domenica 14 gennaio 2018

Resoconto della Messa in suffragio del card. Cafarra

Dagli amici di Trieste

Il 21 dicembre è stata celebrata, secondo la forma straordinaria, presso la chiesa della B. V. del Soccorso una Santa Messa in suffragio dell’anima del Cardinale Carlo Caffarra.
Il rito è stato celebrato da don Paolo Rakic ed accompagnato con la Messa da Requiem di Perosi , cantata dal coro “Alabarda” con all’organo il M° Cossi.
Molti i fedeli presenti che con partecipazione e devozione hanno pregato per il defunto Cardinale.
Don Rakic, al termine della cerimonia, ha raccontato come l’estate scorsa sia stato proposto di invitare il Cardinale in questa chiesa; la sua salita al Cielo il passato 6 settembre ha colto di sorpresa tutti ed allora lo si è voluto accogliere almeno spiritualmente.
Il Cardinale fu uno dei più grandi studiosi sul matrimonio e la famiglia ed il suo impegno e dedizione a questi temi sono stati molto ben ricordati nell’orazione funebre tenuta da don Samuele Cecotti, che ha enunciato diverse sue opere di misericordia, sottolineando anche come gli stessi presenti, secondo la definizione classica della Chiesa, pregando per il defunto Cardinale, stessero realizzando quella settima opera di misericordia spirituale che dice proprio di pregare per i vivi  e per i morti.
Il Cardinal Caffarra ha costantemente ricordato a tutti la santità del matrimonio così come da sempre insegnato da Santa Madre Chiesa. Ha ammonito i peccatori con quella dolcezza unita a fermezza che è propria dei Santi; ha ricordato la gravità del peccato senza per questo abbandonare i peccatori, ma offrendo loro quella mano di salvezza che sta proprio nel dire loro la verità.
Ordinato a 23 anni nel 1961, Caffarra fu il primo ad affrontare alcune spinose tematiche bioetiche e forse tra i primi ad affrontare in ambito teologico le questioni di ingegneria genetica.
Paolo VI nel 1974 lo nominò membro della Commissione teologica Internazionale e nel 1980 San Giovanni Paolo II lo volle come esperto al Sinodo dei Vescovi sul matrimonio e la famiglia, per dargli l’anno successivo il mandato di fondare il Pontificio Istituto degli Studi sul matrimonio e la famiglia; nel 1988 ha fondato a Washington la sezione americana dell’Istituto sulla famiglia. Nel 2006 Papa Benedetto XVI lo crea Cardinale e nel 2014 e 2015 è padre sinodale nei due sinodi sulla famiglia ed è protagonista del dibattito teologico e morale nella discussione che è seguita.
Nel 1983 Caffarra ha scritto una lettera a Lucia di Fatima in merito al neonato Pontificio Istituto; teologo di grande fama, ma senza grande esperienza di “governo”, era intimorito da questo suo importante ruolo di guida dell’Istituto, che riguardava l’intera Chiesa universale; scrisse a Suor Lucia chiedendo preghiere e lei rispose in tempi brevissimi, nonostante il complesso meccanismo di dialogo, poiché era vietato potersi rivolgere direttamente a lei, ma lo si poteva fare solo attraverso il Vescovo di Fatima; la veggente nella lettera di risposta conferma che lo scontro finale tra il Signore ed il regno di Satana sarà sulla famiglia ed il matrimonio, concludendo che comunque la Madonna al serpente ha già schiacciato la testa.
In un’Intervista di maggio 2017 Caffarra ha dichiarato che le parole di Suor Lucia si stanno adempiendo, denunciando due eventi terribili: la legittimazione dell’aborto, diventato diritto soggettivo della donna ed il tentativo di equiparare il rapporto omosessuale al matrimonio. “Satana sta tentando di minacciare e distruggere i due pilastri, - ha detto il Cardinal Caffarra - in modo da poter forgiare un’altra creazione. Come se stesse provocando il Signore, dicendo a Lui: “Farò un’altra creazione, e l’uomo e la donna diranno: qui ci piace molto di più”.
Sempre sul matrimonio,il Cardinal Caffarra ha ricordato che esistono norme morali assolute, valide sempre e senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi, che non è mai ed a nessuno lecito trasgredire e che nessuna autorità può modificare; ha ricordato ancora che l’adulterio è grave offesa alla giustizia e violazione della legge di Dio e mai ed in nessun caso può essere lecito, come mai ed in nessun caso unioni adulterine possono essere legittimate, anzi: la convivenza more uxorio in un rapporto adulterino costituisce grave stato di peccato; ed ancora che il peccato è inconciliabile con la grazia e che mai ed in nessun caso una vita di grazia è compatibile con una condotta peccaminosa.
La grazia distrutta con il peccato si riacquista con il sacramento della penitenza, per accostarsi al quale è però necessario il pentimento ed il proposito di non peccare, incompatibili con la volontà di permanere nello stato di peccato in cui ci si confessa.
Al termine della celebrazione diversi fedeli si sono trattenuti per ringraziare don Paolo e don Samuele, tra questi il consigliere Salvatore Porro, don Roberto de Paolis della Prelatura dell’Opus Dei e il M° Vladimir Matesic organista titolare della cattedrale felsinea (che ha anche portato i saluti del Primicerio del capitolo cattedrale di Bologna). Il presidente del Consiglio comunale Marco Gabrielli, impossibilitato ad essere presente, ha telefonato per dare la propria adesione morale. Nei giorni precedenti molti Sacerdoti, diocesani e religiosi, di diverse parti d’Italia (ma anche dall’Austria e dalla Germania), tra cui un Vescovo emerito, avuta notizia dell’iniziativa, avevano comunicato la loro adesione orante.

La Messa di suffragio per Caffarra ha rappresentato un profondo momento di preghiera e di riflessione per Trieste.







sabato 13 gennaio 2018

Ricordiamo il pellegrinaggio a S. Grisostomo del 27 gennaio

A due settimane dall'evento, ricordiamo a tutti i lettori che la direzione di Traditio Marciana ha organizzato per sabato 27 gennaio un pellegrinaggio alla Chiesa di S. Giovanni Crisostomo di Venezia.

Tutte le informazioni si possono trovare nel post precedente.

Le funzioni in chiesa avranno inizio alle ore 11 con il S. Rosario e le Litanie alla Madonna delle Grazie, e proseguiranno con la S. Messa cantata, terminando con la venerazione delle reliquie di S. Giovanni Crisostomo.
La Compagnia di S. Antonio peregrinerà a piedi fino alla chiesa, con labari e stendardi, partendo alle 10.30 dalla Stazione Ferroviaria di Venezia S. Lucia.

venerdì 12 gennaio 2018

Omelia di San Giovanni Crisostomo per il Battesimo di Cristo

Il 13 gennaio, giorno ottavo della festa della Santa Epifania, la Chiesa Cattolica commemora specialmente il Battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo nel fiume Giordano, mediante il quale il Redentore volle lavare i peccati della sua Chiesa e istituire il gran sacramento della Salvezza. Il mistero del Battesimo, che fa parte dei tre misteri dell'Epifania, è stato ricordato in questa Ottava nei primi due responsori dell'ufficio notturno, ma solo in questo giorno esso assume la predominanza nelle officiature, essendovi dedicate particolarmente l'Orazione e il Vangelo (S. Giovanni I,29-34).
Di seguito riportiamo una delle omelie pronunciate da S. Giovanni Crisostomo (344-407), vescovo di Costantinopoli e Dottore della Chiesa, per la festa delle Sante Teofanie, incentrata proprio sul Battesimo di Nostro Signore.

1. Oggi, voi tutti siete nella gioia, soltanto io sono triste. In realtà, quando volgo lo sguardo verso l’oceano spirituale, contemplando gli immensi tesori della Chiesa, e poi penso che finita questa solennità, la gente se ne andrà via per i fatti propri, provo un dolore che mi lacera, un’angoscia che mi opprime, perché la Chiesa, madre affettuosa e feconda, non può avere la gioia di vedere numerosi i suoi figli in tutte le assemblee, ma solo nei giorni delle grandi feste. E tuttavia, che grande motivo di gioia spirituale! Che letizia per noi! Che gloria per Dio! Che beneficio per le anime! Se ad ogni incontro vedessimo il tempio così pieno! I marinai e piloti si danno da fare per attraversare le onde e rientrare in porto, noi, al contrario, lottiamo per non lasciare il mare aperto e, sempre travolti dai flutti degli affari mondani, per stare continuamente nei luoghi pubblici e davanti ai tribunali, e facciamo la nostra comparsa qui a mala pena una volta o due all’anno.

Non sapete dunque che Dio ha costruito le chiese nelle città come porti sul mare, affinché coloro che in essa verranno a mettersi al riparo dalle tempeste della vita, vi trovino la piena tranquillità. Qui, infatti, non avete nulla da temere: né la furia delle onde, né le incursioni dei pirati o gli attacchi dei banditi, e neppure la violenza di venti o le sorprese degli animali selvatici. È un porto al riparo da ogni male, porto spirituale delle anime. Voi mi siete testimoni della verità di queste parole. Se qualcuno di voi, infatti, in questo momento interroga la propria coscienza, troverà una grande pace interiore. Non rabbia che lo turbi, non avidità che lo bruci, non invidia che lo divori; l’arroganza non lo gonfia, l’amore della vanagloria non lo corrompe; ma tutti questi mostri si acquietano subito non appena le sante Scritture, simili ad un incanto divino, giungendo attraverso la  lettura alle orecchie di ciascuno, sono penetrate nell’anima ed avranno calmato quei movimenti contrari alla ragione. Davvero sfortunati coloro che, pur avendo la possibilità di acquisire una tale santità di comportamento, non si premurano a frequentare assiduamente la chiesa, nostra madre comune! Potete indicarmi una occupazione più fruttuosa, un incontro più utile? Che vi impedisce di venire qui con noi? Mi addurrete la povertà come ostacolo che vi tiene lontani da questa bella assemblea: ma è solo un vano pretesto. Ci sono sette giorni nella settimana, Dio li ha condivisi con noi e lui non si è riservata la parte maggiore, lasciando a noi la più piccola; e neppure ha fatto le parti uguali, prendendo tre giorni per lui e lasciandocene tre, ma ci ha dato sei giorni e per sé ne ha riservato soltanto uno; e voi in quel giorno non vi degnate nemmeno di astenervi del tutto dalle cose terrene; ma simili a quelli che rubano il tesoro sacro, rapinate questo giorno santo usandolo per le ordinarie occupazioni, presi dall’interesse della vita materiale, abusate di quegli istanti che dovrebbero essere dedicati alle cose spirituali.

Ma perché parlare di un giorno intero? Imitate quello che fece la vedova nella sua elemosina. Diede solo due oboli (Marco 12,42 ss.), e ricevette da Dio una grazia abbondante. Date, anche voi, due ore soltanto a Dio, e raccoglierete per la vostra casa il guadagno di molti giorni. Se avete in disprezzo le mie parole e non volete rinunciare neppure per un istante ai profitti terreni,  badate che non perdiate il frutto di tutti gli anni precedenti. Dio, infatti, usa punire il disprezzo verso di lui facendo disperdere le ricchezze ammassate. Questa minaccia rivolgeva ai Giudei che trascuravano di andare al tempio: Avete ammassato ricchezze nelle vostre case e il mio soffio le ha disperse, dice il Signore (Aggeo, 1,9). Se venite in chiesa solo una o due volte all’anno, vi chiedo, come vi si potrà istruire sulle cose necessarie alla salvezza, come la natura dell’anima e di quella del corpo, l’immortalità, il regno dei cieli, le pene dell’inferno, la misericordia di Dio e la sua bontà, il battesimo, la penitenza e il perdono dei peccati, le creature celesti e terrestri, la natura degli uomini e quella degli angeli, la malvagità dei demoni e le meno per sentimento di devozione che per residuo d’abitudine e in occasione della solennità; perché è proprio a stento se i fedeli che frequentano assiduamente le nostre assemblee arrivano ad imparare ciò che è necessario sapere. Molte persone qui hanno servi e figli. Bene! Quando volete farli istruire, li affidate a maestri che avete scelto per loro, li mandate lontano da voi, date loro vestiti, cibo e tutto ciò di cui hanno bisogno, poi li mandate a vivere con i loro maestri e non lasciate che ritornino a casa, in modo che, attraverso l’assiduità della frequenza, essi profittino meglio, e nessuna preoccupazione, nessuna occupazione estranea ai loro studi li distraggano; e quando si tratta di imparare per voi non una scienza comune, ma la più grande delle scienze, la scienza di piacere a Dio e di acquistare i beni celesti, voi credete che sia sufficiente occuparvene una o due volte per caso? Che assurdità! Avete dubbi sul fatto che questa sia una scienza che richiede molta attenzione? Ascoltate: Imparate da me, dice il Signore, che sono mite e umile di cuore (Matteo 11,29). Altrove, il profeta  dice: Venite, figli miei, ascoltatemi, vi insegnerò il timore del Signore (Salmo 33,12). E ancora: fate attenzione e vedrete che io sono il Dio vero (Salmo 45,11). È necessaria quindi una grande applicazione a chi vuole imparare la scienza delle cose spirituali.

2. Ma non spendiamo tutto il tempo a biasimare coloro che sono soliti essere assenti; ce n’è più che a sufficienza per correggere la loro negligenza; diciamo piuttosto qualcosa sulla solennità di questo giorno. Molti invero celebrano le feste e conoscono le loro denominazioni, ma non conoscono la storia, né la causa  per cui esse sono state stabilite.

Così, nessuno ignora che la festa di questo giorno si chiama Teofania, o manifestazione, ma qual è questa manifestazione? Ce n’è una o ce ne sono due? Fatto che non si sa abbastanza bene, e cosa vergognosa non meno che ridicola, ogni anno si celebra e non se ne conosce il motivo. Occorre iniziare, dunque, col farvi sapere che non c’è una sola manifestazione, bensì due: la prima è quella che noi oggi celebriamo, l’altra non è ancora venuta e dovrà verificarsi con fulgore alla fine dei secoli. Nella Lettera che oggi avete ascoltato di san Paolo a Tito, egli parla di entrambe. Riguardo a quella che celebriamo oggi, dice: La grazia di Dio nostro Salvatore si è manifestata a tutti gli uomini e ci ha insegnato che, rinunciando all’empietà e alle passioni mondane, dobbiamo vivere nel nostro tempo, con temperanza, giustizia e pietà.  —  Ciò che dice dopo si riferisce a quella futura: Restando sempre nell’attesa della sperata beatitudine e della gloriosa venuta del grande Dio nostro e Salvatore Gesù Cristo (Tito 2,11-13). Ed è proprio in quest’ultimo senso che il profeta ha detto: Il sole si muterà in tenebre, e la luna in sangue; prima che giunga il giorno del Signore, giorno grande e glorioso (Gioele 2,31).

Ma perché ad essere chiamato Teofania non è il giorno natale del Salvatore bensì quello del suo battesimo? Perché in questo giorno fu battezzato ed egli santificò le acque. In questa solennità, pertanto, verso la mezzanotte, tutti vanno ad  attingere l’acqua che conservano nelle case e custodiscono per l’intero anno in memoria del fatto che, similmente a quel giorno, le acque sono state santificate. E per un miracolo visibile, il tempo non ha alcuna influenza sulla natura dell’acqua, perché dopo un anno, a volte due e persino tre, essa rimane pura e fresca, e malgrado questo lasso di tempo, non la si distingue da quella appena attinta alla sorgente.

Ma per quale motivo questo giorno viene chiamato Teofania? Perché nostro Signore fu manifestato agli uomini, non nel giorno della sua nascita, ma nel giorno del suo battesimo, fino ad allora infatti era quasi sconosciuto. E che non fosse generalmente conosciuto, e che i più ignorassero chi egli fosse, emerge dalle parole di Giovanni Battista: C’è qualcuno in mezzo a voi che voi non conoscete. (Giovanni 1,26). E perché meravigliarsi che gli altri non lo conoscessero, se lo stesso Giovanni Battista fino a quel giorno lo ignorava? Io stesso non lo conoscevo, – egli dice – ma colui che mi ha mandato a battezzare con l’acqua mi ha detto: Colui sul quale vedrete scendere e posarsi il Santo Spirito, è colui che battezzerà nello Spirito Santo. (Giovanni 1,33). Da qui risulta chiaro che ci sono due epifanie. Ma perché il nostro Signore è venuto a farsi battezzare? Questo è ciò di cui parleremo e nel contempo vi faremo conoscere quale battesimo egli ha ricevuto; questi due punti infatti sono di uguale importanza. E, per farvi comprendere meglio il primo, è proprio da quest’ultimo che cominceremo a parlarvi.

C’era un battesimo dei Giudei che purificava dalle impurità del corpo, ma non toglieva i peccati che sono nella coscienza: se uno aveva commesso un adulterio, un furto o qualche altro tipo di misfatto, quel battesimo non li cancellava. Ma chi aveva toccato le ossa dei morti, chi aveva gustato cibo proibito dalla legge, chiunque si era avvicinato a contaminazione, aveva avuto contatto con i lebbrosi, costui lavatosi, era impuro fino a sera, dopo di che era purificato. Laverà il suo corpo in acqua pura, – è detto – e rimarrà impuro solo fino a sera, poi sarà puro (Levitico 15, 5). Non erano questi dei veri e propri peccati o impurità in senso stretto, ma poiché i Giudei erano un popolo rozzo e imperfetto, attraverso l’osservanza minuziosa della Legge, Dio voleva che divenissero più religiosi e alla lunga preparati all’osservanza di comandamenti più importanti.

3. Il lavacro dei Giudei dunque non cancellava i peccati, ma soltanto le impurità corporali. Non è assimilabile a quello nostro di gran lunga migliore e pieno di grazie abbondanti, perché esso rende liberi dal peccato, purifica l’anima e conferisce la grazia del Santo Spirito. Quanto al battesimo di Giovanni, esso era di molto superiore a quello dei Giudei, ma inferiore al nostro; esso era come un ponte tra i due battesimi che li univa e portava dall’uno all’altro. Giovanni non invitava gli uomini ad osservare le purificazioni corporali, anzi li distoglieva da quelle esortandoli ad abbandonare il vizio e praticare la virtù, e a riporre le speranze di salvezza nelle opere buone, piuttosto che in diversi lavacri e purificazioni con acqua. Egli non diceva: – lavate i vostri vestiti, lavate il vostro corpo, e sarete puri, – ma piuttosto – “Fate frutti degni di conversione (Matteo 3,6). Da questo punto di vista il battesimo di Giovanni era superiore a quello dei Giudei, ma inferiore al nostro, perché non donava il Santo Spirito, non conferiva la remissione dei peccati con la grazia. Portava alla penitenza, ma non aveva il potere di rimettere i peccati. Per questo Giovanni diceva ancora: Io vi battezzo con l’acqua, ma lui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco (Matteo 3,11). Dunque, lui, Giovanni non battezzava in Spirito.  Ma perché in Spirito Santo e fuoco? Per ricordarci quel giorno in cui si videro lingue di fuoco posarsi sugli apostoli (Atti 2,3). Che il battesimo di Giovanni non fosse perfetto e non conferisse né la grazia del Santo Spirito né la remissione dei peccati, è quanto risulta dalle parole di san Paolo ad alcuni discepoli che aveva incontrato: “Avete ricevuto il Santo Spirito quando avete abbracciato la fede? E quelli gli risposero: non abbiamo neppure sentito dire che ci sia un Santo Spirito. Egli chiese loro: quale battesimo avete dunque ricevuto? Ed essi risposero: il battesimo di Giovanni. Allora Paolo disse loro: Giovanni ha  battezzato  con il battesimo di penitenza”  – non della remissione dei peccati. Perché mai battezzava? Battezzava – “dicendo alla gente che doveva credere in Colui che veniva dopo di lui, cioè in Gesù”. Avendo sentito questo  si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù. E non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, il Santo Spirito scese su di loro (Atti 19, 2-6). Vedete, come era incompleto il battesimo di Giovanni? Se questo non fosse stato incompleto, Paolo non li avrebbe battezzati di nuovo, non avrebbe imposto le mani su di loro; ma poiché ha fatto entrambe le cose, egli ha proclamato la superiorità del battesimo degli apostoli e l’inferiorità dell’altro. Ora conosciamo la differenza che passa fra i tre battesimi di cui vi abbiamo detto.

Ma perché il Salvatore è stato battezzato e quale battesimo ha ricevuto? Ecco quanto ci rimane da farvi sapere.

Egli non ha ricevuto né il primo, quello dei Giudei, né il nostro, perché non aveva bisogno della remissione dei peccati: questa del resto era impossibile poiché non c’era peccato in lui, secondo queste parole di san Pietro: “Egli non commise peccato, né si è trovato inganno sulla sua bocca” (I Pietro 2,22), ed ancora leggiamo in san Giovanni: “Chi di voi può convincermi di peccato?” (Giovanni 8,46). La sua carne non poteva ricevere in più lo Spirito Santo, poiché possedeva per principio lo Spirito Santo stesso che le aveva dato forma. Se dunque quella carne non era né estranea allo Spirito Santo e neppure soggetta al peccato, per quale motivo battezzarla? Ma cominciamo col dire quale battesimo ha ricevuto il nostro Signore e il resto sarà molto più chiaro. Quale fu dunque questo battesimo? Non fu né quello dei Giudei né il nostro, ma fu quello di Giovanni. Perché? Affinché la natura stessa di questo battesimo ci dicesse che il Salvatore non era stato battezzato a motivo di peccati, né perché mancasse della grazia dello Spirito Santo, poiché questo battesimo, come è stato dimostrato, non possedeva nessuna delle due cose. Per cui è chiaro che Gesù non andò da Giovanni per ricevere la remissione dei peccati, né per ricevere lo Spirito Santo. E affinché nessuno dei presenti immaginasse che fosse andato per fare penitenza come gli altri, ecco come Giovanni ha prevenuto in anticipo questa falsa interpretazione. Lui che gridava a tutti: Fate degni frutti di penitenza (Matteo 3,8) al Salvatore dice: “Dovrei essere io battezzato da te, e tu sei venuto da me” (Matteo 3,14).  Diceva questo per far sapere che il nostro Signore non era andato da lui per lo stesso bisogno degli altri, e che lungi dall’essere battezzato per lo stesso motivo, egli era ben al di sopra di Giovanni Battista stesso ed infinitamente più puro. Ma perché veniva dunque battezzato se non era per penitenza, né per remissione dei peccati, né per ricevere la pienezza dello Spirito Santo? Per due altri motivi di cui uno ci è rivelato dal discepolo, e l’altro detto a Giovanni dal Salvatore stesso. Quale ragione di questo battesimo ci ha dato Giovanni? Era necessario che il popolo sapesse, come dice san Paolo, che Giovanni ha battezzato col battesimo della penitenza, affinché tutti credessero in Colui che doveva venire dopo di lui (Atti, 21,4). Era l’inizio di questo battesimo. Se fosse stato necessario bussare a tutte le porte e fare uscire la gente fuori, per mostrare Cristo dicendo «Questo è il Figlio di Dio», una simile testimonianza sarebbe stata sospetta e assai difficile. Se Giovanni avesse preso con sé il Salvatore e fosse entrato nella Sinagoga per presentarlo, quella testimonianza sarebbe stata ugualmente sospetta. Ma che alla presenza di gente che veniva da ogni città sparsa lungo il Giordano e che si affollava sulle sue rive, sia venuto Egli stesso per essere battezzato, che sia stato raccomandato dalla voce del Padre sentita dal cielo, e che il Santo Spirito si sia posato su di lui, sotto forma di colomba, ecco cosa non permette più di dubitare della testimonianza di Giovanni. Per questo il santo precursore aggiunge “io stesso, non lo conoscevo” (Giovanni, 1), mostrando così che la sua testimonianza è degna di fede.

Poiché erano parenti secondo la carne “Elisabetta, tua parente, anche lei ha concepito un figlio” (Luca 1,36), dice l’angelo a Maria parlando della madre di Giovanni, infatti poiché le madri erano parenti è chiaro che i loro figli dovevano esserlo pure: dunque, poiché erano parenti, ad evitare che questa parentela potesse essere motivo della testimonianza che Giovanni rendeva a Cristo, la grazia dello Spirito Santo dispose le cose in maniera tale che Giovanni trascorse la sua prima giovinezza nel deserto e così la sua testimonianza non parve dettata dalla familiarità e in un disegno premeditato, ma ispirata da un avvertimento dall’alto. Ecco perché dice “Io stesso non lo conoscevo” – Dove mai l’hai conosciuto? – “Colui che mi ha mandato a battezzare con l’acqua, mi ha detto” – E cosa ha detto? – Colui sul quale tu vedrai lo Spirito Santo discendere come una colomba e posarsi, è colui che battezzerà in Spirito Santo (Giovanni 1,33). Come vedete, il testo sacro parla del Santo Spirito non come se dovesse scendere per la prima volta su Gesù Cristo, ma come per presentarlo, indicandolo per così dire col dito e farlo conoscere a tutti. Ecco perché il nostro Signore venne a farsi battezzare.

C’è ancora un’altra ragione che indica lui stesso. E qual è? Siccome Giovanni aveva detto “Devo essere io battezzato da te e tu invece vieni da me”, ed egli gli rispose “Lascia fare, è bene che compiamo così ogni giustizia” (Matteo 3,15). Avete notato la modestia del servo? L’umiltà del maestro? Cosa significa compiere ogni giustizia?  Per giustizia s’intende l’adempimento di tutti i precetti di Dio, come in questo passo: “Erano tutti e due giusti dinanzi a Dio e camminavano sulla via di tutti i comandamenti e di tutti gli ordini del Signore, in modo irreprensibile (Luca, 1,6). Tutti gli uomini dovevano compiere questa giustizia, ma non ci fu nessuno fedele né la compì; per questo è venuto Cristo, per compiere questa giustizia.

4.  Che giustizia c’è ad essere battezzati, chiederete? Obbedire ai profeti era giustizia. E, come il nostro Signore fu circonciso, offrì il sacrificio, osservò il sabato e celebrò le feste dei Giudei, così aggiunse qui ciò che restava da compiere sottomettendosi al profeta che battezzava. Era pure la volontà di Dio che tutti ricevessero il battesimo, come Giovanni ci dice “Colui che mi ha inviato a battezzare con l’acqua” (Giovanni 1,3) e come Cristo stesso si esprime “Il popolo e i pubblicani sono entrati nel disegno di Dio, ricevendo il battesimo di Giovanni, ma i Farisei e gli Scribi hanno scartato il consiglio di Dio nei loro riguardi, rifiutando il battesimo di Giovanni” (Luca, 7,29). Se dunque è giustizia obbedire a Dio e se Dio ha inviato Giovanni per battezzare il popolo, il nostro Signore ha compiuto questo punto della Legge come tutti gli altri. Comparate, se volete, i comandamenti della Legge a duecento denari: occorreva che il genere umano pagasse questo debito. Noi non l’avevamo pagato e la morte ci teneva stretti sotto il peso delle prevaricazioni. Il Salvatore, giunto e trovatici legati, ha pagato lui il nostro debito, ha saldato quanto dovevamo e ha liberato coloro che non avevano come saldare. Per questo egli non dice: conviene che facciamo questo o quest’altro; ma bensì “che noi compiamo ogni giustizia”. È come se dicesse: conviene che io il Maestro paghi per coloro che non hanno nulla. Questo è il motivo del suo battesimo, la necessità di far vedere che si compiva ogni giustizia e questo motivo va aggiunto a quello che è stato dato sopra. Per questo lo Spirito Santo scese sotto forma di colomba, che è la forma con cui l’uomo spirituale dovrà essere innocente e semplice e allontanarsi dal male, secondo la parola di Cristo: Se non vi convertite e diventate simili ai fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli (Matteo 18,3). La prima arca è rimasta sulla terra dopo il cataclisma, ma la nuova arca divina, il nostro Signore, è tornato in cielo quando il corruccio divino è stato placato e adesso il suo corpo innocente e puro è alla destra del Padre.

Ma ora che abbiamo accennato al corpo del nostro Signore, dobbiamo un attimo soffermarci, prima di terminare.

Io so che tra di noi un gran numero di persone si avvicinano alla mensa santa, per abitudine, per la solennità. Bisognerebbe, come spesse volte vi ho detto, prendere in considerazione ben altro che l’occasione per comunicarsi, la purezza della coscienza e non la solennità di tale o tal altro giorno che dà il diritto di accostarsi alla santa comunione. Perché chi è in colpa o impuro, non deve, neppure nei giorni di festa, accostarsi a questa carne santa e adorabile; mentre chi è puro ed ha lavato le sue colpe con una rigorosa penitenza è degno, nei giorni di festa ed in ogni altro tempo, di partecipare ai divini misteri e di godere dei doni di Dio. Tuttavia, siccome alcuni, non so perché, non prestano a questo nessuna attenzione e molti, malgrado i numerosi misfatti di cui si sono macchiati, allorché c’è una festa sono come sospinti a partecipare ai santi misteri che il loro stato di peccato non permetterebbe neppure di contemplare con gli occhi, senza riguardo per nessuno scarteremo coloro che sappiamo essere indegni, lasciando al giudizio di Dio, il quale conosce i segreti degli uomini, coloro che a noi sono ignoti.         Ma c’è una colpa che tutti commettono apertamente e di cui cercheremo di correggervi. Qual è questa colpa? È che noi non ci accostiamo con timore, ma con gran rumore di piedi, pieni di malumore, parlando ad alta voce, ingiuriandoci, colpendoci, accalcandoci gli uni sugli altri, con gran fracasso. Vi ho detto questo varie volte, e non cesserò di ripetervelo. Osservate cosa accade nei giochi olimpici. Quando il presidente avanza in seno all’assemblea, con il suo paramento, una corona sulla testa ed una verga in mano, che docilità e che ordine quando l’araldo ordina a tutti di fare silenzio e stare quieti. Non vi sembra strano che il buon ordine regni nelle pompe del demonio, e ci sia invece fracasso là dove Cristo chiama a sé?  Silenzio nei luoghi pubblici e clamori dentro le chiese! Tranquillità sul mare, e tempesta nel porto! Perché questo rumore, chiedo ancora una volta? Chi vi pressa? Vi chiama la necessità degli affari! E non vedete dunque come affare importante ciò che fate in questo momento? Pensate dunque soltanto alla terra che vi porta via? Credete di stare ancora nella società degli uomini? Non è indizio di un cuore di pietra immaginarsi ancora sulla terra in questo momento e non di essere trasportati in mezzo agli angeli insieme ai quali avete fatto salire al cielo l’inno mistico, insieme ai quali avete cantato a Dio il cantico del trionfo? Il nostro Signore ci ha chiamati aquile, quando ha detto: in qualunque posto si trovi il corpo, le aquile vi si raduneranno (Luca, 17,37). Questo per farci capire che dobbiamo salire al cielo ed elevarci in alto, portati sulle ali dello Spirito; ed invece come rettili strisciamo a terra, mangiamo la terra. Occorre dirvi da dove viene questo rumore? Dal fatto che durante l’ufficio divino non vi teniamo le porte chiuse, e che vi permettiamo di andarvene e rientrare nelle vostre case prima dell’ultima azione di grazie, ed è una irriverenza profittarne così. Perché in fondo, vediamo un po’ cosa fate. Di fronte a Cristo, in presenza dei santi angeli, dinanzi alla mensa santa, mentre i vostri fratelli partecipano ai divini misteri, voi ve ne andate, lasciate tutto. Ma quando siete invitati a una festa, benché vi saziate per primi, finché i vostri amici sono a tavola voi non osereste separarvi da loro. E quando si tratta dei santi misteri del nostro Signore, quando ancora questo sacrificio santo ancora si compie, voi dimenticate ogni rispetto e ve ne andate! Chi potrebbe dire che questa condotta sia perdonabile? Chi potrebbe giustificarla? Occorre dirvi cosa fanno quelli che se ne vanno prima che tutto sia interamente finito e prima di offrire gli inni di ringraziamento dopo la Cena? Ciò che dirò indubbiamente sembrerà duro, ma è necessario per via della negligenza della maggior parte. Quando nell’ultima cena e in quell’ultima notte, Giuda ebbe mangiato, si precipitò fuori e si ritirò, mentre gli altri apostoli erano a tavola. Sono i suoi imitatori che se ne vanno prima dell’ultima azione di grazie. Se non fosse uscito, non avrebbe tradito; se non avesse lasciato i suoi fratelli, non sarebbe perito; se non si fosse allontanato lui stesso dal pastore, non sarebbe divenuto preda della bestia feroce. E invece se ne andò con i Giudei mentre gli altri apostoli uscirono con il Signore dopo il canto di ringraziamento. Vedete come l’ultima preghiera che facciamo dopo il sacrificio richiama l’inno che cantarono gli apostoli? Ora dunque, carissimi, pensiamo a queste cose, riflettiamoci sopra e temiamo la dannazione che seguì quella colpa di Giuda. Dio vi dà la sua propria carne e voi in cambio non gli parlate neppure? Non lo ringraziate per ciò che avete ricevuto? Quando avete mangiato il vostro nutrimento corporale, dopo il pasto, voi pregate; ma quando avete partecipato al nutrimento spirituale, infinitamente al di sopra di ogni creatura visibile ed invisibile, malgrado la vostra bassezza ed il vostro nulla, non vi prendete neppure la briga di testimoniare la minima riconoscenza sia con parole che con azioni. È forse questo esporvi agli ultimi supplizi? Vi dico queste cose, non soltanto per invitarvi a ringraziare Dio, e ad evitare rumori e vocio, ma perché all’occasione il ricordo delle nostre esortazioni vi renda più modesti. Si tratta qui di misteri reali; e chi dice mistero dice anche silenzio più assoluto. Dunque, partecipiamo a questo sacrificio santo al fine di meritare una maggiore misericordia di Dio, di purificare la nostra anima ed ottenere i beni eterni.


E così sia per grazia e misericordia del nostro Signore, a cui si addicono gloria, regno e adorazione, con il Padre e il Santo Spirito ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.

Traduzione tolta dal sito della Parrocchia Ortodossa di S. Massimo il Confessore, Torino

mercoledì 10 gennaio 2018

Contro il Modernismo

Poiché è imprescindibile conoscere il nemico per potergli resistere validamente in questi tempi di tenebra, presentiamo questa interessantissima e schietta analisi del modernismo teologico, la vera e terribile piaga che gravemente affligge il Cattolicesimo dal XX secolo in poi, forse la più rovinosa piaga dell'intera storia della Chiesa. Molto interessante e chiarificatrice, riguardo ai dubbi che sorgono di questi tempi, la sezione sul valore del Magistero.


Nel suo libro Athanasius, monsignor Rudolf Graber, vescovo di Ratisbona, spiega come il Demonio nel corso dei secoli attacca la santa Chiesa cattolica in modo sempre più raffinato, insidioso, ed intimo. Cominciava attaccando i fedeli con le persecuzioni, ma vedendo che esse conducevano piuttosto alla crescita della Fede, adottò un altro metodo: quello di attaccare la Fede stessa.

Con le eresie di Martin Lutero è riuscito a staccare un gran numero di fedeli dalla Chiesa cattolica; con le eresie e le dottrine eretizzanti e non-cattoliche che circolano allora riesce persino, attualmente, a contaminare la Fede di un gran numero di persone dentro la Chiesa stessa.

Questo grave pericolo alla Chiesa è stato esposto, profondamente analizzato, e condannato sotto il nome di ‘Modernismo’ di papa san Pio X nel sillabo Lamentabili Sane e nell’enciclica Pascendi Dominici Gregis, tutti e due dell’anno 1907. A quell’epoca le dottrine false si insinuavano nell’insegnamento non-ufficiale di vari membri della Chiesa. Oggi, invece, le stesse dottrine si sono insinuate nello stesso Magistero (come vedremo in seguito) e nella liturgia della Chiesa, cioè nel Novus Ordo Missae. Jacques Maritain nel suo libro Le Paysan de la Garonne (1966) constata: ‘Il Modernismo all’epoca di san Pio X era in confronto alla febbre moderna neomodernista solo un’innocua febbre da fieno’.

Cos’è il Modernismo? San Pio X lo descrive nella sua enciclica Pascendi come ‘L'insieme di tutte le eresie’. Abbiamo già citato la definizione dell’Eresia data nel codice di Diritto Canonico (CJC 751):‘Vien detta Eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per Fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa …’ Ora, colle parole ‘una qualche verità che si deve credere per Fede divina e cattolica’ viene definito il dogma cattolico. Dunque il Modernismo consiste nella negazione ostinata del dogma.

E’ chiaro, comunque, che il Modernismo comprende più che la sola negazione dei dogmi: comprende anche l’oscurazione dei dogmi, come vedremo più avanti. Ma non si limita neanche ai dogmi, bensì si estende a tutte le dottrine cattoliche tradizionali. San Pio X scrive nella stessa enciclica Pascendi che i Modernisti: ‘…fanno pompa di un certo disprezzo delle dottrine cattoliche, dei Santi padri, dei sinodi ecumenici, del magistero ecclesiastico…’ Si può dire in sintesi che il Modernismo costituisce la negazione o oscurazione di tutte le dottrine cattoliche tradizionali, sia quelle che sono state definite come dogmi, sia quelle che non sono state ancora definite come tali (Queste dottrine si possono al massimo chiamare dogmi ‘virtuali’, dogmi ‘nella divina intenzione’, dogmi ‘di per se stessi’, dogmi ‘materiali’, in distinzione ai dogmi già definiti che sono dogmi ‘attuali’, ‘per noi’, e ‘formali'), in altre parole ha come bersaglio la Fede intera. La Fede infatti consiste delle verità sia definite sia non ancora definite. Il fedele presta ossequio a tutte e due, mentre il Modernista nega tutte e due. Nell’enciclica Tuas libenter del 1863 il Beato Pio IX richiama che l’ossequio da parte dei fedeli ‘non dovrebbe tuttavia limitarsi alle verità che furono espressamente definite dai Concili ecumenici, o da’ Romani Pontefici, o da questa Sede Apostolica; ma estendersi altresì a quell’altre, che come divinamente rivelate si propongono a credere dal magistero ordinario della Chiesa, diffusa per tutto l’universo, e che però da’ teologi si dicono, per universale e costante consenso, appartenere alla Fede’. Qualche riga dopo aggiunge: ‘…a’ sapienti cattolici non basta l’accettare e rispettare i predetti dogmi della Chiesa; ma egli è altresì mestieri che si assoggettino sia alla decisioni che appartengono alla dottrina e si pronunciano dalle Congregazioni Pontificie, sia a quell’altre parti della dottrina che per comune e costante consenso de’cattolici si ritengono come verità teologiche e conclusioni così certe, che le opinioni alle medesime contrarie, sebbene non si possano dire ereticali, meritano pertanto un’altra censura teologica’.

Si possono descrivere le dottrine moderniste come ‘ereticali’ quando negano un dogma; ‘eretizzanti’ quando oscurano un dogma; e semplicemente ‘non-cattoliche’ quando negano o oscurano una dottrina cattolica tradizionale.

Innanzitutto presenteremo due caratteristiche particolari del Modernismo: l’ubiquità e l'oscurantismo.
I Le Caratteristiche del Modernismo

1. L’Ubiquità 

L’ubiquità concerne l’estensione del Modernismo.

Nel passato la Chiesa sempre condannava le eresie e le dottrine eretizzanti, e coglieva questa occasione per formulare più profondamente e più chiaramente le sue dottrine. In conseguenza, il ramo marcio della Chiesa, quello eretico, fu tagliato dal tronco sano; e il tronco sano, nutrito da un nuovo influsso della luce di Verità, poteva ancor più gloriosamente fiorire.

Da cinquant'anni invece, tali dottrine non sono più condannate, o se lo sono, lo sono di rado, in modo fievole, e senza sanzioni. In conseguenza, quasi tutto l'albero della Chiesa è ormai stato infestato da errori.

Questa infestazione, come già accennato, prende il suo spunto dal Magistero stesso, dall'insegnamento della Chiesa: della Gerarchia e del Clero. Il detto insegnamento costituisce un uso illegittimo del munus docendi affidato alla Chiesa da Nostro Signore Gesù Cristo, illegittimo e dunque anche fuori competenza: extra vires.

Osserviamo a questo punto che intendiamo il termine ‘Magistero’ come l'organo o lo strumento del munus docendi della Chiesa e ne distinguiamo due sensi: un senso positivo che si riferisce al suo esercizio legittimo; ed un senso neutro che utilizziamo in questo capitolo, che si riferisce al suo esercizio simpliciter, senza specificare se sia legittimo oppure illegittimo. Che il Magistero può essere esercitato in modo illegittimo, verrà dimostrato dagli esempi infra dati. E’ evidente, e solo da un ideologo può essere negato.

Il Modernismo dentro la Chiesa è difficile da combattere per vari motivi:

a) è difficile discernere in quanto ubiquito, onnipresente - Jacques Maritain parla dell’‘Apostasia immanente’. Ciò significa che è divenuto parte della fabbrica propria della Chiesa, o, in un’altra immagine, è divenuto troppo grande persino da vedere;
b) è difficile comprendere, in quanto tipicamente oscuro, come esporremo nella sezione seguente;
c) è difficile valutare, perché per essere valutato richiede conoscenze teologiche che non sono più insegnate nei seminari, o nelle parrocchie, o non esclusivamente insegnate;
d) è difficile accettare, perché richiede onestà intellettuale, e coraggio per affrontare la devastazione dottrinale della Chiesa di oggi;
e) è difficile criticare, soprattutto per un chierico, perché un tale sarà etichettato non solo come ‘duro’, ma anche ‘empio’ o persino ‘scismatico’ (o ‘cripto-scismatico’) verso la Chiesa, il Papa, e il Magistero (inteso solo nel primo senso del termine), e avrà da affrontare des mauvais quarts d’heure presso il suo Superiore o Vescovo, e forse anche la perdita del suo apostolato. Ovviamente più si consolida il Modernismo nel Magistero, ribadendo le nuove dottrine del Concilio Vaticano II in encicliche ed altri documenti successivi , più sarà difficile criticare. 

2. L’Oscurantismo

L'oscurantismo concerne la comunicazione della dottrina falsa.

Abbiamo detto che il Modernismo costituisce la negazione e l’oscurazione della Fede. Nel primo caso la falsità è esplicita; nel secondo caso è implicita: è implicata, insinuata, suggerita, favorita, dall’Oscurantismo. Nel caso dei vescovi ci riferiamo al libro Curé… mais Catholique, dove l’Abbé Sulmont fa notare come molti vescovi moderni abbiano modellato i propri pastorali a forma del punto di domanda.

Esempi della negazione di dottrine cattoliche abbiamo visti recentemente nei campi del matrimonio, per esempio sul ‘matrimonio’ contro natura e sull’aborto. In tali casi i prelati negano non solo la Fede ma anche la Ragione (nella forma della legge naturale). Ciò rappresenta un novum per la Chiesa cattolica ed una penetrazione intima dello spirito della menzogna, dello spirito diabolico, nel suo seno. Oppure, nel campo della mariologia, da parte di certi prelati tra cui anche cardinali: Così il cardinale diviene una contraddizione vivente, una delle glorie del Modernismo: il suo abito rosso proclama la Fede per cui deve essere pronto a versare il sangue, mentre la sua lingua la nega. Nella sezione presente invece, ci proponiamo di concentrare sull’ oscurazione della Fede, perché è questo il modo in cui il Modernismo contemporaneo preferisce operare, cercando di disseminare la zizzania della falsità mediante il Magistero stesso.

Questo Oscurantismo opera secondo due metodi principali: il tacere e l'equivoco. Col tacere, una determinata dottrina non viene più insegnata; coll’equivoco, viene espressa in modo eretizzante o non-cattolico.

Guarderemo ciascun metodo alla sua volta.

a) Il Tacere

Abbiamo notato che molte dottrine vengono taciute, ossia quelle considerate come ‘negative’: sull'esistenza dell'Inferno per esempio, sul Peccato mortale, e sulla santa Comunione sacrilega. Guardiamo la santa un esempio è quella sulle finalità del matrimonio di cui tratteremo infra. Comunione sacrilega. Questa dottrina non viene quasi mai più insegnata né predicata. Di fatti, il passo di san Paolo che lo condanna, che compare nel Rito romano antico sulla Festa del Corpus Domini e sul Giovedì Santo, è stato soppresso su tutte e due Feste nel Nuovo rito (Si tratta del brano I. Cor.11, 23-29 nel Rito antico, di cui i versetti 27-29 sono stati omessi nel Nuovo).

Chiaramente questo tacere, come qualsiasi altro tacere di dottrina, non è solo qualche cosa di neutro: la mancanza di compiere un atto; bensì qualche cosa di positivo: un vero atto, un atto di negazione. Perché se a qualcuno viene affidata una dottrina come principio morale da predicare, e poi non la predica, l'unica spiegazione possibile è che lui non la ritiene necessaria per la morale, e dunque, per tutti gli effetti possibili, la nega.

Se un operaio avverte il preside di una scuola che c'è un cavo elettrico scoperto in una certa stanza, ed ammonisce lo stesso di non far entrare gli alunni in questa stanza per il rischio di elettrocuzione, ma il preside tace nell'avvertimento, il suo tacere, per tutti gli effetti possibili, eguaglia ad una negazione del fatto in questione.

Al tacere delle dottrine cattoliche da parte dei modernisti, possiamo applicare la dichiarazione di papa Felice III sul Patriarca Acacio nel VI secolo: ‘Error cui non resistitur approbatur, et veritas quae minime defensatur, opprimitur: l'errore a cui non ci si oppone, deve considerarsi approvato, e la verità che viene difesa in modo minimale è oppressa’.

b) L'Equivoco

Il secondo metodo di oscurare una dottrina è l'equivoco o ambiguità. Mettiamo l’equivoco nel suo contesto.

Quanto alla testimonianza alla Fede, il cattolico assente a ciò che dichiara una dottrina e nega ciò che nega: dice sì al sì e no al no, come il Signore stesso ci insegna (Mt. 5,37): ‘Il vostro parlare sia sì, sì - no, no, ciò che è in più viene dal maligno’. L’eretico del passato, in vece, dice sì al no e no al sì; mentre l’eretico moderno, mediante l’equivoco, dice sì e no al sì, e sì e no al no.

Quanto all’epistemologia, bisogna dire che se un punto di forza della dottrina cattolica è la sua chiarezza, un punto di forza del Modernismo è la sua confusione. La chiarezza illumina la mente per accettare la verità, mentre la confusione confonde la mente per accettare la falsità.

i) Le finalità del Matrimonio: Fino a qualche tempo fa, la santa Chiesa cattolica insegnava in modo costante che la finalità primaria del Matrimonio è la procreazione, e la finalità secondaria l'assistenza reciproca, o amore, degli sposi. Mentre nel Concilio Vaticano II, nel nuovo codice di Diritto Canonico, e in varie encicliche successive, si mette adesso l'amore al primo posto, e la procreazione al secondo (senza però esplicitamente definire l’amore come ‘finalità primaria’, né la procreazione come ‘finalità secondaria’). Chiediamoci: La dottrina del passato era vera e la dottrina del presente è falsa? Oppure la dottrina del passato era falsa e la dottrina del presente è vera? Oppure la dottrina del passato era vera allora ma adesso è falsa? Oppure la dottrina del passato era vera in un senso e la dottrina del presente è vera in un altro senso? E in questo caso perché la dottrina del presente ha precedenza su quella del passato? And answer comes there none.

ii) La Santa Messa: Nella versione definitiva dell'Art.7 dell'Istitutio Generalis, l'introduzione ufficiale al Novus Ordo Missae, la Santa Messa viene presentata in questi termini: ‘Missa seu Cena dominica....memoriale Domini seu sacrificium eucharisticum: la Messa o la Cena del Signore…. la Commemorazione del Signore o il sacrificio eucaristico’. In altre parole la Santa Messa viene identificata con la Cena del Signore nel primo caso e con la Commemorazione del Signore nel secondo. Questo però è un equivoco. La Santa Messa è la Cena del Signore e la Commemorazione del Signore (cioè del Calvario) in un certo senso (non-essenziale), ma presentandola così simpliciter, suggerisce che lo sia essenzialmente: ciò che è una posizione protestante (Secondo Martin Lutero la santa Messa è la ‘Cena del Signore’ ed una mera commemorazione del Calvario, in contraddizione alla dottrina cattolica che insegna che la santa Messa è essenzialmente il sacrificio del Calvario). In altre parole, presentare la Santa Messa in termini carichi di senso protestante è presentarla in senso protestante.
iii) Il Papato: Il professor Romano Amerio, nel suo contributo al ‘Congresso teologico sì sì no no’ Anno XXII. Numero 7, 30 aprile 1996 ‘La Dislocazione della funzione magisteriale’, cita una considerazione di papa Giovanni Paolo II nell’enciclica ‘Ut unum sint s.95: ‘di trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunziando in alcun modo all’essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova’, e commenta: ‘Che è come dire: E’ irrenunciabile, ma non è irrenunciabile. E’ un principio assoluto, ma non è un principio assoluto. L’infallibilità del papa è una rupe immota ‘però’… e quando dici ‘però’ hai già operato il cedimento’.

c) La Natura dell’Oscurantismo

In sintesi, abbiamo dato qualche esempio per mostrare come il Modernismo oscura la dottrina cattolica: oscura la dottrina cattolica sulla santa Comunione sacrilega; sull’ordine delle finalità del matrimonio; sulla natura sacrificale della santa Messa; e sul primato di Pietro.

Ma non solo oscura queste dottrine, bensì le oscura in favore dell’eresia e della falsità, perché tacere il sacrilegio eguaglia a negarlo; il rovescio nell’elencare le finalità del matrimonio insinua un rovescio nella loro valutazione; presentare la santa Messa in termini protestanti favorisce la teologia eucaristica protestante; e qualificare ciò che è assoluto lo relativizza.

Questo Oscurantismo può essere considerato come una specie di eclisse parziale o piena della Fede. E’ parziale quando si tratta di un equivoco che non ammonta ad una contraddizione formale; è piena quando si tratta di tacere completamente la dottrina cattolica, o quando la dottrina viene espressa in termini contraddittori: perché chi nega il principio di non-contraddizione in riguardo ad un determinato dogma nega la possibilità stessa della sua verità. Il risultato di tale negazione è una Fede senza verità: una Fede determinata solo da sentimenti e da atteggiamenti soggettivi, che non è più una Fede affatto.

II Le Conseguenze del Modernismo

Se l'Eresia del passato agisce come ‘un colpo di pugnale’ nelle parole dell’Abbé Dulac, l'Eresia modernista agisce come un veleno lento: così che si può andare a letto un giorno con la Fede e alzarsi all’indomani senza la Fede.

Il Modernismo agisce come un veleno lento in quanto, oscurando una dottrina della Fede, indebolisce la virtù della Fede: cioè indebolisce l’aderenza della volontà alla Verità rivelata. In questo modo il Modernismo fa dubitare su tutti i dogmi della Fede.

In conseguenza, i dogmi vengono additati come ‘problemi’: ‘il problema della Risurrezione’, ‘il problema del Peccato Originale’, ‘il problema dell'Inferno’, eccetera. I dogmi della Fede non sono problemi, però: sono verità sovrannaturali: sono problemi solo per coloro che negano la Fede. Alcune sono anche misteri, ma non sono problemi: sono insondabili alla ragione, ma difendibili con essa.

La Fede diviene un ‘problema’, dunque, e viene relegata ad un posto vicino alle credenze di altre religioni, o viene trattata come una tematica tra una varietà di altre tematiche. Così la Fede viene sostituita da ‘favole’: ‘Rifiuteranno di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole: a veritate quidem auditum avertent, ad fabulas autem convertentur’ (2. Tim.4.4).

I membri della Gerarchia e del Clero, quindi, in un esercizio illegittimo del loro munus docendi, mettono in valore altre confessioni cristiane o altre religioni, oppure abbandonano in grande misura l’insegnamento della vera Fede in favore di tematiche come l’antropologia, la sociologia, la psicologia, o la politica. Rinunciando a definizioni ed anatemi, ricorrono nelle loro dichiarazioni ufficiali a cascate di parole intellettualizzanti ed impenetrabili26 , e nelle loro prediche a racconti e barzellette.

Il vuoto di questo insegnamento, una volta spogliato della sua sofisticazione, si manifesta chiaramente nella catechesi dei bambini. Quali visioni di verità e di santità vengono date a loro nei giorni puri della loro fanciullezza per radicarli nella Fede, nella vita dei sacramenti e delle virtù? O per richiamarli nelle loro ultime ore di vita all’abbraccio della Divina Misericordia? (Meriti del Catechismo di san Pio X, che espone con semplicità e chiarezza esemplari le dottrine centrali della Fede, e che fu imparato a memoria da innumerevoli cattolici solo due generazioni fa. Nei tempi di oggi, ancora più pericolosi di prima per la salvezza delle loro anime, i bambini vengono privati di qualsiasi mezzo adatto per assicurarsene. L’autore chiese recentemente a un figlio di amici suoi cosa avesse imparato nel catechismo la settimana scorsa. ‘Il cubo’ fu la risposta. ‘Cos’è il cubo?’ replicai. ‘Bu?’ Più tardi passai per la chiesa e addirittura vidi davanti all’altare (- tavola) un grande cubo sinistro di colore grigio. Ne guardai due lati: uno mostrava due bambini che si abbracciavano, l’altro un pallone. Bu?)

Oscurare un dogma, particolarmente negando il principio di noncontraddizione, ha un effetto ulteriore, però, e ancor più notevole, come abbiamo accennato alla fine della sezione antecedente, cioè non solo oscura la Fede intera, ma anche la nozione stessa della Verità. Poiché le dottrine cattoliche sono verità, ossia verità oggettive: anzi sono verità assolute e più certe delle verità dei sensi; e pretendere che allo stesso tempo e nello stesso modo possano essere e vere e false, è negare la possibilità stessa della Verità.

Fin quanto si allontana dalla concezione della verità e della realtà oggettive, si avvicina a quella della verità e realtà soggettive. Così facendo, però, si è sulla strada che conduce alla pazzia, perché la pazzia è niente altro che l’abbracciare la realtà soggettiva.

L'ordine del Vero cede all'ordine del Bene. La verità non viene più considerata come guida del comportamento, bensì ‘l'amore’: un amore però che non è più specificato dalla realtà. Questo amore, in quanto razionale, si manifesta nell'umanesimo, un umanesimo leggermente colorito dal cristianesimo con una tendenza verso l'attivismo; in quanto emozionale, si manifesta nel sentimentalismo e nella preoccupazione eccessiva per le sensibilità altrui.

L’oggettivo cede al soggettivo, e il fiume del Modernismo riaffluisce in quel vasto oceano di soggettivismo dal quale è provenuto.



Tratto dal Libro "La fede e l'eresia" di un Sacerdote cattolico

sabato 6 gennaio 2018

Omelia di San Leone Magno per l'Epifania

SECONDO SERMONE DI S. LEONE MAGNO
TENUTO NELLA FESTA DELL'EPIFANIA
(XXXII della Patrologia del Migne)


Gioite nel Signore, o dilettissimi, di nuovo dico, gioite: perché dopo breve intervallo di tempo dalla solennità della Nascita di Cristo, risplende la festa della sua manifestazione: e colui che in quel giorno la Vergine diede alla luce, il mondo l'ha riconosciuto quest'oggi. Infatti il Verbo fatto uomo dispose il suo ingresso nel mondo in tal maniera, che il bambino Gesù fu manifestato ai credenti e occultato ai suoi persecutori. Fin d'allora dunque "i cieli proclamarono la gloria di Dio, e il suono della verità si sparse per tutta la terra", quando una schiera d'Angeli apparve ai pastori per annunziare loro la nascita del Salvatore, e una stella fu di guida ai Magi per venire ad adorarlo; affinché dall'oriente fino all'occidente risplendesse la venuta del vero Re, perché così i regni d'Oriente appresero dai Magi gli elementi della fede, ed essi non rimasero nascosti all'impero Romano. Poiché anche la crudeltà d'Erode, che voleva soffocare in sul nascere il Re che gli era sospetto, serviva, a sua insaputa, a questa diffusione della fede; ché, mentre intento a un atroce delitto perseguitava, con un massacro generale di bambini, l'ignoto bambino, ovunque più solennemente si spargeva la fama della nascita annunziata dal dominatore del cielo, rendendola più pronta e più atta alla divulgazione, e la novità d'un segno nuovo nel cielo e l'empietà del crudelissimo persecutore. Allora pertanto il Salvatore fu portato anche in Egitto, affinché questo popolo, in preda a vecchi errori, fosse preparato, con una grazia secreta, a ricevere la sua prossima salute; e affinché, prima ancora d'aver bandito dall'animo la superstizione, ricevesse già ospite la stessa verità.

Giustamente, dilettissimi, questo giorno, consacrato alla manifestazione del Signore, è festeggiato con particolare solennità in tutto il mondo: esso deve risplendere nei nostri cuori con adeguata luce, sicché noi possiamo venerare i fatti compiuti non solo credendoli, ma anche comprendendoli.
L'accecamento dei Giudei sta a provare quale ringraziamento noi dobbiamo al Signore per la illuminazione delle genti. Chi mai è così cieco e tanto lontano dalla luce come quei sacerdoti e scribi israeliti? Interrogati dai Magi, e alla richiesta di Erode dove Cristo secondo le Scritture dovesse nascere, diedero, in conformità all'oracolo del profeta, una risposta che andava d'accorso con il segno della stella, la quale poteva certamente, lasciata da parte Gerusalemme, condurre i Magi fino alla culla del Bambino, come poi fece. Ma si voleva confondere la durezza dei Giudei, disponendo che non solo dal segno della stella, ma anche dalla loro stessa dichiarazione si scoprisse il luogo di nascita del Salvatore. Ecco dunque che l'oracolo del profeta già passava, come insegnamento, alle genti, e i cuori degli stranirei apprendevano il Cristo, preannunciato dalle antiche profezie; invece i Giudei, infedeli, proferivano con la bocca la verità e ritenevano nel cuore la mezogna. Non vollero conoscere con gli occhi colui che indicarono con i Sacri Libri. Non vollero adorare nella debolezza l'umile Bambino che poi, fulgente nella magnificenza dei prodigi, avrebbero crocifisso.
Come mai, o Giudei, avete una scienza così infruttuosa e una dottrina così vuota? Interrogati dove Cristo dovesse nascere, a memoria e con precisione rispondete ciò che avete letto: "A Betlemme di Giuda; così infatti è stato scritto dal profeta: E tu Betlemme, città di Giuda, non sei certo la minore fra le capitali di Giuda, perché da te uscirà un capo che guiderà Israele, mio popolo". Gli angeli ai pastori, e i pastori a voi annunciarono la nascita di questo principe, mentre le lontane nazioni degli orientali l'appresero dall'insolito splendore di una nuova stella. E perché non dubitassero circa il luogo del nato Re, la vostra cultura fece loro sapere ciò che la stella non aveva insegnato. Ma perché vi impedite la via che aprite agli altri? Perché dubitate con la vostra infedeltà di ciò che la vostra risposta rende manifesto? Voi indicate il luogo della nascita con la testimonianza della Scrittura; voi conoscete pure per attestazione del cielo e della terra che è giunto il tempo: tuttavia, mentre Erode accende l'animo alla persecuzione, voi indurite il vostro cuore a non credere. Certamente l'ignoranza dei fanciulli, che il persecutore uccise, fu più fortunata della vostra scienza che egli consultò nei suoi sospetti. Voi non voleste accogliere il regno di colui del quale sapeste indicare il paesello. Invece quelli seppero morire per colui che non potevano ancora confessare. Così, perché nessuna età fosse senza miracolo, Cristo prima dell'uso della lingua esercitava silenziosamente la potestà del Verbo, e quasi già diceva: "Lasciate che i bambini vengano a me, di tali è infatti il regno de' cieli". Egli con nuova gloria coronava i fanciulli e con i suoi inizi rendeva sacra l'infanzia.
In tal modo appare chiaro che nessuno è escluso dal Divin Sacramento [il Battesimo, ndt], anche quando quella età è stata idonea alla gloria del martirio.

Riconosciamo dunque, o dilettissimi, nei Magi adoratori di Cristo, le primizie della nostra vocazione e della nostra fede; e con animo esultante celebriamo i princìpi di questa beata speranza. Poiché fin d'allora cominciammo ad entrare nell'eterna eredità: fin d'allora ci si scoprirono i passi misteriosi della Scrittura intorno a Cristo; e la verità, che la cecità dei Giudei non accolse, sparse la sua luce in tutte le nazioni. Onoriamo dunque questo santissimo giorno in cui l'Autore della nostra salute s'è fatto conoscere: e quello che i Magi adorarono bambino nella culla, noi adoriamolo onnipotente nei cieli. E come quelli coi loro tesori offrirono al Signore dei mistici doni, così ancor noi sappiamo cavare dai nostri cuori dei doni degni di Dio. Infatti, benché egli sia il donatore di tutti i beni, vuol vedere il frutto della nostra laboriosità. Poiché il regno di Dio non è dato ai dormienti, ma a chi fatica e a chi veglia nella pratica dei comandamenti di Dio. Soltanto così ci è possibile non rendere inutili i doni di Dio e, attraverso ciò che egli ha donato, meritare quel che egli ha promesso. Pertanto esortiamo la vostra carità a che, astenendovi da ogni azione cattiva, seguiate la castità e la giustizia. I figli della luce devono deporre ogni opera delle tenebre. Cessate dagli odii, aborrite la menzogna, con l'umiltà distruggete la superbia; guardatevi dall'avarizia e amate la generosità. Occorre che le membra siano conformi al proprio capo per poter meritare die ssere a parte delle promesse della beatitudine: per Gesù Cristo Signor nostro, che con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna, Iddio, nei secoli dei secoli. Amen.

Lettera aperta a Vladimir Putin - Don Elia

Pregevolissimo articolo di "don Elia". Fonte.

Да благословит Бог Святую Матерью Россию!

Signor Presidente,

mi permetto di scriverLe incoraggiato dalle notizie certe circa la Sua fede genuina, caratterizzata da un’ardente devozione per la Madre di Dio. È questa fede che Le ha suggerito di far sorvolare il Suo immenso Paese dalla veneranda icona della Kazanskaja, nonché – da quanto si dice – di chiederne l’attesa consacrazione, per quanto invano, a colui che in questo momento occupa il Soglio petrino. Tali atti, nel quadro di decisi interventi a favore della moralità, della natalità e della famiglia, mi sembrano segni inequivocabili, da parte di un Capo di Stato, di una volontà politica inquadrata in una profonda visione religiosa, segni tanto più sorprendenti quanto più contrari alla nefasta eredità del secolo passato. In pochissimi decenni, da quando la santa Russia si è liberata del disumano giogo sovietico, la vita della Chiesa vi è straordinariamente rifiorita, nonostante le piaghe lasciate da settant’anni di un regime nemico di Dio e dell’uomo.

Al tempo stesso sono anche le lezioni della storia, riletta con l’occhio della fede, a spingermi a rivolgermi a Lei nella tragica ora che l’Occidente e la Chiesa Romana si trovano a vivere. Lei stessa ha più volte stigmatizzato l’insensata corsa dei governi occidentali verso la rovina, meravigliandosi del fatto che i popoli da essi guidati non si rendano minimamente conto del pericolo che incombe su di loro. Anche sulle condizioni in cui da noi versa la Chiesa, Lei è certamente ben informato: la deriva nichilistica della società è al contempo causa ed effetto della dimenticanza della trascendenza divina proprio da parte di chi dovrebbe farla conoscere e amare, anzitutto nella propria persona trasfigurata, come avvenuto nella vita dei Santi e dei grandi starec. Questa situazione ha provocato un’avanzata decomposizione morale, con un’immane sofferenza per quelle anime che conservano ancora la fede, oppresse dalla tirannia di anime morte.

Per certi versi le nostre attuali condizioni richiamano alla mente quelle della Russia a cavallo tra il XIX e il XX secolo; in quale tragedia esse siano allora sfociate, non c’è bisogno di ricordarlo. La differenza principale, per noi oggi, consiste nel fatto che la Chiesa, anziché scuotersi di dosso il giogo statale come fece – sebbene per poco – il Patriarcato di Mosca nel 1917, sembra sempre più sottomessa, almeno nei suoi vertici, alle ideologie distruttrici del mondo, i cui signori paiono ormai dettar legge anche nelle stanze vaticane. Questa infiltrazione delle forze delle tenebre nella Città di Dio è sicuramente uno di quei segni apocalittici che il Suo coraggioso Patriarca ha di recente ravvisato nell’odierna congiuntura storica. La sua parola franca e illuminante è una voce quasi unica in tutta la cristianità, la quale, nonostante le dolorose divisioni che ancora persistono, può riceverne incoraggiamento e ispirazione. Sono ben pochi, da noi, i Pastori capaci di riconoscere i prodromi dell’avvento dell’Anticristo, che appaiono però sempre più evidenti.

La Terza Roma non potrà certamente sostituire la prima sul piano ecclesiale, ma sembra senz’altro chiamata, nei piani di Dio, a un provvidenziale compito sul piano politico e su quello spirituale. Non per nulla la Bogorodica ha tanto insistentemente richiesto la consacrazione del Paese di cui essa è capitale, il quale, avendo vittoriosamente superato una delle più lunghe, crudeli e sistematiche persecuzioni religiose della storia cristiana, si è conservato immune da quell’apostasia strisciante che ha spento la fede nei Paesi occidentali. Alla luce della situazione attuale, si può forse intuire una ragione provvidenziale del malaugurato scisma del 1054: mille anni più tardi, una parte della Chiesa sarebbe sussistita indenne dal tradimento al quale qui siamo costretti ad assistere. Anche quei settori della Chiesa Cattolica che si considerano conservatori, per lo più, tacciono di fronte all’evidenza, attenti come sono a difendere le proprie posizioni, che tuttavia rappresentano non tanto la vera Tradizione, quanto una variante già contraffatta del cristianesimo.

Nel corso della storia, Dio ha suscitato un re pagano, Ciro, per liberare gli Ebrei dalla cattività babilonese; per mezzo dell’Impero Romano, la Provvidenza ha unificato il mondo antico perché il Vangelo vi si diffondesse con una rapidità fulminante; lo Spirito Santo ha condotto santa Olga alla fede e il nipote san Vladimiro al Battesimo per sé e per tutto il suo popolo, attirato dagli splendori del rito bizantino, in cui scoprì il cielo sulla terra. Colui che si prende gioco dei potenti si è perfino servito di un precursore dell’Anticristo, quale fu Napoleone Bonaparte, per castigare la Chiesa Romana del Settecento, i cui Pastori trescavano con illuministi, liberali e cicisbei. Quanto più il Pantocrator sarà pronto a inviare un fedele Capo di Stato cristiano per ristabilire i Suoi diritti violati e far di nuovo risplendere la luce della retta fede là dove essa è stata oscurata dall’errore elevato a norma, dal peccato giustificato e promosso, da empi accordi con i nemici di Dio!

Se davvero una guerra con il blocco euro-atlantico si profila inevitabilmente all’orizzonte, osiamo confidare nell’ipotesi che il Signore intenda permetterla per consentire a Lei di abbattere l’immonda piovra del potere massonico che ci sta soffocando spiritualmente e avvelenando fisicamente, per ridurre la popolazione mondiale e sottometterla a una ristretta élite di satanisti. Voi russi ben conoscete questi demoni incarnati che, a suo tempo, diressero e finanziarono la “rivoluzione”; la vostra esperienza, unita all’immenso potere impetratorio delle immani sofferenze sopportate dal vostro popolo, deve pur tornare a beneficio di tutta l’umanità. Le preghiere che nel 1930 papa Pio XI ordinò di recitare per voi alla fine della Messa, l’atto di consacrazione compiuto per iscritto da Pio XII nel 1952 e l’intenzione posta da Giovanni Paolo II nel consacrare il mondo, nel 1984, al Cuore Immacolato di Maria hanno già portato frutto per voi; ora devono portarne per tutti gli uomini, che attendono liberazione dai prediletti della Madre di Dio.

È proprio Lei che, tramite strumenti terreni, dovrà schiacciare la testa del serpente infernale e le potenze di cui si serve. Il trionfo profetizzato a Fatima non esclude la collaborazione umana, al contrario la richiede e incoraggia. Per questo, in vista di quella riconciliazione che sotto papa Benedetto XVI sembrava così vicina, Le assicuriamo le nostre preghiere, unendole a quelle di tanti monaci e monache dell’Ortodossia. Con le nostre invocazioni chiediamo al Signore del cielo e della terra di volerLe assicurare la vittoria, in caso di conflitto, e di suscitare nel Suo cuore la ferma volontà di venire in soccorso alla Sede petrina, attualmente occupata da ecclesiastici empi e perversi che si sono resi complici dell’opera diabolica di distruzione della famiglia, della vita e della persona. La profonda ammirazione per le coraggiose decisioni da Lei prese contro la denatalità e contro la propaganda di mutazione antropologica ci fa sperare che la Provvidenza intenda darLe un compito ancora più ampio, a favore di tutta la Chiesa e del mondo intero.

A questi auspici, a cui, come confidiamo, il Suo cuore non sarà insensibile, uniamo i più fervidi auguri di bene e di pace per l’imminente Natività del Signore.

Dio benedica la Santa Madre Russia!

venerdì 5 gennaio 2018

Il triplice mistero dell'Epifania

Pur essendo uno dei fondamenti della teologia della grande festa dell'Epifania (una delle sei feste cardinali della tradizione latina e una delle dodici feste maggiori della tradizione greca), è assai poco noto a livello generale che la festa suddetta commemora un triplice mistero. Leggiamo a tal proposito il testo dell'Antifona al Benedictus che si canta durante le Laudi di questa festa:


Hódie cælésti sponso juncta est Ecclésia, quóniam in Jordáne lavit Christus ejus crímina: currunt cum munéribus Magi ad regáles núptias, et ex aqua facto vino lætantur convívæ, allelúja.

Oggi allo Sposo Celeste è unita la Chiesa, poiché nel Giordano Cristo ha lavato i suoi peccati: accorrono i Magi coi doni alle nozze regali, e dell'acqua mutatasi in vino si allietano i convitati, alleluja.

Da quest'antifona ben capiamo che tre sono i misteri celebrati nella festa dell'Epifania, e corrispondono alle tre manifestazioni iniziali della Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo (tale è infatti il significato della parola Ἐπιφάνεια, e ancor meglio di Θεοφάνεια, come i Greci chiamano questa festa):

  • L'adorazione dei Magi
  • Il Battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo nel Giordano
  • Il miracolo compiuto alle Nozze di Cana
L'adorazione del Cristo infante come il Re dei Re della terra, l'inizio della sua vita pubblica e la vocazione dal cielo "Tu se' il figliuolo mio diletto, in te ho posto il mio compiacimento", il primo miracolo pubblico, sono tutte manifestazioni eloquenti della Divinità di Cristo, così come la festa della Circoncisione, il 1 gennaio, era una manifestazione eloquente della sua Umanità, risultando così spiegata attraverso questo ciclo di feste natalizie anche l'unione ipostatica delle due nature nell'unica persona del Figlio. Queste tre manifestazioni divine, pur avvenuta in anni diversi, in giorni diversi, sono festeggiate insieme, a cagion della strettissima relazione intrinseca, il 6 di gennaio, 12 giorni esatti (numero altamente simbolico) dopo il Natale di Gesù; questa triplicità del mistero dell'Epifania è condivisa da tutte le tradizioni cristiane, essendo la festa delle Sante Teofanie (ecco spiegato perché i Greci più correttamente usano il nome al plurale) una delle più antiche e venerate di tutta la Chiesa. Cionondimeno, ciascuna tradizione sviluppò indipendentemente il ricordo di questi tre misteri, spesso slegandoli l'uno dall'altro e spostando la memoria di alcuni in altri giorni dell'anno liturgico.

Particolarmente, la Chiesa Latina dedicò tutta l'attenzione della festa del 6 gennaio all'Adorazione dei Magi: tutti i Padri Latini, nei loro sermoni, abbenché ricordino sempre in principio la triplicità del mistero, preferiscono concentrarsi sui doni portati dai Re dell'Oriente al Bambino Divino. Così anche la liturgia, che dedica la quasi totalità delle sue antifone e dei suoi inni, nonché i salmi del Mattutino e le letture della Messa, al tema dell'Adorazione dei Re Magi. Per di più, tra gli uffici particolari di questa festa, ricordiamo la benedizione solenne dell'oro, dell'incenso e della mirra che è prevista dal Rituale Romanum dopo la S. Messa, e la peculiare struttura del Mattutino, che omette l'Invitatorio per poter cantare nel cuore dell'ufficiatura (al settimo salmo) il Venite adoremus intercalato dai versetti del salmo XCIV, che ben si adatta al tema dell'Adorazione dei Magi.
Suggestiva, ma probabilmente falsa, è la supposizione che offre il Gueranger del perché la Chiesa Romana abbia prediletto questo tema nella costruzione della sua liturgia dell'Epifania: "La ragione della preferenza della Chiesa Romana per il mistero della Vocazione dei Gentili - dice l'abate, riferendosi alla chiamata all'adorazione dei Magi, che giudei non erano - deriva dal fatto che questo grande mistero è sommamente glorioso a Roma che, da capitale della gentilità quale era stata fino allora, è diventata la capitale della Chiesa cristiana e dell'umanità, per la vocazione celeste che chiama oggi tutti i popoli alla mirabile luce della fede, nella persona dei Magi".

La Chiesa Greca, invece, passa assai sotto silenzio questo mistero, che ha già onorato nei testi liturgici della festa della Natività (Μάγοι δὲ μετὰ ἀστέρος ὁδοιποροῦσι, recita il quarto verso del Kontakion di Natale). Essa preferisce concentrare la sua liturgia sul Battesimo di Cristo, sull'iniziazione della sua vita pubblica, con il quale adempie alle profezie (i tropari ripercorrono squisitamente tutti i testi dell'Antico Testamento che parlano del Giordano, dal bagno purificatore di Eliseo al Jordanis conversus retrorsum del salmo CXIII, rileggendoli in chiave profetica e cristologica) e offre a tutti gli uomini la salvezza e l'appartenenza alla sua Chiesa mediante questo gran Sacramento. Le cerimonie che si officiano in questo giorno nel rito bizantino comprendono dunque la lettura di numerose profezie e del Battesimo secondo i tre sinottici, e culminano con la solenne e popolare cerimonia della Grande Santificazione delle acque.
La Chiesa latina non omette certo di fare memoria di un fatto fondamentale dell'economia salvifica di Cristo, quale il Santo Battesimo di Nostro Signore, ma predilige per questa commemorazione il giorno ottavo dell'Epifania (13 gennaio), così da mantenere all'interno di questo ciclo temporale la memoria, senza però sovraccaricare il giorno della festa già impegnato dall'Adorazione dei Magi. Cionondimeno, per singolare conservazione dell'uso antico, anche la prima lettura scritturale e i primi due responsori del Mattutino della festa stessa riguardano il mistero del Battesimo.

Infine, la memoria del miracolo delle Nozze di Cana, un po' forse offuscata dalle due precedenti, ancorché si possa ritrovare in qualche antifona della festa, è, nella Chiesa Latina, traslata alla II domenica dopo l'Epifania (essendo la domenica fra l'Ottava occupata dal Vangelo dell'Invenzione di Gesù nel tempio).
Particolare è il fatto che la Chiesa Ambrosiana e Mozarabica, pur ereditando la struttura triplice (l'antifona delle Laudi summenzionata è anche un'antifona della Messa Ambrosiana di questo giorno), accostino, forse per pura analogia con il miracolo di Cana, il mistero della moltiplicazione dei pani e di pesci; tal fatto, pur tollerato da Roma in queste due liturgie, non è mai stato accettato pienamente nella teologia della Chiesa e tantomeno nel Rito Romano, imperocché viene a tradire l'antichissima tradizione, ricca di significati mistici e simbolici, della triplicità dei misteri.

Per concludere con un ritorno all'antifona da cui siamo partiti, con queste parole il Gueranger esalta la festa dell'Epifania: "Fin da oggi tu cominci, o divino Re, ad allontanare da te la Sinagoga che disprezza il tuo amore; oggi stesso accetti per Sposa la Gentilità, nella persona dei Magi. Presto la tua unione con essa sarà proclamata sulla croce, dall'alto della quale, volgendo le spalle all'ingrata Gerusalemme, stenderai le braccia verso la moltitudine dei popoli. O gioia ineffabile della tua Nascita!", richiamandosi al sublime matrimonio spirituale tra Cristo e la sua Chiesa, eletta e onorata Regina del Re dei Re e del Signore dei Signori, matrimonio che Innocenzo III Papa ben descrive, ribadendo confermando la triplicità del mistero, matrimonio "che fu promesso al patriarca Abramo, giurato al re David, compiuto in Maria divenuta Madre, e oggi consumato, confermato e proclamato: consumato nell'adorazione dei Magi, confermato nel Battesimo del Giordano e proclamato nel miracolo dell'acqua mutata in vino", in modo tale che veramente possiamo proclamare che oggi allo Sposo Celeste è unita la Chiesa.

giovedì 4 gennaio 2018

Ὁ μέγας Ἁγιασμὸς τῶν ὑδάτων (La Grande Santificazione delle acque)

Nel rito bizantino, la festa delle Sante Teofanie (ovverosia quella che nel rito latino è chiamata la Santa Epifania), è dedicata soprattutto alla memoria del Battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo nel Giordano, come inizio della sua vita pubblica, e come testimonianza della sua Messianicità, imperocché lo Spirito Santo discese dall'alto su di Lui in quel momento, e la voce del Padre lo appellò: "Tu se' il mio figliuolo diletto, in te posi il mio compiacimento". Il rito greco, infatti, fa memoria dell'Adorazione dei Magi il giorno stesso del Natale.
Anche in Occidente anticamente si seguiva uno schema piuttosto simile: ne abbiamo una traccia nell'Ultimo Vangelo del giorno di Natale, che parla effettivamente dell'Adorazione dei Magi; cionondimeno, già nel IV secolo si iniziò a festeggiare quest'ultimo evento il giorno dell'Epifania, identificando questa Adorazione come una chiarissima e prima manifestazione della Divinità di Nostro Signore. La memoria del Battesimo di Cristo restò comunque nell'ambito delle feste dell'Epifania, e particolarmente è ricordata nelle antifone e nelle letture dell'Ottava della festa, il 13 gennaio.

Un rito caratteristico delle Sante Teofanie è la Grande Santificazione delle Acque, un complesso e affascinante rituale di benedizione dell'acqua, accompagnato da grandi manifestazioni popolaresche (come il tuffo dei fedeli nelle acque di laghi e fiumi, comprese quelle gelide del gennaio russo, per ricuperare la Croce usata per la benedizione), proprio in memoria del Battesimo di Cristo. Questa splendida ἀκουλουθία è accompagnata da inni e tropari meravigliosi, dolcissimi testi di teologia pura circa il Santo Battesimo.
Un rito molto simile, di diretta derivazione orientale, era previsto per la sera della Vigilia dell'Epifania anche nel Rituale Romanum (benché abbia subito una deturpazione e un accorciamento deprecabile nel 1890), di cui però ci occuperemo in altro luogo.

Il Patriarca Kirill di Mosca officia la Santificazione delle acque
La Benedizione nel rito greco può avvenire in due momenti: alla vigilia dell'Epifania, subito le Grandi Ore (ufficio composto dalla celebrazione di Prima, Terza, Sesta e Nona, che secondo il typikòn costantinopolitano si svolge pubblicamente nelle vigilie delle grandi solennità); oppure il giorno stesso delle Sante Teofanie, subito dopo la Divina Liturgia (propriamente il tipico prescriverebbe di farla dopo il Mattutino, ma poiché nelle chiese greche Mattutino e Liturgia sono celebrati sovente senza soluzione di continuità, è invalso da secoli l'uso di posticipare il rito dopo la Liturgia).
Da questo link è possibile scaricare il libretto greco-italiano delle Grandi Ore della Vigilia, preparato dall'Arcidiocesi Ortodossa di Italia e Malta. Da quest'altro invece il testo, preparato dal Monastero Ortodosso di S. Barbara a Montaner, il rito della Santificazione delle Acque.

Fornisco di seguito una breve schematizzazione della sola benedizione (in quanto lo schema delle Ore, a parte i tropari propri dell'Epifania, è quello consueto).

  • Tropari di S. Sofronio di Gerusalemme, riguardanti la mirabile Teofania avvenuta durante il Battesimo di Cristo
  • Tre letture da Isaia (capp. XXXV, LV e XII)
  • Prokimeno e lettura dalla Lettera di S. Paolo ai Corinti (cap. X)
  • Prokimeno, preghiere prima del Vangelo e Vangelo secondo S. Marco (cap. I; la scena del Battesimo)
  • Irinikà (invocazioni della pace), come all'inizio della Divina Liturgia. Mentre il diacono le canta, il sacerdote prega segretamente perché Cristo, colui che nel Battesimo nelle acque del Giordano ha manifestato la sua Divinità, venga a santificare le acque preparate.
  • Prologo di S. Sofronio di Gerusalemme (si legge solo il giorno della festa, non nella Vigilia). E' una specie di riassunto del senso delle festività natalizie e in particolare delle Teofanie.
  • Μέγας εἶ, Κύριε (Grande siete, o Signore) e prima preghiera
  • Αὐτὸς οὖν, φιλάνθρωπε Βασιλεῦ, (Voi dunque, o Re amico degli uomini) e seconda preghiera
  • Αὐτὸς καὶ νῦν, Δεσπότα (Voi pure ora, o Sovrano) e terza preghiera
  • Preghiera sui capi inclinati
  • Apolytikion della festa (Ἐν Ἰορδάνῃ βαπτιζομένου σου, Κύριε, "Mentre eravate battezzato nel Giordano, o Signore") cantato tre volte, mentre il sacerdote immerge tre volte la Croce nelle acque
  • Aspersione (tre volte in modum crucis), mentre si canta il Kontakion (Ἐν τοῖς ῥείθροις σήμερον, "Tra i flutti oggi", il 5 gennaio; Ἐπεφάνης σήμερον, "Vi manifestaste oggi", il 6 gennaio)
  • Bacio della Croce
  • Congedo
Dicevamo che è tradizione in alcuni luoghi che i Vescovi officino questa benedizione alfine in prossimità di laghi e fiumi, nei quali gettano la croce, per benedire simbolicamente tutte le acque. Questa croce viene poi recuperata, talora in modo molto pittoresco (è diventata quasi una sfida massmediatica, perdendo la valenza religiosa, il tuffo nelle acque gelide della Russia; un po' meno noto è che avvenga qualcosa di simile anche in altri paesi ortodossi). Nel video seguente si vede questa celebrazione officiata a Venezia dall'Arcivescovo Ortodosso d'Italia e Malta, S.E. Gennadios. In questo caso ciò che segue è molto più elegante e meno popolaresco, con il ricupero della croce da parte di una gondola.


martedì 2 gennaio 2018

News - Il Patriarca di tutte le Russie: "L'Apocalisse è vicina"

Qualche stimolante dichiarazione del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill. Particolarmente interessante il penultimo paragrafo, che descrive perfettamente la "società di peccato" in cui viviamo, in cui, a differenza di un tempo, il peccato non è più nascosto per mantenere un certo onore e un certo pubblico decoro, ma è viceversa ostentato quasi a motivo di vanto.
Un discorso decisamente molto diverso da quelli sentiti recentemente da parte di qualcun altro...

Fonte: sputniknews


Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill ha affermato che la fine del mondo è tanto vicina da essere visibile ad occhio nudo. Lo riportano i media russi.

"Tutte quelle persone che amano la Patria dovrebbero stare insieme, perché stiamo entrando in un periodo critico dello sviluppo della civiltà umana… bisogna essere ciechi per non vedere l'avvicinarsi di quei terribili momenti di cui ha parlato l'apostolo ed evangelista Giovanni nel libro dell'Apocalisse", ha detto il capo della Chiesa ortodossa russa.

Kirill ha spiegato che l'avvicinarsi della fine del mondo dipende dalle persone e ha esortato tutti, in particolare i personaggi pubblici, a essere responsabili per la Patria e l'intera umanità.

"Oggi, il peccato non è solo ovvio. Sebbene nel corso della storia, le persone hanno cercato di nascondere il peccato personale, interpersonale. Oggi il peccato è dimostrato nel modo più attraente: attraverso la cinematografia, attraverso il teatro, attraverso altre manifestazioni d'arte. E l'arte, che è progettata per coltivare la personalità umana, arricchirla, elevarla al cielo, diventa un peso che non permette a una persona di volare. Non intendo tutta l'arte, ma quella che negli ultimi anni ha dichiarato un certo ruolo speciale, i diritti speciali di sopportare la tentazione e il peccato verso la gente, di confondere le persone", ha aggiunto il Patriarca.

Egli ha aggiunto che alcuni degli odierni intellettuali russi ripetono l'errore dei loro predecessori, che hanno portato il paese alla morte attraverso le rivoluzioni.

lunedì 1 gennaio 2018

Circoncisione di Nostro Signore Gesù Cristo

Il 1° gennaio, giorno ottavo del Natale di Cristo, festa della Circoncisione di Nostro Signore e memoria di San Basilio il Grande, si celebra la Divina Liturgia di San Basilio, aggiungendo l'Apolytikion e il Megalinario del Santo dopo quelli propri della festa.
Αl termine della Divina Liturgia, non si canta Εἴδομεν τὸ φῶς, ma si ripete l'Apolytikion.


ΑΠΟΛΥΤΙΚΙΟΝ
Ἦχος α’

Μορφὴν ἀναλλοιώτως ἀνθρωπίνην προσέλαβες, Θεὸς ὢν κατ' οὐσίαν πολυεύσπλαγχνε Κύριε, καὶ νόμον ἐκπληρῶν περιτομήν θελήσει καταδέχῃ σαρκικήν, ἵνα παύσῃς τὰ σκιώδη, καὶ περιέλῃς τὸ κάλυμμα τῶν παθῶν ἡμῶν. Δόξα τῇ ἀγαθότητι τῇ σῇ, δόξα τῇ εὐσπλαγχνία σου, δόξα τῇ ἀνεκφράστῳ Λόγε συγκαταβάσει σου.

Senza mutare assumeste la forma umana, voi che siete Dio secondo la vostra essenza, o Signore ricco di misericordia, e adempiendo la legge riceveste volontariamente la circoncisione della carne, per dissipare l'ombre e levare il velo delle nostre passioni. Gloria alla vostra bontà, gloria alla vostra misericordia, gloria alla vostra ineffabile discesa, o Verbo.


ΑΠΟΛΥΤΙΚΙΟΝ αγ. Βασιλείου τοῦ Μεγάλου
Ἦχος α’

Εἰς πᾶσαν τὴν γῆν ἐξῆλθεν ὁ φθόγγος σου, ὡς δεξαμένην τὸν λόγον σου, δι’ οὗ θεοπρεπῶς ἐδογμάτισας, τὴν φύσιν τῶν ὄντων ἐτράνωσας, τὰ τῶν ἀνθρώπων ἤθη κατεκόσμησας, Βασίλειον Ἱεράτευμα, Πάτερ Ὅσιε, Χριστὸν τὸν Θεὸν ἱκέτευε, δωρήσασθαι ἡμῖν τὸ μέγα ἔλεος.

In tutta la terra è uscita la vostra voce, poiché essa ha accolto la vostra parola, per mezzo della quale avete insegnato divinamente la dottrina, avete svelata la natura degli esseri, avete ordinato i costumi degli uomini. Sacerdozio regale, Padre Santo, pregate Cristo Iddio, acciocché ci doni la sua grande misericordia.


ΚΟΝΤΑΚΙΟΝ
Ἦχος γ’

Ὁ τῶν ὅλων Κύριος, περιτομὴν ὑπομένει, καὶ βροτῶν τὰ πταίσματα, ὡς ἀγαθὸς περιτέμνει· δίδωσι, τὴν σωτηρίαν σήμερον κόσμῳ· χαίρει δὲ, ἐν τοῖς ὑψίστοις καὶ ὁ τοῦ Κτίστου, Ἱεράρχης καὶ φωσφόρος, ὁ θεῖος μύστης Χριστοῦ Βασίλειος.

Il Signore d'ogni cosa si sottopone alla circoncisione, e nella sua bontà recide le catene dei mortali: dona oggi la salvezza al mondo; rallegrasi poi, nell'alto dei cieli, il Gerarca e illuminatore del Creato, il divino iniziato di Cristo, Basilio.


ΜΕΓΑΛΥΝΑΡΙΟΝ
Ἦχος πλ. α’
Ἐπὶ σοὶ χαίρει, Κεχαριτωμένη, πᾶσα ἡ κτίσις· Ἀγγέλων τὸ σύστημα καὶ ἀνθρώπων τὸ γένος, ἡγιασμένε ναὲ καὶ παράδεισε λογικέ, παρθενικὸν καύχημα, ἐξ ἧς Θεός ἐσαρκώθη καὶ παιδίον γέγονεν, ὁ πρὸ αἰώνων ὑπάρχων Θεὸς ἡμῶν· τὴν γὰρ σὴν μήτραν θρόνον ἐποίησε, καὶ τὴν σὴν γαστέρα πλατυτέραν οὐρανῶν ἀπειργάσατο. Ἐπὶ σοὶ χαίρει, Κεχαριτωμένη, πᾶσα ἡ κτίσις, δόξα σοι.

Per voi si rallegra, o piena di grazia, tutto il creato: la schiera degli angeli e la stirpe degli uomini, o tempio santificato e paradiso razionale, decoro verginale, dalla quale s'incarnò Iddio e si fece infante il Dio nostro che esiste prima dei secoli: fece infatti un trono del vostro seno, e aprì le vostre viscera più che i cieli. Per voi si rallegra, o piena di grazia, tutta la terra, gloria a voi.



ΜΕΓΑΛΥΝΑΡΙΟΝ αγ. Βασιλείου τοῦ Μεγάλου
Τὸν οὐρανοφάντορα τοῦ Χριστοῦ, μύστην τοῦ Δεσπότου, τὸν φωστῆρα τὸν φαεινόν, τὸν ἐκ Καισαρείας καὶ Καππαδόκων χώρας, Βασίλειον τὸν μέγαν, πάντες τιμήσωμεν.

Onoriamo tutti il celeste rappresentante di Cristo, l'iniziato del Signore, l'astro splendente, di Cesarea e della Cappadocia, Basilio il grande.