Domande & risposte 2021

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152 commenti:

  1. Marcello (23/11, 19:49)
    Nel mio proselitismo quotiadiano ho fatto presente che la giornata liturgica comincia al Vespro, mi è stato risposto che non tutti gli uffici iniziano al vespero portando ad esempio le ferie, vigilie e quattro tempora che iniziano al mattutino. oltre al fatto che spesso i vespri appartengono alla festa o domenica precedente, il cui Ufficio termina con compieta, sono rimasto un pò interdetto.

    RISPOSTA: Come abbiamo detto in un'altra occasione, mentre in alcuni riti (e.g. il bizantino) anche le ferie vanno da Vespro a Nona, nel rito romano questo riguarda le feste. Le ferie (le vigilie e le IV tempora sono forme di ferie) non hanno il Vespro, iniziano al Mattutino infatti. Tuttavia la loro caratterizzazione liturgica è molto particolare, e questo è un tratto di estremo arcaismo dell'uso basilicale romano. Si tratta di una cosa, come detto, marginale e ben distinta, visto che ferie e feste sono concettualmente molto diverse.

    Le feste dal semidoppio in su hanno un appendice detta II Vespro per aumentarne la solennità. Nel caso, ad esempio, di una festa doppia seguita da una semplice, il Vespro sarà il II della doppia con memoria del Vespro della semplice. Ma si tratta di un'appendice di feste di grado alto che, in un calendario equilibrato, sono poche. La giornata liturgica modello comunque è quella della festa semplice, da Vespro a Nona.

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  2. Marcello (27/11, 21.54)
    La Vigilia di Sant'Andrea è impedita, quindi presumo che bisogna anticipare a domani, sabato, la Vigilia, o sbaglio.

    RISPOSTA: Esattamente

    REPLICA di Marcello: Ufficio feriale, preci e suffragi fino alla Nona e orazioni dal Proprio, ed infine Primo Vespero della I di Avvento. Non era facile distruggere questa tradizione liturgica....ci sono riusciti.

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  3. Marcello (29/11, 20.23)
    Oggi ho allungato lo sguardo e l’orecchio in una messa del 1962 I d’Avvento. L’organo e il flauto suonavo senza coro in vari tratti della Messa tra cui dall’inizio del Canone fino a “simili modo” per poi riattaccare da “Unde” fino a “omnis honor et gloria”. Alle due elevazioni tre scampanellate, dalle mie parti le scampanellate sono a fantasia. Possiamo fare chiarezza, grazie.

    RISPOSTA: Trattandosi di Avvento chiaramente gli strumenti non possono suonare a solo, tantomeno quelli diversi dall'organo. Sulla pratica generale di suonare durante il Canone sto scrivendo un breve pezzo che dovrebbe essere ospitato su "Lo Spigolatore Romano".

    Circa il campanello, la buona norma romana insegna a non moltiplicare eccessivamente il numero: nel caso dell'elevazione il messale tridentino dice chiaramente "ter" (1-1-1), non "quinquies" (1-3-1) come fanno molti.

    Il dibattito sull'origine e il ruolo cerimoniale del campanello in età pre-tridentina, e finanche una sua non del tutto implausibile origine altomedievale come da taluni teorizzato, è ancora aperto.

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    1. Senza considerare che ostia e calice dovevano essere per forza visti. Dunque non ci dovevano essere già più, ritengo, le cortine che occultano il santuario stese sulla pergula.

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  4. Quando servivo messa(novus ordo) il mio parroco di allora ne voleva uno al "santifica questi doni", poi due alle elevazioni, uno dopo la genuflessione al calice e uno alla consumazione del Sangue di Nostro Signore. Il perche' si facesse cosi' non saprei dirlo.
    Mi chiedo, non potrebbe essere che l' uso del campanello fosse utile quando divento' importante capire "quando" avvenisse la consacrazione? Se i fedeli non sentivano il canone non potevano sapere quando il prete diceva le parole della consacrazione (o almeno dal momento in cui si ritenne che fossero quelle precise parole). Dunque potrei dedurre che il campanello servisse da richiamo da quando furono introdotte le elevazioni di ostia e calice. Ma certamente lei sara' più chiaro nel dar conto di questa cerimonia.
    Grazie.

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    1. probabilmente lo faceva per analogia con l'uso pre-conciliare. per esempio alla FSSPX c'era l'uso di suonare il campanello all'Hanc igitur, quando si stendevano le mani sulle offerte, gesto che ancora oggi si fa alla prima epiclesi.
      idem alla consumazione del Sangue

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    2. Ma i suoni originari del campanello sono quello del Sanctus, all'inizio dell'anafora, e quello alla consumazione del Sangue per chiamare i comunicandi all'altare. Questi, secondo taluni (che per me esagerano decisamente) risalirebbero addirittura all'età di San Gregorio Magno. Il campanello all'elevazione si è aggiunto posteriormente, e probabilmente ha influito l'imitazione del "gran suono di trombe" che Guglielmo Durando ci tramanda essere praticato alla corte papale alla fine del XIII secolo alle elevazioni.

      Alla fine il campanello, così come le torce, nel lessico comune sono diventati "dell'elevazione", mentre in origine il loro significato era tutt'altro che legato a questo momento dell'anafora, avendo visto come si è evoluta la sua concezione in età bassomedievale.

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    3. E' vero però che in passato alcuni studiosi, tra cui il Fortescue, hanno considerato anche la tesi che il campanello sia nato per l'elevazione, tra il XIII e il XIV secolo, accompagnandosi a una serie di pratiche per nulla ortodosse di devozione eucaristica.

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    4. Magari suonare alle elevazioni si è aggiunta come prassi a quelle più antiche, non so. Di fatto il XIIIsecolo dovette significare qualcosa nella liturgia e anche di conseguenza nelle arti figurative che la contornano: per esempio in quel secolo si afferma con decisione l' esporre stabilmente o saltuariamente immagini dipinte sopra la mensa dell' altare, e non credo sia da escludere un legame con la comparsa delle elevazioni (a cui le immagini potevano fare una sorta di fondale) e con la contestuale caduta in disuso del velario che "nasconde" il santuario. Pare che in quel periodo fosse importante il "vedere" e l' udire, per cosi' dire, il manifestarsi del mistero. Il vedere l' ostia e sentire il richiamo a guardare col suono del campanello, o con le trombe come scrive il Durando, dimostra chiaramente lo scarto tra una sensibilità "tradizionale" e una "moderna". Ma immagino siano concetti ormai arcinoti, intanto grazie.

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  5. Infatti il mio parroco mi diceva di suonare proprio quando stendeva le mani sulle offerte (gesto che nella nuova messa avviene nel contesto dell' epiclesi prima della "consacrazione"), ma non saprei dire se il gesto di stendere le mani nelnovus ordo corrisponda nella simbologia all' omologo nel vetus ordo.
    L' argomento e' molto interessante perché mi fa riflettere sulla percezione che un tempo i fedeli avevano della liturgia in generale e dell' anafora nella messa in particolare. Si capisce quanto i Divini Misteri fossero concepiti come qualcosa di ineffabile e tremendo se i fedeli non udivano né vedevano (e questo sarebbe da approfondire meglio) alcunche' dell' ufficio del clero all' altare se non quando si avvicinavano per la Comunione. Non so se mi sbaglio.
    Grazie per le spiegazioni.

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  6. 1. La suddivisione dell'ufficio consta di 7 momenti ("septies in die laudem dixi tibi"), di cui uno - il Mattutino - è costituito da tre vigilie notturne e l'ufficio dell'alba (Lodi). La mezzanotte (che risponderebbe all'altro versetto "media nocte surgebam ad confitendum nomini tuo") è un ora liturgica dell'ufficio bizantino e di altri uffici, non di quello romano in cui l'ufficio della notte e quello dell'alba formano da molto tempo una cosa sola.
    La divisione in 8 momenti per l'ufficio romano considera una separazione tra Mattutino e Lodi che non ha ragione di esistere.

    2. Tutti possono meritoriamente recitare, meglio ancora cantare, l'ufficio, ovvero delle sue parti compatibilmente con le proprie possibilità (Vespro, Compieta...). Tenderei a non raccomandare di celebrare le Lodi separatamente dal resto del Mattutino: se si vuole un ufficio più breve si può ufficiare Prima. I tempi vanno seguiti, ma con un certo grado di libertà. Poi chiaramente ci sono quelle occasioni liturgiche durante l'anno in cui il Vespro si canta al mattino.

    Per il clero questa non è una possibilità, ma un obbligo. Una chiesa dovrebbe avere il Vespro e il Mattutino officiati almeno in tutte le occasioni in cui si celebra anche la Liturgia eucaristica. Dovendo scegliere tra una messa bassa e cantare il Vespro, per i giorni feriali molto meglio il secondo. Una chiesa senza liturgia delle ore pubblica e cantata difficilmente può definirsi tale.

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  7. Buona sera. Vorrei porre un domanda circa la prima messa di Natale cioe' della notte. Per rispettarne il senso nella Divina Liturgia, va celebrata a mezzanotte oppure genericamente di notte, cioe' col sole già tramontato? Lo chiedo perché vista l' attuale situazione sanitaria si sentono rumori polemici da parte di chi ritiene che sia un oltraggio anticipare tale celebrazione e chi ritiene che celebrare quella messa a mezzanotte, alle 22 oppure alle 20 sia la stessa cosa.
    Come stanno le cose bella mens liturgica tradizionale?

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    1. La messa della notte viene celebrata per tradizione a mezzanotte; in realtà questo pare un uso relativamente recente, poiché almeno fino a una certa epoca era celebrata piuttosto "in gallicantu" (così è indicata in molti messali), cioè nella terza vigilia della notte (circa le 3 di notte): e infatti liturgicamente essa s'inserisce dopo la terza vigilia del Mattutino e prima delle Laudi (alba), con cui si conclude. La mezzanotte, leggiamo in dei testi moralistici del Seicento, era l'ora limite, quella più pristina, in cui si potesse celebrare.

      Più che un oltraggio, celebrarla alle 20 o alle 22 è poco sensato, specialmente in un clima come quello odierno in cui in certe località, soprattutto turistiche, ancora alle 21 si celebrano messe domenicali, che è una cosa scandalosa! Ora, è vero che talora capita che nelle agripnie non monastiche (ne sto seguendo parecchie dalla Grecia in questi giorni, visto che le chiese sono chiuse ne approfittano per celebrare questi bei servizi e trasmetterli), se si calcolano male i tempi, alla fine la liturgia inizi anche verso le 23/23.30, ma il principio che si dovrebbe sempre cercare di rispettare è di attendere almeno la mezzanotte e il nuovo giorno.

      Davanti a un problema contingente come quello odierno, le soluzioni sono due: 1) Non si fa (rectius, si fa a porte chiuse) la funzione notturna, da Mattutino a Laudi con la messa "Dixit"; i fedeli potranno partecipare alle due messe del 25, quella dell'aurora che segue all'ufficio di Prima e quella del giorno che segue all'Ufficio di Terza; ancor meglio, potrebbero essere invogliati a partecipare alla funzione del 24, una bellissima messa di vigilia in viola che mescola elementi penitenziali ed elementi festivi, e idealmente preceduta dal canto di Prima (cui dovrebbero subito seguire Terza-Sesta-Nona, ma in una parrocchia si possono anche omettere) con la Kalenda.
      2) Iniziare la funzione poco prima delle 22 e concluderla poco dopo le 5, in modo da occupare tutto lo spazio del coprifuoco. Si potrebbe iniziare con il Vespro (vero che è un po' tardi, ma un'eccezione è plausibile), quindi cantare il Mattutino per bene, la Messa "Dixit" con tutti i crismi e venerazione del Bambinello, le Laudi, quindi a seguire Prima e la messa dell'aurora. E' certamente faticoso e richiede un po' di forze (idealmente almeno due preti per celebrare le due messe, un po' di cantori per alternarsi alle varie parti), ma del resto stiamo parlando di 7 ore di veglia una volta all'anno, quando nei monasteri athoniti si svolgono numerose volte all'anno veglie che durano pure il doppio!

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    2. Molte grazie. Non vorrei sembrare irriverente ma mi viene da sorridere pensando se dicessi al mio parroco o a qualunque altro sacerdote, di entrare in chiesa alle 22 per officiare tutti gli uffici da lei descritti. Poi lo stupore si trasformerebbe in orrore nel pensare di celebrare a porte chiuse, prete e cantori, cioe' la risposta sarebbe, celebrare solennemente per chi se nessuno partecipa?
      Ma penso che in ogni caso non si ponga il problema di celebrare l' ufficio divino oggi nelle nostre parrocchie: nel novus ordo sfugge un po' il legame tra messa e resto dell' ufficio divino. Almeno a noi laici.
      Ancora molte grazie.

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  8. Mi permetto di fare una ulteriore domanda circa la liturgia natalizia: l' Immagine di Gesù Bambino che viene posta nei pressi dell' altare (o sopra il tabernacolo quando sono ancora i piedi i vecchi altari) ha un significato solamente devozionale oppure ha un senso anche liturgico? In alcuni luoghi essa appare coperta per poi essere svelata all' inizio della Prima messa di Natale e incentrata. Ricordo che in parrocchia da me veniva portata in processione il giorno dell' Epifania.
    Grazie per le risposte e per la pazienza.

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    1. Sono cerimonie paraliturgiche che poi diventano consuetudinarie. Idealmente questo simulacro dovrebbe avere una piccola reliquia ex pannis Domini o similare.

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  9. Domanda circa l' incensazione durante la messa: ho visto in rete l' offertorio della messa concelebrata con i nuovi cardinali: d' accordo, siamo nel novus ordo ma facevo una riflessione su quello che forse può essere un dettaglio insignificante. Perche' il celebrante ha incensato le oblate e poi si e' voltato per incensare il grande crocifisso messo direttamente sotto la Cattedra di San Pietro, trascurando quello sull' altare? Logica vorrebbe che se ce' la croce sull' altare sia essa oggetto di venerazione nel contesto della messa. Non so se sbaglio.

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    1. L'unica croce che dev'essere presente nel Santuario è quella dell'ara, cioè dell'altare. Fuori dal Santuario, quella grande che sormonta il pluteo. Altre croci non hanno un senso liturgico. Quello che è stato compiuto non ha nessuna logica, come nessuna logica ha avuto nei mesi scorsi mettere quella grande croce appesa, che richiama una tradizione basilicale antica, ma la svuota di senso, visto che nelle antiche basiliche quella era proprio la croce d'altare, semplicemente sospesa e non appoggiata.

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    2. Lei intende per croce che sormonta il pluteo la croce come quella che sta in San Marco al centro dell"iconostasi" marmorea e che guarda verso la navata? E che ha una tradizione anche in oriente, mi sembra. Ma quella sembra una immagine che non viene "coinvolta" in un contesto liturgico, non credo venga incensata o venerata in qualche modo. Ma non so di preciso...

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    3. Certo, o quella dei "rood-screens" inglesi. Ce ne sono molti esempi. Non viene incensata infatti, perché non si trova sull'ara, ma quella è la croce visibile dal popolo, essendo l'ara ascosa dal pluteo.
      Intendevo dire, comunque, che non ha nemmeno senso avere una croce sospesa se c'è quella sull'altare, e viceversa. Chiaramente s'incensa quella interna al Santuario, che è una e una soltanto.

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    4. Ultima cosa per oggi e poi chiudo. E' vero che anticamente la croce da altare era praticamente la croce astile che veniva portata all' ingresso dei celebranti e posta poi dietro la Mensa al centro di essa e rimossa poi alla fine della messa per la processione di uscita?

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    5. Assolutamente no. La croce astile è sempre stata distinta. Inoltre è rimasta gemmata (cioè senza immagine del Crocifisso) fino a un'età molto avanzata (XIV secolo), per evitare che dentro il santuario vi fossero due crocifissi, che è appunto privo di senso. Infatti, sarebbe conveniente che la croce astile - se dotata di crocifisso - venga poi posata in un luogo nascosto quando non è in uso.

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    6. Tutto molto molto interessante. Ma allora la grande croce gommata dipinta a mosaico nell' abside della basilica di Sant' Apollinare in Classe e' da considerarsi "croce da altare" anche se notevolmente distante da esso? E quando poi si dipingono in affresco delle grandi crocifissioni con molti personaggi sulle pareti absidali di chiese o oratori (mi viene in mente quella magnifica che sovrasta l' altare nella cappella dei Battuti a Serravalle di Vittorio Veneto), sono concepite come sostituite della croce dell' altare o sono da considerarsi come due cose distinte benché nello stesso santuario? Stesso discorso vale in senso lato per le pale d' altare: sono contorno iconico a "uso" dei fedeli o hanno pure un significato liturgico.
      Grazie.
      E grazie pure dell' ottimo articolo sui segni dei tempi che suscita profonde riflessioni.

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    7. Non credo, penso ci fosse una croce fisica. Poi la struttura della basilica classense è molto particolare, e dovrei rivedere qualche fonte prima di poterle dare una risposta certa.
      La decorazione parietale non è considerata parte dell'arredo liturgico, ma ha un significato anagogico e spirituale.

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  10. La FSSPX italiana ha pubblicato un comunicato di buonsenso riguardo la messa della notte, un po' vago nei riferimenti storici ma comunque azzeccato. Peccato che questo comunicato scada irrimediabilmente nell'ultima frase: "la bimillenaria tradizione del precetto festivo che va da mezzanotte a mezzanotte". Un po' ardito chiamare bimillenaria una legge (frutto di mentalità giuridica) nata nel 1215! Alquanto triste, dopo aver fornito una rosa di argomenti storici e simbolici, usare come argomento finale per non anticipare la messa di mezzanotte il fatto che non sarebbe valida pel precetto, come se un fedele andasse in chiesa pel precetto e non per ricevere la grazia divina!

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  11. Può chiarirci quale sia la festa della Teofania ortodossa e in che cosa differisca dalla Epifania cattolica? Il clero nostrano è sempre un po' fumoso nello spiegare che cosa ci sia da festeggiare il 6 gennaio, mentre il popolo l'ha sempre sentita come la festa dell'adorazione dei Magi.

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    1. La festa delle Teofanie ovvero Epifanie celebra le prime manifestazioni della Divinità di Gesù Cristo: l'adorazione dei magi, il battesimo di N.S. e il miracolo delle Nozze di Cana. Sebbene tutti e tre siano menzionati nell'ufficio romano, in quest'ultimo il mistero dell'adorazione dei magi ha una nettissima prevalenza, soprattutto nella messa (che poi è la parte sentita dal popolo), se si eccettua la benedizione delle acque alla vigilia. Viceversa la tradizione bizantina ha focalizzato i suoi testi sul mistero del battesimo, al punto da unire la memoria dell'adorazione dei magi al giorno di natale. La tradizione romana poi fa ulteriori memorie del Battesimo il giorno dell'ottava delle Teofanie, e legge il Vangelo delle Nozze di Cana la domenica dopo le Teofanie.

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  12. Cattolicissimi auguri di un Santo Natale ai curatori di questo blog e ai gentili lettori, e raccomando sempre una preghiera per la redenzione dei nostri fratelli 62isti. Un saluto in Cristo e Maria.

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    1. Capisco la provocazione, ma nessuno prega per i modernisti veri, che sono almeno il 99% dei fedeli cattolici?

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    2. Noi preghiamo e invitiamo a pregare per tutti, modernisti, pseudo-tradizionalisti, infedeli, eretici, e pure fedeli ortodossi che ne abbiamo bisogno visti i tempi di grande tentazione.

      I messaggi del sig. Marcello tendono a essere provocatorj e vanno interpretati in tal senso.

      P.S.: secondo me, la percentuale di modernisti autentici è molto inferiore. La maggior parte dei cattolici è gente che non sa nulla di teologia, morale o liturgia, e si limita ad andare poco convintamente a messa e si fida (ma senza badargli troppo) di quel che sente alla televisione quando parlano del Papa. Sono stati rovinati dalla modernità e dalla società più che dal modernismo: il modernismo ha però permesso che costoro potessero rovinarsi in perfetta tranquillità di coscienza.

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    3. lo zoccolo duro delle parrocchie (quello che frequenta assiduamente le Messe feriali, le adorazioni eucaristiche, i rosari, le novene etc) è spesso tutt'altro che modernista, e spesso ben attaccato a queste pratiche 'tradizionali' ben più del clero

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    4. Perfettamente d'accordo. Come dissi in passato ricordo bene l' animo "tradizionale" della mia povera nonna che non riusciva a spiegarsi perché i preti avessero messo tutto sottosopra. Non che avesse pratiche religiose speciali, ma era il come viveva certi momenti, l' atteggiamento. Il clima. Come il giorno del Venerdì Santo: non che in casa facesse cose eccezionali, ma da me bambino si percepiva che era un giorno speciale, un giorno grande.
      Ben altro clima si respira troppe volte oggi nelle nostre chiese. Purtroppo.

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  13. Vi confido che ultimamente ho distrutto le vite di alcuni 62isti facendogli presente che la giornata liturgica comincia al Vespro. Non sono un liturgista ma almeno conosco la differenza tra Santuario e Aula, visto che oramai la maggior parte delle messe sono un pasticcio liturgico. Però mi rendo conto che l'analfabetismo liturgico/teologico è incredibile. Comunque per i 62isti prego nei Suffraggi che al momento non sono compresi nella recita del breviario.

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    1. Qui siamo tutti contro il '62, ma esorto sempre a restare nella gran virtù della carità.
      Il nostro lavoro non è distruggere le vite altrui, ma aprire loro gli occhi e aiutarli a giungere alla retta fede e conoscenza.

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  14. Confesso di non conoscere il significato letterale delle sigle NS e OS utilizzate nella esposizione degli esempi concreti da Lei proposti in uno dei "commenti" che completano l' "AVVISO" del 05 gennaio u.s. E' possibile saperlo ? La ringrazio di vero cuore per gli aiuti che sta dando a quanti vogliono migliorare la propria vita di fede e colgo l'occasione per augurarLe ogni bene nel corso dell'anno solare appena iniziato

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    1. New Style e Old Style, cioè nuovo e vecchio calendario.

      Ricambio di cuore gli auguri! Oggi, peraltro, in tema di calendari, è старый новый год (staryj novyj god, "vecchio nuovo anno", cioè il capodanno giuliano)

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  15. Buon giorno e buon anno. Volevo formulare una domanda circa l' acqua usata nel rito del Battesimo. Ho in mente una certa confusione: ricordo che quando facevo il chierichetto il mio parroco di allora confezionava l' acqua battesimale alla vigilia di Pasqua,mettendoci sale,olio dei catecumeni (se non ricordo male) e sacro crisma, poi quest' acqua messa nel fonte battesimale veniva usata durante l' anno per il sacramento. Ovviamente questa pratica penso fosse mutuata dal vetus ordo visto che una volta cambiato parroco, non viene più messo né sale, né crisma, né altro olio santo, viene solo benedetta una unica vasca di acqua che serve sia da acqua battesimale che da acqua lustrale (solo che nei miei ricordi due erano le vasche benedette distintamente:acqua sale e olii per la battesimale, acqua e sale per la lustrale) e poi ogni volta che si amministra un battesimo l' acqua nel fonte viene sempre di nuovo benedetta.
    Dunque che senso ha?
    Un elemento una volta benedetto non dovrebbe conservare tale benedizione finché non è esaurito? Perché ripetere la benedizione sull' acqua?
    E l' acqua lustrale che fine ha fatto? Un conto e' la battesimale e un conto è quella lustrale.
    Mi scuso per la lunghezza dell' intervento ma qui un giorno dopo l' altro ti cambiano le cose sotto il naso...

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  16. A seguito dei nostri scambi sulle devozioni (lecite o non lecite, utili o non utili): ma il pio cristiano, in un'ottica del primo millennio, oltre a partecipare all'Ufficio Divino (come abbiamo visto non più praticabile oggi) e alla Santa Messa domenicale, quali altri atti di fede privati può compiere?

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    1. Recitare l'Ufficio Divino (per iniziare propongo di solito Prima e Compieta come preghiere del mattino e della sera) visto che non vi può attendere pubblicamente; recitare le litanie dei Santi o quelle della Beata Vergine; visitare una chiesa e recitarvi devotamente tre Padre Nostro, tre Ave Maria e il Credo (regola di S. Serafino); leggere la Scrittura e contemplare l'opera di Dio; leggere gli scritti dei Padri; con la benedizione del padre spirituale, recitare la preghiera del cuore.
      Questi sono solo alcuni suggerimenti.

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    2. Preghiera del cuore che nell'uso occidentale (cfr. S. Giovanni Cassiano) avveniva per esempio con la formula "Deus in adjutorium meum intende".

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  17. Ad essere sincero non avevo mai pensato alle litanie come a un "metodo" di preghiera personale. Grazie per questo consiglio. Spero che possiate integrare quanto avete scritto con ulteriori consigli su come condurre una vita buona e cattolica secondo i modi tradizionali. Molti di noi non trovano molto utile il solito modo carmelitano o ignaziano. Per favore continua e ti ringrazio.

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  18. Una domanda sul ruolo dei laici nella liturgia. Da quanto la liturgia preconciliare è tornata in uso, si sono viste messe in terzo con suddiacono laico o stessi laici indossare il piviale ad un vespro cantato. Probabilmente erano entrambi usi che si erano diffusi negli ultimi annni prima della riforma per supplire alla mancanza di clero. Sono due situazioni che si possono fare? Hanno qualche fondamento giuridico o pratico? In pratica, sono lecite?

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    1. L'uso è attestato in epoca storica, e diversi canonisti danno argomenti in favore (p.e. L. MONTAN, Dizionario teorico-pratico di casistica morale, Venezia, Antonelli, 1844, p. 1149).
      Chiaramente si tratta di una supplenza necessaria al fatto che, contro la tradizione della Chiesa e le decisioni dei Concili, gli ordini minori non vengono più conferiti, se non in preparazione al sacerdozio.

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  19. Quando su un breviario si legge "Vesperae a capitulo de sequenti, comm preced", come quando si incontrano due doppi di fila, si intende i salmi e antifone del primo e dal capitolo in poi del secondo?

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    1. Esattamente. È il caso (che dovrebbe essere raro, ma con la moltiplicazione dei doppi non più) dell'occorrenza perfetta, cioè quando due feste susseguenti esattamente pari si incontrano al Vespro.

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  20. Max (10/2, 00.15)

    Riguardo i suffragi particolari del breviario tridentino, vedo che ce n'è un quinto dedicato al titolare della chiesa. Immagino si debba dire solo se si recita in chiesa o cappella, non in forma privata. Nel caso come funziona? Alle lodi si usa l'antifona delle lodi e al vespro quella del vespro? Con relativi responsori?

    RISPOSTA: Avevo trattato in questo articolo più diffusamente i suffragi: https://traditiomarciana.blogspot.com/2020/06/conoscere-lufficio-i-suffragi.html. Estrapolo la parte relativa al suffragio del patrono.

    Dopo il suffragio degli Apostoli, il Breviario Tridentino inserisce questa breve rubrica: Deinde, ubi consuevit fieri, fit commemoratio de patrono Ecclesiae, postremo de Pace. Nell'edizione clementina questa rubrica diventa: Deinde de Patrono vel Titulari Ecclesiae fit commemoratio consueta. Non appare del tutto chiaro se il Patrono e il Titolare della Chiesa, nel Breviario del 1602, siano due commemorazioni distinte (visto il significato tanto disgiuntivo quanto correlativo di vel): a prima vista parrebbe di no, ma i decreti della Sacra Congregazione in materia sono per secoli molto vaghi, limitandosi a impedire che si commemorassero il Patrono della Cattedrale e il Patrono del Regno, a stabilire quale fosse il titolare nel caso dei Missionari, e a discernere cosa fare in caso di titoli particolari della chiesa (es. la Sacra Famiglia o il SS. Sacramento) [1]. L'uso, indubbiamente, portava a fare più di una commemorazione: i Breviari degli Ordini religiosi riportano stabilmente la commemorazione del fondatore e quella dei santi più importanti dell'Ordine, in aggiunta a quella del Patrono o Titolare; in un Breviarium ad usum cleri Civitatis et Patriarchatus Venetiarum del 1797 vengono riportate ben cinque commemorazioni per effetto della rubrica che prescrive il suffragio de Patrono vel Titulari".

    Circa l'aspetto pratico, il mio intendimento è che se non si è in chiesa o cappella dedicata, si commemora il patrono del luogo (o più patroni del luogo se v'è tale consuetudine). Le antifone sono generalmente quelle del I Vespro e delle Lodi con relativi versetti, salvo l'esistenza di testi propri.

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  21. Riguardo i suffragi particolari del breviario tridentino, vedo che ce n'è un quinto dedicato al titolare della chiesa. Immagino si debba dire solo se si recita in chiesa o cappella, non in forma privata. Nel caso come funziona? Alle lodi si usa l'antifona delle lodi e al vespro quella del vespro? Con relativi responsori?

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  22. Cominciando a pregare l'Agpia copta, mi sono accorto che alla fine dei salmi non si recita il Gloria, ma l'alleluia. Dopo contatti con il monastero san Macario, risulta che lo fanno tutto l'anno (tranne la Settimana Santa/Grande Settimana). Mentre cercavo approfondimenti sull'Ufficio della Madonna, da qualche parte ho letto dello scandalo cluniacense sul fatto che i primi cistercensi in Quaresima recitassero serenamente l'alleluia anche in quaresima. Chiedo quindi: da quando vige la proibizione latina per l'alleluia? E gli ortodossi come fanno? Come mai i copti al posto del Gloria recitano l'Alleluia, al termine del salmo?
    Grazie

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    1. Non conosco l'origine dell'uso copto di dire Alleluja al termine del salmo, ma per esempio nell'uso bizantino ogni gruppo di salmi (generalmente tre) è chiuso da un Gloria e da un triplice Alleluja (che, del resto, significa "Lodate Dio" o, secondo un'interpretazione meno letterale ma diffusa, "Gloria a Dio").

      Non so quando sia iniziata l'esclusione dell'alleluja dalla Quaresima latina. Nella tradizione bizantina non è interpretato come segno di gioia, e perciò è tranquillamente cantato in Quaresima: anzi, al Mattutino quaresimale il responsorio "Dio Signore" subito dopo l'esapsalmo è sostituito da un Allelujario.

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  23. Stavo consultando il proprio veneziano e non trovo santa Giustina. Non fu dichiarata patrona della Sernissima dopo la vittoria di Lepanto, avvenuta il 7 ottobre, giorno della sua festa? Quando viene celebrata nel calendario universale (dove credo non ci sia) e quando in quello particolare? Grazie

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    1. http://traditiomarciana.blogspot.com/2020/10/memor-ero-tvi-jvstina-virgo.html

      Come vede, la festa fu soppressa (pur restando Patrona!) in seguito alla riforma di Pio X. Il proprio disponibile nella sezione apposita è successivo alla riforma; se le serve uno antecedente può scriverci.

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    2. Quindi prima di Pio X, a Venezia si celebrava santa Giustina il 7 ottobre e la Madonna del Rosario la prima domenica di ottobre. Quando il 7 coincideva con la domenica, prevaleva santa Giustina in quanto patrona?

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    3. Credo la Madonna della Vittoria, in quanto fissamente assegnata alla domenica, ma dovrei controllare un ordo per certezza. Fino a Leone XIII naturalmente di S. Giustina si avrebbe la traslazione a questo punto.

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  24. Buongiorno. Se possibile vogliamo dare notizie sul cancelletto che da accesso al Santuario, visto che in alcune celebrazioni viene aperto e chiuso, grazie.

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    1. Non vi sono indicazioni normative sul suo uso. Logicamente dovrebbe restare aperto all'inizio per permettere l'ingresso del clero e l'eventuale aspersione; poi richiuso per i riti introitali, riaperto prima dell'epistola per permettere al suddiacono e poi al diacono di uscire dal Santuario e recarsi nei posti deputati, e quindi richiuso prima del Credo.

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  25. L'uso del colore rosa è esclusivo di questa domenica o si deve estendere anche alla ferie della prossima settimana? O si usa di nuovo il viola?

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    1. Esclusivo (e - ribadiamo - facoltativo e recenziore) di questa domenica. In settimana, essendoci messe proprie, si usa il colore viola con le pianete piegate. Invece alla III d'Avvento si usa il colore rosaceo (scilicet le dalmatiche) quando la messa di tale domenica si ripete infra la settimana.

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  26. Buongiorno. Ho letto in una delle vostre pagine che il fedele ortodosso è tenuto a dire delle preghiere strutturate alla mattina e alla sera. Potreste esplicitare quali sono? Chi ha stabilito tale obbligo/adempienza? E nel periodo del primo millennio cristiano, c'era un obbligo simile anche per i laici in Occidente? Grazie.

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    1. Buongiorno. Le preghiere variano leggermente tra consuetudine slava e consuetudine greca ma, in sostanza, sono preghiere patristiche contenute nelle officiature inserite in un piccolo schema (preghiere iniziali, salmi, Credo) che vuole richiamare quello delle ore canoniche. Quelle della consuetudine slava si trovano nel Molitvoslov e si trovano tradotte qui: http://www.ortodossiatorino.net/TestoTrilingue.php?id=231. Quelle di consuetudine greca sono invece al mattino esattamente le preghiere che il sacerdote legge segretamente all'esapsalmo del Mattutino, mentre alla sera si legge l'ufficio della Compieta; alcuni al mattino, lodevolmente, invece leggono direttamente il Mesonottico, quindi direttamente un'ora liturgica, che però è abbastanza lunga in quanto contiene tutto il salmo 118 nei feriali (che molti tagliano).
      Ad ogni buon conto, non esiste un obbligo codificato, ma è una prassi invalsa e che viene considerata il minimo di preghiera quotidiana che ogni cristiano è tenuto ad offrire. Credo che nel primo millennio la mentalità occidentale fosse simile in tal senso.

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  27. Buon giorno e buon anno. Volevo formulare una domanda circa l' acqua usata nel rito del Battesimo. Ho in mente una certa confusione: ricordo che quando facevo il chierichetto il mio parroco di allora confezionava l' acqua battesimale alla vigilia di Pasqua,mettendoci sale,olio dei catecumeni (se non ricordo male) e sacro crisma, poi quest' acqua messa nel fonte battesimale veniva usata durante l' anno per il sacramento. Ovviamente questa pratica penso fosse mutuata dal vetus ordo visto che una volta cambiato parroco, non viene più messo né sale, né crisma, né altro olio santo, viene solo benedetta una unica vasca di acqua che serve sia da acqua battesimale che da acqua lustrale (solo che nei miei ricordi due erano le vasche benedette distintamente:acqua sale e olii per la battesimale, acqua e sale per la lustrale) e poi ogni volta che si amministra un battesimo l' acqua nel fonte viene sempre di nuovo benedetta.
    Dunque che senso ha?
    Un elemento una volta benedetto non dovrebbe conservare tale benedizione finché non è esaurito? Perché ripetere la benedizione sull' acqua?
    E l' acqua lustrale che fine ha fatto?

    Buon pomeriggio, mi permetto di riproporre una domanda fatta tempo fa circa l' uso dell' acqua benedetta per capirne meglio il senso tradizionale.

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    1. Buonasera e scusi se la domanda non è stata evasa in precedenza. L'acqua battesimale e l'acqua lustrale sono ben distinte, infatti, e usarle indifferentemente ha gravi conseguenze sul buon ordine dei riti battesimali. Così come benedire ogni volta l'acqua nel fonte è assolutamente privo di senso, per i motivi che spiega.

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    2. Molte grazie. Poi mi viene da dire: l' acqua battesimale viene in fondo non solo benedetta, ma di più, consacrata dato che in essa veniva infuso il Crisma che e' consacrato non solo benedetto. Dunque l' acqua così preparata sembra avere un valore sacrale in se e non solo metaforicamente nel momento in cui viene usata nel Sacramento. Cosa che oggi sembra assolutamente scomparsa dalla mentalità circa il battesimo: perché benedire ogni volta acqua fresca nel fonte? O l' acqua usata in precedenza viene buttata e dunque la nuova va nuovamente benedetta, oppure se e' la stessa, vuol dire che la benedizione ricevuta non ha nessun effetto sull' elemento, ma è solo una formula esteriore che ha il compito di evocare nei fedeli la funzione purificatrice dell' elemento.
      Mi scuso per il ragionamento forse un po' contorto.

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  28. Buon giorno. Una domanda circa il Giovedì Santo: se prima della riforma di Pio XII le liturgie si celebravano di mattina, come funzionava nella cattedrale dove oltre alla messa Coena Domini si doveva pure celebrare la Messa del Crisma?
    Una seconda domanda: come interpretare in senso tradizionale la reposizione del Santissimo Sacramento in un tabernacolo su un altare che non sia il maggiore debitamente ornato? Perche' non sull' altar maggiore? E poi, be' da intendersi come Sepolcro di Cristo o cosa? Oggi tutti si affrettano a dire che non si tratta del Sepolcro del Signore, ma alla fine non si capisce più cosa sia questo altare addobbato con molti fiori e candele.
    Grazie.

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    1. La messa crismale, la prima delle tre messe che in antichità si celebravano nell'Urbe il giovedì santo, cessa di essere celebrata già in età altomedievale. Gli oli si consacrano nella messa in Coena Domini celebrata in cattedrale.

      Normalmente, il Sacramento non andrebbe MAI conservato all'altar maggiore, lo dice chiaramente il Caeremoniale Episcoporum (I, xii, 8-9), che prevede come luogo idoneo una cappella laterale e peraltro vieta che si celebri la liturgia a quell'altare, checché sia stata la prassi dopo Trento e checché ne dicano oggi i "tradizionalisti".
      Quello è effettivamente il Sepolcro del Signore, tuttavia la cosa risulta veramente poco chiara nell'uso romano tridentino, poiché esso viene svuotato il venerdì, anziché riempito come sarebbe logico. Quindi, sarebbe una semplice custodia. Ma storicamente è il sepolcro, aveva un ruolo importante nella liturgia serale del Venerdì Santo, con la processione teoforica, e poi in molti usi col ritorno solenne dell'ostia all'ufficio vespertino del Sabato Santo.
      Quando sarà la Settimana Santa faremo un approfondimento sulla cosa.

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    2. Non ne parliamo di un sepolcro posto sulla mensa dell'altare maggiore avanti al tabernacolo, e con tanto di tela quaresimale, fantasioso.

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  29. Dunque la riforma liturgica moderna avrebbe ragione nell' allontanare il tabernacolo dall' altare maggiore? Solo che oggi si tende a disgiungere il tabernacolo anche dall' altare.
    Quindi simbolicamente non si ha torto nel definire Sepolcro l' altare della reposizione del giovedì santo. Ma ragionando si potrebbe dire che il sepolcro al venerdì santo non avrebbe senso perché se prima di papa Pacelli si consumava l' unica ostia consacrata il giovedì, non ci sarebbe stata nessuna riserva eucaristica da riporre. Non so se sbaglio. Avrebbe più senso quello che fanno gli orientali che espongono e venerano l' icona dell' epitafios thrinos. Tra l' altro cantando quei meravigliosi inni...

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    1. Prima di Trento infatti le ostie consacrate erano due, una per i presantificati e una per il sepolcro.

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  30. Molto molto interessante. Mille grazie.

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  31. Sia lodato Gesù Cristo.
    Da qualche tempo ho iniziato a frequentare la forma liturgica precedente al Concilio Vaticano II, e leggendo diversi interventi ospitati su questo blog, sto iniziando ad intravedere un mondo e una sensibilità a me finora del tutto sconosciuti.
    In particolare, è per me radicalmente nuova la coscienza del fatto che la Liturgia non si esaurisca nella sola Messa, ma che questa sia (non vorrei esprimermi in modo improprio), il "coronamento", dell'Ufficio Divino.
    Probabilmente il gestore di questo blog sorriderà, ma mi ha davvero sorpreso scoprire che, in un ambiente realmente tradizionale, qualunque chiesa dovrebbe officiare in forma pubblica Vespri, Mattutino, Lodi...
    Com'é immediato intuire, quindi, chi scrive ha cognizioni molto limitate sull'articolazione della preghiera liturgica della Chiesa, e forse nemmeno ha ben chiaro come inquadrare il senso e le finalità che vi sono sottesi.
    Ciò che mi propongo è di approfondirne la conoscenza, ma soprattutto imparare a recitare autonomamente l'Ufficio quotidiano.
    Mi rendo conto che, in linea di principio, tali argomenti andrebbero affrontati con un sacerdote, ma dove vivo io, non c'è nessuno che abbia un'impostazione tradizionale. Per questo mi domandavo se qui mi poteste dare qualche indicazione su come affrontare questo percorso, anche alla luce di quella che è stata l'esperienza che, molto prima di me, avrete senz'altro avuta in tal senso.
    Ringrazio tutti per l'attenzione e la disponibilità, esprimendo l'augurio di una Santa Pasqua di Resurrezione.
    Giuseppe

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    1. Gentilissimo,
      il Divino Ufficio è al contempo la santificazione dei momenti della giornata e l'obbedienza al precetto del Signore, più volte ribadito da S. Paolo, di pregare incessantemente. Il senso di questa preghiera si renderà sempre più manifesto man mano che essa verrà portata avanti.
      Da un punto di vista pratico, per imparare conviene avere con sé i libri dell'ufficio e un supporto (un Ordo oppure il sito divinumofficium.com che però, ahimé, spesso contiene sviste), e iniziare con alcune ore (Vespro e Lodi per esempio), poi aggiungendo man mano Prima, Compieta, le ore minori e infine il Mattutino.
      Per ogni necessità di chiarimento restiamo a disposizione.

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    2. La ringrazio molto, e mi permetto di approfittare ancora della sua disponibilità per chiederle ancora qualcosa.
      1. Consultando il sito indicato, ho rilevato diversi Ordo; immagino che siano il frutto delle innovazioni apportate nel corso del XX secolo, e che spesso si analizzano (criticamente) nei post del Blog.
      A fini pratici, mi interessa il suo consiglio su quale focalizzarsi.
      2. Chiedendo anticipatamente scusa per la banalità della domanda, vorrei chiederle cosa intendono e comportano le annotazioni "Duplex", "Duplex majus", "Semiduplex" , "Simplex", "Dominica minor", "*I*", "*L1*", "I,II...classis";
      3. Vorrei sapere il motivo dell'utilizzo, a seconda delle circostanze, del corsivo, del grassetto, del grassetto blu, del corsivo rosso e del corsivo grassettato rosso;
      4. Ho notato che, in concomitanza alla ricorrenza della commemorazione di un Santo, di volta in volta viene posto in corsivo l'Ufficio "de Tempore", ovvero quello "Sanctorum": desidererei conoscerne il senso, e cosa praticamente comporti; inoltre ho notato che quelle che al punto 2 riferisco come annotazioni, apposte ai due Uffici, non di rado divergono.
      5. Cosa siano e cosa comportino le "Tempora", ricorrenti in luogo delle usuali "Feriae".
      6. Vorrei conferma
      a) che l'Ora Prima vada recitata un'ora dopo le Lodi, e che conseguentemente, si muova in sincrono con l'evoluzione stagionale dell'alba;
      b) che il momento della Compieta, da recitarsi prima di coricarsi, sia giocoforza "discrezionale";
      c) che il Mattutino andrebbe recitato all'una del mattino.

      Sono certo che le risposte a queste domande siano recuperabili "spigolando" tra i vari post del blog, il che, però, come comprenderà, oltre a richiedere molto tempo, rischia di essere dispersivo.
      Le sarei perciò molto grato se le fosse possibile rispondere puntualmente, o magari raccogliere "organicamente" la trattazione svolta su questi temi, se vogliamo in una sorta di "percorso didattico" propedeutico alla consultazione del blog.
      Le rinnovo il ringraziamento per il tempo e la disponibilità che mi sta dedicando, e la saluto in Iesu Christo Domino Nostro.
      Giuseppe

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    3. 1. Nel sito divinumofficium.com programmaticamente s'intende riportare appunto le diverse versioni dell'ufficio da Trento ai giorni nostri; le uniche due compilate con una certa precisione sono Divino Afflatu (1911) e il '62. Purtroppo, nelle versioni precedenti il sito è molto impreciso. Consiglierei, in attesa di avere i libri fisici che permettano un po' più di agilità, il Tridentino 1570: ha un calendario molto scarno, ma per imparare la struttura dell'ufficio è perfetto.
      2. Le feste sono tradizionalmente catalogate in diversi riti: in ordine d'importanza ascendente: Simplex - Semiduplex - Duplex - Duplex majus - Duplex II classis - Duplex I classis (di cui questa partizione interna tra i Duplex introdotta solo nel 1602 e dunque non originaria); tra i vari riti cambiano alcune cose nel modo di ordinare l'ufficio (numero di notturni al Mattutino, suffragi, duplicazione delle antifone...) come si accorgerà scorrendo l'Ordo. Le Domeniche si distinguono in majores (Pre-Quaresima, Quaresima, Avvento e alcune altre isolate) e minores (tutte le restanti). "L1" credo sia una distinzione operata dal sito divinumofficium che non ha riscontro nel Breviario.
      3. Credo voglia essere un tentativo d'imitazione dei colori liturgici, è una scelta grafica del sito che non ha rilevanze quanto all'ufficio in sé.
      4. Questo rischia di fare molta confusione, perché quando ricorre una festa del Santo l'ufficio "de Tempore" è utile essenzialmente solo per capire quali letture bibliche leggere al Mattutino, ma (eccetto in Quaresima e rari casi durante l'anno) non viene effettivamente commemorato. E' inoltre un errore del sito riportare tale ufficio come "Semiduplex" visto che tale classificazione è propria delle feste e non delle ferie, che sono semplicemente ferie.
      5. Le Tempora sono ferie particolari (mercoledì, venerdì e sabato nelle quattro stagioni: III settimana di Avvento, I di Quaresima, ottava di Pentecoste, settimana dopo l'Esaltazione della S. Croce) che nella tradizione romana corrispondono a periodi di digiuno stretto e penitenza liturgica, marcata particolarmente da sei lezioni veterotestamentarie che si cantano nella messa del sabato prima dell'Epistola.
      6. a) Esattamente; nella partizione monastica del giorno tutte le ore seguono l'evoluzione stagionale dell'alba. Prese tutte le ore di luce e divise in 12 segmenti uguali, a partire da quelli si calcolavano ora terza, sesta e nona, che dunque non sono esattamente le 9, le 12 e le 15 (o meglio, lo sono solo attorno ai due equinozi).
      b) Naturalmente; ai tempi di S. Benedetto si cantava subito dopo il Vespro e comunque prima del buio (infatti l'inno composto da questo santo padre per l'ufficiatura dice: "Te lucis ante terminum"). Nella recitazione privata si adatta convenientemente.
      c) Nella pratica arcaica, il Mattutino si componeva di tre veglie: la terza, la sesta e la nona ora della notte (all'equinozio: 21, 24, 3). Da tempi antichissimi è invalsa la pratica di unire Mattutino e Lodi (che non si disgiungono mai nell'ufficiatura pubblica), e quindi cantarli in modo tale che le Lodi si concludano all'alba. Quindi l'inizio dell'ufficiatura va determinato, anche tenendo conto della lunghezza dell'ufficio (un mattutino domenicale dura molto più di uno festivo, e quello feriale ha durata ancora diversa; inoltre quali parti si canteranno per intero e quali invece si reciteranno in tono retto...)

      In XC

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  32. Mi rallegro quando persone abbandonano la posizione 1962 per il tridentino. Comunque sono dell'idea che molti si buttato sul Divino Afflatu nè per devozione a Pio X nè per una coscienza liturgia, ma semplicemente per una convenienza pratica visto che tali breviari si trovano con facilità rispetto ai quattro volumi Tridentini. Nel frattempo la lotta contro la messa dialogata continua.

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  33. Premetto la mia ignoranza: ma perché contro la messa dialogata? Se ci sono fedeli che possono cantare o recitare l' ordo missae perché vietarlo? Forse mi sbaglio, ma il coro e i ministranti non rappresentano il popolo dei fedeli nel rispondere alla messa? Mi chiedo, che male c'è se qualcuno del popolo si unisce a loro, se è in grado? Ma capisco che forse nello spirito tradizionale il popolo venendo rappresentato da qualcuno di addetto non senta il bisogno di partecipare dicendo parole o cantando. Basta vedere le liturgie in oriente: tranne il credo, mi pare che nessuno dica niente, se non inchinarsi e segnarsi. Capisco che ha una sua logica.
    Ma chiedo lumi.

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    1. Se la memoria mi assiste è da tempo in preparazione uno scritto ove si spiega il comportamento in Aula durante la Santa Messa, sempre considerando la tradizione Liturgica Romana e non quelle “voglie” partecipative protestanti imbarazzanti a cui si assiste in molte di quelle cosiddette “Messe di Sempre”. In J et M

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  34. Capisco. Si penso che certamente ho molto da imparare visto che necessariamente ho assorbito una mentalità "moderna" avendo sempre frequentato il nuovo rito. Chiedo lumi proprio per comprendere. Ma capisco che probabilmente gestori e lettori di questa sede hanno già appreso da molto quello che io e altri ignoriamo. Comunque grazie degli ottimi spunti di riflessione.

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  35. L’infezione del modernismo è palese già nelle rubriche 1962, comprenderà questo non appena avrà ben assimilato le basi della Tradizione Liturgica Romana. Da quel momento la sua critica non cadrà su coloro che usano il 1969, ma i 62isti. Imbarazzanti i 62isti di facciata che di nascosto usano le rubriche del 55. In ogni caso il 99% dei cosiddetti “tradizionalisti” non capirebbe la differenza, rubriche del 55 che non sono atro che un ombrello bucherellato, sotto la pioggia ti bagni lo stesso. Uno dei doni più meravigliosi che ci ha consesso Dio è il Breviario, l’uso apre molti orizzonti di comprensione liturgica, apre soprattutto l’orizzonte celeste. In J et M

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  36. L’infezione del modernismo è palese già nelle rubriche 1962, comprenderà questo non appena avrà ben assimilato le basi della Tradizione Liturgica Romana. Da quel momento la sua critica non cadrà su coloro che usano il 1969, ma i 62isti. Imbarazzanti i 62isti di facciata che di nascosto usano le rubriche del 55. In ogni caso il 99% dei cosiddetti “tradizionalisti” non capirebbe la differenza, rubriche del 55 che non sono atro che un ombrello bucherellato, sotto la pioggia ti bagni lo stesso. Uno dei doni più meravigliosi che ci ha consesso Dio è il Breviario, l’uso apre molti orizzonti di comprensione liturgica, apre soprattutto l’orizzonte celeste. In J et M

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  37. Molte grazie. Purtroppo per chi è digiuno di Tradizione e si approccia ad essa parte dalle cose più evidenti. Esteriormente se uno confronta una messa celebrata con le rubriche del '62, da una celebrata con le rubriche precedenti, vede esteriormente pressappoco la stessa celebrazione, macroscopicamente. La differenza più evidente è la messa dialogata e da questa ci si accorge che qualcosa è diverso, ma l'altare è quello di prima, i paramenti pure, c'è il latino e tutto il resto.
    Mentre se uno confronta il messale di Paolo VI con quello del 62, vede una messa completamente diversa: altare diverso, paramenti diversi, canti diversi e niente latino. Poi se uno approfondisce riesce ad afferrare che il messale del 62 è concepito ormai con la mentalità che produrrà il novus ordo e che prima ha prodotto il nuovo ordo della Settimana Santa. Ma bisogna addentrarsi nell' argomento per capire e confesso che non è facile. Mi rendo conto che quelli come me molto indietro nel comprensione possono fare domande poco attraenti, ma purtroppo da qualche parte si deve iniziare.
    Comunque molte grazie.

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  38. 13 aprile il nostro breviario ottocentino prevede i Ss. Tiburtii, Valeriani, et Maximi Martyrum, ma già alle porte del pre Divino Afflatu il breviario presentava S. Justini Martyris, a titolo di curiosità quando si ebbe questo aggiornamento. Come lei ben sa di questi intrecci il breviario “tridentino” presenta tantissimi casi nell’anno liturgico.

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    1. Me ne sono accorto giusto poco fa cantando i Vespri, credendo di trovarmi S. Giustino e invece incontrando i tre santi citati. Sono giunto alla conclusione che S. Giustino è stato introdotto negli ultimissimi anni dell' '800 da Leone XIII, che spinse per inserire nel calendario universale numerosi dottori e apologeti dei primi secoli. Non è una festa inopportuna, tutt'altro; tuttavia sorgono tre osservazioni:
      1) Perché metterlo al 14 aprile e non il 1° giugno - che pure è libero - cioè quando lo ricorda il martirologio?
      2) Che fine hanno fatto i santi Tiburzio, Valeriano e Massimo?
      3) Il grado doppio è assolutamente spropositato.

      Direi che, in un ottica di revisione del calendario, S. Giustino può benissimo stare come festa semplice al 1° giugno.

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    2. Praticamente tutto Comune dei Martiri nel Tempo Pasquale,il poco resto dal Proprio del Santo, sbaglio?

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    3. Se lo si accoglie come doppio, sì. Eccetto le letture del I Notturno dal proprio del tempo.
      Pasquale col pascalio gregoriano, naturalmente.

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  39. Dei santi martiri dell'odierna giornata liturgica divinumofficium accorpa la II e III lezione, mentre il breviario presenta I e II dal Proprio del Tempo II e III dal Proprio del Santo. In questi casi la matassa come si risolve, cantando la prima lezione del Proprio del Tempo e le due dal Proprio del Santo?

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  40. Due domandine, perché DivinumOfficium propone tutti i Suffraggi durante il Tempo Pasquale, errore? Quando fu introdotta nella Messa la questua in denaro? Santa Domenica in J et M

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    1. Il primo sì, è decisamente un errore.
      Sulla questua, che non è un atto propriamente liturgico, non saprei rispondere, ma sicuramente è una prassi antica raccogliere le offerte durante le funzioni.

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  41. Come ordinare le orazioni nelle messe votive private? Leggevo sull'ordo della saint lawrence che la seconda deve essere quella del'officio. Per esempio se si fa una votiva privata in un giorno senza santi, e quindi all'officio si recita la colletta della domenica precedente, si usa quella come seconda? E la terza della Madonna se in quel periodo si fa quella come seconda? Se cade un santo semplice o semidoppio, come funziona? Dal doppio so che non si possono fare votive private. Se gentilmente poi mi potete indicare eventuali differenze frail 1570 e 1920. Grazie

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    1. Se la messa votiva si fa in una feria che non abbia la commemorazione privilegiata (cioè non in Avvento, stando che in Quaresima la votiva privata non si può fare), la seconda e la terza colletta sono quelle del tempo, poiché la messa della domenica è ripetuta nella feria ma non è l'officio proprio della feria.
      Se cade un santo semplice o semidoppio, invece, seconda orazione del santo del giorno e terza del tempo.
      Credo - ma dovrei controllare - che sia pure possibile aggiungere collette fino a 5 o a 7.
      Ci sono differenze nell'ordinamento delle singole messe votive, ma le regole generali testé esposte sono valide dal Tridentino fino alle riforme degli anni '50.

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  42. Faccio notare che la conosciuta applicazione BrevMeumHD per la Festa di San Marco a Laudi riporta le Litania Maggiori, Salmo 69 e Orazioni e stranamente nel lato tradotto in italiano anche una commemorazione dell'Ottava di San Giuseppe, mentre DivinumOfficium nulla di tutto ciò.

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  43. Benedicamus Domino, voglio aprire un capitolo che nella liturgia è importante, l'incenso. Viste le varie liturgie cristiane in oriente ed occidente è possibile che qualche lettore competente nel campo degli incensi possa fare un quadro sui tipi di resine e via discorrendo. Sono stanco di vedere paccottiglia fatta passare per incenso dei monaci del Monte Athos e varie, in J et M

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    1. Il mio consiglio è comprare direttamente in Grecia o ordinare su siti greci (p.es. il sito kelliotika.gr). I produttori occidentali, quando non direttamente prodotti sintetici, adulterano gli incensi naturali athoniti con molti additivi chimici, realizzando prodotti puzzolenti (oltreché tossici) che si caratterizzano per un fumo abbondante e un profumo inesistente.
      Se qualche lettore può andare più nel dettaglio, ben venga.

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    2. Appena possibile devo fare un salto all'Eparchia di Piana degli Albanesi, i miei conoscenti Greci si riforniscono in questo negozio, https://mondobizantino.it/categoria-prodotto/incenso-e-carbone/

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  44. Esise qualche decreto o altra fonte, che parli della posizione del crocifisso sull'altare? So dell'obbligo che esso sia presente e con il corpo, non solo la croce. Quello che vorrei sapere, è se sia o meno lecito non porre il crocifiso sull'altare, ma basti anche a muro difronte all'altare. Grazie

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    1. A una breve ricerca nel CE e nei decreta authentica non mi risulta un'indicazione precisa. Credo sia sufficiente che la croce sia effettivamente dell'altare e non più generalmente absidale, ma questo si può giudicare solo nel singolo contesto.

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  45. È possibile celebrare la solennita esterna dell'Ascensione nella Domenica fra l'Ottava? Se si, lo spegnimento del cero si ripete come al giorno della Festa? La Messa è senza commemorazioni?

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  46. È possibile a condizione che vi sia una reale necessità pastorale, ovvero il popolo si possa radunare in modo considerevolmente più agevole e numeroso in domenica piuttosto che nel giorno proprio. Secondo un'interpretazione rigorista nella stessa chiesa non dev'essere stata precedentemente celebrata con solennità la festa nel dì proprio. Trattandosi la solennità esterna di una messa votiva, non assume le cerimonie speciali della festa, ovvero lo spengimento del cero in questo caso. Va commemorata la domenica e ne va letto l'Ultimo Vangelo.

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  47. Certo è curioso e spesso ingarbugliato (ma anche la sua bellezza data la stratificazione) vista l'evoluzione del calendario, Beda, dottore della chiesa non pervenuto e Filippo Neri perde il rito doppio.
    Sito divinumofficium tridentino 1910
    26 S. Philippi Neri Confessoris Semiduplex
    27 S. Bedæ Venerabilis Confessoris et Ecclesiæ Doctoris Semiduplex
    28 S. Augustini Episcopi et Confessoris Semiduplex
    29 S. Mariæ Magdalenæ de Pazzis Virginis Semiduplex
    Breviario Tridentino 1850
    26 S. Philippi Neri Confessoris Duplex S. Eleutherii Papa et martyris Duplex cum comm.
    27 S. Mariæ Magdalenæ de Pazzis Virginis Semiduplex S. Joannis Pape martyris Semiduplex cum comm.
    28
    29

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    1. Credo che Filippo Neri sia sempre stato doppio, e il sito (tanto per cambiare) sbaglia.

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  48. Due curiosità in questo giorno liturgico. 1° S. Mariæ Magdalenæ de Pazzis Virginis Semiduplex "in italia tota et insulis adjacentibus tantun duplex", quindi in Italia Doppio nel resto della cristianità Semidoppio. 2° Su questa cerco una spiegazione, ci ritroviamo nel breviario in Italia fit comm. S. Philippi Neri. Il rito doppio non inizia col Primo Vespro e termina al Secondo vespro seguito Compieta?

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    1. Ignoravo francamente che la De Pazzis avesse rito doppio in Italia.
      Se s'incontrano due feste doppie, il I Vespro della festa seguente prevale sul II della festa precedente dal capitolo. Proprio perché l'inizio del giorno liturgico a Vespro è più importante di completare la "duplicità" della festa.

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    2. Come sempre puntuale, avevo sentore di ciò, stranizza che in altre occasioni non era specificato, sempre se non ho sbagliato io precedentemente. Comunque visto che la mia vita è scandita dal calendario liturgico dopo una lunga e meditata riflessione sono dell'avviso che l'ufficio è stato distrutto da un santoriale esageratamente affollato che ha maciullato la tradizione dell'Urbe ponendo in secondo piano o sopprimendo completamente i martiri della tradizione Romana. Alcuni inseriscono foglietti nei breviari seguendo l'evoluzioni del santoriale, io invece eliminerei pure quelli stampati. Sposo in toto una sua riflessione in merito pubblicata tempo fa.

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  49. Buona sera, a pochi giorni dalla festa del Corpus Domini volevo porre una domanda circa i cristiani orientali: a quanto ne so non esiste presso di loro il culto eucaristico come si è sviluppato da noi nel secondo millennio ma ho sentito da una persona una affermazione che non mi ha convinto, che cioè gli orientali non ammettono che la presenza reale di Cristo nella Divina Eucaristia permanga nelle ostie consacrate anche dopo la messa. Vorrei capire a grandi linee come stanno le cose: l' Eucaristia si conserva dopo la Liturgia? In che modo? Viene in qualche modo adorata? Grazie per l' attenzione.

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    1. Gentilissimo, non so chi le abbia detto questo, ma non è sostanzialmente vero. Ora, nella tradizione orientale non esiste una forma di adorazione delle Specie fuori dalla liturgia, perchè il mistero eucaristico non può essere slegato dalla sacra ierurgia; tuttavia, il pane e il vino consacrati e posti nell'artoforion restano a tutti gli effetti Corpo e Sangue di Cristo, tant'è vero che si danno ai malati come viatico, oppure si usano per i Presantificati.
      La tradizione occidentale anticamente condivideva questo spirito: anzi, nella tradizione bizantina il tabernacolo è stato posto al centro dell'altare ben prima che in quella romana, dove è rimasto fino al XV secolo circa in una nicchia di una parete laterale della navata, e ancora nel CE del 1600 è prescritto di conservarlo a un altare laterale. Gesti peculiari di adorazione riservati al SS.mo sono stati introdotti in conseguenza della diffusione di eresie antieucaristiche, che l'Oriente viceversa non ha mai conosciuto. Basti pensare che la festa del Corpus Domini nasce tra le beghine di Liegi, area fortemente influenzata dalla teologia di Berengario e quindi in diretta reazione a questa. Le genuflessioni alla consacrazione a Roma non compaiono prima della revisione del messale di Pio V. Ma non per questo le sacre specie non son ritenute Corpo e Sangue di Cristo, ci mancherebbe.
      Piuttosto, gli orientali provano un po' di sospetto verso certi atteggiamenti sentimentalisti diffusi nel cattolicesimo (ma non certo parte della dottrina cattolica), come quelli di autori, scilicet il Montfort, che affermano che Cristo "soffre d'esser prigioniero nel tavernacolo e non vede l'ora di esserne liberato oer l'adorazione". Queste letture, a mio avviso, rasentano invece la blasfemia.

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  50. Molte grazie. Infatti pure io pensavo che fosse una cosa non giusta tale affermazione, basta citare per questo le comunione coi Presantificati. Adesso che ci penso in una Liturgia in rito greco a Grottaferrata ho visto, se non ricordo male, la riserva eucaristica posta nella colombina pendente dalla volta del ciborio sull' altare, espediente molto significativo. Circa il Corpus Domini: il miracolo di Bolsena fece il resto per convincere il papa Urbano IV a istituire la festa per la chiesa latina. Mi chiedo: non si ha notizia di miracoli eucaristici in oriente, forse gli orientali hanno una fede più ferma di noi tanto da non avere bisogno di tali segni dall' Alto? O forse è frutto di una diversa sensibilità? Di non porre troppa attenzione nell' indagare il modo in cui il Cristo è nell' Eucaristia come invece si fece in occidente a motivo delle eresie medievali di cui ha parlato?

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    1. Credo proprio sia frutto di una diversa sensibilità. Peraltro, alcuni miracoli eucaristici antichi, come quello di Lanciano, sono venerati pure presso gli Ortodossi (vi son stato anni addietro in pellegrinaggio con una parrocchia russa), anche se non mancano teologi ortodossi, come il prof. Osipov, che ne criticano la natura.

      P.S.: circa la colomba, questa è sicuramente una forma molto antica ma, salvo smentite, non credo che sopravviva altrove se non a Grottaferrata che, al di là della sua storia un po' particolare, ha comunque lodevolmente mantenuto un uso bizantino molto arcaizzante e proprio.

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    2. Circa Grottaferrata dovrei verificare per esserne assolutamente certo: vedi la messa celebrata in quella abbazia diversi anni fa alla TV e fu uno dei primi contatti che ebbi col rito orientale. Ma penso di ricordare bene perché mi colpi' quel dettaglio, oltre al canto sacro. Circa Lanciano non mi stupisce che anche gli orientali lo venerino d'altronde avvenne in alta epoca ben prima di Berengario e e delle sue teorie e anche questo fa riflettere, ma sempre qui da noi benché nel primo millennio.olte grazie.

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  51. I 62isti colla tremarella. Domenica nel post missam ho incrociato dei 62isti avente tremarella, credevo per fattori fisici, ma quando mai, era solo era per il fattore summorum pontificum, semplicemente terrorizzati viste le ultime dicerie. Di norma non li lascio respirare ponendo sul piatto le infami riforme passate per tradizione liturgica romana per poi essere tacciano per la mia troppa, non ho mai capito il troppo di cosa. Comunque è difficile interloquire con coloro che pur frequentando “la cosiddetta messa di sempre” ignorano di liturgia tant’è che i 62isti in questione neanche si sono accorti che da anni hanno in uso le rubriche del'55, benvenuti nella tradizione….del circo tradizionale.

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  52. Domanda su precedenza Ottava, come comportarsi in maniera precisa? il 3 Giugno Festum Sanctissimi Corporis Christi Duplex I. classis invece il 4 giugno Anniversario Dedicadionis Cathedralis Duplex I Classis cum Octava, grazie.

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    1. E' una buona domanda, perché bisogna stabilire quale delle due Ottave sia "più degna". Ora, si trattano ambedue di feste del Signore, ma la prima è universale, mentre la seconda è locale; pertanto, direi che nei singoli giorni è da dirsi l'ufficio infra l'Ottava del Corpus Domini.

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    2. Chiaramente tutto ciò ragionando secondo la tradizione romana. Ragionando colla Divino Afflatu la risposta sarebbe la stessa ma per motivi diversi, cioè che l'ottava del C.D. è "privilegiata di II ordine". Ma questo privilegio è completamente sproporzionato ed elefantiaco nel calendario, fu dato come "contentino" per la soppressione del precetto della festa, e non fu rimosso quando la festa fu riportata al precetto pochi anni dopo!

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  53. Se ho capito bene: nei singoli giorni è da dirsi l'ufficio infra l'Ottava del Corpus Domini fino ala sua Ottava di giorno 10, ma l'Ottava della Dedicazione di giorno 11 è da cantare? Presumo di no visto che il 4 non si è cantata la sua festa. Diciamo che il discorso delle ottave è sempre un tantinello ingarbigliato, solo un tantinello...

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    1. Per quale motivo il 4 non si canta la festa? Salvo che mi sfuggano dei dettagli, dovremmo avere:
      - 3 giugno: Corpus Domini
      - 4 giugno: Dedicazione
      - 5-10 giugno: ferie tra l'Ottava del C.D. (ovvero feste doppie che dovessero cadere con comm. dell'Ott. del C.D.) con comm. dell'Ott. della Dedicaz.
      - 11 giugno: Ott. della Dedicaz.

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    2. Perfetto, sempre puntuale e preciso, grazie.

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  54. Buonasera,
    Scartabellavo un poco in rete e mi è capitato di leggere di come la Chiesa cattolica caldea riconosca quale santo Nestorio, il patriarca scomunicato a Efeso. Ora, visto che fino a prova contraria il Cattolicesimo riconosce il concilio efesino, non riesco a comprendere come mai all'interno dello stesso corpo ecclesiale possa essere accettabile questa dicotomia. Difficilmente le gerarchie possono essere state così miopi. Spero di sbagliare. Lei sa darmi qualche delucidazione? Grazie

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    1. Vedo solo ora questa domanda, mi scuso. Le chiese cattoliche orientali riconoscono come santo pure S. Marco d'Efeso! Questo ce la dice lunga sulla coerenza e il senso dell'uniatismo...

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  55. ci sono fonti che ci dicono se il rito patriarchino-aquileiese avesse o meno delle benedizioni prima del Per quem haec omnia, come per esempio quella del 6 agosto?

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    1. L'Agenda Dioecesis sanctae ecclesiae Aquilegiensis non ne riporta, ma credo non sia da escludere del tutto. Altre fonti sottomano non ne ho purtroppo.

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  56. Buongiorno,
    mi chiedevo quali siano le norme attualmente valide per un laico cattolico che volesse recitare l'Ufficio Divino secondo diversi riti.
    Mi spiego meglio, per un laico è lecito scegliere se recitare l'Ufficio Romano, Ambrosiano, Monastico, o addirittura di un rito non Latino?
    Inoltre, è lecito recitare l'Ufficio (in uno qualunque di questi riti) secondo il vetus ordo, senza alcuna autorizzazione? E se la risposta è affermativa, vale anche per le edizioni del Breviario precedenti a quella di San Giovanni XIII, o bisogna supporre che tali edizioni siano illecite, dal momento che tutte le norme sul vetus ordo autorizzano solo l'ultima edizione dei Messali e dei Breviari pre-conciliari?
    Ringrazio anticipatamente per la risposta

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    1. Un laico può recitare quel che vuole, purchè non contenga eresie. Non occorrono autorizzazioni di sorta nè per il 1962, nè per i breviari tradizionali. Le norme che Lei cita obbligherebbero (per un giuspositivista) solo i chierici; per gli organicisti, quali noi siamo, nessuna legge d'autorità può obbligare ma è la Tradizione a comandare. Ad ogni modo, Lei essendo laico può fare quello che vuole.
      Io per esempio per l'ottava di Pentecoste dico il Vespro ogni giorno in un rito diverso.

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    2. Mi affascina leggere che preghi i Vespri in un rito diverso durante l'ottava di Pentecoste. Puoi dirci qualcosa in più su questa pratica? Sei disposto a parlarci di qualche altra pratica liturgica - forse qualche insolita - con cui potremmo arricchire la nostra vita e pratica noiosa? Alcuni di noi non ne sanno abbastanza.

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  57. Se vuole qualche numero dei Cattolici di mia conoscenza recitano il Breviario Romano ante demolizione Divino Afflatu a firma del Vescovo di Roma Pio X, e solo un paio di persone quest'ultimo, nessuno recita il breviario con rubriche 1962 e relativa Messa in quanto rappresentano in minima parte la tradizione liturgica romana.

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  58. Le tesi del Minutella sono sommamente ridicole perché legano la validità della consacrazione alla menzione del papa, e misinterpretano il significato di "comunione dei santi".

    Circa, ad esempio, l'interruzione della comunione col proprio vescovo o col patr. Bartolomeo che molti preti e monasteri in Grecia hanno iniziato a partire dal pseudosinodo di Creta, questa è prevista dal can. ap. 31, che stabilisce che quando vi sia manifesta eresia anche prima di una condanna formale si possa interrompere la menzione di qualcuno. Il canone è inteso però come una forma d'invito al resto della Chiesa di prendere in considerazione la condanna formale dell'eretico, e al contempo un'invito a lui a redimersi. In questo secondo senso l'interruzione della commemorazione è stata fatta da parte del patr. di Mosca. Probabilmente (e auspicabilmente) una condanna formale a Bartolomeo arriverà. Quindi, a differenza della zoppicante "teologia" minutelliana, non si fa assolutamente una questione di validità. Tant'è vero che recentemente il metr. Luca di Zaporozhe, uno dei maggiori critici di Bartolomeo (che chiama "il fedelissimo suddito della repubblica turca, sig. Archontonis"), ha concelebrato col vescovo Nettario di Corfù; quest'ultimo commemora Geronimo di Atene, che invece non è più commemorato dal patr. di Mosca. Ma ciò non ha impedito di celebrare insieme, visto che l'ortodossia personale di Nettario sulla questione ucraina è ben nota.

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  59. Certamente tutto rientra nella questione della liceità. Ma don Minutella fa una questione di validità, ed è qui che casca tutto il palco.
    Ci sono interpretazioni diverse del can. ap. 31 (Balsamone approva la possibilità di sospendere la commemorazione in caso di eresia palese; Zonara disapprova). Io credo che la commemorazione possa essere in alcuni casi una questione di coscienza del singolo sacerdote; se però questo sacerdote proibisce di recarsi alle liturgie dei commemoranti in assenza di una scomunica formale, o addirittura afferma che queste siano invalide, egli forma una setta, e questo è sommamente da condannarsi.

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  60. Buonasera,
    ho qualche problama informatico con i commenti su questo sito, quindi mi scuso se il mio messaggio dovesse comparire due volte.
    Volevo porre una domanda relativa alla suddivisione dei Misteri del Rosario nel corso della settimana. Mi sembra che il principio della consuetudine sia di contemplare i Misteri in ordine "cronologico" (Gaudiosi - Dolorosi - Gloriosi), facendo anche in modo che il Venerdì, giorno penitenziale, si contemplino i Misteri Dolorosi, e la Domenica, giorno festivo, quelli Gloriosi.
    Così facendo però si assegnano i Misteri Gloriosi anche al Mercoledì, che secondo la tradizione sarebbe anch'esso un giorno penitenziale.
    Chiedo quindi se al tempo dell'introduzione del Rosario il Mercoledì avesse già perso il suo carattere penitenziale, oppure se si è scelta semplicemente la disposizione più sensata dei Misteri, indipendentemente dal carattere del giorno.
    Grazie

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    1. Dobbiamo ricordare che, idealmente, le tre parti del Rosario dovrebbero essere recitate tutte ogni giorno nella concezione più antica di questa preghiera; quindi la suddivisione in giorni appare più tardi. Il primo criterio è sicuramente quello della successione cronologica. Il secondo è quello di far coincidere i misteri gloriosi con il giorno della Risurrezione e quelli dolorosi con quelli della Passione; in questo senso, dunque, è più la coincidenza dei giorni, che il carattere festivo in sé: il mercoledì sarebbe il giorno del tradimento di Giuda, che però non è un mistero. Nella suddivisione delle dedicazione dei giorni fatta da Alcuino da York il mercoledì è il giorno dei Ss. Pietro e Paolo, mentre il venerdì è dedicato alla S. Croce. Quindi il carattere penitenziale del mercoledì non porta necessariamente con sé un carattere doloroso.

      La decadenza del carattere penitenziale del mercoledì è attestata nel XIV secolo: nella novella boccaccesca di Frate Cipolla leggiamo che mangiar carne di mercoledì è "solo un peccato veniale", laddove è considerato mortale mangiarne di venerdì. La scomparsa definitiva della prassi avviene entro il Concilio Tridentino.

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  61. La ringrazio, effettivamente nella domanda ho parlato di quando è stato introdotto il Rosario, ma intendevo dire quando è stata introdotta la consuetudine di recitarne solo una parte.
    Posso chiederle cosa sia la "suddivisione delle dedicazione dei giorni fatta da Alcuino da York"? So che esistono diverse devozioni associate ai vari giorni della settimana (se non sbaglio il Mercoledì è stato anche associato a San Giuseppe), ma suppongo siano tutte tardive rispetto al Rosario (oltreché non così universalmente praticate, per questo non le ho considerate nella precedente domanda).

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  62. C'è una motivazione mistica del fatto che per la purificazione del Calice nel Rito Romano è prescritto l'uso del vino ? Infatti, sono rimasto spiacevolmente sorpreso quando un sacerdote (62ista, per giunta) al quale spesso e volentieri "servo" la Messa (bassa)da vari anni, improvvisamente, mi ha dichiarato di non sentirsi obbligato a rispettare la rubrica che prescrive detto uso. Fin da ora ringrazio per la risposta.

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    1. Carissimo, anzitutto è un piacere sentirla nuovamente su queste pagine.
      La ragione della purificazione con il vino è, anzitutto, la similità del purificatore con l'aspetto delle Specie, quasi in forma di rispetto. Questa è pure la ragione per cui la purificazione della bocca avviene con del vino, tanto nel rito romano (seppur disusata per i fedeli dal XVIII secolo almeno) quanto nel rito bizantino.

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  63. Santa Giornata, le chiedo una spiegazione teologica sulla posizione del Fonte Battesimale posto rigorosamente all'ingresso delle Chiese, in J et M. Grazie.

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    1. Poiché il battesimo è l'ingresso alla vita cristiana e al Paradiso, e la chiesa rappresenta il regno dei cieli, alla quale ierurgia sono (in linea mistagogica) ammessi solo i battezzati. Perciò il fonte sta all'ingresso, poiché il battesimo è la porta.

      Notare che Bugnini nella sua veglia pasquale riformata fa battezzare i neofiti in mezzo al santuario, e quindi li fa entrare in altare ancora da catecumeni! L'assurdo simbolico.

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  64. Le domeniche di II classe: II,III,IV di Avvento e Quaresima cedono alle sole feste di rito doppio di I classe, vedasi come il I vespro di Santa Lucia. Come mai non cedono anche alla I domenica dei tempi forti? In J et M. Grazie.

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    1. Non sono sicuro di aver capito la domanda.
      La I domenica di Avvento è tradizionalmente di grado maggiore, come inizio del tempo forte e principio del ciclo del sacramentario gregoriano (non l'inizio dell'anno liturgico, come molti erroneamente dicono!). Perciò non cede a nulla, come le domeniche di Quaresima.

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    2. Appena possibile può espletare il concetto del ciclo sacramentario gregoriano in riferimento all'errato pensiero sull'inizio dell'anno liturgico, grazie.

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  65. Buongiorno, avrei anche io una domanda da porle.
    Ho letto ieri un interessante articolo su "Lo spigolatore Romano" (l'articolo risale a inizio mese) relativo ai Primi Vespri delle Feste. In sintesi, la tesi sostenuta è più o meno la seguente:
    "Nel Rito Romano le Feste vanno da Vespro a Vespro, ma in questo caso, in origine, ci si riferiva all'orario vespertino, corrispondente al tramonto circa, e non all'ufficio del Vespro, che apparteneva invece al giorno che si stava per concludere. Il primo ufficio con cui si apriva la Festa era quindi il Mattutino, ancorchè la sua recita iniziava subito dopo il Vespro, cha appunto chiudeva il giorno precedente (avendo però già un carattere festivo). In tutto questo, la Compieta non viene considerata visto il suo carattere "privato", da recitare in casa prima del sonno, piuttosto che pubblicamente in Chiesa".
    Posso chiederle la sua opinione in merito?

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    1. Questo ragionamento non trova secondo me sufficienti giustificazioni, e parte da una lettura e interpretazione di una nota molto transitoria di Amalario, ignorando le copiosissime testimonianze (dalla letteratura subapostolica a quella patristica) del contrario, che il Vespro liturgico è l'inizio della festa. L'autore è probabilmente indotto in confusione dall'ufficio feriale e domenicale, che a Roma iniziava sì a Mattutino (col salmo 1 al Mattutino della domenica, mentre nel rito bizantino - dove anche le ferie iniziano a Vespro - il salmo 1 è al vespro il sabato sera), ma nel rito romano arcaico per le ferie Mattutino e Vespro sono quasi momenti separati tra loro, in cui il vespro è "del giorno della settimana" ma non direttamente legato al medesimo ciclo liturgico del mattutino (non a caso il salterio romano non è organizzato in cicli quotidiani da mattutino a vespro, ma da un ciclo di sette mattutini completati dalle ore minori sempre uguali, e da un ciclo di sette vespri, come cose separate).

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    2. Quindi è vero che la compieta è una preghiera privata? Perché?

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  66. Ritengo abominevole che un cattolico si sposi al municipio per lo stato, e poi in Chiesa. Per non parlare della lettura di articoli di uno stato laicista avente una costituzione contro Dio e la Chiesa Romana. Se è possibile una sua riflessione aspettando anche quella sul ciclo sacramentario gregoriano in riferimento all'errato pensiero sull'inizio dell'anno liturgico. In J et M

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    1. Se si riferisce alla Francia, il problema è anche che un prete che sposasse in chiesa due persone che prima non abbiano "timbrato" la presenza in municipio, rischierebbe denuncia e carcere perché simulerebbe il matrimonio (inteso come atto statale). Naturalmente è una concezione gravissima sul ruolo dello Stato.

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    2. Non è un grande abominio se è costretto a farlo da uno stato ateo; in Unione Sovietica era uso corrente fare in fretta e furia il matrimonio civile, e poi andare in chiesa a fare il vero matrimonio. Che sia grave è vero, ma finché si è sotto una legge dittatoriale di tal schiatta non si può far molto...

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  67. Da qualche parte ho letto, non ricordo se su questo sito, che l'Ottava dell'Epifania (prima delle riforme liturgiche) era addirittura più importante dell'Ottava di Natale. È vero? Se sì, perché supera quella di Natale?

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    1. E' vero, essendo che i giorni infra l'ottava di Natale cedono alle feste doppie, mentre i giorni infra l'ottava dell'Epifania cedono solo alle feste doppie di II classe. La ragione sta nel fatto che l'Epifania è una festa più antica del Natale, e originariamente celebrava nello stesso giorno anche il mistero del Natale, oltre ai tre (Adorazione dei Magi, Battesimo e primo miracolo) rimasti in esso. Questa celebrazione comune è ancora in uso presso gli Armeni. Poi sia i Latini che i Greci, in seguito a una decisione del Concilio di Calcedonia, spostarono una o più (anche l'Adorazione dei Magi presso i Greci) di questi misteri al 25 dicembre, data scelta per una serie di motivi (tra cui la maggior aderenza alla cronologia biblica degli eventi). Ma del fatto che anticamente la festa unica e principale fosse il 6 gennaio traccia evidente nel rito romano resta il grado delle ottave.

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    2. Mi scusi, mi può dire quale canone di Calcedonia? Ho fatto qualche ricerca, ahimé su internet, e non ne trovo traccia...

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  68. In giorni liturgici come questi, 30 dicembre, il 62ista dovrebbe chiedersi, ma io sono in linea colla tradizione liturgica romana? Visto che oggi si celebra la Domenica tra l'Ottava di Natale.

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    1. In effetti, il 62ista l'ha già celebrata, a scapito del povero S. Stefano...

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  69. Buongiorno. È lecito oggi, vigilia dell'Epifania per noi Latini, digiunare, anche se continua il tempo di Natale?

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    1. Latinamente la vigilia dell'Epifania è senza digiuno, ma con astinenza se cade di mercoledì o venerdì.

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  70. Buongiorno e buon anno,
    potrebbe spiegarci quale sia il motivo per cui gli ortodossi bizantini rifiutano categoricamente l'uso di pani non lievitati per l'Eucaristia?
    Se non erro, nelle diocesi della Chiesa Russa e di quella di Antiochia in cui concedono l'uso dei riti latini, impongono comunque l'uso di prosfore analoghe a quelle slave o comunque di pane lievitato, invece delle tradizionali particole latine. Quali motivazioni teologiche adducono?
    Inoltre, storicamente i latini hanno sempre usato particole non lievitate?
    Grazie

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    1. Soprattutto in contesto orientale, la questione degli azzimi è stata sollevata dagli Armeni, che originariamente usavano il pane lievitato ma poi hanno adottato gli azzimi con significato monofisita (niente lievito: niente natura umana), così come rifiutano l'acqua nel calice. In questo senso Niceta Stethatos, illustre polemista bizantino di XII sec. applica tale lettura pure ai latini, "monofisiti inconsapevoli" secondo le sue parole.

      Quanto a ragione storica, gli azzimi si diffusero dalle regioni britanniche a partire dall'VIII secolo, secondo la testimonianza di Beda. A Roma furono probabilmente introdotti dai franchi attorno al IX secolo, non certo per ragioni monofisite però, ma per "uso barbaro".

      Le comunità ortodosse di rito latino, appoggiandosi alla polemistica di Stethatos utilizzano per tal ragione pane lievitato, ma pressato in forma di ostia latina.

      È sorta una discussione interessante sul significato di azzimo sullo Spigolatore Romano, a quanto vedo.

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    2. Buonasera,
      la ringrazio per la risposta (più o meno contemporaneamente qualcun altro su Lo Spigolatore Romano ha riportato la sua stessa tesi), tuttavia c’è un’altra questione che vorrei chiarire.
      Che gli armeni abbiano rimosso il lievito per negare l'umanità di Cristo lo sappiamo da fonti armene o comunque non Calcedonesi? Oppure ci si basa su fonti bizantine e latine?
      Credo sia importante saperlo, perchè per secoli i non Calcedonesi sono stati considerati Monofisiti in senso stretto (Eutichiani), mentre essi rifiutano fortemente questa definizione, proclamandosi invece Miafisiti (sostenitori della tesi secondo cui Cristo sarebbe stato sì vero uomo e vero Dio, ma in Lui sarebbe impossibile separare o distinguere le due nature). Con questo, non voglio dire che la cristologia non Calcedonese sia necessariamente ortodossa (non ho le competenze per esprimermi a riguardo), ma mi sembra quantomeno strano da parte degli Armeni una negazione così categorica dell'umanità di Cristo.
      Inoltre, la versione fornita oggi dagli Armeni è che loro abbiano usato il pane senza lievito “da sempre”, sia per motivi culturali, sia perché la loro tradizione interpreta alcuni passi biblici in cui si accenna al lievito come un simbolo del peccato. L’azzimo quindi simboleggierebbe l’assenza di peccato nella natura umana di Cristo, non l’assenza della natura umana stessa.
      Questo è quanto ho letto, ma ammetto di non sapere praticamente nulla della teologia e della tradizione Armena e di non disporre di alcuna fonte affidabile a riguardo.

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