mercoledì 21 giugno 2017

Chiese Veneziane - S. Andrea della Zirada (S. Croce, 492)

La Chiesa di S. Andrea Apostolo, detta della Zirada dall’antico nome con cui veniva chiamata la zona in cui sorge, è una chiesa veneziana chiusa al culto, sita nel Sestiere di S. Croce, e più precisamente nella zona di Piazzale Roma.


Nel 1329 quattro nobildonne veneziane (Caterina Corner, Elisabetta Soranzo, Elisabetta Gradenigo e Maddalena Malipiero), animate da cristiana carità, si rivolsero al Vescovo Angelo Dolfin per ottenere di poter fondare un ospedale ove ricoverare le donne bisognose della città, opera cui già da tempo elle si dedicavano. Il Vescovo, nonostante le proteste del vicino monastero delle Clarisse, concesse loro la fondazione, permettendo di erigere anche una chiesa o un monastero, che sarebbe stato subordinato al Vescovo di Castello, imponendo però loro l’abito monacale. Nel 1346 la Soranzo e la Malipiero ottennero dal Maggior Consiglio l’autorizzazione a demolire il precedente oratorio ed edificarvi una Chiesa, finanziata dalla famiglia patrizia Bonzio, all’interno della quale le donne avrebbero praticato la vita di clausura, con abito grigio e regola agostiniana. La prima priora della neonata fondazione monastica, Giacomina Paradiso (scelta personalmente dalla Soranzo, quando tutte le altre fondatrici erano già morte), guidò la comunità per un solo anno, morendo di peste nel 1348 e lasciando la guida alla stessa Elisabetta Soranzo, che la resse per vent’anni, facendo affluire molte novizie.
A cagion della loro austera moralità, della grande religiosità e dell’assoluta obbedienza professata dalle monache, papa Gregorio XII ebbe particolare attenzione per questo monastero, attenzione che fu ricambiata quando, pur imponendo il Senato di riconoscere gli antipapi Alessandro V e Giovanni XXII, le monache preferirono essere scacciate che disconoscere il papa veneziano.

A motivo del grave degrado del convento, il Senato elargì mille ducati nel XV secolo per il restauro, che si protrasse fino alla fine del secolo, e mutò profondamente l’assetto dell’edificio, dotandolo di cinque altari laterali; la consacrazione definitiva avvenne nel 1502 ad opera dell’arcivescovo Giulio Brocchetta di Corinto. All’inizio del Seicento furono apportate altre modifiche, puramente estetiche, che trasformarono l’interno dell’edificio, adattandone il precedente aspetto gotico ai gusti barocchi dell’epoca. Il soffitto, ad esempio, fu decorato con un complicato sistema di stucchi policromi, con tondo centrale contenente la colomba dello Spirito Santo; altro elemento nuovo fu l’altar maggiore, ricostruito dal fiammingo Le Court.

E’ invece ancora identificabile la componente gotica della facciata, in muratura a vista, tripartita da lesene e unita con archetti ciechi, nonché dotata di un portale ad arco a sesto acuto con coronamento mistilineo. Originariamente vi erano posti sopra due bassorilievi del XIV secolo; nella parte superiore del prospetto è collocato un rosone di modeste dimensioni, affiancato da due monofore.

L’interno segue uno schema che si può rintracciare in gran parte delle piccole chiese venete: una sola navata, con coro pensile tipico dei conventi di clausura femminile (detto barco e direttamente collegato con le stanze del convento). Tra le due grate dello stesso era colloco il Cristo morto con i Santi del Tintoretto. Tra le pale degli altari laterali, raffiguranti diversi Santi, segnaliamo il S. Agostino cogli angeli, di P. Bordone, e il S. Girolamo del Veronese rimossi in seguito alla demolizione dei terzi altari. Anche l’organo è stato rimosso, ricordato per la sua pregiata decorazione, con le portelle decorate dal Tintoretto e ad oggi esposte in sagrestia. Ai lati del presbiterio, oltre le balaustre in marmo di Verona, si trovano due tavole sempre del Tintoretto. All’altar maggiore è da notare il complesso gruppo marmoreo della Trasfigurazione; altre statue, di S. Andrea e del Crocifisso, sono presenti agli altari laterali di sinistra.



Anche il campanile, edificato nel 1475, che era a canna quadrata e sormontato da una cuspide con quattro edicole, subì la sostituzione della cuspide con cupola a cipolla.

La Chiesa è purtroppo completamente caduta in abbandono nel Novecento, quando il sereno contesto monastico della Zirada fu completamente stravolto dalla costruzione degli edifici di Piazzale Roma, cui si è aggiunta nel 2009 la monorotaia del People Mover, passante proprio sopra il sacro edificio. L’ennesimo caso in cui la tradizionale impostazione urbana, con i suoi spazi e le sue chiese, è stata stravolta dalla frenetica invasione della modernità.

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