martedì 10 aprile 2018

Jam labitur Graecia?

Come consuetudine, venerdì scorso (Venerdì Santo secondo il calendario giuliano) mi recai ad ascoltare la celebrazione del Mattutino della Sepoltura di Nostro Signore presso la parrocchia russa di Venezia, attualmente presso la chiesa di San Zan Degolà. La celebrazione era come di consueto solenne, compita e commovente: il sottofondo melodioso del canto russo e le le oscurità della prima notte, le donne con il capo velato e i lumini accesi intente a farsi devotamente e ripetutamente il segno della croce, i paramenti neri del sacerdote svolazzanti davanti all'epitafio riccamente ornato, i profumi dell'incenso che si spargevano... Tra le note che sempre più gradisco, la partecipazione pia e coinvolta dei fedeli: lungi dal sentirsi distaccati dalla lingua arcaica e dall'iconostasi, essi, con abiti modesti e consoni, partecipano in modo veramente attivo alla liturgia, con i segni di croce e le prostrazioni, unendosi ai tanto amati canti tradizionali, venerando l'immagine di Nostro Signore deposto dalla Croce... due momenti particolarmente toccanti: la processione, durante la quale tutti, colla candela accesa e cantando sommessamente lo Святи Боже, camminano lentamente, lo sguardo basso e la mente fissa nei misteri divini; poi, alla fine, dopo il bacio dell'epitafio e il canto delle Lodi, che preannunciano la prossima risurrezione, molti s'inginocchiano piangendo, al contemplare le sì grandi sofferenze di Cristo...

Nella notte tra sabato e domenica (Pasqua secondo il Calendario Giuliano) invece, trovandomi per motivi di lavoro a Firenze, mi risolsi di andare a vedere la liturgia pasquale presso la chiesa greco-ortodossa di S. Jacopo in Soprarno. Purtroppo l'impressione che ne ricavai fu radicalmente diversa. La chiesa era stracolma di fedeli, in massima parte turisti ortodossi, probabilmente non abituati ad andare in chiesa altri giorni al di fuori di quello: donne a capo scoperto (solo una portava il velo, e scoprii facilmente che era russa...), in pantaloni e talora poco ammanicate; gente che chiacchierava amabilmente seduta, o peggio rispondeva a messaggi sul telefono. Inizia la liturgia. Mentre il coro canta il canone del Grande Sabato, ecco che due signore davanti a me si mettono a guardare le foto dei loro nipotini su Facebook; la mia vicina invece continua a mandar messaggi; ed ecco arrivare anche tre donne, sui 50 anni, truccate come se dovessero andare a un party, percorrono tutta la navata della chiesa e spingono per cercare un posto, disturbando coloro (pochi) che cercavano di concentrarsi nella preghiera (e una volta trovatolo han passato tutto il tempo a sistemarsi i capelli e guardare il telefono...). Si compie il rito dell'Anastasi. Coll'andamento meno devoto e ordinato che si possa immaginare, la folla si accalca alla porta, spingendo per i primi posti: resto a guardare dal nartece, comunque disturbato dalle molteplici chiacchiere dei vicini. Si canta il Χριστός ανέστη, si proclama la risurrezione. Il sacerdote rientra poi per la Divina Liturgia di s. Giovanni Crisostomo, ma in pochi lo seguono: la maggior parte resta fuori a farsi amabilmente gli auguri, per poi andarsene tranquilli ignorando che sull'altare si stanno compiendo i Divini Misteri.
Questo è un triste esempio di quanto, purtroppo, anche l'Oriente greco stia vivendo ciò che l'Occidente sta già esperendo da cinquant'anni a questa parte. Una distruzione sistematica, una mondanizzazione del senso del sacro. La liturgia celebrata era ancora ancora abbastanza dignitosa, ma dal Costantinopoli arrivano chiare le indicazioni, pilotate dalla Massoneria, cui tra l'altro apparteva di sicuro almeno Atenagora (si cerchi sul sito della Μεγάλη στοά της Ελλάδος il nome di Αθηναγόρας...) che conducono la Chiesa di Grecia verso la triste e diabolica catabasi modernista. Iddio non voglia! Misericordia di noi!

P.s. Anch'io me ne andai dopo il rito dell'anastasi, ma a casa a vedere sul satellitare russo la liturgia trasmessa dalla cattedrale di Novgorod, in cui ho potuto ritrovare quell'atmosfera sacra già vissuta venerdì e che testimonia veramente la fede di una nazione e la devozione di un popolo. Dio benedica la s. Madre Russia! Voglia Iddio ricondurre questo santo popolo alla Comunione della Sua Chiesa, per la quale sarebbe esempio incrollabile e lume risplendente di fede. Oremus!

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