martedì 18 luglio 2017

Chiese Veneziane - S. Nicola di Tolentino (S. Croce, 265)

La Chiesa di S. Nicola da Tolentino (vulgo Chiesa dei Tolentini) è una parrocchia veneziana, sita all'inizio del sestiere di S. Croce, nell'omonimo campo. Essa è retta dai padri dell'Ordine dei Teatini, a Venezia chiamato dei Tolentini, costituito a Roma nel 1524 da Giovanni Pietro Carafa (poi papa Paolo IV), il quale cercò rifugio a Venezia dopo la discesa dell'imperatore Carlo V. Nella città Serenissima era infatti già giunto nel 1517 S. Gaetano da Thiene, e vi aveva fondato un grande ospedale.


Insediatisi nella vita cittadina, per prima cosa i Tolentini gli edifici a Casa dell’Ordine. Subito dopo, assai azzardatamente, specie sapendo quanto il Senato veneziano considerasse le chiese quasi di proprietà dello Stato, nel 1533 essi chiesero e ottennero da papa Clemente VII il riconoscimento giuridico dell’Ordine e la sua diretta dipendenza dal Pontefice, formalità che li sottrasse così agli obblighi nei confronti del Patriarca di Venezia. Fra i primi padri ordinati a Venezia da Gaetano da Thiene si annovera il famoso Giovanni Marinoni, di famiglia bergamasca ma nato a Venezia e laureatosi a Padova. Egli intraprese la vita religiosa diventando piovan della vicina chiesa di San Pantalon. Con il passare del tempo cresceva intanto costantemente  l’apprezzamento generale per la rigorosa opera di apostolato svolta dai Teatini in città (attività particolarmente apprezzata dal Governo della Repubblica perché tendeva a saldare culturalmente fra loro la nobiltà e il popolo), cui però faceva riscontro un ormai troppo angusto Oratorio. Intenzionati a risolvere la questione, nel periodo attorno al 1570 s’impegnarono nell’acquisto di alcuni terreni limitrofi, con l’intento di procurarsi lo spazio necessario per edificare una chiesa più grande e un dignitoso convento.
Attorno agli anni '90 essi poterono alfine affidare l’incarico per la nuova costruzione a Vincenzo Scamozzi, il quale nel suo progetto fece abilmente confluire sia i suggerimenti dei Teatini sia quelle di alcuni senatori interessati alla costruzione. La nuova chiesa infatti avrebbe presentato l’abside rivolta verso est, cioè verso il sorgere del sole, in chiaro riferimento all’antica simbologia cristiana.
La costruzione delle basi, interrotta per due anni, riprese nel 1596 e quindi l’opera progredì celermente fino a completare la copertura. Dall’esterno si apprezza come le pareti divisorie delle cappelle assolvono anche la funzione di contrafforti che assorbono le spinte del tetto e della navata, mentre all’interno il peso dell’alta cupola (rimasta poi incompiuta al tamburo) sarebbe stato agevolmente assorbito dai quattro pilastri a sezione quadrata, altrimenti dette torri vuote, abilmente disposti e celati agli angoli del transetto. La fabbrica ultimata presentò inoltre alcune differenze rispetto al progetto originario del 1593: le braccia del transetto a parete piana anziché absidate e il presbiterio si erge su una scalinata di quattro gradini alla quale fa seguito una analoga che conduce all’altar maggiore, invece che essere rialzato di soli due gradini allineata  con le cappelle laterali. Completato l’involucro, poscia si proseguì con i lavori interni, che subirono però un arresto nel 1606, in seguito alla grave crisi politica fra Venezia e Roma, sfociata poi nell’interdetto papale. In quel frangente i Gesuiti, i Cappuccini e anche i Teatini lasciarono la città in obbedienza al Papa e per le ingiunzioni del Senato. I Teatini faranno ritorno a Venezia nel 1607 e, ripresi per mano i lavori, nel 1608 completarono la sacrestia, ma ancora nel 1609 restavano da concludere il pavimento, la facciata e le cappelle laterali.

La planimetria interna è a croce latina a una navata, con tre cappelle per lato, scandita dal ritmo delle paraste corinzie, elemento architettonico verticale  inglobato nella parete, dalla quale sporge solo leggermente, sempre dotato di base e di capitello, sempre inserita inoltre in un specifico ordine architettonico.
La decorazione interna, aggiunta nel corso del '600-'700, consiste prevalentemente in stucchi e tipici elementi decorativi dell'epoca.
La chiesa è luogo di sepoltura di ben quattro dogi:  Giovanni I Corner, Francesco Corner, Giovanni II Corner e Paolo Renier. Vi ebbe sepoltura anche il Patriarca Francesco Morosini, il cui monumento fu eseguito dallo scultore genovese Filippo Parodi.
La chiesa ospita inoltre un organo barocco, costruito da Pietro Nachini nel 1754 quasi totalmente intatto, sito in cantoria lignea in catino absidale. La cassa dello strumento presenta decori in legno cesellato raffiguranti due teloni discendenti dal centro del timpano che sovrasta la cassa andando a terminare nelle ali laterali dello strumento; a questa decorazione finemente dipinta in color oro sono appese sculture lignee di strumenti a fiato e originali antichi strumenti a corda di pregiata fattura artigianale, anche questi dipinti in oro.

Nel 1701, il procuratore di S. Marco Alvise da Mosto lasciò una somma di 10.000 ducati per la costruzione di un monumento funerario da collocarsi nella controfacciata o anche sulla facciata della chiesa dei Tolentini. Essendo la chiesa ancora priva di facciata, si scelse la seconda opzione ma una stima dei Proti stabilì che per realizzare il progetto nel frattempo elaborato dallo Scamozzi, che prevedeva una facciata alla palladiana, sarebbe occorsa una somma almeno doppia rispetto a quella del lascito e perciò fu deciso di depositarla in Zecca, in attesa che gli interessi la accrescessero. Nel qual mentre però, Alessandro Zen e Nicolò Contarini, esecutori testamentari, decisero di scartare il costoso progetto dello Scamozzi, abbracciando invece l’idea della realizzazione di un più economico pronao, conforme il progetto a loro presentato da Andrea Tirali. Nel 1706, nonostante il parere fortemente contrario dei Teatini, partirono i lavori per la posa delle fondamenta e quando nel 1707 Alessandro Zen moriva, i Teatini nuovamente chiesero al superstite esecutore testamentario che il progetto del Tirali fosse abbandonato per realizzare invece la facciata dello Scamozzi. Pur palesemente dichiarandosi anch’egli contrario al pronao, tuttavia Nicolò Contarini non ebbe il coraggio di rinunciare all’impresa, principalmente per non contrariare Paolina da Mosto Zen, la nipote del defunto Procurator. Nel 1711 fu quindi collocato il busto di Alvise da Mosto sull’architrave del portale, nel 1712 il pronao potè dirsi completato, con una spesa aggiuntiva di 2.400 ducati. La gradinata sul bordo del campo dei Tolentini fu finita nel 1714 mentre la scalinata che dalla riva scende nell’acqua del rio dei Tolentini (e le cui balaustre sarebbero forse più adatte a una villa), risale al 1723. Il pronao della chiesa dei Tolentini, un prospetto esastilo rialzato, di ordine corinzio e con un’unica scalinata d’ingresso, costituì una novità a Venezia anche per il fatto di essere accostato a una chiesa che aveva accolto al suo interno lo stile barocco; esso riportò in auge l’architettura classica, anticipando quella neoclassica.
La facciata è caratterizzata anche dalla presenza di una palla di cannone, che venne qui incastonata in ricordo del bombardamento austriaco subito nel 1849.

Nel 1591, i Teatini avviarono i lavori per la ristrutturazione del convento,mirati ad ampliarlo e migliorarne le strutture. Il nuovo convento fu eretto appoggiato alla chiesa stessa,sviluppato su edifici con piano terra aperto su robuste arcate in laterizio e due piani, attorno ad uni spazioso chiostro, anch'esso nello stile dell'epoca,squadrato e confinato da arcate, con vera da pozzo centrale.
Come conseguenza logica degli editti napoleonici ,con la sospensione degli ordini conventuali,il convento venne trasformato in una caserma,dopo che  una quantità considerevole di ogni tipo di arredo fosse asportata e venduta ai privati.
Dopo la seconda guerra mondiale, l'ex-caserma fu per lungo tempo utilizzato per dare rifugio ai profughi e ai senza tetto.In seguito divenne la sede dell'Istituto universitario di Architettura e fu completamente restaurato nel 1961-63 da Daniele Calabi, architetto padovano del 1900.

La costruzione del campanile invece risale agli inizi del Settecento; affiancato alla chiesa sul lato sinistro all’angolo fra il coro e il transetto, ha la canna in mattoni.
La cella campanaria è sostenuta da un marcapiano, elemento architettonico prevalentemente decorativo che consiste in una cornice aggettante, che, una facciata,segna la divisione tra un piani e un' altro,realizzato in pietra d’Istria, con le aperture a bifora ad arco rialzato su cui poggia un secondo marcapiano, più evidenziato.
Un parapetto a colonnine ,sempre di in pietra d’Istria, materiale molto frequente nei tardi lavori di restauro veneziani,protegge il piano che sostiene il tiburio ottagonale sormontato da una cupola a cipolla, elemento architettonico abbastanza insolito a venezia a causa della natura tipicamente orientale.

Tra le opere custodite all'interno, vi sono numerose pitture di Jacopo Palma il giovane e della sua scuola, edi S. Peranda; nella sacristia ha lavorato anche la scuola del Tintoretto. Sul lato destro si succedono un Sacello del Crocifisso e degli Angeli, la Cappella Larese (dedicata al santo teatino Andrea Avellino), la Cappella Pisani (dedicata a S. Carlo Borromeo) e la Cappella Soranzo (dell'adorazione dei Magi e di S. Giuseppe), tutte dedicate agli inizi del Seicento e decorate tra XVII e XVIII secolo. La cappella del transetto è invece quella Corner, dedicata alla Beata Vergine Maria e a S. Nicola da Tolentino, decorata negli stessi anni dai maggiori maestri veneti. Sul lato sinistro invece si ha nel transetto la Cappella Labia, dedicata a S. Gaetano da Thiene (sulla quale si raccontano due fatti: che Francesco Morosini vi andasse a pregare dopo ogni vittoria militare, e che un tal Romano, ottenuto, fingendosi devoto, il compito di pulire gli ori della cappella, prese a sottrarli e sostituirli con falsi, sinché, scoperto, si diede alla macchia), mentre nella navata tre cappelle: la Foscari (S. Cecilia e S. Francesca Romana), la Grimani (Purgatorio), Da Ponte-Corner (di S. Nicola e della Pietà); è presente anche un pulpito in legno dorato del 1664 con tele sui tre lati, mentre il Battistero all'ingresso della Chiesa è stato nel 2000 convertito in un sacello dedicato a S. Pio da Pietrelcina. Estremamente ricchi gli affreschi del presbiterio, che comprendono scene dalle vite dei santi o anche rappresentazioni allegoriche. Su tre lati, dietro l'altar maggiore, si trova il coro ligneo del ‘700 in stile corinzio con trentasei stalli su due ordini e un leggio sorretto da una colonnina di marmo.
La chiesa è altresì dotata di una Cripta, costituita da un’ampia cappella, che occupa lo spazio al di sotto del presbiterio. Semplice nelle linee architettoniche cinquecentesche, ha volte a sesto acuto che scaricando sui pilastri sostengono la struttura dell’edificio.


Ogni Giovedì di Carnevale, la comunità dei Teatini offriva un banchetto al Patriarca di Venezia. Da una distinta degli occupanti francesi del 1806 si apprende che quindici pezzi di posate d’argento, per un peso di once 34, erano stati spediti a Padova per la fusione. Fin dall’inizio i Teatini cercarono di contenere e limitare il più possibile le naturali richieste di autocelebrazione provenienti dalla committenza e, distinguendosi in ciò da tutte le altre chiese veneziane, comprese quelle conventuali, rifiutarono la partecipazione di qualsiasi Schola di arte e mestiere. Fu tollerata la sola presenza di due Schole de Devozion: quella dedicata a San Nicola da Tolentino (per riconoscenza e per accordi presi già nel 1527) e quella delle nobildonne veneziane dedicata a Santa Francesca Romana.
La costosa impresa dell’edificazione della nuova chiesa obbligò i Teatini a rinunciare alla pia prescrizione di Gian Pietro Carafa, che proprio ai Tolentini consacrò appositamente un piccolo cimitero esterno proprio per non accogliere sepolture all’interno del tempio. L’iniziativa, in contrasto con le consuetudini veneziane e unita al costo proibitivo dei terreni liberi, si rivelò ben presto un lusso insostenibile. Inizialmente la cessione delle cappelle alle grandi famiglie veneziane per farne luoghi di sepoltura per i nobiluomini fu un passo obbligato per raccogliere il denaro necessario per la costruzione e l’abbellimento dell’edificio. In seguito però gli stessi Teatini, sulla scia dell’affetto goduto fra il popolo, progettarono all’interno della chiesa un vero e proprio camposanto. Sfruttando infatti la sopraelevazione della chiesa, i Teatini fecero scavare nel pavimento ben 109 arche terragne, che divenne così il più ampio cimitero comune (per nobili e popolani) esistente all’interno di una chiesa veneziana. Considerando che la chiesa è perfettamente orientata verso est, ossia verso il sole nascente di Cristo, le arche sono disposte a formare un gigantesco “TAU” e dunque i morti venivano sepolti nella speranza della resurrezione.

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