domenica 2 maggio 2021

Santa Pasqua 2021

Dominica Resurrectionis
Ἡ Ἁγία Ἀνάστασις
Свѣтлое Христово Воскресение  
Santa Pasqua di Risurrezione
MMXXI


Deus qui hodierna die per Unigenitum tuum aeternitatis nobis aditum, devicta morte, reserasti, da nobis, quaesumus, ut qui resurrectionis dominicae solemnia colimus per innovationem tui Spiritus, a morte animae resurgamus. Per eundem.

O Dio, che oggi per mezzo del tuo figlio Unigenito, sconfitta la morte, ci hai riaperto le porte dell'eternità, concedi, te ne preghiamo, che noi che celebriamo solennemente la risurrezione del Signore, rinnovati dal tuo Spirito, risorgiamo dalla morte dell'anima. Per lo stesso Signore nostro.

(Colletta di Pasqua nel Sacramentario Gelasiano) 

Icona russa della Risurrezione, XVI secolo, Museo Nazionale di Stoccolma


Χριστὸς ἀνέστη ἐκ νεκρῶν,
θανάτῳ θάνατον πατήσας
καὶ τοῖς ἐν τοῖς μνήμασι
ζωὴν χαρισάμενος.

Христо́съ воскре́се ᾿из ме́ртвыхъ,
сме́ртїю сме́рть попра́въ,
᾿и су́щимъ во гробѣ́хъ живо́тъ дарова́въ.

Christus resurrexit de mortuis,
morte mortem calcavit,
et mortuis in sepulchris vitam donavit.

Cristo è risorto dai morti,
colla morte ha sconfitto la morte,
e a quanti erano nei sepolcri
ha donato la vita.



AUGURI DI UNA SANTA PASQUA!

La direzione di Traditio Marciana

sabato 1 maggio 2021

Sabato Santo 2021 al Vespro in vigilia di Pasqua

In Vigilia Paschatis
Ἡ Πρώτη Ἀνάστασις
Съхождение во Адъ
MMXXI

Discesa agli Inferi, XII secolo, Mosaici della Ducale Basilica di San Marco a Venezia 

Τὴν σήμερον μυστικῶς, ὁ μέγας Μωϋσῆς προδιετυποῦτο λέγων· Καὶ εὐλόγησεν ὁ Θεός, τὴν ἡμέραν τὴν ἑβδόμην· τοῦτο γάρ ἐστι τὸ εὐλογημένον Σάββατον· αὕτη ἐστίν ἡ τῆς καταπαύσεως ἡμέρα, ἐν ᾗ κατέπαυσεν ἀπὸ πάντων τῶν ἔργων αὐτοῦ, ὁ Μονογενὴς Υἱὸς τοῦ Θεοῦ, διὰ τῆς κατὰ τὸν θάνατον οἰκονομίας, τῇ σαρκὶ σαββατίσας, καὶ εἰς ὃ ἦν, πάλιν ἐπανελθών, διὰ τῆς Ἀναστάσεως, ἐδωρήσατο ἡμῖν ζωὴν τὴν αἰώνιον, ὡς μόνος ἀγαθὸς καὶ φιλάνθρωπος.

Il grande Mosè presignificò misticamente il dì odierno, dicendo: E benedisse Iddio il settimo giorno: questo infatti è il Sabato benedetto: questo è il giorno del riposo, nel quale riposò da tutte le sue opere l'Unigenito Figlio di Dio, per compiere l'economia attraverso la morte, affrontando il sabato nella carne, e ritornando nella Risurrezione a ciò che era, ci ha donato la vita eterna, egli solo buono e filantropo.

(Doxastikòn del Vespro "della Prima Risurrezione")

Cristo risuscita i Padri dall'Ade, XIV sec., Chiesa di S. Tommaso a Caramanico Terme (PE)

Vere dignum et justum est invisibilem Deum Patrem omnipoténtem Filiúmque ejus unigénitum, Dominum nostrum Jesum Christum, toto cordis ac mentis afféctu et vocis ministério personáre. Qui pro nobis ætérno Patri Adæ débitum solvit: et véteris piáculi cautiónem pio cruóre detérsit. Hæc sunt enim festa paschália, in quibus verus ille Agnus occíditur, cujus sánguine postes fidelium consecrántur. Hæc nox est, in qua primum patres nostros, fílios Israël edúctos de Ægýpto, Mare Rubrum sicco vestígio transire fecísti.


Veramente degno e giusto è celebrare nel servizio l'invisibile Dio Padre onnipotente e il suo Figlio unigenito, il Signor nostro Gesù Cristo, con ogni affezione del cuore, della mente e della voce. Egli per noi sciolse nell'Ade il debito con l'eterno Padre: e con il suo pio sangue lavò la pena dell'antica piaga. Queste sono infatti le feste pasquali, in cui egli, vero Agnello, è ucciso, con il cui sangue son consacrate le porte dei fedeli. Questa è la notte in cui un tempo i nostri padri, i figli d'Israele usciti dall'Egitto, tu facesti attraversare il Mar Rosso a piedi asciutti. 

(Prefazio dell'Exultet della Liturgia vesperale)

Sabato Santo 2021 a Mattutino

Sabbato Sancto
Ἅγιον καὶ Μέγα Σάββατον
Ст҃аѧ и Великаѧ Сббота
MMXXI

Epitaphion, 1599, Museo Benaki, Atene 

Ὡς βροτὸς μὲν θνῄσκεις, ἑκουσίως Σωτήρ,
ὡς Θεὸς δὲ τοὺς θνητοὺς ἐξανέστησας,
ἐκ μνημάτων καὶ βυθοῦ ἁμαρτιῶν.

Δακρυρρόους θρήνους, ἐπὶ σὲ ἡ Ἁγνή,
μητρικῶς ὦ Ἰησοῦ ἐπιρραίνουσα,
ἀνεβόα· Πῶς κηδεύσω σε Υἱὲ;
 
Ὥσπερ σίτου κόκκος, ὑποδὺς κόλπους γῆς,
τὸν πολύχουν ἀποδέδωκας ἄσταχυν,
ἀναστήσας τοὺς βροτοὺς τοὺς ἐξ Ἀδάμ.

Ὑπὸ γῆν ἐκρύβης, ὥσπερ ἥλιος νῦν,
καὶ νυκτὶ τῇ τοῦ θανάτου κεκάλυψαι,
ἀλλ' ἀνάτειλον φαιδρότερον Σωτήρ.

Come mortale muori volontariamente, o Salvatore,
come Dio invece fai risorgere i morti
dai sepolcri e dall'abisso dei peccati.

Su di te la Pura (Maria) spargendo con fare materno
lamenti funebri sgorganti lagrime, o Gesù,
gridò: Come potrò seppellirti, o Figlio?

Come il chicco di grano, ascoso nel seno della terra,
hai prodotto messe copiosa,
risollevando i mortali da Adamo.

Sotto terra ti nascondesti, come ora il sole
è nascosto dalla notte della morte,
ma deh risplendi più luminoso ancora, o Salvatore.

(Stichi degli Encomia)

Giovanni Bellini, Pietà Martinengo, 1505 c.a, Gallerie dell'Accademia, Venezia

Recéssit pastor noster, fons aquæ vivæ, ad cujus tránsitum sol obscurátus est: Nam et ille captus est, qui captívum tenébat primum hóminem: hódie portas mortis et seras páriter Salvátor noster disrúpit. Destrúxit quidem claustra inférni, et subvértit poténtias diáboli. Nam et ille captus est, qui captívum tenébat primum hóminem: hódie portas mortis et seras páriter Salvátor noster disrúpit.


Si è allontanato il nostro pastore, la fonte dell'acqua viva, alla cui morte il sole si è oscurato: infatti è stato fatto prigioniero Colui che teneva prigioniero il primo uomo: oggi il nostro Salvatore ha spezzato le porte e le spranghe della morte. Ha distrutto le catene dell'inferno, e ha ribaltato la potenza del diavolo. Infatti è stato fatto prigioniero Colui che teneva prigioniero il primo uomo: oggi il nostro Salvatore ha spezzato le porte e le spranghe della morte.

(IV Responsorio dell'Ufficio delle Tenebre del Sabato Santo)

venerdì 30 aprile 2021

Le profezie alla liturgia vigiliare di Pasqua tra Oriente e Occidente

 Una caratteristica tipica delle liturgie vigiliari, cioè quelle dei giorni penitenziali che precedono le feste maggiori dell'anno liturgico cristiano, spesso celebrate insieme al Vespro e presentanti già degli accenni della gioiosità della festa addiveniente, è la presenza di numerose letture dell'Antico Testamento che costituiscono la profezia dei fatti che si compiranno nel Nuovo Testamento e che la Chiesa celebra in quella data festa. Nel rito romano questa caratteristica è rimasta solamente alle vigilie di Pasqua e di Pentecoste, se si escludono i sabati delle Tempora che discendono da una tradizione urbana più complessa e ancora non del tutto chiarita; il rito ambrosiano invece, per esempio, dispone di una serie di letture vigiliari anche per la vigilia del Natale, per quelle dell'Epifania, del Natale e dell'Ascensione; il rito bizantino invece le possiede per le vigilie di Natale, Teofanie e Pasqua, mentre prevede un numero più limitato (tre generalmente) di letture al primo Vespro di altre feste di grado elevato ("feste con polieleo", che potremmo paragonare al "duplex" latino) durante l'anno, ma separata da un'Eucaristia vigiliare. La tradizione di leggere numerosi passi dell'Antico Testamento alla vigilia delle grandi feste deriva direttamente dalla pratica della Sinagoga, e ha - oltre alla funzione preparatoria alla festa - la funzione di catechesi battesimale; abbiamo evidenti testimonianze liturgiche infatti che durante queste cerimonie vigiliari si tenessero i battesimi dei neofiti: il rito romano prevede la consacrazione dell'acqua battesimale al Sabato Santo e alla Vigilia di Pentecoste proprio in funzione dei battesimi che sarebbero stati celebrati nel corso di quella funzione; nel rito bizantino le feste sopraccitate prevedono che alla Liturgia, al posto del Trisagio, si canti Ὅσοι ἐν Χριστῷ ἐβαπτίσθητε, Χριστὸν ἐνεδύσατε (Quanti in Cristo siete stati battezzati, di Cristo siete stati rivestiti), durante il quale facevano il loro ingresso in chiesa i neofiti appena battezzati.

Andiamo ad analizzare le letture che le principali tradizioni liturgiche propongono per l'ufficiatura vesperale del Sabato Santo, quella che molti a Occidente confondono con la prima funzione pasquale ma che in realtà è ancora una funzione pre-pasquale, il cui carattere penitenziale è esplicitato proprio da questo numero di letture. Le lezioni veterotestamentarie che il Messale Romano fino al 1955 conserva per questa occasione sono dodici, e rimontano all'età più antica; le ritroviamo, identiche ma ridotte a sei, alla vigilia di Pentecoste, segno che questa era la serie "canonica" di catechesi battesimali nella Roma dei primi secoli. Le letture furono dimezzate per ordine di Papa san Gregorio il Grande, probabilmente per via del ridursi del numero di neofiti adulti da battezzare; tuttavia, nel giro di pochi decenni i Sacramentari tornano a riportare dodici lezioni per il Sabato Santo, mentre il sabato di Pentecoste conserverà questo numero ridotto. La lettura delle profezie costituisce la parte più consistente dell'officiatura di questo giorno, al pari dei lunghi riti battesimali; una particolare prova di "resistenza" doveva essere questa celebrazione nella cappella papale, dove ciascuna profezia veniva cantata in latino e quindi ripetuta in greco, secondo la tipica tradizione. E' da segnalarsi tuttavia che in molti usi medievali, in concomitanza con la scomparsa del catecumenato e dunque il venir meno del significato primo di queste letture, il numero era stato notevolmente ridotto: i riti della famiglia normanna (Sarum, York, parigino, bracarense, domenicano, etc.) presentano solamente quattro letture, cioè Gen. 1-2, Ex. 14-15; Is. 4 e Is. 54-55; i riti di famiglia aquileiese, invece, ne hanno cinque, aggiungendovi Deut. 31; il rito ambrosiano ne ha sei (Gen. 1, Gen. 22, Ex. 13, Ex. 12, Is. 54, Is. 1). E si potrebbero elencare numerosi altri casi.

Nonostante la "mancanza di Sacra Scrittura" nelle celebrazioni sia un pretestuoso argomento spesso addotto dai novatori, questi non si fecero scrupoli - nell'opera generale di distruzione dell'ufficio del Sabato Santo - a stralciare la maggior parte delle profezie, riducendole a quattro: Gen. 1, Ex. 14, Isaia 4, Deut. 31. Persino il rito moderno di Paolo VI ha un numero maggiore di letture, restaurandone alcune antiche (Gen. 22, Baruch 3, Isaia 55) e inventandone alcune (Isaia 54, Ezechiele 36), con la soppressione di Isaia 4 e Deut. 31; lo stesso tuttavia indica come obbligatorie solo tre di queste letture, e per le più lunghe fornisce una versione accorciata.

Prophetologion greco del XII secolo, British Library, Add MS 11841, fol. 20v
Il Prophetologion era l'antico libro liturgico che conteneva le pericopi profetiche da proclamare
durante la liturgia; già nel Medioevo tale libro è scomparso, e i suoi brani sono stati inseriti nel Triodio,
nel Pentecostario e nei Minei. La Chiesa di Bulgaria ha continuato tuttavia ad usarlo fino a epoca recente.

Il rito bizantino invece prevede quindici letture; tale numero è impiegato pure per la vigilia delle Teofanie, mentre sono dodici le letture della vigilia di Natale. Tuttavia, non si tratta della stessa serie che si ripete, ma di gruppi piuttosto diversificati, al netto di alcune lezioni comuni; quelle delle ultime due occasioni poi, essendo d'introduzione più tardiva, sono più spiccatamente legate al tema della festa. A quanto possiamo dedurre dal Tipico della Grande Chiesa, si era giunti all'uso di proclamare solo sette letture abitualmente, e le restanti solo se vi fossero molti catecumeni e i battesimi si prolungassero. Mentre le chiese slave perpetuano la tradizione di proclamare tutte e quindici le pericopi, nelle parrocchie greche è purtroppo invalsa la malsana prassi di leggerne solo tre, peraltro le più lunghe, cioè Gen. 1, Giona 1-4 (l'intero libro di Giona) e Dan. 3, mentre le restanti sono lette dal clero durante le Ore minori o prima della funzione vigiliare.

L'ordine delle letture nei due riti presenta molti tratti di somiglianza, e in ambo i casi deriva quasi direttamente da quello gerosolimitano antico, i cui testi liturgici per il Sabato Santo ci sono tramandati in un manoscritto conservato presso la Biblioteca Patriarcale Armena di Gerusalemme; tale manoscritto indica dodici letture, quindi è probabile che tre siano state aggiunte solo in una seconda fase dello sviluppo del rito bizantino. Del fatto che un certo numero profezie venissero lette al Vespro del Sabato Santo ne dà testimonianza pure la Peregrinatio di Egeria, che è del IV secolo, e non è da dubitare che si trattasse proprio di questa serie. Egeria ci riferisce pure che queste profezie venivano lette dopo la cerimonia lucernale, caratteristica del Vespro dei primi secoli; e infatti nel rito bizantino esse vengono proclamate subito dopo l'ingresso con l'inno lucernale Φῶς ἱλαρὸν, e nel rito romano seguono immediatamente la benedizione diaconale del cero pasquale (Exultet), l'ultimo vestigio di rito lucernale nella tradizione dell'Urbe.

Mettiamo a confronto le serie di profezie del rito romano, del rito gerosolimitano antico e del rito bizantino:

ROMANO

Genesi 1
Genesi 5-8
Genesi 22
Es. 14 + Cant. di Mosè (Es. 15)
Isaia 55
Baruch 3
Ezechiele 37
Isaia 4 + Cant. (Is. 5)
Esodo 12
Giona 3
Deut. 31 + Cant. di Mosè (c. 32)
Dan. 3

AGHIOPOLITA

Genesi 1-3
Genesi 22
Esodo 12
Giona 1-4
Esodo 14-15
Isaia 60
Giobbe 38
2Re 2
Geremia 31
Giosuè 1
Ezechiele 37
Dan. 3 + Cant. dei Fanciulli

BIZANTINO

Genesi 1,1-13
Isaia 60
Esodo 12
Giona 1-4
Giosuè 5-6
Es. 14 + Cant. di Mosè (Es. 15)
Sofonia 3
3Re 17
Isaia 62
Genesi 22
Isaia 61
4Re 4
Isaia 63-64
Geremia 31
Dan. 3 + Cant. dei Fanciulli


Le liste, com'è naturale, hanno subito turbamenti d'ordine oppure accorciamenti delle letture più lunghe (i tre capitoli iniziali della Genesi sono ridotti a uno nel rito romano e ai primi tredici versetti del primo nel rito bizantino; della storia di Giona il rito romano conserva uno solo dei quattro capitoli). Dell'antica serie gerosolimitana, Geremia 31 (la previsione della Nuova Alleanza) è mantenuto solo dal rito bizantino, mentre Ezechiele 37 (relativo alla risurrezione finale dei corpi) solo dal rito romano; l'incipit di Giosuè, la conclusione di Giobbe e l'assunzione di Elia non sono ripresi da nessuno dei due riti. Il rito bizantino aggiunge un gran numero di letture proprie: Giosuè 5-6 (la prima Pasqua nella terra promessa dopo la cattività egiziana), Sofonia 3 (la maledizione dei giudei e il nuovo Israele), 3Re 17 (Elia fa risorgere il figlio della vedova), Isaia 62 (profezia della gloria di Dio), Isaia 61 (il Messia), 4Re 4 (miracoli di Eliseo), Isaia 63-64 (vendetta di Dio sulle nazioni); queste letture sembrano incentrate sul carattere pasquale della festività. Il rito romano aggiunge Genesi 5-8, cioè la storia di Noè (probabilmente in ragione dell'importanza catechetica? I tre principali avvenimenti della prima sezione della Genesi, i quali sono pure oggetto delle domeniche pre-quaresimali nel rito latino, sono così richiamati nelle prime tre letture); la "lettera di Geremia" riportata da Baruch 3, due letture da Isaia e una dal Deuteronomio; aggiunge pure due cantici (di cui il secondo preso da quello delle Lodi del sabato), ma omette quello dei Tre Fanciulli alla fine, che invece dall'aghiopolita passa direttamente al costantinopolitano. E' interessante notare però che nel rito romano Dan. 3 con il Cantico dei Fanciulli si trova a conclusione di tutte le serie di profezie dei sabati delle Tempora.

La tesi espressa da Andrea Ikonomou in Byzantine Rome and the Greek Popes (Lexington 2007), cioè che la liturgia vigiliare del Sabato Santo non facesse parte originariamente della tradizione romana ma fosse stata importata nel VII secolo sotto Papa Vitaliano da Costantinopoli, viene smentita, oltreché dalle attestazioni di una prima forma di Vigilia nel Sacramentario Gelasiano che è sicuramente precedente, da una serie di elementi constatabili da quanto sopra detto, che piuttosto evidenziano l'origine comune della prassi e dell'ordine delle profezie in quelle cantate nell'Antica Città di Gerusalemme, sviluppatasi poi in modo diverso tra Roma e Costantinopoli.

Venerdì Santo 2021

Feria VI in Parasceve
Ἁγία καὶ Mεγάλη Παρασκευὴ, τῶν Ἁγίων Παθῶν
Ст҃ый и Великїй Пѧтокъ, Ст҃ых Страстей
MMXXI

Affresco della Crocifissione, 1260,
Katholikòn del Monastero della Mavriotissa, Kastoria

Τῶν θεοκτόνων ὁ ἑσμός, Ἰουδαίων ἔθνος τὸ ἄνομον, πρὸς Πιλᾶτον ἐμμανῶς, ἀνακράζων ἔλεγε· Σταύρωσον, Χριστὸν τὸν ἀνεύθυνον. Βαραββᾶν δὲ μᾶλλον οὗτοι ᾐτήσαντο. Ἡμεῖς δὲ φθεγγόμεθα, Λῃστοῦ τοῦ εὐγνώμονος, τὴν φωνὴν πρὸς αὐτόν. Μνήσθητι καὶ ἡμῶν Σωτήρ, ἐν τῇ Βασιλείᾳ σου.

La turba dei deicidi, l'empio popolo dei Giudei, gridando forsennatamente diceva a Pilato: Crocifiggilo, Cristo l'innocente. Quelli piuttosto chiedevano Barabba. Noi invece rivolgiamo a Lui il grido del buon Ladrone: Ricordati pur di noi, o Salvatore, nel tuo Regno.

(III Stico delle Beatitudini del Mattutino della Santa Passione, detto "dei XII Vangeli")

Andrea Mantegna, Crocifissione, 1457-59, Musée du Louvre, Parigi

Crucem tuam adorámus, Dómine: et sanctam resurrectiónem tuam laudámus et glorificámus: ecce enim, propter lignum venit gaudium in univérso mundo. Deus misereátur nostri et benedícat nobis: Illúminet vultum suum super nos et misereátur nostri.


Adoriamo la tua Croce, o Signore: e lodiamo e glorifichiamo la tua santa Risurrezione: ecco infatti, per mezzo del legno venne la gioia in tutto il mondo. Iddio abbia misericordia di noi e ci benedica: Faccia risplendere il suo volto su di noi e abbia misericordia di noi.

(Antifona all'adorazione della Santa Croce durante la Liturgia dei Presantificati)

giovedì 29 aprile 2021

Giovedì Santo 2021

Feria V in Coena Domini
Ἁγία καὶ Mεγάλη Πέμπτη, τοῦ μυστικοῦ Δείπνου
Ст҃ый и Великїй Четвертокъ, Тайной Вечеры
MMXXI

Lavanda dei Piedi, 1310-20, Chiesa di S. Nicola Orfano, Tessalonica

Ὁ λεντίῳ ζωσάμενος, καὶ νίψας τοὺς πόδας τῶν Μαθητῶν, Χριστὲ ὁ Θεός, ἀπόπλυνον ἡμῶν, τῆς ψυχῆς τὸν λογισμόν, καὶ περίζωσον ἡμᾶς συνδέσμῳ πνευματικῷ, τοῦ ποιεῖν τὰς ἐντολάς σου, καὶ ὑμνεῖν τὴν σὴν ἀγαθότητα.

Tu che cinto di un panno lavasti i piedi dei Discepoli, o Cristo Dio, lava la facoltà razionale delle nostre anime, e cingici con un legame spirituale, per compiere i tuoi precetti, e inneggiare alla tua bontà.

(Stichiro idiomelo del Niptìr, ovvero la lavanda dei piedi)

Maestro del Libro di Casa, Ultima Cena, 1480 c.a, Gemaeldegalerie, Berlino

Judas mercátor péssimus ósculo pétiit Dóminum: ille ut agnus ínnocens non negávit Judæ ósculum: Denariórum número Christum Judǽis trádidit. Mélius illi erat, si natus non fuísset.
Denariórum número Christum Judǽis trádidit.

Giuda, pessimo mercante, chiese un bacio al Signore: egli quale agnello innocente non rifiutò un bacio a Giuda: per una somma di denari consegnò Cristo ai Giudei. Meglio sarebbe stato per lui se non fosse mai nato: per una somma di denari consegnò Cristo ai Giudei.

(IV Responsorio dell'Officio delle Tenebre del Giovedì Santo)

mercoledì 28 aprile 2021

La litania del "Christus factus est" all'Ufficio delle Tenebre

 Com'è noto, nel rito romano i Mattutini del Giovedì, del Venerdì e del Sabato Santo (celebrati ordinariamente nella notte di mercoledì, giovedì e venerdì) prendono il nome di Ufficio delle Tenebre, e presentano delle caratteristiche del tutto peculiari, quali l'essere cantati in un modo estremamente austero, che rimanda direttamente alla prassi dei primissimi secoli, prima dell'introduzione dell'ufficio strutturato, e cioè senza preghiere iniziali, invitatorio, inni e capitoli, ma iniziando direttamente della prima antifona del primo salmo, e omettendo le dossologie al fine dei salmi, introdotte da Papa san Damaso nel IV secolo; l'uso di un candelabro triangolare con quindici candele, le quali vengono spente una ad una al termine di ciascuno dei nove salmi dei notturni e dei cinque delle lodi, rappresentando i 12 Apostoli, la Maddalena e Maria di Cleofa che abbandonano Cristo; l'ultima, rappresentante la luce di Cristo che non tramonta, ma si nasconde entro la terra nei tre giorni passati nel sepolcro, viene mostrata ai fedeli e poi nascosta dietro l'altare durante il canto del Benedictus, mentre si spengono pure i candelieri dell'altare e le lampade della chiesa; infine, i particolari riti conclusivi che si svolgono in ginocchio nella completa oscurità. Questi ultimi sono la litania del Christus factus est, il Padre Nostro detto in segreto e prosternati a terra, il salmo 50 aliquantulum altius (il famoso Miserere di Allegri era stato composto proprio per questa circostanza), l'orazione speciale Respice quaesumus conclusa in silenzio, lo strepitus - cioè la rappresentazione simbolica del terremoto avvenuto all'ora della morte di Cristo, riprodotto sbattendo i libri sugli stalli del coro, oppure con raganelle - e infine il ritorno della candela nascosta sul candelabro, che rappresenta la nostra fede nella Risurrezione.

Il candelabro delle Tenebre a un'esecuzione (la foto è stata trovata su un social e la pagina non specificava se si trattasse di un'esecuzione liturgica o banalmente musicale come parrebbe; corrette le candele di cera gialla, che nella tradizione occidentale è propria degli uffici luttuosi).

A chi conosce il rito romano tridentino suonerà strano chiamare "litania" il Christus factus est, che nella forma in cui è presente nel Breviario di Pio V assomiglia piuttosto a un graduale, al cui testo (Christus factus est pro nobis obediens usque ad mortem) si aggiunge un ulteriore verso il Venerdì Santo (mortem autem crucis) e un ulteriore il Sabato (propter quod Deus exaltavit illum etc.); a guardare però i Breviari, anche di età moderna, di altri usi non romani (Pragense, Bracarense, Parigino, Sarum, solo per citarne alcuni; fa eccezione notevole il Lionese; si trova invece pure in quello domenicano [1]), ci si rende conto che la forma in cui è presente è una vera e propria litania. Tale si presenta pure nell'Antifonario di Hartker (scritto a S. Gallo verso l'anno 1000) e nell'Antifonario di Compiegne (780 circa), il più antico testimone dell'ufficio divino romano; ne dà testimonianza infine anche Guglielmo Durando nel suo Rationale divinorum officiorum, che descrive gli usi delle chiese d'Italia e di Francia all'altezza del XIII secolo [2]. Scomparve dall'uso della corte papale probabilmente durante le numerose semplificazioni e decadenze occorse durante la cattività avignonese, e come tale non è riportato dai libri liturgici tridentini, tuttavia è parte della più pura tradizione romana.

Forniamo di seguito il testo della versione romana, che si ritrova identica pure nel rito di Sarum e in altri varj usi:

Kyrie, eleison. Kyrie, eleison. Kyrie, eleison.
Dómine, miserére.
Christus Dóminus factus est oboediens usque ad mortem.

§ Al Giovedì e al Sabato Santi:

℣. Qui passúrus advenisti propter nos. ℟. Christe eleison.
℣. Qui expansis in cruce mánibus, traxisti omnia ad te sáecula. ℟. Christe eleison.
℣. Qui prophétice prompsisti: Ero mors tua, o mors. ℟. Christe eleison.

§ Al Venerdì Santo

℣. Agno miti basia cui lupus dedit venenósa. ℟. Christe eleison.
℣. Vita in ligno móritur: infernus et mors lugens spoliátur. ℟. Christe eleison.
℣. Te qui vincíri voluisti, nosque a mortis vínculis eripuisti. ℟. Christe eleison.

Kyrie eleison. Kyrie eleison. Kyrie eleison.
Dómine, miserére.
Christus Dóminus factus est oboediens usque ad mortem.
Al venerdì santo si aggiunge: Mortem autem crucis.
Al sabato santo si aggiunge: Propter quod et Deus exaltavit illum, et dedit illi nomen quod est super omne nomen.

Altre costumanze prevedevano l'aggiunta di alcuni altri versi, oppure della ripetizione solenne del Christus factus est a mo' di graduale alla fine della litania, come avveniva nell'uso strigoniense (l'uso della cattedrale di Ezstergom in Ungheria). Questa litania era anche detta Kyrie puerorum, poiché la ripetizione del Kyrie eleison era affidata in parecchi usi a dei pueri, cioè probabilmente gli studenti delle scuole cattedrali: si vedano per esempio le complesse disposizioni rituali della cattedrale di Praga, dove ogni verso della litania era affidata a un diverso gruppo di chierici, disposti quasi a formare una croce nella chiesa (i preti vicarii circa diversorium; i cantori viri dietro l'altare; i canonici nella cappella con le reliquie di S. Venceslao; i diaconi e i suddiaconi nella cappella con le reliquie di S. Sigismondo), e il Kyrie eleison spettava sempre a quello centrale dei pueri, cfr. il Breviarium Pragense impresso a Norimberga nel 1502, fol. 145v.

Esecuzione "concertistica" della litania secondo l'uso magiaro

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NOTE

[1] Il quale di fatto ci presenta uno stadio dell'uso particolare del rito romano dei canonici regolari agostiniani del XII secolo, che questi avevano introdotto pure in Spagna, dove lo conobbe S. Domenico, in seguito ai tentativi di soppressione del rito mozarabo portati avanti dall'empio re Alfonso VI di Castiglia al Sinodo di Braga del 1080.

[2] Cum kyrie eleison, et Domine miserere: quasi lamentabiliter cantatur... in quibusdam Ecclesiis tropis cantatis procidentes ad terram, dicunt in tenebris sub silentio: Miserere mei Deus, et collecta: Respice quesumus Domine... Postea fit cum manu vel alio quodanmodo sonitus ante lumini revelatione... - "Quando il Kyrie eleison e il Domine miserere sono stati cantati quasi in forma di lamentazione, in alcune chiese, cantati i tropari, ci si prostra terra e si dice nell'oscurità a tono basso: Miserere mei Deus, e la colletta: Repisce quesumus Domine; poi si fa con la mano o con altro strumento un certo rumore prima della rivelazione del lume". (Rationale, VI, 27-29). Il Kyrie eleison, come pure vedremo, è marcatore inconfondibile di una litania.

Il computo del Sacro Triduo

di Luca Farina

Ogni anno, in concomitanza con il sopraggiungere della Santa Pasqua, si parla spesso del Sacro Triduo. Ma cos'è il Triduo? Cercheremo di spiegarlo molto sinteticamente.

Triduo -la cosa è facilmente intuibile- è un periodo di tre giorni: ma come vanno contati? Secondo molti esso è l'insieme dei tre giorni precedenti la domenica di Pasqua: giovedì, venerdì e sabato. In realtà dobbiamo ricordarci che i primi Cristiani non computavano le giornate secondo il sistema attuale da mezzanotte a mezzanotte, ma contavano le giornate a vespere usque ad vesperem, riprendendo l'uso dagli Ebrei (non a caso la Genesi dice Et factum est vespere et mane per la cronologia della Creazione) e dai Romani, ed è questa la logica che sta dietro ai Primi Vespri di una festa.

Pertanto, i tre giorni vanno considerati in questo modo: dai Vespri del Giovedì Santo a quelli del Venerdì (1° giorno), da quelli del Venerdì a quelli del Sabato Santo (cioè la "Veglia" di Pasqua, 2° giorno) e dalla veglia ai Secondi Vespri di Pasqua (3° giorno).

Di questa scansione parla già Sant'Ambrogio nell'Epistola XXIII indirizzata ai Vescovi dell'Emilia: Cum igitur Triduum illud Sacrum in ebdomadam proxime concurrat ultimam, intra quod Triduum et passus est et quievit et resurrexit, de quo Triduo ait:”Solvite hoc templum et in triduo resuscitabo illud”, quid nobis potest molestiam dubitationis afferre? - Giacché infatti quel Santo Triduo ricorre in quell’ultima settimana - ed in quel triduo Egli patì, morì e risorse - del quale Egli disse:” Abbattete questo tempio, ed io lo ricostruirò in tre giorni”, da quale dubbio mai possiamo farci turbare?

È interessante notare alcune cose: 

1) la celebrazione della Messa in Coena Domini, tanto in Occidente quanto in Oriente, è una funzione vespertina. Questo però non significa che vada celebrata necessariamente in orario serotino, ma che contenga in sé i caratteri, almeno simbolici di quel momento (dunque la celebrazione romana contiene nella sua parte finale il Vespro, la celebrazione del rito ambrosiano avviene infra Vesperas, la celebrazione bizantina unisce il Vespro fino all'ingresso alla Liturgia di S. Basilio, etc.);

2) la celebrazione del Venerdì Santo (dico volontariamente così e non Messa dei Presantificati, poiché nel rito ambrosiano, ma anche nel rito bizantino, la celebrazione è del tutto differente, pur conservando carattere vespertino) è una funzione vespertina: alla morte del Signore ogni luce si oscura, scendono le tenebre. Come può non trattarsi di un Vespro?

3) La Veglia pasquale è una celebrazione vespertina: questo punto è molto interessante, e meriterebbe di essere trattato in modo assai più ampio. Basti ricordare, al momento, che le rubriche prevedono di preparare il fuoco con le pietre, sottintendendo di fare ciò per fruire dell’illuminazione prima del tramontare del sole. Inoltre, prima delle nefaste riforme pacelliane, alla celebrazione della Messa seguiva il canto immediato del Vespro, con regolare Magnificat; solo nel 1955 si introduce l’idea di una celebrazione notturna, a cui devono seguire le Laudi (senza Mattutino né Vespri), e si canta il Benedictus: ma questo è frutto della confusione tra la Veglia (= vigilia) e il Mattutino della Risurrezione, del resto scomparso dalla prassi cattolica da parecchi decenni (e letteralmente abolito dal citato Bugnini). Ugualmente, in Oriente al Vespro è unita la Liturgia di S. Basilio, che contiene la lettura di 15 profezie e il canto solenne dell'Ἀνάστα ὁ Θεὸς; mentre la celebrazione notturna della Risurrezione (dopo la mezzanotte) è il Mattutino Pasquale, eventualmente seguito dalla Liturgia del giorno di Pasqua.

Ecco perché le celebrazioni del Triduo (Coena Domini-Passione-Veglia-Messa del giorno) formano un corpus unico, una unica glorificazione del Salvatore morto e risorto per la nostra salvezza.

Mercoledì Santo 2021

Feria IV Majoris Hebdomadæ
Ἁγία καὶ Mεγάλη Τετάρτη
Ст҃аѧ и Велнкаѧ Среда

Notazione musicale del poema della monaca Cassiana.
Archivio della Staats und Stadtbibliotheke di Augusta (Augsburg).

Κύριε, ἡ ἐν πολλαῖς ἁμαρτίαις περιπεσοῦσα Γυνή, τὴν σὴν αἰσθομένη Θεότητα, μυροφόρου ἀναλαβοῦσα τάξιν, ὀδυρομένη μύρα σοι, πρὸ τοῦ ἐνταφιασμοῦ κομίζει. Οἴμοι! λέγουσα, ὅτι νύξ μοι, ὑπάρχει, οἶστρος ἀκολασίας, ζοφώδης τε καὶ ἀσέληνος, ἔρως τῆς ἁμαρτίας. Δέξαι μου τὰς πηγὰς τῶν δακρύων, ὁ νεφέλαις διεξάγων τῆς θαλάσσης τὸ ὕδωρ· κάμφθητί μοι πρὸς τοὺς στεναγμοὺς τῆς καρδίας, ὁ κλίνας τοὺς οὐρανούς, τῇ ἀφάτῳ σου κενώσει· καταφιλήσω τοὺς ἀχράντους σου πόδας, ἀποσμήξω τούτους δὲ πάλιν, τοῖς τῆς κεφαλῆς μου βοστρύχοις, ὧν ἐν τῷ Παραδείσῳ Εὔα τὸ δειλινόν, κρότον τοῖς ὠσὶν ἠχηθεῖσα, τῷ φόβῳ ἐκρύβη. Ἁμαρτιῶν μου τὰ πλήθη καὶ κριμάτων σου ἀβύσσους, τίς ἐξιχνιάσει ψυχοσῶστα Σωτήρ μου; Μή με τὴν σὴν δούλην παρίδῃς, ὁ ἀμέτρητον ἔχων τὸ ἔλεος.

O Signore, la Donna che era caduta in molti peccati, avvertita la tua Divinità, prendendo il ruolo di mirofora e spargendo miro su di te, ti unge prima della tua sepoltura. "Ahimè! - dice - Poiché la notte è per me stimolo di dissolutezza, oscura e senza luna, è amore pel peccato. Accetta le sorgenti delle mie lacrime, tu che con le nuvole conduci l'acqua del mare: piegati ai gemiti del mio cuore, tu che piegasti i cieli con la tua ineffabile incarnazione: bacerò i tuoi piedi immacolati, nuovamente li asciugherò coi capelli del mio capo, quei piedi il cui calpestio sentendo con le sue orecchie, Eva nel Paradiso si nascose per la paura. Chi può esaminare la moltitudine dei miei peccati e gli abissi dei tuoi giudizi, o salvatore delle anime, mio Salvatore? Non sdegnare me la tua serva, tu che possiedi misericordia incommensurabile.

(Poema della Monaca Cassiana per gli Apostichi delle Lodi del Mattutino "dello Sposo" del Grande e Santo Mercoledì)

Pietro Lorenzetti, Cattura di Cristo, 1311-19
Affreschi della Basilica Superiore di S. Francesco ad Assisi

 Circumdedérunt me viri mendáces: sine causa flagéllis cecidérunt me: Sed tu, Dómine defénsor, víndica me. Quóniam tribulátio próxima est, et non est qui ádjuvet.
 Sed tu, Dómine defénsor, víndica me.


Mi hanno circondato uomini ingannatori: senza motivo mi hanno percosso con verghe: ma tu, o Signore, mio difensore, fammi vendetta. Poiché si avvicina la tribolazione, e non v'è chi mi possa aiutare. Ma tu, o Signore, mio difensore, fammi vendetta.

(Terzo responsorio del Mattutino del Santo Mercoledì)

martedì 27 aprile 2021

Martedì Santo 2021

Feria III Majoris Hebdomadæ
Ἁγία καὶ μεγάλη Τρίτη
Ст҃ый и Велнкїй Вторникъ
MMXX


Ἡ ἁμαρτωλὸς ἔδραμε πρὸς τὸ μύρον πριάσασθαι, πολύτιμον μύρον, τοῦ μυρίσαι τὸν εὐεργέτην, καὶ τῷ μυρεψῷ ἐβόα· Δός μοι τὸ μύρον, ἵνα ἀλείψω κᾀγὼ τὸν ἐξαλείψαντά μου πάσας τὰς ἁμαρτίας.

La peccatrice corse a comprare il miro, miro preziosissimo, per ungere il suo benefattore, e al venditore di oli gridò: Dammi del miro, affinché pure io unga colui che ha cancellato ogni mio peccato.

(Doxastikòn delle Lodi al Mattutino "dello Sposo" del Grande e Santo Martedì)

Dieric Bouts, La cena in casa di Simone, 1440 circa

Vide, Dómine, et consídera, quóniam tríbulor: velóciter exáudi meDiscérne causam meam, Dómine: ab hómine iníquo et dolóso éripe me. Dum tribulárer, clamávi ad Dóminum de ventre ínferi, et exaudívit me. Dómine, vim pátior, respónde pro me: quia néscio quid dicam inimícis meis. Dixérunt ímpii: Opprimámus virum justum, quóniam contrárius est opéribus nostris.

Guarda, Signore, e considera quanto io patisco: ascoltami rapidamente. Giudica la mia causa, o Signore: liberami dall'uomo iniquo e peccatore. Nella tribolazione ho gridato al Signore dal profondo dell'inferno, e mi ha ascoltato. Signore, subisco violenza, rispondi per me: poiché non so che dire ai miei nemici. Dissero gli empi: Opprimiamo ingiustamente l'uomo giusto, poiché è contrario alle nostre opere.

(Antifone delle Lodi del Santo Martedì)