martedì 14 novembre 2017

S. Messa di S. Josaphat d'Ucraina

Testi della S. Messa in onore di S. Josaphat d'Ucraina, apostolo per il ritorno degli ortodossi scismatici nel seno della Chiesa Cattolica.


INTROITVS

Gaudeámus omnes in Dómino, diem festum celebrántes sub honóre beáti Jósaphat Mártyris: de cujus passióne gaudent Angeli et colláudant Fílium Dei.
Ps. 32,1 Exsultáte, justi, in Dómino: rectos decet collaudátio.
V. Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto.
R. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in saecula saeculórum. Amen
Gaudeámus omnes in Dómino, diem festum celebrántes sub honóre beáti Jósaphat Mártyris: de cujus passióne gaudent Angeli et colláudant Fílium Dei.


ORATIO

Excita, quǽsumus, Dómine, in Ecclésia tua Spíritum, quo replétus beátus Jósaphat Martyr et Póntifex tuus ánimam suam pro óvibus pósuit: ut, eo intercedénte, nos quoque eódem Spíritu moti ac roboráti, ánimam nostram pro frátribus pónere non vereámur.
Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate eiusdem Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.

EPISTOLA

Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Hebraeos.                   Hebr 5, 1-6

Fratres: Omnis póntifex ex homínibus assúmptus, pro homínibus constitúitur in iis, quæ sunt ad Deum, ut ófferat dona, et sacrifícia pro peccátis: qui condolére possit iis, qui ígnorant et errant: quóniam et ipse circúmdatus est infirmitáte: et proptérea debet, quemádmodum pro pópulo, ita étiam et pro semetípso offérre pro peccátis. Nec quisquam sumit sibi honórem, sed qui vocátur a Deo, tamquam Aaron. Sic et Christus non semetípsum clarificávit, ut Póntifex fíeret: sed qui locútus est ad eum: Fílius meus es tu, ego hódie génui te. Quemádmodum et in álio loco dicit: Tu es sacérdos in ætérnum, secúndum órdinem Melchísedech

GRADVALE

Ps. 88, 21-23
Invéni David servum meum, óleo sancto meo unxi eum: manus enim mea auxiliábitur ei, et bráchium meum confortábit eum.
V. Nihil profíciet inimícus in eo, et fílius iniquitátis non nocébit ei.

ALLELVJA

Allelúja, allelúja.
V. Hic est sacérdos, quem coronávit Dóminus. Allelúja.

EVANGELIVM

Sequéntia sancti Evangélii secúndum Johánnem.                        Johann 10, 11-16

In illo témpore: Dixit Jesus pharisaeis: Ego sum pastor bonus. Bonus pastor ánimam suam dat pro óvibus suis. Mercennárius autem, et qui non est pastor, cujus non sunt oves própriæ, videt lupum veniéntem, et dimíttit oves et fugit: et lupus rapit et dispérgit oves; mercennárius autem fugit, quia mercennárius est et non pértinet ad eum de óvibus. Ego sum pastor bonus: et cognósco meas et cognóscunt me meæ. Sicut novit me Pater, et ego agnósco Patrem, et ánimam meam pono pro óvibus meis. Et alias oves hábeo, quæ non sunt ex hoc ovíli: et illas opórtet me addúcere, et vocem meam áudient, et fiet unum ovíle et unus pastor.

OFFERTORIVM

Johann 15,13
Majórem caritátem nemo habet, ut ánimam suam ponat quis pro amícis suis.

SECRETA

Clementíssime Deus, múnera hæc tua benedictióne perfunde, et nos in fide confírma: quam sanctus Jósaphat Martyr et Póntifex tuus, effúso sánguine, asséruit.
Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.

COMMVNIO

Johann 10, 14
Ego sum pastor bonus: et cognósco oves meas et cognóscunt me meæ.

POSTCOMMVNIO

Spíritum, Dómine, fortitúdinis hæc nobis tríbuat mensa coeléstis: quæ sancti Jósaphat Mártyris tui atque Pontíficis vitam pro Ecclésiæ honóre júgiter áluit ad victóriam.
Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.
INTROITVS

Rallegriamoci tutti nel Signore, celebrando la festa in onore del beato Martire Giosafat, per la cui passione si rallegrano gli Angeli e lodano insieme il Figlio di Dio.
Ps. 32,1 Esultate nel Signore, o giusti: a coloro che sono retti sta bene il lodarlo.
V. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
R. Com’era nel principio e ora e sempre e nei secoli de’ secoli. Amen.
Rallegriamoci tutti nel Signore, celebrando la festa in onore del beato Martire Giosafat, per la cui passione si rallegrano gli Angeli e lodano insieme il Figlio di Dio.

ORATIO

Risvegliate nella vostra Chiesa, ve ne preghiamo, o Signore, lo Spirito, ricolmo del quale il beato Martire e Vescovo vostro Giosafat diede la vita sua per il suo gregge: acciocché, per sua intercessione, pure noi, mossi e rinvigoriti dal medesimo spirito, non temiamo di dare la nostra vita pei fratelli.
Pel Signore nostro Gesù Cristo, Figlio vostro, che con voi vive e regna nell’unità dello stesso Spirito Santo, Iddio, per tutti i secoli de’ secoli.

EPISTOLA

Lezione dall’Epistola del beato Paolo Apostolo agli Ebrei.
Fratelli, imperocché ogni pontefice preso di tra gli uomini, è preposto a pro degli uomini a tutte quelle cose che riguardano Dio, affinché offerisca doni e sacrificj pei peccati: che possa aver compassione degl’ignoranti e degli erranti: come essendo egli stesso circondato d’infermità: e per questo dee, come pel popolo, così anche per se stesso offerir sacrificio pei peccati. Né alcuno tale onore da sé si appropria, ma chi è chiamato da Dio, come Aronne. Così anche Cristo non si glorificò da se stesso per esser fatto Pontefice: ma glorificollo colui che dissegli: mio figliuolo se’ tu, io oggi t’ho generato. Come anche altrove gli dice: tu se’ sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech.

GRADVALE

Ps. 88, 21-23
Ho trovato Davide mio servo, lo ho unto coll’olio mio santo: imperocché la mano mia lo assisterà, e farallo forte il mio braccio.
V. Non guadagnerà nulla sopra di lui il nemico, e il figliuolo d’iniquità non saprà fargli danno.

ALLELVJA

Allelúja, allelúja.
V. Questi è il sacerdote, che il Signore ha incoronato. Allelúja.

EVANGELIVM

Seguito del Santo Vangelo secondo S. Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai farisei: Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la sua vita per le sue pecorelle. Il mercenario poi, e quegli che non è pastore, di cui proprie non sono le pecorelle, vede venire il lupo e lascia le pecorelle e fugge: e il lupo le rapisce e disperde le pecorelle; il mercenario fugge, perché è mercenario, e non gli cale delle pecorelle. Io sono il buon pastore: e conosco le mie, e le mie conoscono me. Come il Padre conosce me, e io conosco il Padre: e do la mia vita per le mie pecorelle. E ho alter pecorelle, le quali non son di questa greggia: anche queste fa d’uopo che io raduni, e ascolteranno la mia voce, e sarà un solo gregge, e un solo pastore.

OFFERTORIVM

Johann 15,13
Nessuno ha carità più grande di quella di colui che dà la vita pe’ suoi amici.

SECRETA

Iddio clementissimo, effondete la vostra benedizione su di queste offerte, e confermateci nella vostra fede, che il santo Martire e Vescovo vostro Giosafat testimoniò col suo sangue.
Pel Signore nostro Gesù Cristo, Figlio vostro, che con voi vive e regna nell’unità dello Spirito Santo, Iddio, per tutti i secoli de’ secoli.


COMMVNIO

Johann 10, 14
Io sono il buon pastore: e conosco le mie pecorelle, e le mie conoscono me.

POSTCOMMVNIO

C’infonda, o Signore, spirit di fortezza questa mensa celeste, che per l’onore della Chiesa sempre sostenne insino alla vittoria la vita del santo Martire e Vescovo vostro Giosafat .
Pel Signore nostro Gesù Cristo, Figlio vostro, che con voi vive e regna nell’unità dello Spirito Santo, Iddio, per tutti i secoli de’ secoli.

Vita del Santo dal Breviario Romano


Giosafat Kuncewicz nacque a Wlodimir, nella Volinia, da genitori cattolici e nobili nel 1584. Mentre fanciullo ascoltava la madre, che gli parlava della passione del Signore, un dardo partito dal fianco dell'immagine di Gesù crocifisso lo colpì al cuore e, acceso di amore divino, si dedicò alla preghiera e alle opere pie in modo da diventare esempio a tutti i suoi compagni, superiori in età. A venti anni abbracciò la regola monastica nel monastero basiliano della Trinità a Wilna e fece tosto progresso meraviglioso nella perfezione evangelica. Camminava a piedi nudi nei giorni freddi dell'inverno in quelle regioni rigidissimo, non si cibava mai di carne né beveva vino, se non quando ve lo costringeva l'obbedienza. Portò sulle carni, fino alla morte, un ruvido cilizio e conservò il fiore della purezza che, adolescente, aveva consacrato alla Vergine Madre di Dio. La fama delle sue virtù e della sua scienza fu presto tale che, nonostante la giovane età (1613), fu messo a capo del monastero di Byten e quindi fatto archimandrita di Wilna (1614) e poi, suo malgrado e con gioia di tutti i cattolici, proclamato arcivescovo di Polock nel 1617.

La nuova dignità non gli fece mutare la sua regola di vita e tutto il suo cuore fu per il culto divino e per la salvezza delle pecore a lui affidate. Campione instancabile dell'unità cattolica e della verità, dedicò le energie alla conversione degli eretici e degli scismatici. Empi errori e calunnie impudenti erano diffuse contro il Sommo Pontefice e la pienezza dei suoi poteri ed egli non mancò mai al dovere di difenderli, nei discorsi e negli scritti ricchi di pietà e di dottrina. Rivendicò i diritti vescovili e i beni della Chiesa usurpati da laici e il numero di eretici ricondotti da lui alla Madre comune è incredibile. Fu promotore inimitabile dell'unione della Chiesa greca con la Chiesa latina, lo attestano dichiarazioni esplicite del supremo pontificato. Le rendite del suo vescovado furono da lui impegnate nel restaurare il culto divino, lo splendore dei templi, gli asili delle vergini consecrate a Dio e mille opere pie. La sua carità verso i miserabili era così viva che un giorno, non avendo mezzi per soccorrere una povera vedova, impegnò il suo omoforio o pallio episcopale. Visti gli enormi progressi della fede cattolica, uomini perversi cospirarono, nel loro odio, contro l'atleta di Cristo, per provocarne la morte, cosa che egli annunciò in un discorso al suo popolo. In occasione della visita pastorale, i congiurati invasero la sua casa, spezzando e ferendo quanto e quanti incontravano ed egli spontaneamente intervenne con dolcezza dicendo: Perché picchiate i miei, o figliuoli? se avete qualche cosa contro di me, sono qui. Fu allora aggredito, ucciso, trafitto, finito con un colpo d'ascia e gettato nel fiume. Era il 12 novembre del 1623 e Giosafat aveva 43 anni. Il suo corpo, avvolto da una luce miracolosa, fu ripescato dal fiume. Il suo sangue giovò subito anche ai parricidi, perché, condannati a morte, tutti abiurarono lo scisma e detestarono il delitto commesso. La morte del grande vescovo fu seguita da miracoli strepitosi, che indussero Papa Urbano VIII a dichiararlo Beato. Il 29 giugno del 1867, nella solennità centenaria del principe degli Apostoli, presente il Collegio dei Cardinali e circa 500 Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi di tutti i riti, convenuti da ogni parte del mondo nella basilica Vaticana, Pio IX iscrisse nell'Albo dei Santi il grande difensore dell'unità della Chiesa. Fu il primo degli orientali glorificato con tanta solennità. Leone XIII ne estese alla Chiesa intera l'Ufficio e la Messa.

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