sabato 23 dicembre 2017

In Vigilia Nativitatis Domini

All'approssimarsi della festa del Santo Natale, la Chiesa, almeno a partire dai Concili di Nicea e Costantinopoli che per fortificare la fede ortodossa nella Trinità avevano posto l'accento sulla festa della Natività, si prepara a gioire per la Nascita del suo Salvatore non già dal Vespero, come avviene normalmente per le feste, ma già dal giorno prima; la Vigilia del Natale è infatti, benché celebrata in viola come ogni vigilia, un'anticipazione diretta del gaudio natalizio. Tutta la liturgia odierna trasmette questo senso di gioiosa attesa: alcuni elementi in tal senso sono il rito doppio assegnato alla festa (all'Ufficio si ripetono due volte le antifone, e alla Messa non si aggiungono le orazioni pro diversitate temporum) e la mitigazione del digiuno vigiliare (la refezioncella di 200-250 grammi permessa nei giorni di digiuno diventa un vero e proprio pasto di 400-500 grammi, prendendo il nome di jejunum gaudiosum). L'importanza che ha per la Chiesa l'ufficio di questo giorno ci è dato da un'altra particolarità: qualora esso cada nella IV Domenica d'Avvento, si deve tralasciare tutto della domenica e celebrare solennemente la vigilia.

E' vicino il compimento di quelle invocazioni che per tutto l'Avvento sono state solennemente cantate, quelle invocazioni che avevano costituito il linguaggio dei Profeti, che avevano espresso per lunghi secoli il desiderio del popolo d'Israele di veder nascere il Redentore. San Pier Damiani inizia il suo sermone per la Vigilia con queste parole: "Finalmente siamo giunti dall'alto mare nel porto, dalla promessa alla ricompensa, dalla disperazione alla speranza, dal lavoro al riposo, dalla vita alla patria". Ed ecco, che tutti i testi della Liturgia ci richiamano al compimento imminente delle promesse di Dio, e specialmente quest'antifona, che durante il giorno sarà ripetuta moltissime volte fino ad entrare nei cuori dei fedeli già protesi ad attendere il Cristo: Hódie sciétis, quia véniet Dóminus et salvábit nos: et mane vidébitis glóriam ejus (Oggi saprete che il Signore verrà e ci salverà: e al mattino vedrete la sua gloria).


E fanno eco i meravigliosi responsori del Mattutino:
Sanctificámini hódie, et estote paráti: quia die crástina videbitis majestátem Dei in vobis. (Santificatevi oggi, e state pronti: imperocché domani vedrete la maestà di Dio in voi)
Constántes estote, videbitis auxílium Dómini super vos: Judǽa et Jerúsalem, nolíte timére: cras egrediémini, et Dóminus erit vobíscum. (Siate vigilanti, vedrete l'aiuto del Signore sopra di voi; Giudea e Gerusalemme, non temete: domani sarete liberate, e il Signore sarà con voi).
Sanctificámini, fílii Israël, dicit Dóminus: die enim crástina descéndet Dóminus, et áuferet a vobis omnem languórem (Santificatevi, figli d'Israele, dice il Signore: domani infatti discenderà il Signore, e toglierà da voi ogni languore).

Quest'ultimo responsorio prosegue con un altro capolavoro, usato anche come Alleluja della Messa: Crástina die delébitur iníquitas terræ, et regnábit super nos Salvátor mundi (Domani sarà cancellata l'iniquità della terra, e sopra di noi regnerà il Salvatore del mondo).
Quali annunzi! Quali inviti a prepararci spiritualmente, con una buona confessione per esempio, all'incommensurabile evento che stiamo per contemplare: la nascita del Dio fattosi uomo nell'umiltà di una mangiatoia! Le Laudi del mattino sono cantate colla salmodia solenne, e non con quella penitenziale, e non si cantano nemmeno le preci feriali che hanno accompagnato la Chiesa per tutto l'Avvento. Tuttavia è all'Ufficio di Prima che la Liturgia dà il massimo del suo splendore in preparazione del Natale, con il canto del solenne annunzio della Natività, all'inizio della lettura del Martirologio: nel compimento di tutte le profezie, si realizza l'expectatio gentium, la nascita del Re dei Re.

Anno a creatióne mundi, quando in princípio Deus creávit cælum et terram, quinquiés millésimo centésimo nonagésimo nono; a dilúvio autem, anno bis millésimo nongentésimo quinquagésimo séptimo; a nativitáte Abrahæ, anno bis millésimo quintodécimo; a Móyse et egréssu pópuli Israel de Ægýpto, anno millésimo quingentésimo décimo; ab unctióne David in Regem, anno millésimo trigésimo secúndo; Hebdómada sexagésima quinta, juxta Daniélis prophétiam; Olympíade centésima nonagésima quarta; ab urbe Roma cóndita, anno septingentésimo quinquagésimo secúndo; anno Impérii Octaviáni Augústi quadragésimo secúndo, toto Orbe in pace compósito, sexta mundi ætáte, Jesus Christus, ætérnus Deus æterníque Patris Fílius, mundum volens advéntu suo piíssimo consecráre, de Spíritu Sancto concéptus, novémque post conceptiónem decúrsis ménsibus (Hic vox elevatur, et omnes genua flectunt), in Béthlehem Judæ náscitur ex María Vírgine factus Homo. (Hic autem  in tono passionis:) Natívitas Dómini nostri Jesu Christi secúndum carnem.
Nell’anno 5199 dalla creazione del mondo, da quando in principio Iddio creò il cielo e la terra; nell’anno 2957 dal diluvio; nell’anno 2015 dalla nascita di Abramo; nell’anno 1510 dall’uscita del popolo d’Israele dall’Egitto guidato da Mosè; nell’anno 1032 dall’unzione di Davide a Re; la sessantacinquesima settimana, secondo la profezia di Daniele; durante la centonovantaquattresima Olimpiade, nell’anno 752 dalla fondazione di Roma, nel quarantaduesimo anno dell’Impero di Ottaviano Augusto, quando tutta la terra era stata portata alla pace, durante la sesta età del mondo, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo consacrare il mondo con il suo avvento sacratissimo, concepito di Spirito Santo, passati nove mesi dalla sua concezione (Qui si alza la voce, e tutti genuflettono), a Betlemme di Giudea nacque da Maria Vergine, e si fece Uomo. (Qui invece col tono della passione:) Natività del Signor nostro Gesù Cristo secondo la carne.
Nella colletta che accompagna l'ufficio di oggi, noi supplichiamo Dio che, come oggi usciamo lietamente incontro al nato Redentore, che se ne viene tutto umile e mite sotto le forme d'un vezzoso pargoletto, cosi in fine di vita con tranquilla coscienza possiamo attenderne la venuta negli splendori della maestà, in qualità di giudice e di nostro rimuneratore. Infatti, le due parusie sono così intimamente collegate fra loro, che fanno parte d' un identico piano di salvezza. La nascita temporale di Gesù segna l'inizio del regno messianico; ma l'ultima sua venuta al giorno della catastrofe inale dell'orbe, ne caratterizza la deinitiva sistemazione. Chi pertanto vuole aver parte nel regno messianico dell'ultimo giorno, deve accoglierlo sin d'ora nel cuore, e lasciarlo dilatare per mezzo della fede e delle opere. Deve cioè accogliere l'umiltà, la povertà, lo zelo di Gesù, e solo cosi può ripromettersi la gloria ed il possesso di Gesù nell'eternità. (I. Schuster)

L'Epistola della Messa è l'inizio della lettera di S. Paolo ai Romani: si tratta di un'introduzione, una meditazione sulla missione di Cristo, la cui lettura s'interrompe senza un punto fermo, nel bel mezzo di una lunga frase iniziata e non terminata, come a segnare l'imminenza della venuta di Cristo, e al contempo la non-necessità di altre parole su di Lui, quando Egli stesso sta per venire a illuminarci. Il Vangelo, invece, è l'annuncio dell'Angelo a Giuseppe (Matth. II), per convincerlo a tenere in casa Maria e il Figlio e per avvertirlo di ciò che ha designato Iddio per quella Sacra Famiglia.


Lo Schuster segnala anche che, giusta gli antichi Ordines Romani, nella cappella papale oggi si cantavano due uffici vigiliari, come nei di più solenni del ciclo annuale. Nel primo si recitavano tre salmi con cinque lezioni ed altrettanti responsori. Nella quarta si rimproveravano gli Ebrei perchè non avevano voluto riconoscere il nascituro Messia, e per responsorio si cantavano i famosi versi sibillini: Judicii signum, tellus sudore madescit, affinchè anche la Musa pagana rinfacciasse a quel popolo ostinato la sua infedeltà al Signore.

E allora trascorriamo nel gaudio, nella meditazione e nella preghiera le ultime ore che ci separano dalla Nascita secondo la carne dell'Unigenito Figlio di Dio, Gesù Cristo il Salvatore: manca assai poco, perocché dopo Nona il viola si dismetterà definitivamente, e comparirà l'oro solenne dei Primi Vespri, e pochissimo tempo dopo l'Ufficio Notturno e la S. Messa nel cuore della notte porteranno a tutti il lieto annunzio del mistero dell'Incarnazione e dell'inizio dell'economia salvifica del Cristo giunto in persona su questa terra, e alfine cum ortus fúerit sol de cælo, videbitis Regem regum procedéntem a Patre, tamquam sponsum de thálamo suo (quando sarà sorto il sole nel cielo, vedrete il Re dei re procedere dal Padre, siccome uno sposo dal suo talamo [Antifona al Magnificat nei I Vespri di Natale]).

Nessun commento:

Posta un commento