mercoledì 27 dicembre 2017

News - Parroco abolisce le feste natalizie e paragona Nostro Signore a un migrante

Non è una notizia veneta, dacché il parroco in questione è il famigerato don Farinella di S. Torpete a Genova (già tristemente noto per aver sostituito il presepe col modello di una moschea), ma ritengo la faccenda abbastanza grave da dover essere qui analizzata, soprattutto perché questo parroco non è il solo ad esprimere idee del genere... Facendo ordine, il don Farinella in questione avrebbe cancellato tutte le festività natalizie dalla sua parrocchia: e questo sarebbe sufficiente a tacciarlo di gravissima blasfemia e oltraggio alla Fede Cattolica, a procurargli come minimo la sospensione a divinis se non la scomunica (sottointeso: ai tempi felici di S. Pio X. Oggi, viceversa, nemmeno la Curia genovese ha aperto bocca sulla faccenda, nonostante i reiterati appelli della sconcertata comunità parrocchiale). Al di là delle vuote motivazioni di ordine pratico che indarno il parroco offre nei primi paragrafi della sua lettera, ritengo importante soffermarsi sulle affermazioni sottoriportate:

Si inneggia al presepe col Bambino, Maria e Giuseppe, attorniati da pastori, oche e animali vari, facendo finta di non sapere che quel Bambino è un Profugo, che scappa dalla polizia di Erode, ricercato per essere fatto fuori, emigrante in Egitto in cerca di salvezza e di fortuna, nato fuori dall’abitato perché nessuno lo voleva. Solo i pastori, gli emarginati «impuri» del tempo lo assistono, mentre nel tempio di Gerusalemme splendono le luci e si elevano i canti al Dio dei cieli e compagnia cantando. Nel 2017 Cristo non nasce in Italia, in Europa, negli Usa e non nasce nelle chiese: Egli nasce e resta nei campi profughi della Turchia che sperpera lautamente i tre miliardi della UE perché Gesù Bambino sia tenuto lontano dai Paesi europei, ubriachi di «civiltà cristiana». Egli è in Libia, dove i tanti Gesù Bambini senza pastori, Magi o pecorelle e nenie, sono stuprati, venduti, violentati e anche assassinati. Quest’anno Gesù nasce “dentro il Mediterraneo”, che assume la forma di una tomba. L’arte bizantina ha sempre raffigurato la culla di Gesù nascente a forma di sarcofago/tomba, forse immaginando che un giorno sarebbe successo «alla grande» a centinaia e centinaia di Gesù Bambini colpevoli di cercare la vita. In Italia, in Europa, negli Usa, nel Mondo, rigurgiti pericolosi di fascismo stanno strozzando la fragile Democrazia e sono proprio i fascisti che difendono «la civiltà cristiana» e i valori cristiani, mentre affermano il loro razzismo.

Non è purtroppo la prima volta che le sentiamo. Ma esse dimostrano una faziosità disgustosa, una singolare ignoranza, nonché una taciuta pericolosità. Di solito non amo occuparmi di temi strettamente politici, compresa la svolta immigrazionista della Chiesa degli ultimi anni; ma in questo caso c'è un gravissimo risvolto religioso che mi spinge a confutare queste affermazioni. Al di là del solito illogico sillogismo portato avanti da qualche anno a questa parte dai grandi teorici dell'immigrazionismo (siccome c'è stata la guerra in Siria, dobbiamo prenderci i "profughi" da tutto il resto del mondo), rasentano la bestemmia le affermazioni che paragonano Nostro Signore Domineiddio a un migrante. La meravigliosa storia dell'infanzia di Cristo, dettata dalla Provvidenza sin dall'inizio dei tempi, viene paragonata alla ricerca di fortuna di un clandestino. E sebbene nella sua nascita Egli avesse voluto darci un esempio di vera umiltà, non dimentichiamo che gli Angeli del cielo alla sua nascita scesero a cantargli un inno gioioso, e tre Re dell'Oriente vennero ad adorarlo. Perché Egli è uomo, ma è anche Dio.
E poi, il politicismo (questi fascisti, sempre a dar fastidio!), il democratismo (c'è compatibilità tra democrazia e cristianesimo?), l'identificazione della "civiltà cristiana" (di cui i paesi europei, tra aborto, divorzio, unioni contro natura etc. non mi paiono proprio ebbri, ma si vede che questi temi non sono molto cristiani per don Farinella...) con una cultura dell'accoglienza indiscriminata (volta, perché no, alla sostituzione etnica del nostro paese, il famigerato piano Kalergi) che non ha nulla a che vedere con la carità cristiana e con la misericordia di ospitare i pellegrini (i pellegrini, non gli invasori!).
Ma alla base di tutto questo sconclusionato e blasfemo ragionamento sta un'ignoranza di fondo, sia culturale che dottrinale. E si capisce dal riferimento assurdo all'arte bizantina: i nostri padri greci avrebbero raffigurato Nostro Signore in una culla simile a una tomba in previsione dei profughi morti nel III millennio?! Oltre che ignoranza artistica, qui manca completamente la base della teologia del Natale: anche nella tradizione occidentale il Bambinello del presepe è raffigurato coi piedi incrociati e le braccia stese, proprio perché nella Nascita del Salvatore è già racchiusa tutta la sua missione, compresa la sua salvifica morte sulla Croce! A questo servono la festa di S. Stefano e la triste ricorrenza dei SS. Innocenti nell'Ottava di Natale, a ricordarci che l'economia della missione del Cristo è tutta collegata in sé! Un'affermazione del genere dimostra completa ignoranza del senso del Natale, nonché uno svilimento totale della salvezza della Croce, in favore di un becero e anticristiano materialismo immanentista e umanista.
Miserere nostri, Domine!

1 commento:

  1. Mi pare che, ultimamente, nè a Genova nè a Venezia i delfini del compianto Cardinal Siri stiano brillando per zelo apostolico... Da una parte un don Farinella contro il quale non viene preso alcun provvedimento. Dall'altra, un inciucio ecumenico trasmesso sulla Rai la mattina di Natale. Forse sono i frutti dell'attuale pontificato.

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