giovedì 1 giugno 2017

Chiese Veneziane - S. Stae (S. Croce, 1981)

La Chiesa di S. Eustachio e compagni martiri (vulgo S. Stae), ad oggi una chiesa rettoriale della parrocchia di S. Giacomo dall'Orio, sorge nell'omonimo campo del sestiere di S. Croce almeno dal XII secolo.


Padre Giuseppe Cappelletti, prete e storico veneziano, sostiene che il primo vescovo di S. Pietro in Castello (antenato storico del Patriarcato delle Venezie), Obelario, fece edificare una Chiesa a S. Eustachio nella neonata città lagunare già nell'VIII secolo. Le cronache ufficiali non riportano questa notizia, ma riferiscono dell'edificazione di tale chiesa nell'anno 966, da parte delle famiglie patrizie Tron, Zusto e Adoaldo (l'informazione però è fallibile in quanto alle medesime famiglie è attribuita la costruzione di molte chiese proprio in quella zona; inoltre, le cronache di Pietro Dandolo, parlando dell'incendio che nel 1105 colpì S. Croce, non menzionano in alcun modo una simile chiesa). Sicuramente però compare nel 1127 nell'elenco delle parrocchie facenti parti della diocesi di S. Pietro in Castello, e dunque generalmente ci si rifà a tale data come quella della sua fondazione.
Nel 1331 ottenne il titolo di Collegiata, di cui si fregiarono per lunghi secoli tutte le parrocchie veneziane; S. Stae, poi, è ricordata dalle cronache settecentesche come una delle pievi più popolose e frequentate della città, nonché una delle più importanti, tanto da fregiarsi tutti i suoi parroci del titolo di "Canonico della Basilica Cattedrale di S. Marco". Soppressa nel 1811 dagli editti Napoleonici, tornò ad essere parrocchia per 12 anni dal 1953 al 1965, quando venne definitivamente degradata a chiesa rettoriale e affidata alla parrocchia di S. Giacomo (in età napoleonica aveva avuto lo stesso titolo, ma sotto la parrocchia di S. Cassiano).

La Chiesa nel XII secolo si presentava costruita secondo i canoni tipicamente bizantini che caratterizzano il romanico veneziano: cinque navate, tetto a capriate scoperte e numerosi mosaici. Era per di più ruotata di 90° gradi rispetto all'edificio attuale, e la facciata dava sulla Salizzada. Si ricorda che nel Quattrocento era stato edificato al suo interno un coro ligneo, e contemporaneamente edificato un protiro esterno, abbattuto nel 1479 giacché "sotto d'esso atti deplorevoli consumansi".
A causa delle condizioni di estremo deterioramento in cui versava, nel XVII secolo l'edificio venne completamente raso al suolo, e il doge Alvise II Mocenigo (che otterrà in seguito sepoltura proprio in quella chiesa) incaricò della riedificazione Giovanni Grassi, misconosciuto architetto veneziano, il quale nel 1678 ricostruì la Chiesa così come ancor oggi è visibile, a navata unica e con tre cappelle laterali per lato.

La facciata barocca, oggi spettante il Canal Grande, è opera di Domenico Rossi, e risale al 1709, per disposizione dei lasciti testamentari del succitato doge Mocenigo. Essa si presenta come un insieme di elementi architettonici ripresi dall'antichità classica, quali colonnati, lesene, trabeazioni e gruppi scultorei marmorei realizzati dai migliori maestri veneziani del Settecento, ma non manca una tipicamente barocca ghimberga (altissimo frontone appuntito che sovrasta l'archivolto) a timpano spezzato.

Tra le opere d'arte presenti nella chiesa, ricordiamo le Virtù e il Sacro Calice di Sebastiano Ricci, realizzate nel 1708 sul soffitto del presbiterio; sempre nel presbiterio sono presenti opere del Tiepolo, del Lazzarini, del Pellegrini, del Bambini, del Piazzetta, del Balestra, del Pittoni e del Mariotti (ciascuno di questi artisti, insieme ad altri minori, ha realizzato una scena tratta dalla vita di un Santo Apostolo, dimodoché tutti e dodici i discepoli compaiano raffigurati nella parte absidale).
Nelle cappelle laterali, ad opera degli stessi autori, che erano i più importanti pittori veneziani dell'epoca, si trovano numerose pale dei Santi a cui sono dedicati gli altari; S. Eustachio compare solo nella seconda cappella di destra. La prima cappella di sinistra, ove è tumulato il corpo del doge Marco Foscarini, fatta costruire proprio dalla nobile famiglia veneziana per ospitare le spoglie dell'illustre antenato, contiene numerose sculture (soprattutto busti) del doge ivi sepolto, oltre a un bel crocifisso marmoreo di Giuseppe Torretti.
Altre opere notevoli, raffiguranti il Santo titolare della Chiesa, sono custodite nella sagrestia, insieme a un Cristo morto del Della Vecchia.


La Chiesa, nella cui cantoria si trova uno dei migliori organi della città (un Callido del 1772, monotastiera ma a 15 registri, chiuso in una ricca cassa lignea d'età barocca decorata con angeli musicanti), ospitò almeno tre prestigiose Scuole (associazioni-corporazioni laicali, a carattere spesso professionale ma non solo, che si ponevano sotto la protezione di un Santo particolare, di cui curavano particolarmente la devozione): dapprima quella di S. Caterina d'Alessandria (dal 1324), poi quella di S. Maria Assunta (1424) e quella di S. Eustachio (1480). L'ultima, quella della SS. Sacramento, vi dimorò a partire dal 1511, e ad essa si deve il finanziamento di gran parte dei lavori di restauro e di decorazione (due suoi membri illustri sono raffigurati accanto alle virtù nel soffitto dipinto dal Ricci, essendo stati i committenti dell'opera).

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