In tempi dove sembrano abbondare visioni, miracoli o profezie, proponiamo questa lunga lettera che San Macario di Optina (1788-1860) scrisse per mettere in guardia un fedele contro il pericolo del Prelest, l'inganno spirituale. Avevamo già trattato in precedenza questa tematica molto cara agli asceti Ortodossi che diffidano sempre dei frutti dell'immaginazione applicata alla preghiera. La lettera è una vera e propria catechesi sulla vita spirituale e l'orazione; contiene numerose citazioni da opere patristiche e dalla Filocalia, nessuna parola di San Macario è scritta senza che non abbia una radice nei Padri. E questo dovrebbe far riflettere sul valore che le parole - il "sì sì, no no" evangelico - dovrebbero avere e sul vero senso di nascondimento nella vita monastica. Abbiamo aggiunto dei brevi titoletti per permettere una lettura più agevole del testo, mentre i riferimenti delle citazioni sono prese dall'originale e potrebbero quindi differire nelle opere tradotte in Italiano.
Traditio Marciana.
Lettera 445 di
San Macario di Optina. Dalle lettere ai laici.
Altamente stimato nel Signore, N.N.,
ho ricevuto la vostra lettera, spedita nel Marzo di quest’anno e
sono davvero stupefatto che, non conoscendomi affatto, abbiate scelto
di descrivermi le vostre strane esperienze e di chiedere il mio
consiglio circa i vostri dubbi. Dovrei preferire, conoscendo di
essere fisicamente e spiritualmente debole, rifiutare di parlare di
cose per me difficili e alte. E stavo per rifiutare di rispondere
alle vostre domande ma, considerando la fede con la quale cercate
consiglio e sentendomi dispiaciuto della vostra situazione passata e
presente, che voi descrivete, ho osato rispondervi (dopo essermi
consigliato con i nostri padri, dal momento che è risaputo che Dio
ha posto parole di guida rette anche nella bocca delle bestie mute).
Cercherò di darvi alcuni passaggi rilevanti dell’insegnamento dei
Santi Padri e di rappresentare le azioni degli inganni del Nemico, in
modo da mettervi sull’avviso per non seguirli, benché in apparenza
assomiglino falsamente alla verità.
A proposito, voi stesso avete una volta menzionato i vostri sospetti
di esservi smarrito nelle reti del Nemico. Alla luce della conoscenza
dei Santi Padri dovreste vedere questo fatto ancora più chiaramente
e abbracciare la verità, allora, abbandonate le menzogne, seguire
cautamente la dottrina dei Santi Padri. Eccovi alcuni passaggi che ho
preparato per voi.
(Orgoglio e false visioni)
L’inganno spirituale, in accordo con Gregorio il Sinaita
(Filocalia parte 132; Filocalia Russa, volume
V) ha due radici dal lato umano: l’orgoglio e la vita
peccaminosa, a causa di queste ragioni un uomo è fatto zimbello dei
nemici spirituali. Dio permette questa tentazione in modo che l’uomo
ritorni in sé, faccia penitenza e se vuole cambi la sua vita.
Secondo la vostra lettera, concludo che la prima trappola
dell’inganno venne stesa nel 1853, nella città di T., quando vi
stavate rimettendo da una malattia: voi veniste visitato
dall’illusione che guardando le icone queste cambiassero, finché
un giorno anelli di rose staccatisi dalla icona di nostra Signora
entrarono nel vostro cuore, portando con sé la convinzione che vi
era concesso il perdono dei vostri peccati. Sull’autorità dei
Padri posso assicurarvi che, nel momento che accettaste questo come
vera rivelazione, cadeste nella rete del nemico. Tutto quello che
seguì fu semplicemente il risultato di questo evento.
Nessun demone può rappresentare la vera immagine di Cristo, così
come giustamente afferma Barsanufio il Grande nel suo libro, risposta
413, ma può ingannare ricreando la forma di un uomo normale. Questo
deve essere successo nelle vostre apparizioni di nostra Signora con
il Bambino e nelle altre riguardanti le icone.
S. Barsanufio dice nella stessa risposta 413, che il demonio è
incapace di evocare la Santa Croce perfino nei sogni degli uomini e
la Santa Chiesa proclama cantando: “Nella Tua Croce, o Signore, hai
dato un’arma sicura, una potente arma contro il nostro nemico che
rabbrividisce, trema e striscia via ferito da quell’orribile
vista”. Perciò, la vostra visione del Metropolita con il Vangelo e
la Croce in mano e l’esercito di diavoli che, stringendovi
la testa fecero il segno della croce con essa sul terreno ai suoi
piedi, non può essere nient’altro che una illusione, poiché
il nemico teme la croce. Ma Dio lasciò che il demonio prendesse
possesso della vostra mente e il demonio, mentre effettivamente
faceva altre figure, vi suggerì che fosse la Croce. Tutto questo
allo scopo di portarvi più confusione.
La stessa cosa si applica alla vostra illusione che qualcuno ripeta
dopo di voi le parole della vostra preghiera. Diverse storie dei
Padri (nel Sinassario) rendono piuttosto chiaro che il demonio non
può dire la Preghiera di Gesù, la quale ( in accordo con Giovanni
Climaco, La scala, gradino 21, § 7) è la più potente
arma contro di loro. Voi scrivete che ripetono le parole di questa
preghiera dopo di voi, comunque non è nient’altro che una
illusione: essi producono rumori indistinti suggerendovi che si
tratta delle parole della preghiera. Fanno questo per mostrarvi che
non la temono, ma non dovreste creder loro. In generale dovreste
sapere che i Padri insistono che forme, colori, luci, suoni e odori,
buoni e cattivi ecc.. sono illusioni demoniache (vedi S.Simeone il
Nuovo Teologo sul primo modo di preghiera; S. Pietro Damasceno sui
sette argomenti; Ss. Callisto e Ignazio cap.73 ecc.. n.d.e.).
(falsa gioia)
La seconda trappola d’illusione fu stesa quando, stanco
dei trucchi del demonio e correndo nella diligenza postale,
meditaste sul male della vostra vita e desideraste la riconciliazione
con tutti coloro che vi avevano offeso e con tutti coloro che si
erano mostrati ostili con voi. Improvvisamente sentiste un flusso di
dolce gioia nel vostro petto. Inesperto come siete, assumeste anche
questo per vero e non come illusione. Presto foste così impigliato
da questo tipo di tentazione da arrivare all’orlo della pazzia
(così come notaste voi stesso). Penso che Dio, nella Sua grande
misericordia, prevenne la vostra ragione dall’affondamento totale
perché vi eravate smarrito non volontariamente, ma per la vostra
inesperienza.
Nel suo settimo gradino,
Giovanni Climaco dice: “Rigetta con la tua mano destra, la mano
dell’umiltà, ogni flusso di gioia. Per paura, poiché ne sei
indegno, che questa gioia sia una tentazione e ti porti a confondere
il lupo con il pastore.” (La
Scala dell’ascesa divina,
gradino 7, § 57). La
qual cosa è successa a voi. Anche altre situazioni, inclusa
quella quando, meditando
un testo della Scrittura ( Il Signore è sempre di fronte a me:
perché è alla mia destra, non potrò vacillare. Ps 16:8) sentiste
un soffio sulla spalla destra seguito dalla gioia, significa la
stessa cosa, benché voi lo consideriate essere giusto secondo la
vostra opinione. L’Apostolo dice che la vera gioia è “frutto
dello Spirito” (Gal 5:22) da raggiungere solo vicino all’apice
del percorso, in pace, dopo che tutte la cattive abitudini e i
pensieri sono vinti, le passioni conquistate ed è raggiunta la
riconciliazione con Dio.
Quindi,
nella vostra condizione effettiva, non potete ricevere nessun flusso
di gioia spirituale. S. Giovanni Climaco dice: “Durante la
tentazione sentivo che questo lupo produceva nel mio spirito gioia
incomprensibile, lacrime e consolazione, ma ero davvero ingannato
(dal demone della fornicazione)
quando
così infantilmente pensai di aver frutto da questo e non male (
La scala, gradino
15,
§ 42)”.
(false illusioni e immaginazione)
Mentre
voi avanzate nella lettura dei Santi Padri e imparate qualcosa circa
la guerra invisibile, i nemici inventano più sottili forme di
inganni spirituali. Come dite tra le altre cose, voi spesso sentite
la presenza di Gesù Cristo nella vostra stanza; allora, ripieno di
gioioso timore, cadete al suolo ai suoi piedi. Le vostre descrizioni
mostrano che immaginate di vederlo come una forma fisica, presente
fisicamente nella vostra stanza. Se è così, è l’illusione più
pericolosa ed è pericoloso prostrasi ai piedi della vostra visione.
Poi
descrivete
le stesse visioni della presenza del vostro Angelo custode e dei
Santi che
pregate.
Attenzione
a credere a queste illusioni: San Paolo dice che Satana stesso si è
trasformato in un angelo di luce (2
Cor 11:14), naturalmente
allo scopo di tentare coloro che sono inesperti nella vita
spirituale. I Padri proibiscono rigorosamente ai novizi di porre
qualsiasi fede in queste illusioni senza una grande discussione con i
monaci esperti, ma è particolarmente pericolosa nella vostra
situazione.
S.
Gregorio Sinaita nel capitolo 7 (nella Filocalia)
dice: “Da parte tua, se stai coltivando in modo giusto la quiete,
aspirando a essere con Dio, e vedi qualcosa di
sensoriale o
di
noetico, dentro o fuori, che sia una immagine di Cristo o di un
angelo o di alcuni Santi, oppure immagini di vedere una luce nel tuo
intelletto e le dai una forma specifica, non
dovresti mai intrattenerti con essi. Perché l’intelletto stesso
possiede naturalmente un potere immaginativo e, per coloro che non lo
mantengono rigorosamente controllato, può facilmente produrre, a suo
stesso danno, qualsiasi forma e immagine voglia. In
questo modo il ricordo di cose buone o cattive possono
improvvisamente imprimere immagini sulla facoltà percettiva
dell’intelletto e così indurlo a intrattenere fantasie,
trasformando perciò colui
al quale succede
in un sognatore e non in
un
esicasta. Stai
attento, perciò, a non intrattenere o dare prontamente l’assenso a
qualsiasi cosa,anche se buona, prima di aver chiesto a coloro che
hanno esperienza spirituale e prima di aver indagato completamente,
così da non essere danneggiato. Sii sempre sospettoso di queste cose
e mantieni il tuo intelletto libero da colori, forme e immagini.
Perché è spesso accaduto che le cose mandate da Dio per provare la
nostra libera volontà, per vedere da che parte si inclina e agire
come stimolo ai nostri sforzi, abbiano
in effetti avuto cattive conseguenze. Perché
quando vediamo qualcosa, che sia con la mente o con i sensi – anche
se questa cosa viene da Dio – e prontamente ci intratteniamo con
essa senza consultare gli esperti in questa materia, siamo facilmente
ingannati o lo saremo in futuro a causa della nostra credulità. Un
novizio dovrebbe prestare stretta attenzione solo all’attività del
suo cuore, perché questo non porta a smarrirsi. Ogni altra cosa la
deve rigettare finché le passioni non saranno acquietate. Perché
Dio non rimprovera coloro che, per paura di essere ingannati, prima
di aver chiesto agli altri e avere fatto una indagine accurata,
prestano attenzione a loro stessi, anche se questo significa il
rifiuto a intrattenersi con quello che Lui manda loro. Piuttosto,
probabilmente loderà la loro prudenza” ( Filocalia,
traduzione russa, vol V).
Voi
affermate anche di vedere adesso, con gli occhi della fede, Nostro
Signore sedere alla destra del Padre. Non soffermatevi
nemmeno in questa illusione. La visione di questa gloria può essere
conferita solo a coloro che hanno conquistato tutte le passioni e
hanno raggiunto la purezza di cuore. Giovanni Climaco scrive: “Non
cercare la vista
prima che la tua ora di vedere sia venuta, ma lasciala avvicinare
spontanea, attratta dalla bontà della tua umiltà. Allora si fonderà
in te in tutta purezza, nei secoli dei secoli” ( La
Scala dell’Ascesa Divina,
gradino 7, discorso
68.§
58). Descrivendo
la prima forma della preghiera di Gesù, Simeone il Nuovo Teologo,
afferma
inequivocabilmente che visioni non vere portano l'uomo nelle trappole
del demonio. (Vedi Simeone il Nuovo Teologo,
Opere.
Vol.2).
Anche
Isacco il Siro nel secondo Discorso (p.14), descrivendo la seconda
forma, scrive: “La Grazia di Dio arriva da se stessa senza nessuno
sforzo ambizioso da parte nostra. Arriva solo ai cuori che sono
puri”. E ancora:”
Se la pupilla del tuo occhio fosse impura, non osare alzare lo
sguardo; non cercare di fissare la palla del sole, affinché la tua
temerarietà non ti privi anche della vista limitata acquisita
attraverso la semplice fede, l’umiltà, la penitenza e altri atti e
opere umili; affinché la tua temerarietà non sia punita e tu non
cada a capofitto nelle tenebre esteriori, come quelli che osarono
andare
allo sposalizio senza avere gli abiti per le nozze”.
(immaturità nella preghiera del cuore)
Fu
un errore per voi praticare la preghiera mentale e la preghiera del
cuore. Tutto questo è al di là della vostra forza, al di fuori
della vostra capacità, incompatibile con le vostre condizioni.
Queste pratiche richiedono la più severa purezza d’intenzione
verso Dio, gli uomini e perfino le cose. Oltretutto, come Simeone il
nuovo Teologo scrive sulla terza forma di preghiera (Simeone il Nuovo
Teologo, Opere.
Vol.
2. Omelia
68), è
necessario un maestro spirituale esperto. Per coronare il tutto, voi
siete minacciato da una calamità spirituale.
Il
grande asceta che praticò questa preghiera noetica, S. Gregorio il
Sinaita, scrive nel capitolo 7 della Filocalia:
” Non è come minimo strano che i novizi siano ingannati anche dopo
aver fatto grandi sforzi, perché questo è successo a molti che
hanno visto Dio, sia oggigiorno
che in passato. La consapevolezza di Dio, o preghiera noetica, è
superiore a tutte le altre attività. Davvero essere innamorati di
Dio è la virtù maggiore. Ma
una persona che sia sfacciata e senza vergogna nel suo approccio con
Dio e colui che sia iper
zelante
nei suoi sforzi di conversare con Lui in purezza e di possederlo
interiormente,
sarà facilmente distrutto dai demoni se avranno licenza di
attaccarlo, poiché nello sforzo avventato e presuntuoso di ottenere
ciò che è
al
di là delle proprie capacità effettive, diventa vittima della
propria superbia. Il
Signore, nella
Sua compassione, spesso ci previene dal soccombere alla tentazione,
quando vede che, troppo confidenti, aspiriamo di raggiungere quello
che è ancora al di là del nostro potere; perciò
in questo modo Egli dà ad ognuno di noi l’opportunità di scoprire
la propria presunzione e così di pentirsi di propria iniziativa
prima di rendersi bersaglio dei demoni od oggetto del ridicolo o
della pietà delle altre persone. È
questo il caso sopratutto quando proviamo a raggiungere questo
obiettivo con pazienza e contrizione; perché abbiamo bisogno di
molta tristezza e lamentazioni, di solitudine, privazione di tutte le
cose, difficoltà e umiltà, e – più importante di tutti questi
effetti meravigliosi – di guida e obbedienza; perché altrimenti
potremmo inconsapevolmente raccogliere spine invece di grano, fiele
invece di dolcezza, rovina invece della salvezza. Solo i forti e i
perfetti possono continuamente combattere soli
contro i demoni, maneggiando contro di loro la spada dello Spirito
che è la parola di Dio. I deboli e i novizi scampano dalla morte
rifugiandosi in volo, ritirandosi dalla battaglia reverentemente
e timorosamente, piuttosto
che rischiare la vita prematuramente” (Filocalia
nella traduzione Russa, Vol.V).
(falso calore durante la preghiera)
Un
altro punto della massima importanza è che siete stato ancora
molestato da Asmodeo, demone della lussuria (Tb. 3), questo ostacolo
è della massima importanza nelle nostre pratiche di preghiere
noetiche e del cuore, specialmente quando queste sono al di là delle
nostre abilità e capacità. Nella prefazione a Filoteo del Sinai,
Capitoli
spirituali,
è scritto: “Quanto facilmente la sensazione di calore causata
dalla preghiera può volgere nella lussuria sensuale,
infiammando il cuore cieco, riempendo la mente col fumo di immagini e
pensieri lascivi e causando la brama per il tocco della carne.”
Anche
S. Callisto il Patriarca afferma: “La prima cosa che inizia nel
corpo sono alcuni movimenti, come il prurito sotto la pelle, salgono
anche
dei
calori dai reni, come una cintura. Tutto ciò
deriva
dall’ascetismo naturale. Se qualcuno è orgoglioso di questo,
come se provenisse dalla grazia di Dio e non da ragioni naturali, è
sicuramente nell’illusione spirituale. Anche un altro calore arriva
dal cuore e, se la mente è immersa in pensieri carnali, allora è
una
illusione assoluta.”
A
causa di tutto ciò vi consiglio fortemente di fermare ogni pratica
di preghiera noetica. Piuttosto, leggete o recitate, sotto la
direzione del vostro confessore, salmi, canoni penitenziali, litanie
e quant’altro. Andate in chiesa il più frequentemente possibile;
vivete umilmente, in accordo con le ammonizioni della vostra
coscienza e prestando
attenzione
ai comandamenti di Nostro Signore. In altre parole conducete la vita
di un laico Cristiano normale e timorato di Dio.
(digiuni e vita spirituale impropri)
Voi
scrivete anche di aver da tempo abbandonato di mangiare carne. Dacché
nel vostro caso questa è un’altra occasione di orgoglio, non è
cosa
buona.
Leggete nella vita di Giovanni Climaco come egli sempre mangiò,
anche se solo poco, di tutto il cibo permesso dalla regola monastica
scalzando così la tromba dell’autostima (La
Scala, breve vita dell’Abate Giovanni,
Cap. VI). Vi consiglio anche, per l’amor di Dio, di mangiare carne
ogniqualvolta la vostra famiglia e gli uomini timorati di Dio la
mangiano: ovvero ogni giorno eccetto il Mercoledì e il Venerdì e i
giorni e le settimane segnati appositamente dalla Chiesa per i
digiuni; mangiate con moderazione, naturalmente, umiliando i
pensieri d’orgoglio che vi mandano false idee sulla santità –
che Dio ne scampi!
Non
incorriate in debiti al fine di aumentare la vostra carità! Niente
di questo tipo è menzionato in nessun libro raccomandato dalla
Chiesa perfino per le persone molto caritatevoli. Nell’Antico
Testamento leggiamo: “ Non trattenere il bene a
quelli ai
quali è dovuto, qualora è in tuo potere farlo” (Pb 3,27). Deve
anche considerare la situazione della sua stessa famiglia, in modo di
non portarla nelle difficoltà con una carità irragionevole e
dissennata. Anche Barsanufio il Grande, insiste nelle risposte 629 e
630 (veda anche 626-628) che perfino il ricco (per non dire della
gente comune) dovrebbe avere una discrezione particolare in materia
di carità, così da non esporsi a un duplice pericolo, sia interno
che esterno. Per
ora dovreste sospendere il vostro desiderio di essere monaco, finché
Dio non vi mostri quale sia il Suo volere. Più tardi, quando i
vostri bambini saranno ben sistemati e se vostra moglie consentirà
di entrare in un convento, voi dovrete provvedere a mantenerla. Nei
monasteri le monache vivono a spese proprie.
Fatevi
una regola di non parlare a nessuno se non al vostro confessore delle
vostre tentazioni. Adesso, circa il vostro ricevere la Sacra
Comunione ogni sei settimane, così come avete scritto di aver fatto
recentemente. Se
ciò è sotto la direzione del vostro confessore, continuate a fare
così. Ma se è una vostra scelta vi consiglierei di limitarvi di
prendere la comunione durante i digiuni: due volte alla Grande
Quaresima, una volta durante il digiuno dei Santi Pietro e Paolo e
della Dormizione e una volta o due durante il digiuno di Natale in
base alla vostra situazione. Questo eviterà che l’attenzione degli
altri si concentri su di voi a causa del vostro zelo eccessivo e vi
darà meno occasioni di orgoglio.
È
indubbiamente vostro dovere insegnare alla vostra famiglia di
camminare nel timor di Dio e istruirla nei modi della vita devota. Ma
non insegnate ad altri che non siano sotto il vostro potere,
altrimenti minereste il vostro stesso lavoro. E siate particolarmente
attento a evitare le discussioni, in queste non beneficerete nessuno,
ma potreste facilmente farvi del male.
Dovreste
ottenere la conoscenza necessaria alla vostra pietà dai libri
pertinenti alla vostra situazione e chiedendo a persone esperte. Non
osate iniziare una
cosa dubbia senza la rilevante testimonianza del Vangelo, degli
Apostoli e dei Santi Padri e anche chiedendo a persone d’esperienza;
dovreste scegliere cose ben note e pertinenti alla vostra età
spirituale, non quelle della più alta vita spirituale. Ci sono
determinati passaggi anche nella vita mondana: ricordatevi che non
siete giunto in un giorno alla vostra attuale posizione.
Alla
fine della vostra lettera dite che adesso, avendo abbandonato tutto
voi stesso – volontà, pensieri, cuore, spirito, corpo – a Dio,
siete ricolmo di un’inesprimibile sensazione di compassione verso i
vostri vicini. Ma gran parte della vostra lettera vi
contraddice
nettamente! In un punto menzionate quanto siate turbato dall’odio
per questa o quella persona; in un altro passaggio quanto ferocemente
trattiate i vostri subordinati e quale furia si impossessi di voi
quando li ammonite: dite anche che tali persone non possano
essere trattate diversamente.
Tutto
questo contraddice gli insegnamenti del Vangelo, che è la guida per
coloro che governano la loro vita in Dio, avendo davvero abbandonato
a Lui i loro corpi e il loro spirito. Poiché una cosa è ammonire in
spirito di gentilezza coloro che sbagliano e altra cosa è lasciarsi
dominare dalla furia, per qualsiasi ragione possa essere. Tutto
questo dimostra l’illusione della vostra opinione di aver
abbandonato corpo, spirito, cuore e volontà a Dio.
In
altre parole il vostro abbandono è nient’altro che un’altra
forma di sofisticata illusione spirituale, la quale vi incita nel
frenarvi dal mangiare carne essendo un laico, a dare in carità più
di quello che possiate permettervi, di prendere la comunione più
spesso degli altri e di tentare forme di preghiera del cuore o
noetica che sono al di là di voi e al di là della vostra situazione
presente.
(vera umiltà)
Perciò
dovreste benevolmente accettare il mio consiglio, è meglio per voi
conoscere la vostra debolezza e umiliarvi, scegliendo, invece di
un’alta e pericolosa strada, la ben più conosciuta e sicura via
della salvezza, che corrisponde anche al vostro status sociale, come
ho più volte menzionato sopra. Il Signore dice nel Vangelo: “Se
vuoi entrare nella vita, segui i comandamenti” (Mt 19:17).
I
santi Padri insegnano in conformità a questo. Così ad esempio,i Ss.
Callisto e Ignazio affermano in Filocalia, capitolo 73: “In merito
all’infallibile sentiero della salvezza circa il quale mi chiedete,
figlio mio, dovreste sapere che ci sono molte vie che portano alla
salvezza e molte conducono alla morte. La
vostra via
che conduce alla vita:
rispettare i comandamenti di Cristo. In questi comandamenti troverete
ogni forma di virtù, specialmente queste tre: umiltà, amore e
misericordia. Senza queste, nessuno vedrà il Signore (Eb 12:14).
Queste tre cose… sono armi invincibili che la Santa Trinità ci ha
dato contro il demonio… lasciate perciò che imbracciamo queste
armi, perché chi si cinge di esse è invincibile ai nemici”
(Filocalia
nella traduzione russa, Vol. V). E
San Giovanni Climaco asserisce al gradino 25: “L’umiltà è… la
sola virtù che i demoni non possono imitare” (La
Scala,
gradino 25,
§ 18). Circa
le qualità del vero amore,
S. Paolo scrive nella 1 Corinti come segue: “La carità soffre a
lungo, è
gentile; la carità non invidia; la carità non si vanta, non si
gonfia, non si comporta sconvenientemente,
non cerca il proprio interesse,
non si irrita facilmente, non pensa il male; non
gioisce dell’iniquità,
ma gioisce nella verità; tutto sopporta,
tutto
crede, tutto spera, sopporta tutte
le cose”(1
Cor 13 4-7); S.Efrem
aggiunge che l’amore non ricorda nessun male. La
misericordia menzionata dai Ss. Callisto e Ignazio non è solo la
carità formale, che S. Paolo nello stesso capitolo mostra non essere
perfetta: “E anche se dessi tutti i miei beni per nutrire i poveri
e pensassi di dare il mio corpo per essere bruciato, e non avessi la
carità, non avrei nessun profitto”(1
Cor 13 3). Ma
come Nilo di Sora ci insegna, la vera pratica della carità richiede
di accettare le sofferenze, le ingiustizie e la persecuzione. “Questa
carità dello spirito sta così alta rispetto a quella corporale
quanto lo spirito si eleva sulla carne”(S. Nilo di Sora, La
Vita a Skete).
Sull’umiltà, amore e carità, i Ss Callisto e Ignazio affermano
nello stesso capitolo 73: “ Consideriamo questo triplice filo che
la Santa Trinità ha filato e attorcigliato assieme come qualcosa che
è sia uno che trino. Sono
tre nel nome, o se preferite come entità sussistenti, ma sono uno in
potenza e operazione, uno nella loro prossimità a Dio, nel loro
gravitare verso di Lui e nella loro affinità con Esso.” (Filocalia
traduzione
Russa, Vol.V).
(discernimento degli impulsi)
Vi
dirò qualcosa in più sugli apparenti buoni impulsi. Voi
erroneamente assumete che il demonio non possa mostrarsi
sotto le apparenze di impulsi buoni e forti, ma gli insegnamenti dei
Santi Padri mostrano l’opposto. Isacco il Siro scrive nel Capitolo
33: “ Un desiderio, buono sotto tutte le apparenze, arriva dal
demonio e non da Dio ogni volta che non si accorda con le condizioni
dell’uomo – interne ed esterne; può dunque non portare il bene,
non importa quanti sforzi si profondano in ciò.” (Isacco il Siro,
Discorsi
spirituali e ascetici).
Questo accade per la ragione che, quando il demonio suggerisce che
l’uomo dovrebbe sforzarsi su qualcosa che sembra buono, questa cosa
è irraggiungibile (o
prematura
o al di là delle sue forze), essendo l’obiettivo del demonio di
indurre l’uomo a spendersi alla ricerca di illusioni, di modo che,
mancando il suo reale obiettivo, esso debba vivere col cuore in
agonia e lo spirito afflitto e tutto ciò
per
una illusione, per un nulla. A volte il demonio può usare le
presunte buone intenzioni per stringere la rete della più dannosa
delusione spirituale (idem).
S.
Gregorio Sinaita nella Filocalia, capitolo 7, chiaramente definisce
questo impulso “quello di Satana” (Filocalia
russa, Vol. V)
e
San Giovanni Climaco nel gradino 26
li “disprezza” (La
Scala,
gradino 26, §
121). Questo
perché, essendo l’uomo in questa condizione di autostima e di
‘guida di sé stesso’ , è spesso portato ad ignorare la guida
dei direttori esperti che cercano di mantenerlo sulla via della
salvezza e salvarlo da estremi pericolosi. Perciò i Padri
testimoniano il
pericolo di mirare prematuramente troppo in alto e,
dopo essersi
sforzati
verso un bene apparente, puntare
abbattuti all’abisso,
essendo queste tutte trappole escogitate dall’astuzia del demonio.
(penitenza e umiltà)
Dopo
tutte le parole che io, un peccatore, vi ho rivolto rispondendo alla
vostra lettera, devo aggiungere che, come dice Isacco il Siro,
abbiamo bisogno di penitenza fino alla nostra morte, sia coloro che
son giusti sia gli ingiusti, poiché non c’è nessuna perfezione in
questo mondo. (Isacco il Siro. Discorsi
ascetici e spirituali,
Discorso 71). Le caratteristiche
principali del pentimento sincero sono il non condannare le persone e
il controllare la propria rabbia. S. Giovanni Climaco dice nel
gradino 8 che la conversione richiede grande umiltà e l’ira è il
segno di ogni tipo di presunzione (La
Scala dell’ascesa divina,
gradino 8,
§ 12). La
persona che condanna gli altri è chiamata da Nostro Signore nel
Santo Vangelo un ipocrita che non può notare la trave dei suoi
stessi peccati e delle
sue mancanze
nel suo stesso occhio e prova a togliere la pagliuzza dall’occhio
del vicino (Mt 7:5).
Sia
la penitenza che il seguire i comandamenti di Dio iniziano dalla
pazienza nelle avversità che accadono, come dice San Pietro
Damasceno (Opere); e Nostro Signore dice nel Santo Vangelo: con la vostra
pazienza possederete il vostro spirito (Lc 21:19). Non potete
ottenere questa pazienza senza l’umiltà e l’autocondanna che
consiste nell’accusare se stessi e non gli altri.
Non
sentitevi arrabbiato dalle mie conclusioni: benché percepisca in voi
il sincero desiderio di essere più vicino a Dio, non posso sbagliare
nel vedere chiaramente quanto malato sia il vostro spirito. La
miglior medicina per l’anima, così come per il corpo, dovrebbe
esser scelta considerando le radici della malattia. Ho menzionato
sopra le parole di S. Gregorio Sinaita che l’orgoglio e la vita
peccaminosa rendono l’uomo lo zimbello dei nemici spirituali
(Filocalia
traduzione
russa,
volume V).
Perciò
la miglior medicina è l’umiltà e la vita secondo i comandamenti
di Dio ma non qualcosa di sofisticato che può portarvi alla estrema
illusione incluso una malattia mentale.
Le
parole non possono descrivere o spiegare la vera umiltà, ma i Santi
Padri ne
menzionano
il segno: una persona umile che si sforza duramente di vivere i
precetti di nostro Signore, credendo di essere il peggiore e il più
peccatore degli uomini. Perciò abbiate ogni cura di raggiungere
l’umiltà, ricordando i vostri peccati e avendo avvertenza di non
pensare bene di voi stesso e
di non
lasciar spazio al pensiero di essere un po’ meglio degli altri.
La
grande forza dell’umiltà è
spiegata
da nostro Signore a S.Antonio il Grande. Quando
S. Antonio vide dispiegate le insidie del diavolo, sospirò e pianse
rivolto a Dio: “Chi può evitarle?” E Dio rispose “L’umiltà
le evita. Queste nemmeno la toccano” (Abba Doroteo, Discorsi
spirituali e detti,
Discorso 2; Apoftegmi
dei Padri,
Capitolo 15, §
3; Storie
memorabili. Su Padre Antonio
§
7).
Anche
S. Isacco il Siro nel Discorso 46 dice quanto segue: “L’umiltà,
anche senza opere, guadagna il perdono per molte colpe ma, senza di
essa, le opere non sono di profitto e piuttosto preparano per noi
grandi mali. Possa l’umiltà far perdonare i vostri peccati. Se
abbiamo l’umiltà diventiamo figli di Dio e senza opere ci conduce
a Dio, ma senza di essa tutte le nostre opere, virtù e azioni sono
un nulla.” (S.Isacco il Siro. Discorsi
ascetici).
Possa
il nostro misericordioso Signore, che disse “prendete il mio giogo
su di voi perché sono mite e umile di cuore, e troverete pace nelle
vostre anime” (Mt 11:29), donarvi la mente limpida per seguire le
sua vera via di salvezza. Continuate
a pregare il nostro buon Signore e vi
auguro
sinceramente la salute e la salvezza,
il
vostro
Igumeno
Macario, peccatore
Marzo,
1856