martedì 13 giugno 2017

S. Antonio da Padova il taumaturgo

Chi predica la verità professa Cristo. Chi invece nella predicazione tace la verità, rinnega Cristo.
(S. Antonio da Padova)


Un canto popolare del Sud Italia recita: "O Padovani che avete quel Santo / per voi non è altro che un gran tesoro! (...) Pellegrini, venite, venite / dalle terre tanto lontano / quando è giugno la festa facciamo / al gran Santo dell'umanità!". Quanto è amato e venerato in tutto il mondo il fraticello portoghese di Padova! Quanti milioni di persone ogni anno si recano in pio pellegrinaggio alla splendida Basilica che ospita le beate spoglie del santo Taumaturgo! Quanto preziosa è la sua intercessione per tutti i cristiani devoti!

Gli anni in cui il Santo visse sono quelli del Basso Medioevo, periodo di notevoli cambiamenti e novità in tutti gli ambiti della vita dell'uomo: la  principale differenza della società precedente è la formazione degli Stati comunali e regionali, accompagnati dall'ingente aumento della produzione agricola, la migliorata qualità della vita e la conseguente maggior mobilità delle persone e della ripresa di rapporti commerciali sia a livello locale e nazionale sia in quello più ampio. Si testimonia inoltre una formazione di una nuova classe sociale:la borghesia. Al pari della società laica, si vedono dei progressi  e delle variazioni anche nel mondo ecclesiastico: il nuovo concetto della religione è urbanizzato e centralizzato,e prende forma nella nuova struttura  architettonico-artistica, la cattedrale, che è contrapposta al monastero, fuoco accentratore della vita religiosa di un uomo del XI secolo.

È notevole l'aumento della stabilità del potere teocratico, soprattutto per merito  dei Papi Innocenzo III e suo nipote Gregorio IX, difensori dell papi che si inserirono nella grande riforma spirituale dei secoli XI-XII,mantenendo la stabilità e il prestigio della chiesa cattolica pur  capendo la necessità  di rinnovare  le istituzioni ecclesiastiche. Questo impeto di rinnovamento spirituale si espresse nella nascita di alcuni ordini religiosi sia contemplativi cistercensi sia più inseriti nella realtà sociale, come i cosiddetti Ordini mendicanti: francescani e domenicani.
Poche ed incerte sono le notizie sulla sua prima infanzia,se non il nome di battesimo, Fernando,e l'estrazione nobiliare della famiglia.
La biografia più antica fu compilata da un anonimo nel 1232 sulla base di informazioni ricevute dal vescovo Soeiro II Viegas, vescovo. Quest'opera, nota come Vita prima o Assidua, riporta le poche notizie a disposizione sui suoi primi anni.
Nel 1210, all'età di quindici anni, egli decise di entrare a far parte degli ordini minori Dei Canonici della Santa Croce dell'Abbazia di San Vincenzo di Lisbona,ove rimase per circa due anni. Poi, preferendo trovare una sistemazione dove gli sarebbe stato possibile praticare una maggior ascesi,  ed ottenne il trasferimento presso il convento di Santa Croce a Coimbra. Qui ricevette gli ordini sacro essendo infiammato da un grandissimo zelo verso la predicazione del Vangelo, sembrava aprirsi logicamente davanti una brillante carriera con aspirazioni alle cariche massime all'interno dell'ordine.

Alfonso II, succedendo al padre nel 1211, nominò come priore dell'abbazia dei canonici di Santa Croce in Lisbona una persona che fosse a lui legata e fidata, anche a scapito della sua modesta vita ascetica e spirituale e della sua scarsa attitudine a gestire il monastero. Costui dilapidò le ingenti risorse del convento in breve tempo, con uno stile di vita assai poco consono ad un convento. I frati si divisero in suoi sostenitori e contrari, contribuendo ad una diffamazione, che, diffusasi fino a Roma nel 1220 valse loro una scomunica, nonostante il priore, ovvero l'unica persona coinvolta direttamente, poté non curarsi della risoluzione della questione, essendo appoggiato direttamente dal re. Fernando rimase nel convento per circa otto anni ed essendo questo dotato di una grande biblioteca, si impegnò nello studio teologico in modo assiduo, gettando le solide basi della sua vasta e policroma cultura.
Il giovane Fernando matura la decisione dell'entrata nell'ordine del santo d'Assisi nel settembre 1220, probabilmente in seguito alla fortissima impressione che gli fece la corona del martirio dei cinque frati fedelissimi di Francesco alla volta del Marocco. Quindi la missione e la totale disponibilità fino alla morte, furono probabilmente le spinte interiori che lo portarono al francescanesimo.


Superati alcuni giudizi fatti  dai  confratelli, ed ottenuto  il permesso dal priore, si unì al romitorio dei francescani e di lì a poco chiese al suo nuovo superiore, il permesso di partire come missionario. Nell'autunno del 1220 s'imbarcò con un confratello, Filippino di Castiglia, alla volta del Marocco. Tuttavia, giunto in Africa, contrasse una non meglio specificata malattia tropicale e dopo alcuni mesi perdurando il male venne convinto da Filippino a tornare a Coimbra. I due frati si imbarcarono diretti verso la Spagna, ma naufragando presso l'isola di Sicilia furono informati che a maggio, in occasione della Pentecoste, Francesco d'Assisi aveva radunato tutti i suoi frati per il Capitolo Generale. L'invito a parteciparvi era esteso a tutti gli appartenenti e nella primavera del 1221.Il capitolo, presieduto dal cardinale cistercense Rainiero Capocci, ebbe luogo nella valle attorno alla Porziuncola dove si raccolsero più di tremila frati
Il Capitolo durò per tutta l'Ottava di Pentecoste dal 30 maggio all'8 giugno 1221 e si analizzarono molti problemi e si affrontarono molte altre questioni,di cui la discussione sulla nuova Regola era la più urgente, poiché il rischio di uno scisma interno,praticabile dai due rami contrastanti dei Lassisti e dei Spiritualisti. Essenziale fu in questo frangente la mediazione del cardinale Capocci si giunse ad un compromesso che cercava di salvaguardare ad un tempo l'autorità morale di Francesco e l'integrità dell'Ordine. La nuova Regola verrà poi approvata da Papa Onorio III il 29 novembre 1223.
Quando quasi tutti erano partiti per tornare ai loro luoghi di provenienza, Antonio fu notato da frate Graziano, che apprezzando soprattutto l'umiltà e la profonda spiritualità di Antonio, decise di prenderlo con sé e lo assegnò all'eremo di Montepaolo, non lontano da Forlì, dove già vivevano sei frati.

Qui arrivò nel giugno 1221 con gli altri confratelli e vi rimase un anno,tornando mela  seconda metà del 1222 la comunità francescana scese a valle per assistere alle ordinazioni sacerdotali nella cattedrale di Forlì. L'Assidua comunica che in quell'occasione Antonio rivolse una predica di augurio ai nuovi ordinati ,che era talmente accorata e concisa da sembrare essere animata dallo spirito santo. Antonio cominciò a viaggiare ed a predicare. Scendendo da Montepaolo, cominciò il suo nuovo incarico predicando nei villaggi e nelle città romagnole.Antonio senza sosta vagava esortando alla pace e alla mitezza. Insieme alle istanze morali Antonio si dedicò alla predicazione contro i cristiani eterodossi, gli eretici. A quel tempo i movimenti considerati ereticali più importanti erano i Catari (significa i puri), detti anche Albigesi, dal nome dalla città di Albi nella Francia meridionale, e i patarini diffusi in Lombardia.
Tutti i movimenti si caratterizzavano per un profondo desiderio di rinnovamento spirituale, per una visione del Cristo come creatura più divina che umana, per un'aperta ostilità nei confronti di tutto ciò che era materiale e terreno. In tal senso l'ostilità verso la Chiesa, che esse identificavano prevalentemente nel potere temporale del papa.

Contro le eresie anticattoliche Antonio, dotato di vasta cultura teologica, si sentì naturalmente portato. Ebbe modo così di evidenziare come la riflessione teologica e antieretica era impossibile senza solide basi dottrinali. Per questo insistette per ottenere, tra l'altro, la fondazione nel 1223 del primo studentato teologico francescano a Bologna, presso il convento di Santa Maria della Pugliola.
Ricevette l'incarico di predicare nell'autunno del 1222 e il territorio affidatogli comprendeva, oltre alla Romagna, l'Emilia, la Marca Trevigiana, la Lombardia.Antonio si trovava probabilmente a Rimini dove era una forte comunità catara. Alla fine del 1223 o all'inizio del 1224 Antonio si recò a Bologna già all'epoca città universitaria inferiore solo a Parigi. Qui il già conosciuto San Francesco lo incaricò dello studio della teologia. Verso la fine del 1224 quando papa Onorio III chiese a Francesco di Assisi di inviare qualcuno dei suoi come missionario nella Francia meridionale per convertire i catari e gli albigesi, Questa sua intensa attività di predicatore antieretico, gli valse il famoso appellativo di "martello degli eretici (malleus hereticorum)".In terra francese Antonio rimane per pochi anni.Non ci è pervenuto il suo percorso,ma pare che predicò a Montpellier, Linguadoca e Guascogna  e Provenza,ove partecipò al Capitolo generale compiendo un miracolo di bilocazione, poiché di visto predicare in due posti diversi,condizione che aumento moltissimo la stima che il popolo aveva per il santo;alcune fonti riportano che fu a Tolosa che si verificò il miracolo del mulo che, nonostante il digiuno, trascurò la biada per inginocchiarsi di fronte all'eucarestia. In realtà il miracolo eucaristico della mula si verificò a Rimini nel 1223.Le fonti sono incerte sul periodo del viaggio di ritorno di Antonio in Italia dalla Francia Raggiunse comunque Assisi il 30 maggio 1227, festa di Pentecoste e giorno d'apertura del Capitolo Generale, nel quale si doveva eleggere il successore di Francesco. Molti prevedevano l'elezione di frate Elia, vicario generale di Francesco e suo compagno di missione in Oriente. Le cronache riportano che frate Elia fosse geniale organizzatore ma di temperamento piuttosto focoso. I superiori dell'Ordine gli preferirono il più prudente frate Giovanni Parenti.


A marzo 1228 Giovanni Parenti, lo convoca «per un'urgente necessità della sua famiglia religiosa»: si era nuovamente infiammata la disputa tra l'ala conservatrice e quella riformatrice dell'Ordine ed era necessario trovare un accordo che salvaguardasse tanto l'unità dell'ordine quanto l'integrità del messaggio di Francesco.  Essendo la questione divenuta,per importanza,più grave,la cosa non poteva più rimanere locale ed urgeva una simultanea consultazione con il Papa.La storiografia non narra su come la questione si risolse,ma Antonio  si trattenne a Roma anche per le celebrazioni quaresimale.Nel giugno 1231, pochi giorni prima della sua morte, Antonio soggiornò a Camposampiero, invitato dal conte Tiso per un periodo di meditazione e riposo nel piccolo romitorio nei pressi del castello. La tradizione narra che qui si ebbe la famosa predica del Noce e sempre qui si ebbe la visione di Antonio con in braccio il Bambino Gesù, nella celletta dove si ritirava per la preghiera e il riposo. Venerdì 13 giugno 1231si sentì mancare e fu trasportato verso Padova su un carro agricolo trainato da buoi (i venti chilometri della strada romana oggi sono chiamati "via del Santo" e sono battuti da frequenti pellegrinaggi).

S. Antonio è detto il Santo Taumaturgo in virtù dei suoi numerosissimi miracoli: tra i numerosi prodigi che Iddio compì per mezzo del frate di Padova, oltre a guarigioni innumerevoli, vi fu quello di far sorgere e parlare un morto per testimoniare l'innocenza dei suoi genitori, incarcerati durante la sua assenza.

L’iconografia di sant'Antonio comprende un complesso di simboli: la giovinezza, il saio, il libro, Gesù Bambino, il giglio, la fiamma, il cuore, il pane. Essi esprimono sia una caratteristica della sua personalità (funzione di memoria), sia i doni e le qualità che gli ha attribuito la devozione popolare (funzione simbolica). 
L’immagine più diffusa rappresenta Antonio nelle sembianze di un giovane religioso, con Gesù Bambino fra le braccia e un giglio in mano. 
La giovinezza si collega con il personaggio ideale, puro, buono, che accoglie tutti. 
Il saio francescano (bruno o nero) ricorda la sua appartenenza all'ordine francescano, ma con caratteristiche particolari.
Il Gesù Bambino ricorda la visione che Antonio ha avuto a Camposampiero. 
Esprime, inoltre, il suo attaccamento all'umanità del Cristo e la sua intimità con Dio. 
Il giglio rappresenta la sua purezza e la lotta contro il demonio, fin dall'infanzia. 
La fiamma indica il suo amore per Dio e per il prossimo. 
Numerosi ex voto sono a forma di cuore e, ancora in tempi vicini a noi, il reliquiario per l'apparato vocale (faringe) ritrovato intatto fra le reliquie di Antonio è stato eseguito in forma di fiamma. 
Il pane ricorda la sua carità verso i poveri.
Infine, l'immagine più antica e più vicina alla realtà, è rappresentata dal libro, simbolo della sua scienza, della sua dottrina, della sua predicazione e del suo insegnamento sempre ispirato al Libro per eccellenza: la Bibbia. 

Tra le preghiere più famose da rivolgere a S. Antonio vi è questa famosa lauda responsoriale, composta da Frate Giuliano da Spira, contenuta nell'Officium rhytmicum S. Antonii del 1233, assai recitata dai devoti del Santo, anche per ritrovare le cose perdute, a motivo delle parole dell'inno.


Si quæris miracula
mors, error, calamitas,
dæmon, lepra fugiunt,
ægri surgunt sani.
Cedunt mare, vincula,
membra, resque perditas
petunt, et accipiunt
juvenes, et cani.
Pereunt pericula,
cessat et necessitas;
narrent hi, qui sentiunt,
dicant Paduani.
Cedunt mare, vincula,
membra, resque perditas
petunt, et accipiunt
juvenes, et cani.
Glória Patri et Filio et Spíritui Sancto.
Sicut erat in princípio,
et nunc et semper
et in sæcula sæcolorum.
Cedunt mare, vincula,
membra, resque perditas
petunt, et accipiunt
juvenes, et cani.

Se i miracoli tu brami
fugge error, calamità
lebbra, morte, spirti infami
e gl'infermi tornan sani.

Cede il mare e le catene
cerca e trovan la salute
e le cose che han perdute
vecchi e giovani.

I pericoli svaniscono
cessa ogni necessità
lo dican quei che ben lo sanno,
lo dicano i Padovani.

Cede il mare e le catene
cerca e trovan la salute
e le cose che han perdute
vecchi e giovani.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo
Com'era nel principio
e ora e sempre
e nei secoli dei secoli.

Cede il mare e le catene
cerca e trovan la salute
e le cose che han perdute
vecchi e giovani.

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