martedì 25 luglio 2017

Φῶς ἱλαρόν

Il Φῶς ἱλαρόν è il più antico inno extrabiblico della Storia Cristiana ancora in uso: risale infatti al III-IV secolo, ed è presente nelle Costituzioni Apostoliche, in un canone di preghiere che accompagnavano la luce mattutina (l'alba), quella vespertina (la liturgia lucernale), e l'accensione in generale di lampade o candele. Secondo una popolare tradizione, la sua composizione si deve a S. Atanogene di Sebaste, teologo morto in Ponto il 16 luglio agli inizi del IV secolo, che (secondo quanto è riportato nel Martirologio), mentre effondeva il suo sangue per Cristo componeva a Lui un inno di gioia.

Il primo autore certo che lo menziona è S. Basilio di Cesarea (329-379), nel suo trattato di pneumatologia Περὶ τοῦ ἁγίου πνεύματος (De Spiritu Sancto): racconta che quest'inno veniva tradizionalmente cantato durante le ore mattutine. "I nostri padri - soggiunge poi - non volevano accogliere tacendo la luce vespertina, ma, com'essa appariva, ringraziavano e lodavano Iddio. Non possiam dire con certezza chi fu l'autore di quegli antichi inni di lode che innalziamo al omomento dell'apparizione della luce, ma del resto il popolo ripete la voce degli inni antichi (...): "Cantiamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo Iddio". Se qualcuno conoscesse l'inno di Atenogene, ch'egli qual medicina salvifica lasciò in eredità ai propri discepoli, quando si dirigeva all'immolazione, egli avrebbe anche conosciuto il pensiero dei martiri circa lo Spirito Santo". L'esegesi del testo basiliano ha più volte confutato l'attribuzione tradizionale, ed è giunta a fare diverse supposizioni circa l'autore, tra le quali compaiono diversi padri di Neocesarea, come Gregorio, discepolo di Origene, o addirittura lo stesso S. Basilio. Fatto sta che il testo attualmente in uso liturgico è stato riveduto da S. Sofronio di Gerusalemme (560-638), il quale in alcuni libri liturgici è indicato (erroneamente) come l'autore dell'opera.

Nel rito latino è scomparso assieme alla liturgia lucernale, attorno all'XI secolo, e l'unica liturgia lucernale sopravvissuta (quella pasquale), usa un testo mozarabico, che è il più succinto Lumen Christi. Viceversa, tanto il rito bizantino quanto quello armeno continuano a utilizzarlo. Nel primo, è inserito nell'officiatura del Vespro, dopo i salmi che accompagnano l'accensione delle candele (Κύριε ἐκέκραξα πρός σε), durante l'entrata dei sacri ministri al Santuario con il turibolo, prima di incensare l'altare. Precisamente, tutti i chierici escono in processione dalla porta nord dell'iconostasi, preceduti dai servienti con i ceri e dal diacono con il turibolo fumigante (o il Vangelo se dovesse essere letto), e, con il celebrante che esce per ultimo, si posizionano al centro del tempio, rivolti alle Porte Regali aperte. A quel punto, per primi entrano nell'iconostasi i ceri accesi, simboleggianti Cristo stesso che si manifesta nel tempio. Questo ingresso vespertino ricorda poi le agapi serali, quando l'assemblea era benedetta dal vescovo recante la bugia.
Nel rito armeno si canta solamente nei I vespri delle feste e nei II vespri delle domeniche, subito dopo l'incipit e prima del meghedi (equivalente dell'antiphona latina o dell'apolytikion bizantino).

L'innografia delΦῶς ἱλαρόν esprime la gratitudine dei fedeli per l' opportunità di vedere Cristo ,il Sole della verità e la luce sempiterna in quel momento quando tutto il mondo è immerso nelle tenebre notturne. Nonostante la sua brevità, riesce ad esprimere i quattro concetti fondamentali della teologia cristiana: triodologia, cristologia, ecclesiologia, escatologia. Il canto è infatti innalzato a Padre, Figlio e Spirito Santo Iddio, e dunque è un inno prettamente trinitario, forgiatosi in un'epoca di controversie. Cristo è chiamato Luce della Gloria del Padre, collegandosi al di lì a poco composto Simbolo niceno, che lo chiama "lumen de lumine"; è inoltre considerato come Re per tutti i secoli, in prospettiva non troppo velatamente escatologica.

Testo originale greco

Φῶς ἱλαρὸν ἁγίας δόξης ἀθανάτου Πατρός, οὐρανίου, ἁγίου, μάκαρος, Ἰησοῦ Χριστέ,ἐλθόντες ἐπὶ τὴν ἡλίου δύσιν, ἰδόντες φῶς ἑσπερινόν, ὑμνοῦμεν Πατέρα, Υἱόν, καὶ ἅγιον Πνεῦμα, Θεόν. Ἄξιόν σε ἐν πᾶσι καιροῖς ὑμνεῖσθαι φωναῖς αἰσίαις, Υἱὲ Θεοῦ, ζωὴν ὁ διδούς· διὸ ὁ κόσμος σὲ δοξάζει.

Versione armena (Louys zvart')

Ալէլուիա Ալէլուիա : Լոյս զուարթ սուրբ փառաց անմահի Հաւր . երկնաւորի սրբոյ կենարարի ՅՍՈՒՍ ՔՐԻՍՏՈՍ : Եկեալքս ի մտանել արեգականն, տեսաք զլոյս երեկոյիս : Աւրհնեմք զՀայր եւ զՈրդի եւ զսուրբ Հոգիդ Աստուծոյ : Եւ ամենեքեան ասեմք Ամէն : Արժանաւորեա զմեզ յամենայն ժամ . աւրհնել ձայնիւ երգով զանուն փառաց ամենասուրբ Երրորդութեանդ : Որ տայ զկենդանութիւն վասնորոյ եւ աշխարհ զքեզ փառաւորէ

Versione paleoslava (свете тихий)

Свѣ́те ти́хїй свѧты́ѧ сла́вы, безсме́ртнагѡ ѻ҆тца̀
небеснагѡ, свѧта́гѡ блаже́ннагѡ, і҆исусе христѐ:
прише́дше на за́падъ со́лнца, ви́дѣвше свѣ́тъ вече́рнїй,
пое́мъ ѻ҆тца̀, сына, и҆ свѧта́гѡ духа, бога.
досто́инъ є҆сѝ во всѧ̑ времена̀ пѣ́тъ бы́ти гла́сы преподобными,
сыне божїй, живо́тъ даѧ́й: тѣ́мже мі́ръ тѧ̀ сла́витъ.

Versione latina

Traduzione letterale:

Lumen hilare sanctae gloriae immortalis Patris, Coelestis, sancti, beati, Iesu Christe, Quum ad solis occasum pervenerimus, lumen cernentes verspertinum, Laudamus Patrem, et Filium, et sanctum Spiritum Dei. Dignus es in tempore quovis sanctis vocibus celebrari, Fili Dei, vitae dator. Qua propter te mundus glorificat.

Successivamente fu composta una versione prettamente latina dell'inno, adattato allo stile latino e alla metrica classica voluta da Urbano VIII per tutti gli inni ecclesiastici, con però sensibili variazioni di testo:

Lumen hilare iucunda lux tu gloriæ, fons luminis de lumine, beate Iesu cælitus a Patre sancto prodiens. Fulgor diei lucidus solisque lumen occidit, et nos ad horam vesperam te confitemur cantico. Laudamus unicum Deum, Patrem potentem, Filium cum Spiritu Paraclito in Trinitatis gloria. O digne linguis qui piis lauderis omni tempore, Fili Dei, te sæcula vitæ datorem personent. Amen.

Traduzione italiana

O luce lieta della santa gloria del Padre immortale, del celeste, santo, beato, Gesù Cristo, giungendo al calar del sole, vedendo la luce vedpertina, lodiamo il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo Iddio. Degno è lodarti in ogni tempo con reverenti voci, o Figlio di Dio, dator della vita: perciòil mondo ti glorifica.


2 commenti:

  1. Questo è un canto cristiano! Altro che le canzonette dei modernisti! Hanno svenduto la tradizione dri nostri padri, dal gregoriano alla polifonia, in favore di qualcosa da cui chiunque abbia un po' di gusto (anche non cattolico) non può che restarne disgustato...

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  2. Assai tristi suonano le succitate canzonette in una Chiesa che ebbe avuto tra i suoi più celebri compositori Monteverdi, i Gabrieli, Gesualdo, Giorgi!!!

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