venerdì 30 giugno 2017

Chiesa del SS. Nome di Gesù (S. Croce, 495)

La Chiesa del Santissimo Nome di Gesù è un'oratorio, tra gli edifici sacri veneziani più recenti, sito nel Sestiere di S. Croce, nei pressi del Ponte della Libertà (o Ponte Littorio), che collega l'isola con la terraferma.


I lavori per l'edificazione della chiesa cominciarono nel 1815, cosa assai insolita considerando che negli anni di dominazione napoleonica da poco terminati un gran numero di chiese veneziane era stato chiuso o demolito; la direzione fu affidata a Gianantonio Selva, che però non vide il compimento del progetto, morendo lui nel 1819, mentre i lavori, affidati ad Antonio Diedo, terminarono solamente nel 1834. I materiali utilizzati provenivano in gran parte dai resti della Chiesa di S. Geminiano, che trovavasi in Piazza S. Marco ed era stata abbattuta pochi anni prima. Alla chiesa era affiancato il monastero, l'abitazione delle pie donne della confraternita che aveva commendato la Chiesa, costruito contemporaneamente alla stessa.

La facciata, realizzata con sobrietà ed eleganza,rispecchia pienamente il gusto neoclassico del XIX secolo, anche se dall'esterno potrebbe apparire anonima, con il suo semplice timpano, la superficie triangolare allungata e racchiusa nella cornice del frontone limitata da due strutture portanti verticali simmetriche (dette paraste). Oltre al portale rettangolare con gradinata, vi è una monofora a mezzaluna sopra il frontone.

L'interno, anch'esso improntato alla marmorea morigeratezza dell'architettura ottocentesca, si presenta a navata unica, secondo un tipico modello con il quale erano state restaurate molte chiese in quegli anni, con soffitto piano. Particolarmente interessante la volta a botte che copre il presbiterio, separato dalla navata da due grandi colonne d'ordine ionico, poggianti direttamente su un toro convesso dotato di scotia concava (contrariamente all'uso greco-classico, che prevedeva una scotia in mezzo a due tori). Il fusto inoltre è decisamente snello e proporzionato rispetto alle colonne di ordine dorico, più tozze. Il soffitto - si diceva - è decorato a stucchi, secondo uno schema decorativo anch'esso tipico del secolo XIX, ben inserito nell'armonioso contesto delle proporzioni geometriche del complesso architettonico, opera veramente ardita, se si considera che la chiesa è stata edificata in un contesto urbanistico già delineato. Per questo motivo, peraltro, non poté edificarsi una torre campanaria, ma si accostò all'edificio del convento un campaniletto a vela, una sottile struttura muraria elevata al di sopra della copertura, aperta per maggior stabilità da una o più luci in cui sono poste le campane. Questa struttura, di modeste dimensioni, è sormontata da un frontone, e, secondo l'uso rinascimentale, può esser raccordata al corpo dell'edificio principale con volute ed arcate lungo le pareti laterali.

All'interno è custodito un complesso marmoreo di cui fu autore lo stesso Diedo; notevole anche la struttura del tabernacolo, simile a quello della chiesa di S. Maurizio, un sicuro omaggio al Selva, che era stato l'architetto di quest'ultima. Tra le opere pittoriche di maggior rilievo vi sono due lavori di Lattenzio Quarenta, il S. Francesco d'Assisi e il Sacro Cuore di Gesù.

Come la vicina Chiesa di S. Andrea, anche il complesso monastico del SS. Nome è andato perduto con la costruzione degli edifici di Piazzale Roma, in particolare il complesso cementizio del parcheggio. La Chiesa è oggi oratorio degli uffici della Caritas diocesana, ed è stata purtroppo in passato oggetto di atti vandalici e blasfemi.

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