si erano nuovamente diffuse tra i colonizzatori delle lontane Indie, Orientali e Occidentali, i quali, lontani dall'occhio inquisitore della Chiesa, pensavano di aver ottenuto anche un'inusitata ed insana libertà in campo morale.
  • Proibì la questua con ben due provvedimenti, uno urbano relato alla sola Roma e di carattere amministrativo e un'esortazione generale, stabilendo che solo alla Chiesa si potesse lecitamente far carità di moneta, la quale avrebbe poi provveduto a sopperire alle necessità d'ognuno.
  • Con la bolla Horrendum illud scelus nel 1568, citando una serie di riferimenti scritturali e di pareri di santi (tuttora validi e utili, dal momento che questo terribile vizio è ritornato a gran forza con il sostegno della società laica), nonché di decreti di Pontefici precedenti, condannò come uno dei crimini più odiati da Dio l'orribile pratica della sodomia, il dirum nefas.
  • Moralizzò fortemente la plebe urbana di Roma, volendo che diventasse modello di vita secondo i principi cristiani per tutti i popoli del mondo: relegò le prostitute nel quartiere dell'Hortaccio, fuori città, ed espulse numerose cortigiane romane; vietò inoltre ogni dissolutezza, particolarmente quella del Carnevale, e inasprì duramente le pene per i fornicatori e i profanatori dei giorni festivi. Le sanzioni economiche per i bestemmiatori furono moltiplicate, e furono introdotte anche sanzioni corporali, così come per gli adulteri. Bisogna dire che per questa sua rigidità, Pio V fu oggetto di numerose "pasquinate" (satire contro il Papa e la Curia che venivano apposte alla statua mutila di Pasquino), ma l'ordinamento che diede all'Urbe fu veramente uno dei più aderenti alla dottrina cristiana che si potessero immaginare.
    Per di più, Pio V ebbe un particolare amore per la città di Roma: rivolgeva costantemente la sua attenzione alla città, ascoltando, visitando e confortando con aiuti economici i poveri romani, nonché fondando numerose istituzioni come il Monte di Pietà, gli ospedali di S. Pietro e di S. Spirito, soprattutto di fronte alle epidemie scoppiate in seguito alla carestia del 1566, e sponsorizzò la società dei Fatebenefratelli per la carità cristiana esercitata durante la suddetta, elevandola sei anni dopo a ordine religioso. Le ingenti somme che devolvette al benessere delle fasce più deboli della popolazione di Roma, le reperì tramite la soppressione di qualsiasi spesa superflua, persino sui propri abiti (usò quelli dei suoi predecessori debitamente ritagliati), e riuscendo peraltro a contagiare molti prelati e dignitari curiali con il suo austero spirito di devozione e penitenza, vincendo tutte le resistenze dei nobili romani legati agli antichi privilegi.
  • Si occupò inoltre di rivedere gli obblighi del clero secolare, e particolarmente dei parroci: già il Concilio Tridentino aveva provveduto all'istituzione e alla regola dei seminari diocesani, per favorire la formazione di un clero istruito e preparato in materia teologica e pastorale, che preservasse i fedeli dal contatto degli eretici e al contempo non trasgredisse per ignoranza la morale cattolica fondamentale, ma anzi la facesse rispettare. Tra i nuovi divieti imposti ai presbiteri, che già erano stati applicati da S. Carlo Borromeo a Milano coll'aiuto di mons. Niccolò Ornamelo (del quale si avvalse poi lo stesso Pontefice), vi fu quello della simonia (già vigente in realtà da secoli, ma ora severamente confermato), ma anche il divieto di partecipare a spettacoli teatrali, giochi, banchetti pubblici, nonché l'ingresso alle taverne. Fu inoltre dato loro obbligo di residenza nella propria pieve. Simile obbligo fu dato ai Vescovi, ai quali fu imposto un previo esame di accertamento, al fine di verificarne l'idoneità e il rispetto delle disposizioni pontificie (erezione di seminari e delle confraternite di catechismo), pena la perdita del titolo.
Curiosità per gli animalisti, può essere interessante ricordare che fu proprio Papa Pio V con la costituzione apostolica De salute a vietare le tauromachie (giochi simili alle corride) e in generale il maltrattamento degli animali.

VI. Politica estera e diplomatica: la difesa della Cattolicità in seno al mondo

Anche nello svolgimento delle normali questioni di politica estera dello Stato Pontificio, Papa Pio V ebbe in mente soltanto una cosa: il trionfo della Cattolicità sui nemici; proprio per questo suo zelo, accompagnato da una certa qual insofferenza generale nei confronti della sua intransigenza ed inflessibilità, molti furono i nemici del Pontefice nell'Europa del tempo: il Re di Francia si oppose gravemente ai dettami del Concilio di Trento, quello di Spagna ne volle fare una personale interpretazione che non ledesse le proprie prerogative reali. Contemporaneamente, per scongiurare qualsiasi problema con i principi tedeschi passati al protestantesimo, istituì una rete di informatori in tutte le corti europee, la cosiddetta Santa Alleanza, il primo servizio segreto pontificio.

  • Inviò in Germania il valente cardinale G. Francesco Commendone, il quale impedì che Massimiliano II imperatore si sottraesse alla giurisdizione pontificia, ricordandogli come la sua Corona dipendesse unicamente dal Papa e a lui dovesse rispondere della difesa della Chiesa Cattolica
  • Durante le prime guerre di religione francesi, sostenne attivamente le repressioni della parte Ugonotta (i calvinisti francesi), inviando numerosi contingenti di truppe e mantenendo un contatto epistolare con la regina Caterina de' Medici, la quale pregandolo di calmierare il proprio impeto contro i protestanti al fin di evitare la guerra civile, egli acconsentì all'editto di Saint-Germain, con il quale si concedeva una moderata libertà di culto ai calvinisti. Nei vent'anni successivi altri cinque guerre di religione si succedettero in territorio francese, culminando con la nomina a re nel 1598 di Enrico IV di Borbone, calvinista, che per ottenere la corona dovette però convertirsi al Cattolicesimo, la cattolica Parigi impedendogli l'ingresso in città, pronunciando la famosa frase: "Parigi val bene una Messa". Tutte queste dinamiche, compresi gli episodi bellici più famosi come la Strage di San Bartolomeo (massacro di Calvinisti organizzato tra il 23 e il 24 agosto 1572 a Parigi) furono gestiti per conto della Santa Sede dal vescovo Antonio M. Salviati e dal legato apostolico card. Michele Bonelli, parente di Sua Santità.
  • La Santa Sede cominciò a troncare le relazioni col Regno d'Inghilterra con l'introduzione dell'anglicanesimo, e molto duramente reagì quando salì al trono Elisabetta I Tudor al posto di Maria la Cattolica, che aveva restaurato l'antico credo e perseguitato i protestanti. Dopo dei primi paterni avvertimenti del tutto ignorati, con la bolla Regnans in excelsis Papa Pio V scomunicò nel 1570 la regina Elisabetta per eresia, e la ritenne dunque decaduta dal trono, appoggiando come nuova sovrana la cattolica regina di Scozia, Maria Stuarda, che peraltro venne fatta uccidere dalla stessa degenere sovrana inglese, insieme a molti altri Cattolici che vennero severamente perseguitati.
  • Con la bolla Admonet nos sancì l'inalienabilità delle terre dello Stato Pontificio, come diritto della Chiesa Cattolica per la sua naturale protezione, e contemporaneamente pose fine all'età del nepotismo nel governo degli stessi territori. Con la successiva Prohibitio alienandi et infeudandi civitates et loca Sanctae Romanae Ecclesiae ricordava quali terre fossero feudi pontifici concessi ai signori italiani, deponendone contestualmente alcuni per illegittimità.
  • Pio V fu grande sostenitore dell'esperimento della Lega Santa, costituita alleandosi con Venezia, Genova, altri staterelli italiani e la zelante Spagna di Filppo II per affrontare la minaccia ottomana, essendo i Turchi giunti all'apogeo della propria potenza, pressoché alle frontiere dell'Impero Germanico, e avendo invaso terre e terre storicamente cattoliche, importando gli errori islamici in tutto il mondo: particolarmente, la costituzione della lega (nel 1571) fu accelerata dalla repentina conquista ottomana delle città cipriote di Nicosia e Famagosta, quest'ultima presa nonostante la strenua resistenza dell'eroe veneziano Marcantonio Bragadin, scuoiato vivo dopo la resa. Nell'ottobre 1571, una flotta Cattolica di 210 navi, in massima parte Veneziane, sotto il comando di Giovanni d'Austria, affrontò oltre 300 navi islamiche. La battaglia, combattuta da mezzodì alle cinque pomeridiane del 7 ottobre nel golfo di Corinto, combattuta interamente sotto il patrocinio dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, la cui effigie insieme alla croce rossa sullo stendardo della flotta ornata dal motto costantiniano "In hoc signo vinces" era stata benedetta dallo stesso Pontefice l'11 giugno precedente, fu vinta con grande perizia tecnica dei comandanti Cattolici, i quali sfruttando adeguatamente la caratura delle navi, i venti e le correnti, riuscirono pressoché ad annientare la numericamente superiore flotta islamica. Alla cinque, Pio V, preso da altri impegni, improvvisamente si affacciò alla finestra, rimase alcuni istanti in estasi con lo sguardo rivolto ad oriente, dove poi raccontò essergli apparsa la Madonna con in mano il Santo Rosario ad annunciargli il trionfo cristiano, ed infine esclamò: “Non occupiamoci più di affari. Andiamo a ringraziare Dio perché la flotta veneziana ha riportato vittoria!”. A ricordo del felice avvenimento che cambiò il corso della storia, fu introdotta la festa liturgica del Santo Rosario, al 7 ottobre, preghiera alla quale sarebbe stata attribuita dal papa la vittoria, primariamente con il nome di "Festa della Madonna della Vittoria". Il senato veneto infatti fece dipingere la scena della battaglia nella sala delle adunanze con la scritta: “Non la forza, non le armi, non i comandanti, ma il Rosario di Maria ci ha resi vittoriosi!”. Questo trionfo fu probabilmente uno dei più grandi successi per cui è ricordato il Papa piemontese, che si è ora a malapena accennato per motivi di spazio, non trattandosi di una monografia sulla battaglia di Lepanto, ma che resta fondamentale quantomeno per il suo valore simbolico nella storia del Cristianesimo occidentale e dell'Europa intera, non fu certamente l'unica azione del Pontefice volta alla promozione della Cattolicità che poté vantare un discreto successo, come abbiamo visto.
Una fase della battaglia e, a destra, vittoria annunziata a Pio V 

VII. Conclusioni

S. Vincenzo di Lerins diceva che alcuni Papi Dio li dona, altri li tollera, altri li invia come punizione: sicuramente, Pio V fu un grande dono di Dio alla Chiesa Cattolica, un baluardo per la dottrina cattolica contro le eresie, nonché una salda difesa della Madre Chiesa dalle avversità politiche: sono molto rare, persino tra i Romani Pontefici, le figure di una tale caratura, le quali combinano ad una vita spirituale intensa ed autentica uno spirito di governo e uno zelo inusitato nell'applicazione delle norme dottrinali e morali.
Non si dovrebbero mai dimenticare tutti i fondamentali atti di governo di Papa Ghisleri, che abbiamo cercato di enumerare solo superficialmente e per sommi capi, dalle quali discende di fatto la Chiesa dei secoli successivi: pur non avendo partecipato come Pontefice al Concilio Tridentino, avendone di fatto applicate praticamente le decisioni, Papa Pio V viene spesso additato come il vero Papa protagonista di tale Concilio, che ha operato una riforma fondamentale e ormai inalienabile in ogni campo ecclesiastico, da quello morale a quello pastorale, da quello teologico a quello liturgico.
Ed ecco che, pregando il S. Rosario, specie in questo mese mariano di Maggio, nonché recitando l'Ufficio Divino secondo il Breviario da lui pubblicato, o ancor meglio assistendo alla S. Messa che porta il suo nome, non solo oggi facciamo memoria di questo straordinario santo Pontefice, ma ogni giorno, tanto necessario è stato alla Chiesa il suo Pontificato e tante tracce ne sono rimaste, venendo poi noi specialmente invitati ad imitarne l'illustre esempio nello zelo dottrinale e nella vita ascetica.
Particolare è anche il debito che ha la nostra Venezia nei confronti di questo Pontefice, grazie alla cui collaborazione e al cui patrocinio la Repubblica poté guidare la flotta cristiana alla prestigiosa vittoria di Lepanto di cui abbiamo parlato, dimostrando peraltro ancora una volta la dedizione che lo Stato Marciano sempre ha avuto (ancorché talvolta in contrasto con l'autorità ecclesiale) nella difesa della Cristianità dai nemici e nella diffusione della Fede Autentica, segno di quella profonda religiosità che è alle radici della stessa civiltà Veneta.

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