martedì 26 settembre 2017

Sul segno della Croce

Cristo benedicente (mosaico ravennate)

Noto stupore, confusione, persino maldicenze, quando la gente vede che solgo segnarmi con tre dita unite ("come fanno gli ortodossi", dicono loro, come pretesto per accusare chicchessia di scisma). Al di là del fatto che anche i Cattolici Orientali si segnano in questo modo, dimostro qui che storicamente anche in ambiente romano il segno di croce si faceva con tre dita unite e toccando prima la spalla destra.

Scrive Papa Innocenzo III (Pont. 1198-1216) nel suo De sacro altaris mysterio (II, 45):

Il segno della croce deve essere fatto con tre dita, poiché si fa con l'invocazione della Santissima Trinità. Il modo deve essere dall'alto al basso e da destra a sinistra, perché Cristo è sceso dal Cielo sulla terra ed è passato dai giudei (destra) ai gentili (sinistra).
Poco più avanti aggiunge:
Vi sono alcuni, in questo momento, che fanno il segno della croce da sinistra verso destra, a significare che dalla miseria (sinistra) possiamo giungere alla gloria (destra), così come è successo con Cristo nel salire al Cielo. Alcuni sacerdoti fanno in questo modo e le persone cercano di imitarli.

Quest'ultimo uso, di stampo gallicano, si diffuse a partire dal XIII secolo, quando i fedeli iniziarono a imitare il modo in cui il sacerdote dà la benedizione (riproducendolo specularmente, dunque, e non seguendolo visivamente).
Papa Innocenzo III non fa menzione di un segno di croce con cinque dita, ma è probabile che nella sua epoca fosse già stata introdotta in ambito gallicano questa pratica, soprattutto per ignoranza anche del clero, contro la quale il Papa volle combattere con questo scritto.
Il segno di croce con la mano aperta a cinque dita compare per la prima volta in un documento ufficiale nelle rubriche del Missale Romanum di S. Pio V (1570), sul quale però non ci si sofferma, la qual cosa ci fa intuire che in quei trecento anni l'usanza, anziché venire combattuta, si diffuse fino a diventare pratica comune. La simbologia delle cinque piaghe è assai tardiva rispetto a queste date.

Ora, se a partire almeno dal XVI secolo quest'usanza è legittimamente diffusa e codificata, nulla mi dovrebbe vietare (anzi!) di tenere in auge una pratica più antica, simbolicamente più ricca, legittimata da Sommi Pontefici e di origine sicuramente apostolica. Accuse di "cripto-ortodossia", al di là del fatto che (ripeto) è un uso dei Cattolici Orientali pienamente in comunione con Roma, si rivelano dunque non solo del tutto infondate, ma finanche pretestuose. Del resto, come dice san Girolamo, “molti cadono in errore perché non conoscono la storia” (In Matthaeum I, 2,22).

6 commenti:

  1. Alcuni commenti postati a questo articolo sono stati eliminati perché non relati ad esso, quanto piuttosto a polemiche personali vagamente inerenti, per le quali questo non è lo spazio adatto.

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    1. A tale proposito, preciso che nell'articolo si parla unicamente di pietà individuale e non di liturgia (dove il discorso sarebbe troppo ampio e dovrebbe comprendere altre e diverse fonti).

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    2. La questione del Signum Crucis durante le funzioni liturgiche nel rito romano è in realtà molto semplice. Il Ritus servandus in celebratione Missae prescrive: "[...]vertit ad se palmam manus dextræ, et omnibus illius digitis junctis, et extensis, a fronte ad pectus, et ab humero sinistro ad dextrum, signum Crucis format".
      La rubrica è, ovviamente dato il contesto, riferita al sacerdote, ma vincola anche i fedeli.
      Poi per devozioni private fuori da celebrazioni liturgiche, nulla vieta che si segua la tradizione bizantina.

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    3. Infatti, nell'articolo con le parole "nelle rubriche del Missale Romanum di S. Pio V" intendevo proprio questo.
      Che però vincola solo il sacerdote e i leviti, perché l'atteggiamento del popolo non è normato da alcuna legge liturgica.

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  2. A scanso di altri commenti equivoci, l'articolo dimostra come l'uso di segnarsi alla bizantina non sia un segno di scisma.
    Le considerazioni liturgiche sull'opportunità o meno di farlo durante la S. Messa, che stanno profondendosi nei commenti (pubblicati o meno), sono escluse dalla trattazione presente.

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  3. A quanto pare, siccome non è chiaro ciò che ho scritto precedentemente, riporto l'opinione di un sacerdote tradizionalista, teologo e liturgista, il quale informa che segnarsi alla bizantina non è un abuso, e tantomeno se lo fa un chierichetto, perchè quest'ultimo non è interessato da tale rubrica. Tutt'al più può essere opportuno, per rispettare la romanità, di fare viceversa; ma per lo stesso motivo non si dovrebbe suonare il campanello alla piccola elevazione nè al Domine non sum dignus. Ma sono usanze, francesismi dicono, non certo abusi.
    Detto ciò, sarebbe interessante capire se certa gente va a Messa per adorare NSGC o guardare le dita dei presenti...

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