giovedì 30 novembre 2017

Il decadimento del culto delle reliquie in Occidente


Vorrei aprire questa breve riflessione con un articolo di diversi mesi fa, che traduco qui dal sito Pravoslavie.ru:

Una parte delle reliquie del grande S. Nicola, il taumaturgo, stanno per arrivare in Russia oggi, dalla Cattedrale Cattolica di S. Nicola a Bari, in Italia, ove sono custodite le reliquie del Santo fin dal 1087. Le reliquie saranno accolte a Mosca con gran cerimonia, al suono delle campane nelle oltre 600 chiese della città.
Questo è un evento unico, dappoiché, come si è detto prima, per gli ultimi 930 anni le reliquie sono state conservate in una Basilica Cattolica a Bari, e non hanno mai lasciato la città. Ogni anno, centinaia di pellegrini Russi e fedeli Ortodossi da tutto il mondo si recano a Bari per venerare le sacre reliquie del grande vescovo e santo taumaturgo. Grazie all'imminente visita delle sue reliquie, ancora più fedeli avranno l'opportunità di venerarle.
I responsabili hanno prelevato la nona costola del Santo Gerarca, situata proprio vicino al cuore, dal reliquiario sotto l'altare nella cappella della cripta della basilica italiana. La zona del cuore fisico è molto importante per la Tradizione Ortodossa, poiché è il luogo ove si trova anche il cuore spirituale, quello che è in grado di comunicare con Dio. [...] Dopo la sigla del documento [tra il metropolita Hilarion e l'arcivescovo di Bari, ndr], le reliquie saranno sistemate in una speciale arca, dal peso di circa 18 chilogrammi e ricoperta di foglia d'oro, fabbricata nei laboratori della Chiesa Russa. Il reliquiario avanzerà in una solenne processione attraverso la città di Bari fino all'aeroporto, per essere trasportata in volo sino all'aeroporto Vnukovo di Mosca, accompagnato dal Metropolita Hilarion. Le reliquie saranno accolte dal Patriarca Kirill e dal clero moscovita durante la Veglia in onore di S. Nicola alla Cattedrale di Cristo Salvatore. [...] La notizia della visita delle reliquie di S. Nicola in Russia ha provocato grande eccitazione tra i fedeli, e secondo le stime ufficiali si attendono più pellegrini di quanti siano giunti a Mosca per la visita di altre importanti reliquie. Nel 2011, oltre tre milioni di Russi hanno venerato la Cintura della Madre di Dio, portata dal Monastero Vatopedi del Monte Athos. L'attesa per venerare la sacra reliquia arrivò a durare ben 26 ore. Oltre un milione di persone da Russia, Ucraina e Bielorussia, poi hanno venerato i Doni dei Magi nel dicembre 2014, portati dal Monastero di S. Paolo del Monte Athos.

Ora, quest'anno un'altra grande reliquia è stata portata dall'Italia in un paese ortodosso, e precisamente la Grecia, quella di S. Elena conservata a Venezia; anche lì, nonostante le polemiche postume e non del tutto infondate sulla strumentalizzazione della cosa, è stato per me sorprendente vedere le quantità di onori tribuiti al corpo della Santa da parte del clero orientale, tanto qui in Italia che al loro arrivo in Grecia, e la folla sterminata di fedeli radunatisi per salutarlo. Non mi pare di ricordare che eventi del genere siano avvenuti in Italia o in altre parti dell'Europa Occidentale negli ultimi anni, o, almeno, non hanno avuto una tale copertura mediatica, né tantomeno un afflusso di pellegrini e fedeli pari a quelli di cui si è parlato sopra.
Ho in mente una scena di quando, tredicenne, visitai per la prima volta Parigi: arrivato nella Cattedrale di Notre Dame, mi misi alla ricerca della preziosissima reliquia della Corona di Spine di Nostro Signore, ivi giunta dopo la conquista latina di Costantinopoli del 1204. Non senza difficoltà e  con mia grande sorpresa, alfine scoprii che era custodita nel Tesoro, e che veniva esposta alla venerazione (in un altare laterale e nascosto) solo il primo venerdì del mese. Ma anche in quell'occasione, quasi nessuno si reca a venerare la Sacra Reliquia: i turisti continuano il loro tour passando davanti al sacro vestigio e ignorandolo totalmente; tra i fedeli locali pochi accorrono alla venerazione. Ora, c'è un bel libro scritto recentemente da un romanziere veneziano, incentrato sulla ricerca, per salvarle dall'imminente conquista turca, delle reliquie della Passione di Nostro Signore custodite nelle chiese costantinopolitane: ebbene, quel libro descrive benissimo il senso di rispetto profondo che incutevano quelle reliquie in quei secoli, per cui persino un giudeo aveva timore ad avvicinarsi ad esse! Oggi, quelle stesse reliquie vengono bellamente ignorate, almeno nel mondo occidentale!

Purtroppo, la storia delle reliquie ignorate mi fa pensare alla mia città di Venezia, in cui sono le spoglie mortali di innumerevoli santi: S. Atanasio, S. Barbara, S. Isodoro di Chio, S. Simeone Profeta, S. Donato, S. Fosca, S. Giovanni Elemosinario, S. Lorenzo Giustiniani, S. Rocco, S. Caterina da Siena, S. Giovanni Crisostomo, ovviamente S. Marco, S. Lucia, S. Nicola (circa metà del corpo, e completano esattamente quanto manca alle reliquie baresi), S. Elena, finanche S. Stefano protomartire, e moltissimi altri. Ebbene, quante tra queste sono oggetto di pellegrinaggio e venerazione? Quasi nessuna. La quasi totalità di chi ci passa davanti (e non dico tra i turisti o i visitatori, ma tra i residenti) nemmeno sa della loro esistenza!

O meglio, qualcuno che sa della loro esistenza, e che anzi si reca a venerarle da assai lungi, vi è: gli Ortodossi, specialmente i Russi. La parrocchia del Patriarcato di Mosca a Venezia è la realtà che più spesso si reca nei luoghi ove sono custodite queste sacre reliquie, celebrandovi sopra molebny, akathisti, Divine Liturgie... Più modestamente (più che altro perché non è una novità che tutti sono benaccetti nelle chiese cattoliche, tranne i tradizionalisti) vi è la FSSP veneziana, che ha celebrato occasionalmente su alcune delle reliquie custodite in città, come quelle di S. Lucia, e che non manca di offrire al bacio dei fedeli, nelle grandi feste, quelle poche che la Chiesa di S. Simeon Piccolo custodisce (reliquiari dei SS. Simeone e Giuda e S. Dorotea, e pochi frammenti di S. Marco, S. Lorenzo Giustiniani, S. Rocco e S. Pio X...). Mi ha sorpreso molto di vedere un gruppetto di pellegrini ucraini, giunti in tarda serata nella chiesa dove servo quotidianamente la Messa antica, che hanno letteralmente supplicato di poter venerare le poche reliquie dei Santi Titolari, non cessando poi più di ringraziare di aver potuto ricevere una benedizione con esse.

Personalmente, ritengo che la perdita del culto delle reliquie sia uno dei segni più visibili della protestantizzazione del cattolicesimo moderno postconciliare. Non dimentichiamoci che Lutero definiva il culto delle reliquie come "infondato, rischioso e non consigliato" (cfr. articoli di Smalcalda), Calvino addirittura come "idolatria", e che innumerevoli reliquie conservate nel Nord Europa andarono distrutte nel XVI secolo ad opera della furia protestante... Pertanto è di fondamentale importanza che i cattolici tradizionalisti dimostrino come il culto delle reliquie sia qualcosa che per secoli ha caratterizzato la fede e la devozione della Chiesa, e che il loro valore spirituale è incalcolabile. Mi sono preso l'impegno di recarmi, nelle feste dei Santi le cui reliquie sono conservate a Venezia, a venerare le loro spoglie e a recitare dinnanzi ad esse i Vespri o altri uffici in loro onore. Il coronamento dovrebbe essere riuscire a far celebrare la S. Messa antica (ho iniziato quest'anno a S. Nicola, che vorrei diventasse un appuntamento annuale; nei prossimi tempi cercherò di estendere l'iniziativa ad altre reliquie) su quante più possibile, perché i gloriosi Santi possano tornare a essere venerati così come lo sono stati per secoli, fino a 50 anni fa. E' un compito che però non posso certo assolvere da solo, ma richiede la partecipazione e l'impegno di tutti i cattolici che sono fedeli alla devozione di sempre.

Ad majorem Dei gloriam!

martedì 28 novembre 2017

S. Messa a Trieste in suffragio del Card. Caffarra

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo avviso giuntoci dagli amici triestini.


Giovedì 21 dicembre, presso la chiesa parrocchiale della Beata Vergine del Soccorso (Sant’Antonio Vecchio), piazzetta Santa Lucia 2, Trieste, sarà celebrata alle ore 18 e 30, secondo la forma straordinaria del Rito Romano, Santa Messa in suffragio dell’anima del defunto Eminentissimo Cardinale Carlo Caffarra, Principe di Santa Romana Chiesa, Arcivescovo emerito di Bologna e primo Presidente del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e la famiglia.


Celebrerà il M.to Rev. parroco don Paolo Rakic, l’Orazione funebre sarà tenuta dal Rev. Sac. don Samuele Cecotti.
Il coro accompagnerà l’azione liturgica con la Messa da Requiem di Perosi, all’organo il m° Cossi.

Quanti desiderano pregare per l’anima del grande Pastore e teologo cattolico, coraggioso e strenuo difensore della santità del matrimonio, sono invitati ad assistere alla Santa Messa di suffragio ed ad unirsi spiritualmente al Santo Sacrificio Eucaristico offerto a Dio per il defunto Cardinale.


S. Messa a San Nicolò del Lido

Mercoledì 6 dicembre 2017

ore 11

S. Messa cantata in rito antico
nella Festa di S. Nicola da Myra, vescovo e confessore

presso la Chiesa di S. Nicolò del Lido di Venezia
ove si custodiscono le Reliquie del Corpo del Santo


Indicazioni di mezzi per raggiungere la chiesa:
Vaporetto linea 5.1 (alle 9:44 dalla Stazione "C" e alle 9:48 da P.le Roma "E") oppure linea 6 (alle 9:59 da P.le Roma "E") fino alla fermata "Lido S. Maria Elisabetta" (circa 35 minuti)
Autobus linea "A" da S. M. Elisabetta (alle 10:30 o alle 10:50) fino alla fermata "S. Nicolò Chiesa" (la 8a fermata, circa 9 minuti)

lunedì 27 novembre 2017

Novena e Officio a San Nicola

Pubblichiamo di seguito, in preparazione alla festa del Santo Vescovo Nicola, tra i Santi più venerati dell'Oriente e dell'Occidente Cristiani, una preghiera da recitarsi in forma novendiale e, dal rito grecom l'Ufficio paracletico a San Nicola.
Notasi che nella Novena potrebbe benissimo sostituirsi "Bari" con "Venezia", essendo custodita presso la Chiesa di S. Nicolò del Lido circa metà del corpo del Santo; su queste preziose quanto ignorate reliquie (vedi qui) sarà celebrata questo 6 dicembre una S. Messa in rito tridentino, il cui avviso sarà pubblicato a breve su questo sito.


NOVENA

Siate misericordioso, o uomo di Dio e servo fedele di Cristo, anche verso di noi, sia ora che nel secolo a venire. In Voi, infatti, abbiamo riposto la nostra speranza e a Voi rivolgiamo la nostra preghiera. Fra tutti, esseri visibili e invisibili, siete apparso il più degno di onore. Felice davvero è la città di Bari e sacra è la chiesa nella quale il Signore Iddio Vi glorifica, e dove l’Altissimo santifica Voi, suo servo fedele. Voi siete, infatti, per tutti i cristiani il soccorritore e il difensore, liberandoci da tutti i nostri pericoli e da tutti i nostri mali. E Vi preghiamo ancora, o Santo beatissimo, che avete potere e audacia presso il Signore, di intercedere per noi che sempre festeggiamo la Vostra ricorrenza e osserviamo la Vostra festa, affinché veniamo salvati tramite le Vostre preghiere, per la grazia e la misericordia dell’unigenito Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo. Per Lui e con Lui sia gloria e potenza, onore e adorazione al Padre, insieme allo Spirito Santo, buono e vivificatore, ora e sempre e per i secoli dei secoli. Amen.
Gloria Patri (ter)


ΚΑΝΩΝ ΠΑΡΑΚΛΗΤΙΚΟΣ
ΕΙΣ ΤΟΝ ΕΝ ΑΓΙΟΙΣ ΠΑΤΕΡΑ ΗΜΩΝ ΝΙΚΟΛΑΟΝ Ἀρχιεπισκόπου Μύρων τῆς Λυκίας τὸν ταυματουργὸν

Ποίημα Γερασίμου Μοναχοῦ Μικραγιαννανίτου

Testo greco originale

Il sacerdote: Benedetto il nostro Dio, in ogni tempo, ora e sempre e nei secoli dei secoli.
Il lettore: Amen.

Salmo 142
Signore, esaudite la mia orazione, porgete le orecchie alle mie suppliche secondo la Vostra verità: esauditemi secondo la Vostra giustizia. E non entrate in giudizio col Vostro servo: dappoiché nessun vivente sarà riconosciuto per giusto al Vostro cospetto. Perché il nemico ha perseguitata l'anima mia: ha umiliata la mia vita fino alla terra. Mi ha confinato in luoghi tenebrosi, come i morti di gran tempo, ed è involto nell'affanno il mio spirito, il mio cuore si è conturbato dentro di me. Mi son ricordato dei giorni antichi: ho meditate tutte le opere Vostre; meditava le cose fatte dalle Vostre mani. A Voi io stesi le mani mie: l'anima mia è a Voi come una terra priva di acque; esauditemi prontamente, o Signore: è venuto meno il mio spirito. Non rivolgete la Vostra faccia da me, perché sarei simile a que' che scendono nella fossa. Fate ch'io senta al mattino la Vostra misericordia, perché in Voi ho sperato. Fatemi conoscere la via che ho da battere, perché a Voi ho elevata l'anima mia. Liberatemi, o Signore, dai miei nemici, a Voi son ricorso: insegnatemi a far la Vostra volontà, poiché mio Dio siete Voi. Il Vostro spirito buono mi condurrà per diritto cammino: pel nome Vostro, o Signore, mi darete vita secondo la Vostra equità. Trarrete dalla tribolazione l'anima mia, e per Vostra misericordia manderete dispersi i miei nemici. E dispergerete tutti coloro che affliggono l'anima mia, perché Vostro servo son io.

E subito si canta a cori alternati, con i propri stichi:
Iddio è il Signore, e a noi è apparso, benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Stico I. Confessate il Signore, e invocate il nome suo santo.
Iddio è il Signore, e a noi è apparso, benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Stico II. Tutte le genti mi han circondato, ma nel nome del Signore le ho sconfitte.
Iddio è il Signore, e a noi è apparso, benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Stico I. Presso il Signore è accaduto ciò, ed è un prodigio a' nostri occhi.
Iddio è il Signore, e a noi è apparso, benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Tropario. Tono IV.
Alla venerabilissima icona del Santo Gerarca ci prosterniamo fedeli, e noi, stretti tra molti peccati, gridiamo a lui: Affrettatevi, o Nicola, Gerarca del Signore, e, per le vostre sacre intercessioni presso al buon Dio,  da ogni pericolo, afflizione, distruzione e terribile tormento, liberateci tutti.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

Della Vergine Maria
Νοn taceremo mai, o Madre di Dio, di dire le vostre potenze, noi indegni: se infatti voi non ci aveste protetto colla vostra intercessione, chi ci avrebbe liberati da siffatti perigli? Chi poi ci avrebbe servati liberi sino ad ora? Non ci allontaneremo da voi, o Signora: voi infatti sempre salvate i vostri servi da tutti i pericoli.

Salmo 50
Abbiate misericordia di me, o Dio, secondo la Vostra grande misericordia, e secondo le molte operazioni di Vostra misericordia cancellate le mie iniquità. Lavatemi ancor più dalla mia iniquità e mondatemi dal mio peccato, perocché io conosco la mia iniquità e il mio peccato mi sta sempre davanti. Contro di voi solo peccai, e il male feci dinnanzi a Voi: affinché Voi siate giustificato nelle vostre parole, e riportate vittoria quando siete chiamato a giudizio. Imperocché ecco che io nelle iniquità fui concepito, e nell'iniquità mi concepì la mia madre. Ed ecco che Voi avete amato la Verità: Voi svelaste a me gl'ignoti occulti misteri di Vostra sapienza. Voi mi aspergerete coll'issopo e sarò mondato: mi laverete e sarò bianco più che la neve. Mi farete sentir parola di letizia e di gaudio, e le ossa umiliate tripudieranno. Rivolgete la Vostra faccia da' miei peccati, e cancellate tutte le mie iniquità. In me create, o Dio, un cuore mondo, e lo spirito retto rinovellate nelle mie viscere. Non rigettatemi dalla Vostra faccia e non togliete da me il Vostro santo Spirito. Rendetemi la letizia del Vostro Salvatore, e per mezzo del benefico Spirito confortatemi. Insegnerò le vostre vie agl'iniqui, e gli empi a Voi si convertiranno. Liberatemi dal reato del sangue, o Dio, Dio di mia salute, e la mia lingua canterà con gaudio la vostra giustizia. Signore, Voi aprirete le mie labbra e la mia bocca annunzierà le Vostre lodi. Imperocché se un sacrifizio Voi aveste voluto, l'avrei offerto: Voi non vi compiacerete degli olocausti. Sacrifizio a Dio lo spirito addolorato: il cuore contrito e umiliato nol disprezzerete Voi, o Dio. Colla buona volontà Vostra, siate benefico, o Signore, verso Sion, affinché stabilite sieno le mura di Gerusalemme. Voi accetterete allora il sacrifizio di giustizia, le oblazioni e gli olocausti: allora porteranno de' vitelli sopra il vostro altare.

I Ode. Tono IV plagale.

Per le vostre preghiere, o Santo Nicola, supplicate il Signore, dissipate la nube tenebrosa del mio scoramento, o Beatissimo, ché siete ripieno di grazie e letizia, poiché state al cospetto del Re di ogni cosa.

Circondato d'ogni parte dalle violente ondate delle mie passioni, e dalla tempesta dei miei pensieri, scosso nell'anima, guidatemi per le vostre preghiere al porto sereno de' voleri di Cristo, acciocché possa glorificarvi, o Nicola.

Compagno degli Apostoli e dei Santi, consacrato, e ripieno in ogni parte dello splendore divino, coloro che oggi si prostrano alla vostra venerabile icona, rendeteli partecipi della luce con le vostre preghiere, o Beatissimo Nicola.

Della Vergine Maria. Voi che ci mostrate tra le viscere, o Pura, il fuoco intollerabile, vi prego con fede, salvatemi dalla Geenna, e liberatemi del castigo che mi spetta per la moltitudine dei miei peccati, per le vostre benaccette orazioni.

III Ode.


Affinché vi lodiamo e vi veneriamo come vi si addice, per le vostre orazioni, o Beato Nicola, concedeteci la pace.

Quietate, o Nicola, per le vostre ardenti intercessioni, i morbi che contro di noi sono scagliati, ve ne preghiamo.

Liberatemi per le vostre suppliche, o Nicola, che son circondato di passioni e tentazioni, e perigli moltissimi, e salvatemi.

Della Vergine Maria. Vi ho, o Immacolata, qual difesa della mia vita e fortezza inespugnabile: perciò non temo d'andare incontro a' pericoli della vita sfrontata.

IV Ode.


Pei molti miei vizi e le mie molte mancanze, son caduto; affrettatevi a liberarmi, o Venerabile, con le vostre intercessioni presso al Signore.

Voi che faceste scampare i tre innocenti dalla morte, affrettatevi a liberarmi, o Nicola, dal giudizio sempiterno.

Degno di condanna, nella negligenza vivo io miserabile; per le vostre orazioni guidatemi a un ricovero di penitenza, o Nicola.

Della Vergine Maria. Purificate me insudiciato e fate risorgere me morto, o Madre di Dio sempre vergine, voi che generaste colui che ha data la vita a coloro che erano morti.

V Ode.


Con mente ferma, al Dio celeste ascendeste, presso il quale riceveste la grazia di grandi prodigi, o Beato Nicola: perciò liberate noi, i vostri servi, dalle sventure e dai tormenti.

Nella vostra divina memoria, vi allietano, o Nicola, l'adunarsi dei sacerdoti e il danzare dei fedeli, che godono dei vostri prodigi, e vivono con gioia, e ti celebrano quale giusto, e ti invocano quale grandissimo difensore.

Risplendente della luce divina, il vostro cuore rassomiglia veramente al Paradiso, che il Signore ci ha acquistati col legno della vita: e voi pregatelo, o Padre, acciocché i vostri servi possan godere del Paradiso, del vostro gaudio e della vostra gloria.

Della Vergine Maria. Io ripongo in voi, o Vergine, tutte le speranze della mia salute: perciò vi prego, non sprezzate gravemente me che son naufragato in un mare di disgrazie, ma offritemi la vostra mano, come fè con Pietro il Figliuol vostro , e salvatemi.

VI Ode.


Si scatena la tempesta dei pericoli, ma non ha forza di sommergermi, o Beato: avendo infatti sempre voi come nocchiero, vengo portato a un porto tranquillo, e mi affretto insino al cielo, grazie a voi, o Gerarca Nicola.

Perdonate ai vostri servi, o Beatissimo, e concedete loro la salute: poiché voi siete buono e benevolo verso i fratelli, dalle afflizioni e dalle tribolazioni liberateci, per le vostre intercessioni presso Dio, o Nicola dal senno divino.

Siccome appaio dalla morte liberato, come prima gl'innocenti, o Padre e condottiero, così anche ora, o Nicola, liberateci da ogni sventura, per le vostre sante suppliche, acciocché possiamo amorevolmente celebrare la vostra memoria.

Della Vergine Maria. O Amante del bene, per la vostra ardente supplica, me, da peso gravato, liberate ora dalla mia indolenza, e non lasciate che il vostro servo vada a morir nel peccato, poiché infatti vi ho assegnata a difesa e guida della mia vita.

Risguardate con benevolenza, o Beato Nicola, e per le vostre intercessioni dispergete ogni tribolazione dalle anime nostre e dei nostri familiari.

Della Vergine Maria.
O Pura, che negli ultimi giorni avete generato il Verbo svelato attraverso la parola, pregate, poiché possedete la materna franchezza nel parlare.

Il sacerdote fa la commemorazione di coloro pei quali si dice l'ufficio. Poi si dice:

Condacio. Tono IV.
Cogli splendori de' vostri prodigi, o Nicola, fate celestialmente tutto rilucere, e dissipate la caligine delle tribolazioni, e distruggete la strada delle tribolazioni, imperocché voi siete il nostro più ardito difensore.

E subito si dice il Prokimeno. Tono IV.
I vostri sacerdoti, o Signore, si rivestiranno di giustizia, e i vostri Santi si rallegreranno.
Stico. Esulteranno i Santi nella gloria, e si rallegreranno nei loro giacigli.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni (X, 1-9)

Disse il Signore ai Giudei ch'eran venuti da lui: In verità, in verità io vi dico, chi non entra per la porta, ma vi sale per altra parte, è ladrone e assassino: ma quegli che entra per la porta, è pastore delle pecorelle. A lui apre il portinajo, e le pecorelle ascoltano la sua voce, ed egli chiama per nome le sue pecorelle, e le mena fuora. E quando ha messe fuora le sue pecorelle, cammina innanzi ad esse: e le pecorelle lo seguono, perché conoscono la sua voce. Ma non vanno dietro a uno straniero, anzi fuggon da lui: perché la voce non conoscono degli stranieri. Questa similitudine fu detta loro da Gesù; ma quelli non compresero che egli dicesse loro. Disse allora loro nuovamente Gesù: In verità, in verità vi dico, che io son porta alle pecorelle. Quanti son venuti, son tutti ladri e assassini, e le pecorelle non li hanno ascoltati. Io son la porta: chi per me passerà sarà salvo, ed entrerà, e uscirà, e troverà pascolo.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Per le preghiere del Gerarca, o Signore misericordioso, cancellate la moltitudine delle mie imputazioni!
Com'era nel principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen. Per le preghiere della Madre di Dio, o Signore misericordioso, cancellate la moltitudine delle mie imputazioni!
Stico: O Signore misericordioso, abbiate misericordia di me, o Dio, secondo la vostra grande misericordia, e secondo la moltitudine delle vostre compassioni, cancellate la mia iniquità.

Prosomio. Tono II plagale.

Tutta la vita trascorro nella negligenza, e mi affretto al termine, misero e inutile, o Buonissimo, soltanto portando i fardelli insopportabili di azioni malvagie: o misericordioso, dissipateli per la sconfinata Vostra misericordia, e concedetemi compunzione e salutare conversione, in virtù delle benaccette intercessioni di San Nicola, o Dio, che Vi porto qual mio intercessore presso di Voi, insieme a Colei che Vi ha generato.

Il Sacerdote: Salvate, o Signore, il Vostro popolo, e benedite la Vostra eredità, risguardate la vostra famiglia con misericordia e compassione. Rialzate la fronte dei Cristiani e mandateci le vostre copiose misericordie, per le preghiere della nostra Signora, la Madre di Dio e sempre Vergine Maria, per la potenza della Santa e Vivificante Croce, per le intercessioni delle beate ed incorporee potenze celesti, per le suppliche del venerabile e glorioso Profeta, Precursore e Battista Giovanni, dei santi, gloriosi e benedetti Apostoli, dei nostri Padri tra i Santi, i grandi Gerarchi e maestri ecumenici Basilio il Grande, Gregorio il Teologo, Giovanni Crisostomo, Atanasio, Cirillo, Giovanni l'Elemosinario, Patriarchi di Alessandria, Nicola di Mira, Spiridione, dei gloriosi e grandi martiri Giorgio, Demetrio, Teodoro di Tiro e Teodoro il Soldato, dei sacerdoti e martiri Caralampo ed Eleuterio, dei gloriosi e vittoriosi Martiri, dei Santi Padri nostri portatori di Dio, dei santi e giusti progenitori di Dio Gioacchino ed Anna, e di tutti i Santi, Vi preghiamo, o Signore, grandemente misericordioso, ascoltate noi peccatori che Vi preghiamo, e abbiate misericordia di noi.

VII Ode.


Liberatore di coloro che sono per mare voi siete, o Nicola, e difesa delle vedove, riparo degli orfani, benefattore dei poveri: perciò liberate noi pure dai perigli per le vostre preghiere.

O Nicola, mirabilmente operate, poiché, lontano pel mare e in ogni dove, sempre rapido ad accorrere, vi affrettate nei confronti di chi soffre, e li liberate da tribolazioni e perigli.

Di sventure d'ogni sorta e di perigli vi mostrate qual medico, o tre volte beato Nicola: pertanto, guarite la malattia dell'anima mia, e gagliardia donatele, per le vostre divine suppliche.

Della Vergine Maria. Alzate le vostre mani, o Vergine, verso a Iddio, Re misericordioso, e dalle terribili sventure, dai perigli e dalle tribolazioni, per la vostra potente intercessione, liberate i vostri servi.

VIII Ode.


Ora i vostri servi, sprofondati nel baratro delle sventure, liberateli, o Nicola, donandoci la liberazione da queste in virtù delle vostre suppliche.

Poiché con grandi gioie, o Beato, godete di gloria ne' cieli, salvate per le vostre preghiere coloro che vi lodano.

Risplendente della luce inaccessibile, o Padre, rafforzate le anime di que' che son nella tribolazione, liberateci da ogni caligine di sventure.

Della Vergine Maria. Voi avete potere, o Vergine, presso a colui che avete generato nella forza, il compassionevole Salvatore del Mondo: pertanto, ricorro all'ardente vostro aiuto.

IX Ode.


Tutta la Creazione riconosce, o Beato Nicola, il mare delle tue virtù e dei tuoi prodigi: pertanto pure si allieta, invocandoti qual protettore.

O Beatissimo Nicola, salvate dai pericoli i vostri servi che vi glorificano con fede, poiché siete stato imitatore del Signore, degno di compier miracoli.

Pei divini splendori celesti di vostre gioie, o Beato padre Nicola, salvateci per vostra intercessione, e proteggeteci.

Della Vergine Maria. O Maria Madre di Dio, rendete buona la mia anima, in rovina a cagion del peccato, e fatemi partecipe de' beni sempiterni.

E' cosa giusta beatificare veramente Voi, o Madre di Dio, la sempre Beata, l'Immacolata, la Madre del Nostro Dio, Voi che siete più venerabile dei Cherubini e di gran lunga più gloriosa dei Serafini, la vera Madre di Dio, noi Vi magnifichiamo.

Megalinari.
O Beato Nicola, assisteteci ora, nostro difensore e custode, e dalla multiforme rovina liberateci tutti, per terra e per mare, noi che gridiamo ardentemente a te e ti magnifichiamo.

Rallegratevi, gloria intramontabile dei Padri, gloria della Trinità, regola pura di vita, protettore dei fedeli e dei naufraghi, aiuto e protezione, Padre Nicola.

Nelle tribolazioni vi abbiamo qual medico, nei pericoli qual liberatore, tutore degli orfani, benefattore dei ricchi, salvatore per mare, sostegno nella tribolazione, o sapiente Nicola.

Vi abbiamo ottenuto quale custode degli orfani e delle vedove, curatore degli afflitti, benefattore dei poveri, liberatore dei prigionieri, salvatore dei naviganti, o Beatissimo e sapiente Nicola.

O tutte schiere degli Angeli, Precursore di Cristo, o Dodici Apostoli, o Santi tutti, insieme alla Madre di Dio, intercedete per la nostra salvezza.

Santo Iddio, Santo Forte, Santo Immortale, abbiate misericordia di noi! (tre volte)

Apolytikio. Tono IV.
Modello di fede, e icona di mitezza, maestro di temperanza, mostraste a noi, vostro gregge, la verità delle opere: pertanto vi acquistaste con l'umiltà la grandezza, con la povertà la ricchezza. O Padre e Gerarca Nicola, intercedete a Cristo Dio, acciocché sian fatte salve le anime nostre.

Il sacerdote fa la commemorazione, poi fa il congedo dicendo il seguente prosomio.

Riceveste grazia presso Dio, aiutate tutti colle vostre guarigioni, per coloro che accorrono sotto la vostra protezione, o San Nicola, fuggite i demoni, gl'incurabili mali, tutti curate con la vostra protezione. Pertanto noi pure vi preghiamo, intercedete al Signore acciocché sian liberati da ogni periglio coloro che vi lodano.

Accettate le preghiere dei vostri servi, o Regina, e liberateci da ogni tribolazione e necessità.
Ogni mia speranza in voi ripongo, o Madre di Dio, offritemi scampo sotto la vostra protezione.

Il sacerdote: Per le preghiere dei nostri santi padri, o Signore Gesù Cristo, Iddio, abbiate misericordia di noi e salvateci. Amen.

domenica 26 novembre 2017

Omelia sul Giudizio Universale

Dominica XXIV et ultima post Pentecosten


EVANGELIVM
Matth. XXIV, 15-35

Sequéntia ✠ sancti Evangélii secúndum Matthǽum.
R. Gloria tibi, Domine!
In illo témpore: Dixit Jesus discípulis suis: Cum vidéritis abominatiónem desolatiónis, quæ dicta est a Daniéle Prophéta, stantem in loco sancto: qui legit, intélligat: tunc qui in Judǽa sunt, fúgiant ad montes: et qui in tecto, non descéndat tóllere áliquid de domo sua: et qui in agro, non revertátur tóllere túnicam suam. Væ autem prægnántibus et nutriéntibus in illis diébus. Oráte autem, ut non fiat fuga vestra in híeme vel sábbato. Erit enim tunc tribulátio magna, qualis non fuit ab inítio mundi usque modo, neque fiet. Et nisi breviáti fuíssent dies illi, non fíeret salva omnis caro: sed propter eléctos breviabúntur dies illi. Tunc si quis vobis díxerit: Ecce, hic est Christus, aut illic: nolíte crédere. Surgent enim pseudochrísti et pseudoprophétæ, et dabunt signa magna et prodígia, ita ut in errórem inducántur - si fíeri potest - étiam elécti. Ecce, prædíxi vobis. Si ergo díxerint vobis: Ecce, in desérto est, nolíte exíre: ecce, in penetrálibus, nolíte crédere. Sicut enim fulgur exit ab Oriénte et paret usque in Occidéntem: ita erit et advéntus Fílii hóminis. Ubicúmque fúerit corpus, illic congregabúntur et áquilæ. Statim autem post tribulatiónem diérum illórum sol obscurábitur, et luna non dabit lumen suum, et stellæ cadent de cælo, et virtútes cœlórum commovebúntur: et tunc parébit signum Fílii hóminis in cœlo: et tunc plangent omnes tribus terræ: et vidébunt Fílium hóminis veniéntem in núbibus cæli cum virtúte multa et majestáte. Et mittet Angelos suos cum tuba et voce magna: et congregábunt eléctos ejus a quátuor ventis, a summis cœlórum usque ad términos eórum. Ab árbore autem fici díscite parábolam: Cum jam ramus ejus tener fúerit et fólia nata, scitis, quia prope est æstas: ita et vos cum vidéritis hæc ómnia, scitóte, quia prope est in jánuis. Amen, dico vobis, quia non præteríbit generátio hæc, donec ómnia hæc fiant. Cœlum et terra transíbunt, verba autem mea non præteríbunt.

R. Laus tibi, Christe!

Seguito del ✠ Santo Vangelo secondo S. Matteo.
R. Gloria a Voi, o Signore!
In quel tempo: disse Gesù a' suoi discepoli : Quando vedrete l'abominio della desolazione predetta dal profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge, comprenda); allora coloro che si troveranno nella Giudea, fuggiranno ai monti: e chi si troverà sopra il solajo, non iscenda per prender qualche cosa di casa sua; e chi sarà al campo, non ritorni a pigliar la sua veste. Ma guai alle donne gravide, o che avranno bambini al petto in que' giorni. Pregate perciò, che non abbiate a fuggire di verno, o in giorno di sabato. Imperocché grande sarà allora la tribolazione, quale non fu dal principio del mondo sino ad oggi, né mai sarà. E se non fossero accorciati que' giorni, non sarebbe uomo restato salvo: ma saranno accorciati que' giorni in grazia degli eletti. Allora se qualcuno vi dirà: Ecco qui, o ecco là il Cristo: non date retta. Imperocché usciranno fuora de' falsi cristi e de' falsi profeti, e faranno miracoli grandi e prodigi, da fare che siano ingannati (se è possibile) gli stessi eletti. Ecco che io ve l'ho predetto. Se adunque vi diranno: Ecco che egli è nel deserto, non vogliate muovervi; eccolo in fondo della casa, non date retta. Imperocché siccome il lampo si parte dall'Oriente, e si fa vedere sino in Occidente, così la venuta del figliuolo dell'uomo. Dovunque sarà il corpo, quivi si raduneranno le aquile. Immediatamente poi dopo la tribolazione di que' giorni si oscurerà il sole, e la luna non darà più la sua luce e cadranno le stelle, e le potestà de' cieli saranno sommosse. Allora il segno del Figliuolo dell'uomo comparirà nel cielo: e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figliuol dell'uomo scendere sulle nubi del cielo con potestà, e maestà grande. E manderà i suoi angeli, i quali con tromba, e voce sonora raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un'estremità de' cieli all'altra. Dalla pianta del fico imparate questa similitudine. Quando il ramo di essa intenerisce, e spuntano le foglie, voi sapete che la estate è vicina: così ancora, quando voi vedrete tutte queste cose, sappiate, che Egli è vicino alla porta. In verità vi dico, non passerà questa generazione, che saranno adempite tutte queste cose. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

R. Lode a Voi, o Cristo!

OMELIA
del rev. padre Konrad zu Loewenstein FSSP

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.

Oggi, se facciamo ben attenzione, dice sant’Alfonso, non c’è persona al mondo più disprezzata di Gesù Cristo’ + Il Suo santo Nome viene da tanti pronunziato solo in momenti di sorpresa, o di ira; la Sua Divinità e il Suo divin Sacrificio per cui ha salvato il mondo in mezzo ai dolori più atroci, disonorate nella Liturgia. Il Suo Corpo mistico, la Chiesa, oltraggiato dai nemici esterni ed interni, e tutto questo ‘come ci fosse niente che potesse fare l’Onnipotente’, nella parola del santo Profeta Giobbe.
Ma il Redentore ha destinato un giorno, chiamato dalle Scritture “il giorno del Signore”, in cui Gesù Cristo si manifesterà come realmente è nella gloria della Sua maestà, quando, nella parola del Salmo: ‘si manifesterà facendo giustizia’. Questo giorno non sarà più chiamato “giorno di misericordia” né di perdono, ma “giorno di ira”: ‘Dies irae, dies tribulationis et angustiae, dies calamitatis et miseriae’, così il Profeta Sofonia e ripresa nel Dies Irae. In questo giorno, che è il giorno del Giudizio Universale, il Signore ristabilirà il Suo onore che i peccatori su questa terra hanno cercato di toglierGli.

Analizziamo ora con sant’Alfonso, dal suo libro ammirevole “Apparecchio alla morte”, come si svolgerà quell’ultimo giorno della storia umana.
  1. Prima del suo arrivo verrà il fuoco dal cielo e brucerà la terra intera, corrotta come è stata dai peccati: Ecco la fine cui andranno incontro tutte le ricchezze, i lussi e le raffinatezze di questo mondo.
  2. Suonerà la tromba ed i morti risorgeranno (1Cor.15,22-58). Le Anime dei beati scenderanno dal cielo per riunirsi ai loro corpi con cui hanno servito Dio in questa vita, che splenderanno allora come il sole nella bellezza della loro santità; le anime dei dannati invece saliranno dall’Inferno per riunirsi ai loro corpi maledetti, con i quali hanno offeso Dio e che appariranno deformi, neri, e puzzolenti.
  3. Gli uomini si raduneranno nella valle di Josafat per essere giudicati. Gli Angeli separeranno i cattivi dai buoni: i cattivi alla sinistra, i giusti alla destra. I cattivi che per aver fatto una breve apparizione sulla scena di questo mondo, dovranno poi far la parte dei dannati nella tragedia del Giudizio; mentre gli eletti, a loro maggiore gloria, secondo l’Apostolo Paolo, saranno sollevati in aria sopra le nubi per andare incontro, con gli Angeli, a Gesù Cristo.
  4. I Cieli si apriranno, gli Angeli scendono ad assistere al Giudizio portando i segni della Passione del Signore, come dice San Tommaso d’Aquino: “Veniente Domino ad iudicium, signum crucis, et alia passionis indicia demonstrabuntur”. Cornelio a Lapide scrive: Oh come allora al veder la Croce piangeranno i peccatori, che in vita non fecer conto della loro salute eterna, che tanto costò al Figlio di Dio! “Plangent qui salutem suam, quae Christo tam cara stetit, neglexerint”.
  5. Gli Apostoli e la Regina degli Angeli e dei Santi giungeranno ad assistere al Giudizio, e alla fine l’Eterno Giudice arriverà in un trono di luce e di maestà, come abbiamo letto nel Vangelo di oggi: ‘Vedranno il Figlio dell’Uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria, e davanti a Lui tremeranno i popoli’.
    Per i dannati sarà meglio sopportare le pene dell’Inferno che la presenza del Signore in questo giorno, come dice San Girolamo: La vista di Gesù Cristo consolerà gli eletti, ma a’ reprobi ella apporterà più pena che lo stesso Inferno: “Damnatis melius esset inferni poenas, quam Domini praesentiam ferre”. E come dice anche San Basilio: “Superat omnem poenam confusio ista”. Allora avverrà quel che predisse S. Giovanni che i dannati pregheranno i monti a cader loro sopra e nasconderli dalla vista del loro Giudice irato: “Dicent autem montibus: Cadite super nos, et abscondite nos a facie sedentis super thronum, et ab ira Agni” (Apoc 6,6).
  6. La Corte siede e i Libri vengono aperti. I Libri sono, carissimi amici, le coscienze di ogni individuo che insieme agli Angeli e ai Diavoli, daranno testimonianza della loro condotta su questa terra. Il Maestro delle Sentenze ed altri commentatori dicono che l peccati degli eletti non saranno manifestati per un atto di misericordia divina, mentre secondo San Basilio i peccati dei reprobi saranno tutti visti con un unico colpo d’occhio, come in un quadro.
  7. La Sentenza. Ai Giusti il Giudice dirà: ‘Venite figli benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi sin dalla fondazione del mondo’ (Mt.25,34). Io benedico il Sangue che ho sparso, dirà il Signore, per voi; benedico le lacrime che avete versato per i vostri peccati. Anche la Madonna Santissima benedirà i Suoi devoti e li inviterà a salire con Lei in Paradiso.
    Ai Dannati invece, l’Eterno Giudice dirà: Via lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno (Mt.25,41). Dopo questa sentenza, dice S. Efrem, i reprobi si licenzieranno dagli angeli, da’ santi, da’ congiunti e dalla divina Madre; poi in mezzo alla valle si aprirà un grande abisso nel quale cadranno insieme i Demoni e i Dannati per non uscirne mai più in eterno.
“Mio Salvatore e Dio – prega sant’Alfonso – quale sarà la sentenza che mi toccherà in quel giorno se ora, Gesù mio, mi domandaste conto della mia vita? Che altro risponderVi se non che merito mille volte l’inferno. Oh Gesù mio! Voi condannate i peccatori ostinati, non certo quelli che si pentono e Vi vogliono amare! Eccomi pentito ai Vostri piedi. Oh Gesù mio, salvatemi!

La mia salvezza sia amarVi sempre e sempre lodare le Vostre misericordie: canterò in eterno le misericordie del Signore – Misericordias Domini, in aeternum cantabo (Sal. 88). Maria, Madre mia, speranza e rifugio, aiutatemi ed ottenete per me la santa perseveranza, non si è mai perduto nessuno che abbia fatto ricorso a Voi. A Voi mi raccomando: abbiate pietà di me”.

C’è un duplice giudizio: uno particolare e uno generale. Il giudizio particolare avviene subito dopo la nostra morte, quando ognuno di noi si farà giustissimo esame davanti a Dio di quanto ha operato, detto e pensato; il giudizio generale avviene alla fine del mondo davanti a tutte le persone che hanno vissuto o vivranno su questa terra. Dopo il giudizio particolare l’anima sarà consegnata al paradiso, all’inferno o al purgatorio; dopo il giudizio generale l’anima riunita al corpo procederà al paradiso o all’inferno (poiché il purgatorio non durerà che fino al giudizio generale). Il duplice giudizio corrisponde al duplice carattere dell’uomo che è allo stesso tempo individuale e membro della società umana. Nel giudizio particolare sarà giudicato come individuo; nel giudizio generale sarà giudicato come membro delle società.

Le ragioni del giudizio generale (o universale) sono umane e divine: derivando dalla condizione umana e dalla volontà di Dio.

Ora la condizione umana è tale che tutto ciò che facciamo e diciamo può avere un effetto buono o cattivo sugli altri: mediante il nostro comportamento e le nostre parole diamo un esempio a tutti coloro che ci osservano o ascoltano. I nostri figli, amici, dipendenti eccetera, se ci apprezzano, tendono a imitarci. Se viviamo moralmente e bene, esercitiamo una buona influenza su di loro; se non viviamo moralmente e bene, esercitiamo una cattiva influenza su di loro. Ma non solo questo, ma anche i nostri atti puramente mentali possono influire sugli altri: le nostre preghiere per esempio, le maledizioni o il male che avremmo potuto augurare loro. La giustizia esige che questo bene o male venga scrupolosamente indagato e ciò esige un giudizio universale.

La giustizia esige in più che i giusti ricuperino innanzi all’assemblea di tutti gli uomini la loro fama che è spesso lesa, mentre gli ingiusti che godono spesso della buona riputazione siano rivelati come sono in realtà. Finalmente poiché facciamo il bene o il male con anima e corpo è giusto anche ricevere la nostra ricompensa (della gloria o del castigo eterno) con anima e corpo. Ciò richiede una risurrezione universale antecedente.

La ragione divina del giudizio universale è di mostrare l’infinita sapienza e giustizia di Dio
attraverso la storia umana: di strappare i veli dell’ignoranza degli uomini e la loro sfiducia nella sua misericordia per rivelare l’amore e la provvidenza paterna di Dio: come un filo d’oro nella tappezzeria della storia: dalla creazione dell’uomo fino alla fine del tempo.

L’esito del giudizio generale è il paradiso o l’inferno. Ai giusti nostro Signore Gesù Cristo, Re e Giudice di tutto il genere umano, dirà:”Venite benedetti dal Padre mio, possedete il regno preparato a voi fino dalla fondazione del mondo”; agli ingiusti dirà:”Via da me maledetti, al fuoco eterno, preparato per il diavolo ed i suoi angeli.” Qui le prime parole “via da me” esprimono la pena del danno per la quale gli empi saranno privati per sempre dalla luce della visione divina; “maledetti” significa che la loro disgrazia non sarà alleviata ma piuttosto accompagnata da ogni maledizione. Le parole “al fuoco eterno” esprimono la pena del senso nell’inferno paragonabile con il più acerbo dolore sensibile della terra. Le parole “preparato per il diavolo e per i suoi angeli” esprimono la mancanza totale di ogni consolazione o sollievo perché la compagnia dei diavoli non può che aumentare la nostra miseria.

Sia lodato Gesù Cristo.

Nelle immagini, particolari del Cristo Giudice (in alto) e dell'Inferno,
dal Giudizio Universale della decorazione musiva del Battistero di Firenze,
di Coppo di Marcovaldo, XIII secolo

sabato 25 novembre 2017

Le tristi sorti della Chiesa di S. Caterina a Venezia

La Chiesa di cui si parla in questo post è una chiesa misconosciuta di Venezia, sconsacrata da decenni, ma a cui sono particolarmente legato poiché si trova all'interno del complesso del mio liceo.



L'esterno e l'interno della Chiesa


Essa fu iniziata dai frati del Sacco (Ordine della Penitenza di Gesù Cristo) che s'insediarono in quest'area, allora paludosa, all'inizio del XIII secolo. I religiosi non riuscirono a finirla a causa della soppressione del loro ordine, avvenuta nel 1274. Da tale anno l'edificio passò in varie mani, da un ricco mercante che lo regalò a Botolotta Giustinian, che a sua volta lo donò a un gruppo di monache agostiniane, che la dedicarono a santa Caterina d'Alessandria. Terminata nel XV secolo, dotata di una struttura a tre navate con soffitto a carena di nave e coro pensile per le monache, la chiesa ricoprì una certa importanza nei secoli della Repubblica, dacché in occasione della ricorrenza di santa Caterina, il doge si recava qui per festeggiare la festa dei Dotti.
Negli anni '70 un incendio avvenuto durante dei lavori di manutenzione devastò la chiesa. Molte delle opere d'arte contenute nell'edificio andarono perdute: tuttavia lo Sposalizio di S. Caterina, l'opera forse più importante, andò salva in quanto era temporaneamente ospitata dalle Gallerie dell'Accademia, dove si trova tuttora. Altre opere minori che si trovavano al suo interno furono trasferite in altre sedi, principalmente negli Uffici Patriarcali di Venezia.



Della chiesa rimangono tre opere superstiti. La prima è il famosissimo ciclo Vita di santa Caterina, del 1585 circa, di Tintoretto che attualmente si trova nel palazzo Patriarcale, al cui centro era posta la pala del Veronese Nozze di santa Caterina. Infine, sempre al palazzo Patriarcale si trova la tela di Palma il Giovane La madre di santa Caterina consulta i saggi per le nozze della figlia.



Essendo oggi la festa di S. Caterina d'Alessandria, invito tutti i lettori a offrire una preghiera di riparazione per intercessione della Santa, viste le cose abominevoli che vengono fatte in questo edificio che, pur sconsacrato a causa di un danno materiale, resta comunque un edificio costruito secoli fa per il culto Cattolico. La Chiesa è infatti oggi usata principalmente per ospitare esposizioni della Biennale d' "arte" (sfido qualunque persona di buon gusto a definirla arte!), alcune delle quali decisamente non adatta al luogo (fino a qualche mese fa vi era un'installazione audiovideo, che non ho visto, ma era preceduta da un cartello: "vietato ai minori", e passando dinnanzi all'edificio si udivano strani e perversi romori...). Ancor peggio tuttavia è l'utilizzo che viene fatto dalla scuola stessa quando si tratta di organizzare il famosissimo FoscaMUN, simulazione delle conferenze dell'ONU, in cui gli studenti più esterofili possono divertirsi a confrontarsi coi loro compagni di altre prestigiose scuole private (laiche) di tutto il mondo, esercitandosi nella gestione degli organi massonici di controllo mondiale, seguendo l'esempio della "casta" di studenti (tutti rigorosamente tesserati all'Interact, versione giovanile del Rotary) che da anni organizza la faccenda. A parte il dolore che mi arreca il fatto che tutto ciò venga organizzato in un liceo classico, e addirittura venga ad avere prevalenza sulle lezioni, il fatto più grave e blasfemo è che l'ex-chiesa di S. Caterina venga usata come location per la cena di gala con cui si concludono le sessioni di questo FoscaMUN, cena di gala che dovrebbe avere più propriamente il titolo di "festino alcolico", in cui studenti d'ogni dove si ubriacano e si danno alle danze e agli atti più sfrenati, sotto l'occhio non troppo sobrio di alcuni professori.

Ah, Santa Caterina, vergine tempio della purezza in nome di Dio, con quali empietà è profanato il tuo tempio!
O tempora, o mores!
Exsurgat Deus, et dissipentur inimici ejus!



Sancta Catharina Alexandriae, ora pro nobis!

venerdì 24 novembre 2017

San Crisogono, martire aquileiese

Il nome Crisogono deriva dal greco e significa "nato dall'oro". Il Santo soldato e prete fu martirizzato ad Aquileia nel IV secolo e sepolto nella stessa cittadina; le sue reliquie sono attualmente custodite nella cattedrale di Zara.

Michele Giambono, San Crisogono

Le notizie su questo Santo sono talvolta contraddittorie. Secondo alcune fonti, Crisogono esercitò in Roma l'ufficio di vicario per due anni; uomo di salda fede cristiana fu arrestato e confinato nella casa di un certo Rufino per ordine di Diocleziano. Anastasia, figlia dell'illustre Pretestato, era sposata con Publio, il quale avversava ferocemente la nuova religione; egli perciò l'aveva segregata in casa sottoponendola a maltrattamenti. Anastasia di nascosto portava aiuto ai cristiani incarcerati. Tramite una buona vecchia, iniziò una corrispondenza epistolare con Crisogono, ricevendo da lui parole di conforto e incoraggiamento. Dopo la morte di Publio, Anastasia poté godere per breve tempo di una relativa serenità. Intanto Crisogono, che aveva convertito Rufino e la sua famiglia, fu convocato da Diocleziano ad Aquileia. L'imperatore, riconoscendo il valore di Crisogono, gli offrì la prefettura e il consolato, a patto che abiurasse. Ma il Santo rifiutò sdegnosamente e perciò fu decapitato il 24 novembre 303 alle Aquae Gradatae, località attraversata dalla Via Gemina, a circa dodici miglia da Aquileia. Il suo corpo fu abbandonato sulla riva del mare, nei pressi di una proprietà detta Ad Saltus, dove abitavano tre cristiane di nome Chione, Agape e Irene con il vecchio prete Zoilo. Questi, raccolti il corpo e il capo troncato di Crisogono, diede al martire dignitosa sepoltura in un loculo sotto la sua casa.
Questa è anche la versione accettata dal Breviario Romano, che come IX lezione dell'Ufficio Mattutino del 24 novembre pone proprio questo sinassario:
Chrysógonus, Diocletiáno imperatóre, Romæ inclusus in carcere, ibi biennium sanctæ Anastasiæ facultátibus vixit; quam etiam, afflictam propter Christum a viro suo Publio, proptereáque a suis oratiónibus per litteras auxílium postulántem, mútuis epistolis est consolatus. Sed, cum imperátor Romam scripsísset ut, reliquis Christiánis qui in vinculis essent interfectis, Chrysógonus Aquilejam ad se mitterétur, eo perductus est. Cui imperátor: Accersívi, inquit, te, Chrysógone, ut honóribus augeam, si modo induxeris animum deos cólere. At ille: Ego eum, qui vere est Deus, mente et oratióne véneror; deos autem, qui nihil sunt nisi dæmonum simulacra, odi et éxsecror. Quo responso excandéscens imperátor, ad Aquas Gradatas eum secúri pércuti jubet octavo Kalendas Decembris. Cujus corpus, projectum in mare, paulo post in littore invéntum, Zóilus presbyter in suis ædibus sepelívit.

econdo altre fonti invece San Crisogono era un aquileiese amico dei fratelli Santi Canzio, Canziano e Canzianilla e fu martirizzato e sepolto alle Aquae Gradatae poco più di un mese prima del loro arrivo ad Aquileia. Secondo altre fonti il Santo era un Vescovo, infatti tra la fine del III e l’inizio del IV secolo vissero 2 vescovi con il nome di Crisogono che diressero la comunità cristiana di Aquileia. Il culto di san Crisogono era molto sentito anche a Roma, dove esisteva in Trastevere un titulus Chrysogoni, documentato fin dal V secolo. Tuttora però risulta impossibile sapere con certezza se il Crisogono del titulus trasteverino sia da identificare con il martire aquileiese o, invece, con uno romano dello stesso nome, di cui peraltro nulla si sa. Su questo c’è da dire che la chiesa trasteverina di San Crisogono conserva la reliquia di una mano e la calotta cranica (ovviamente di San Crisogono), che, pervenuta qui nel XV secolo, fu asportata una prima volta nel 1846 e restituita nel 1850. Custodita in un reliquiario, fu rubata negli anni 60 di questo secolo e ritrovata dopo pochi giorni, forse abbandonata dagli stessi ladri sacrileghi, priva della custodia a S. Maria in Trastevere. Attualmente è visibile all’altare maggiore di S. Crisogono.

martedì 21 novembre 2017

Festa della Madonna della Salute (Presentazione della BVM)

Salve, sancta Parens, eníxa puérpera Regem:
qui coelum terrámque regit in saecula sæculórum.


Come ogni anno, nella Festa della Presentazione della Beata Vergine Maria al tempio, la città di Venezia rinnova il suo voto solenne alla Madonna della Salute, per la cui benigna intercessione la città lagunare fu salvata dalla terribile epidemia di peste bubbonica del 1630-31.

Il tempio votivo della Madonna della Salute progettato da Baldassare Longhena
e consacrato il 21 novembre 1687 in ringraziamento alla Madonna della Salute

L'accensione dei ceri votivi in onore della Madonna

L'icona della Μεσοπαντιτίσσα (o Μεσοϋπαπαντίσσα), la "Mediatrice di Pace",
giunta da Candia nel 1670 e venerata nella Basilica di S. Maria della Salute a Venezia.
Nel tondo si trova la scritta Unde origo, inde salus, da cui il noto titolo di "Madonna della Salute"
(Venezia "nacque" il 25 marzo, festa dell'Annunciazione, quindi ebbe la sua origine dalla Madonna, e in Ella avrà anche la sua salvezza)



Immagini della S. Messa in rito tridentino cantata all'altar maggiore della Basilica della Salute
dal rev. padre Jean-Cyrille Sow della FSSP nel 2015

domenica 19 novembre 2017

Spostamento del centro di Messa a S. Eulalia

A partire da questo mese, in seguito ai trasferimenti dei parroci avvenuti questo settembre, vi è stato un cambiamento negli orari e nella sede della S. Messa Cattolica che da qualche tempo ha iniziato a esser celebrata nella campagna del trevigiano orientale. Dunque, non sarà più celebrata la S. Messa nella parrocchia di S. Lorenzo a Liedolo.

La S. Messa antica sarà invece officiata la I e la III domenica del mese, alle ore 16 (con recita del S. Rosario e possibilità di confessarsi a partire dalle 15.30) presso la pieve di S. Eulalia (comune di Borso del Grappa, provincia di Treviso ma diocesi di Padova). Il celebrante è il pievano della stessa, monsignor Manuel Fabris.


Contestualmente ricordiamo che anche a Treviso città si sta organizzando la celebrazione stabile di una Messa Tridentina, ma, nonostante la presentazione di un numero di firme di gran lunga superiore a quelle richieste, dalla Diocesi non sono pervenute notizie da diversi mesi, se non in modo ufficioso e comunque non rassicuranti.

Ad majorem Dei gloriam!

venerdì 17 novembre 2017

Sono gli Ortodossi eretici?

Riporto qui, da Traditio Liturgica, un bell'articolo frutto di un confronto avuto tra l'autore di quest'ultimo, Pietro C., e il gestore del presente blog. Tutto è nato dal mio sconcerto per il fatto che in molti blog cattolici tradizionali che leggo si trovano delle vere e proprie calunnie nei confronti delle Chiese Ortodosse, che vengono definite "eretiche", quando esse piuttosto sono state sempre considerate solo "scismatiche". Cercando argomenti adeguati per rispondere a queste illazioni, ho voluto confrontarmi con Pietro, e queste sono le interessanti considerazioni che mi ha mandato.

[...]

La questione che si vuole precisare è tutt'altro che secondaria e rivela, a mio avviso, realtà profonde. Nel campo della religione, esistono, infatti, molte cose che non si dicono ma che sono non meno vere di quelle dette. Una di quelle non dette è proprio il perché nel Cattolicesimo non si definisce "eretici" gli ortodossi.

Gli accusatori partono dall'assunto che uno scisma protratto nel tempo diviene inevitabilmente eresia. Il principio di suo non è sbagliato ma non può essere calato come un letto di Procuste su tutto perché, in questo caso, rivelerebbe un atteggiamento ideologico (cosa che tende a serpeggiare tra i tradizionalisti cattolici), atteggiamento per cui l'idea è superiore alla realtà! Al contrario, nel Vangelo si nota che Gesù Cristo prima di essere un'idea è una realtà concreta: il Logos fatto carne!

La realtà storica ci mostra che il Cattolicesimo ufficiale (nei pronunciamenti pontifici e magisteriali) non si rivolge mai all'Oriente con il termine di "eretico". Semmai questo termine lo troviamo nella polemica anticattolica da parte ortodossa. Basterebbe consultare i documenti storici più rappresentativi per essere confortati in merito.

Nel mondo cattolico di un tempo ho trovato termini come "foziano", "scismatico orientale", "dissidente orientale", mai "eretico". Conviene, in tal senso, verificare la cosa anche partendo da qualsiasi dizionario di apologetica precedente agli anni '60. del XX sec. Lì troviamo ampia conferma a quanto detto. Ma si può pure fare una ricerca nel Denziger o, più estesamente, nelle encicliche papali riferite all’Oriente cristiano.

Collegata al concetto di eresia o scisma c'è tutta la questione della validità sacramentale. Una comunità cristiana eretica finisce per avere dei sacramenti invalidi, una solo scismatica ha i sacramenti validi. Ora, dal solo punto di vista cattolico, mi risulta che  da tempo immemorabile è stata sostenuta la validità sacramentale della Chiesa ortodossa.

Che convinzione è sottesa a tutto ciò?

Alcuni anni fa papa Ratzinger ventilò una proposta personale: nel caso in cui l'Oriente ortodosso si fosse riunito a Roma, non gli si doveva imporre nulla più di quanto aveva creduto lungo il primo millennio. Poi, ovviamente, quest'idea cadde nel vuoto. Bella o brutta che sia, tale idea rivela, però, un "non detto": in Oriente si crede all'essenzialità della fede, tutto quello che si è aggiunto in seguito è peculiare all'Occidente e non è così essenziale da essere imposto all'Oriente.
Uno può dissentire da ciò ma, secondo me, in questa precisa idea c'è il motivo di fondo per cui, lungo i secoli, in Occidente non si è mai definita "eretica" l'Ortodossia greco-slava.
Paolo VI pensava la stessa cosa fino al punto da definire come theologoumena il successivo sviluppo dogmatico nel Cattolicesimo del secondo millennio. Anche qui si può dissentire ma non vi si può non vedere sottesa la stessa mentalità di papa Ratzinger.
Prima del Concilio Vaticano I e del dogma dell'immacolata concezione, le idee istituzionali in merito non differivano da ciò.

Ora, per tornare ai nostri “amici” accusatori, penso che essi si muovano osservando il Cattolicesimo da una prospettiva rigorosamente tridentino-romana come se fosse “sempre” stato così. Invece, tale prospettiva non è sempre identica a quella del periodo basso medioevale e meno ancora a quella del periodo alto medioevale. Gli storici conoscono bene tali generi di cose perché, appunto, non sono degli ideologi visto che qualsiasi cosa dicono la devono provare.

Chi inizia a conoscere molte cose sa anche che bisogna essere prudenti. Non si può partire in quarta e sparare a zero, basandosi magari su una sola affermazione del Catechismo. Questa, per quanto giusta possa essere, deve essere calata nella realtà e lì applicata meglio possibile, non deve divenire ideologia astratta.

La stessa ecclesiologia cattolica, come la conosciamo dall'epoca postridentina, ha subito nei secoli ritocchi, cambiamenti e aggiustamenti vari: le cose umane sono soggette più o meno a variazione. Nel tempo esiste una continuità ma esistono parallelamente anche delle fratture.

Il modo ideologico di leggere la storia del Cristianesimo pone i nostri “amici” a dividere tutto in due cassetti: eretico (o protestante) - ortodosso (o cattolico). Ma la realtà non è questa. Uno può pronunciare un'idea o mostrare una realtà diversa da quella cattolico-tridentina senza per questo essere protestante. La foga di dividere tutto in bianchi e neri è indice di poca intelligenza, alla fine...
Perfino lo stesso Oriente ortodosso è tutt'altro che uniforme e uno lo può credere tale solo se non lo conosce.

Se uno più “papalino del papa” lancia un'accusa di “eretico” – muovendosi diversamente da quanto i papi hanno fatto – non mi meraviglia. In un certo senso il problema non è qui ma in noi: bisogna porre attenzione che il cane che abbaia di più non è sempre il migliore o quello che ha necessariamente ragione!


Detto ciò, mi sembra di aver risposto alla questione ponendola su un piano un po’ più obbiettivo e certamente non fanatizzato, poiché almeno più aderente alla realtà storica. Ed è così che si deve cercare di rispondere ad ogni complessa questione religiosa, mai ponendosi su principi astratti dai quali si trae un asserto partendo dalla propria individualissima ragione personale con le sue esigenze.

martedì 14 novembre 2017

S. Messa di S. Josaphat d'Ucraina

Testi della S. Messa in onore di S. Josaphat d'Ucraina, apostolo per il ritorno degli ortodossi scismatici nel seno della Chiesa Cattolica.


INTROITVS

Gaudeámus omnes in Dómino, diem festum celebrántes sub honóre beáti Jósaphat Mártyris: de cujus passióne gaudent Angeli et colláudant Fílium Dei.
Ps. 32,1 Exsultáte, justi, in Dómino: rectos decet collaudátio.
V. Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto.
R. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in saecula saeculórum. Amen
Gaudeámus omnes in Dómino, diem festum celebrántes sub honóre beáti Jósaphat Mártyris: de cujus passióne gaudent Angeli et colláudant Fílium Dei.


ORATIO

Excita, quǽsumus, Dómine, in Ecclésia tua Spíritum, quo replétus beátus Jósaphat Martyr et Póntifex tuus ánimam suam pro óvibus pósuit: ut, eo intercedénte, nos quoque eódem Spíritu moti ac roboráti, ánimam nostram pro frátribus pónere non vereámur.
Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate eiusdem Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.

EPISTOLA

Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Hebraeos.                   Hebr 5, 1-6

Fratres: Omnis póntifex ex homínibus assúmptus, pro homínibus constitúitur in iis, quæ sunt ad Deum, ut ófferat dona, et sacrifícia pro peccátis: qui condolére possit iis, qui ígnorant et errant: quóniam et ipse circúmdatus est infirmitáte: et proptérea debet, quemádmodum pro pópulo, ita étiam et pro semetípso offérre pro peccátis. Nec quisquam sumit sibi honórem, sed qui vocátur a Deo, tamquam Aaron. Sic et Christus non semetípsum clarificávit, ut Póntifex fíeret: sed qui locútus est ad eum: Fílius meus es tu, ego hódie génui te. Quemádmodum et in álio loco dicit: Tu es sacérdos in ætérnum, secúndum órdinem Melchísedech

GRADVALE

Ps. 88, 21-23
Invéni David servum meum, óleo sancto meo unxi eum: manus enim mea auxiliábitur ei, et bráchium meum confortábit eum.
V. Nihil profíciet inimícus in eo, et fílius iniquitátis non nocébit ei.

ALLELVJA

Allelúja, allelúja.
V. Hic est sacérdos, quem coronávit Dóminus. Allelúja.

EVANGELIVM

Sequéntia sancti Evangélii secúndum Johánnem.                        Johann 10, 11-16

In illo témpore: Dixit Jesus pharisaeis: Ego sum pastor bonus. Bonus pastor ánimam suam dat pro óvibus suis. Mercennárius autem, et qui non est pastor, cujus non sunt oves própriæ, videt lupum veniéntem, et dimíttit oves et fugit: et lupus rapit et dispérgit oves; mercennárius autem fugit, quia mercennárius est et non pértinet ad eum de óvibus. Ego sum pastor bonus: et cognósco meas et cognóscunt me meæ. Sicut novit me Pater, et ego agnósco Patrem, et ánimam meam pono pro óvibus meis. Et alias oves hábeo, quæ non sunt ex hoc ovíli: et illas opórtet me addúcere, et vocem meam áudient, et fiet unum ovíle et unus pastor.

OFFERTORIVM

Johann 15,13
Majórem caritátem nemo habet, ut ánimam suam ponat quis pro amícis suis.

SECRETA

Clementíssime Deus, múnera hæc tua benedictióne perfunde, et nos in fide confírma: quam sanctus Jósaphat Martyr et Póntifex tuus, effúso sánguine, asséruit.
Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.

COMMVNIO

Johann 10, 14
Ego sum pastor bonus: et cognósco oves meas et cognóscunt me meæ.

POSTCOMMVNIO

Spíritum, Dómine, fortitúdinis hæc nobis tríbuat mensa coeléstis: quæ sancti Jósaphat Mártyris tui atque Pontíficis vitam pro Ecclésiæ honóre júgiter áluit ad victóriam.
Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.
INTROITVS

Rallegriamoci tutti nel Signore, celebrando la festa in onore del beato Martire Giosafat, per la cui passione si rallegrano gli Angeli e lodano insieme il Figlio di Dio.
Ps. 32,1 Esultate nel Signore, o giusti: a coloro che sono retti sta bene il lodarlo.
V. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
R. Com’era nel principio e ora e sempre e nei secoli de’ secoli. Amen.
Rallegriamoci tutti nel Signore, celebrando la festa in onore del beato Martire Giosafat, per la cui passione si rallegrano gli Angeli e lodano insieme il Figlio di Dio.

ORATIO

Risvegliate nella vostra Chiesa, ve ne preghiamo, o Signore, lo Spirito, ricolmo del quale il beato Martire e Vescovo vostro Giosafat diede la vita sua per il suo gregge: acciocché, per sua intercessione, pure noi, mossi e rinvigoriti dal medesimo spirito, non temiamo di dare la nostra vita pei fratelli.
Pel Signore nostro Gesù Cristo, Figlio vostro, che con voi vive e regna nell’unità dello stesso Spirito Santo, Iddio, per tutti i secoli de’ secoli.

EPISTOLA

Lezione dall’Epistola del beato Paolo Apostolo agli Ebrei.
Fratelli, imperocché ogni pontefice preso di tra gli uomini, è preposto a pro degli uomini a tutte quelle cose che riguardano Dio, affinché offerisca doni e sacrificj pei peccati: che possa aver compassione degl’ignoranti e degli erranti: come essendo egli stesso circondato d’infermità: e per questo dee, come pel popolo, così anche per se stesso offerir sacrificio pei peccati. Né alcuno tale onore da sé si appropria, ma chi è chiamato da Dio, come Aronne. Così anche Cristo non si glorificò da se stesso per esser fatto Pontefice: ma glorificollo colui che dissegli: mio figliuolo se’ tu, io oggi t’ho generato. Come anche altrove gli dice: tu se’ sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech.

GRADVALE

Ps. 88, 21-23
Ho trovato Davide mio servo, lo ho unto coll’olio mio santo: imperocché la mano mia lo assisterà, e farallo forte il mio braccio.
V. Non guadagnerà nulla sopra di lui il nemico, e il figliuolo d’iniquità non saprà fargli danno.

ALLELVJA

Allelúja, allelúja.
V. Questi è il sacerdote, che il Signore ha incoronato. Allelúja.

EVANGELIVM

Seguito del Santo Vangelo secondo S. Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai farisei: Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la sua vita per le sue pecorelle. Il mercenario poi, e quegli che non è pastore, di cui proprie non sono le pecorelle, vede venire il lupo e lascia le pecorelle e fugge: e il lupo le rapisce e disperde le pecorelle; il mercenario fugge, perché è mercenario, e non gli cale delle pecorelle. Io sono il buon pastore: e conosco le mie, e le mie conoscono me. Come il Padre conosce me, e io conosco il Padre: e do la mia vita per le mie pecorelle. E ho alter pecorelle, le quali non son di questa greggia: anche queste fa d’uopo che io raduni, e ascolteranno la mia voce, e sarà un solo gregge, e un solo pastore.

OFFERTORIVM

Johann 15,13
Nessuno ha carità più grande di quella di colui che dà la vita pe’ suoi amici.

SECRETA

Iddio clementissimo, effondete la vostra benedizione su di queste offerte, e confermateci nella vostra fede, che il santo Martire e Vescovo vostro Giosafat testimoniò col suo sangue.
Pel Signore nostro Gesù Cristo, Figlio vostro, che con voi vive e regna nell’unità dello Spirito Santo, Iddio, per tutti i secoli de’ secoli.


COMMVNIO

Johann 10, 14
Io sono il buon pastore: e conosco le mie pecorelle, e le mie conoscono me.

POSTCOMMVNIO

C’infonda, o Signore, spirit di fortezza questa mensa celeste, che per l’onore della Chiesa sempre sostenne insino alla vittoria la vita del santo Martire e Vescovo vostro Giosafat .
Pel Signore nostro Gesù Cristo, Figlio vostro, che con voi vive e regna nell’unità dello Spirito Santo, Iddio, per tutti i secoli de’ secoli.

Vita del Santo dal Breviario Romano


Giosafat Kuncewicz nacque a Wlodimir, nella Volinia, da genitori cattolici e nobili nel 1584. Mentre fanciullo ascoltava la madre, che gli parlava della passione del Signore, un dardo partito dal fianco dell'immagine di Gesù crocifisso lo colpì al cuore e, acceso di amore divino, si dedicò alla preghiera e alle opere pie in modo da diventare esempio a tutti i suoi compagni, superiori in età. A venti anni abbracciò la regola monastica nel monastero basiliano della Trinità a Wilna e fece tosto progresso meraviglioso nella perfezione evangelica. Camminava a piedi nudi nei giorni freddi dell'inverno in quelle regioni rigidissimo, non si cibava mai di carne né beveva vino, se non quando ve lo costringeva l'obbedienza. Portò sulle carni, fino alla morte, un ruvido cilizio e conservò il fiore della purezza che, adolescente, aveva consacrato alla Vergine Madre di Dio. La fama delle sue virtù e della sua scienza fu presto tale che, nonostante la giovane età (1613), fu messo a capo del monastero di Byten e quindi fatto archimandrita di Wilna (1614) e poi, suo malgrado e con gioia di tutti i cattolici, proclamato arcivescovo di Polock nel 1617.

La nuova dignità non gli fece mutare la sua regola di vita e tutto il suo cuore fu per il culto divino e per la salvezza delle pecore a lui affidate. Campione instancabile dell'unità cattolica e della verità, dedicò le energie alla conversione degli eretici e degli scismatici. Empi errori e calunnie impudenti erano diffuse contro il Sommo Pontefice e la pienezza dei suoi poteri ed egli non mancò mai al dovere di difenderli, nei discorsi e negli scritti ricchi di pietà e di dottrina. Rivendicò i diritti vescovili e i beni della Chiesa usurpati da laici e il numero di eretici ricondotti da lui alla Madre comune è incredibile. Fu promotore inimitabile dell'unione della Chiesa greca con la Chiesa latina, lo attestano dichiarazioni esplicite del supremo pontificato. Le rendite del suo vescovado furono da lui impegnate nel restaurare il culto divino, lo splendore dei templi, gli asili delle vergini consecrate a Dio e mille opere pie. La sua carità verso i miserabili era così viva che un giorno, non avendo mezzi per soccorrere una povera vedova, impegnò il suo omoforio o pallio episcopale. Visti gli enormi progressi della fede cattolica, uomini perversi cospirarono, nel loro odio, contro l'atleta di Cristo, per provocarne la morte, cosa che egli annunciò in un discorso al suo popolo. In occasione della visita pastorale, i congiurati invasero la sua casa, spezzando e ferendo quanto e quanti incontravano ed egli spontaneamente intervenne con dolcezza dicendo: Perché picchiate i miei, o figliuoli? se avete qualche cosa contro di me, sono qui. Fu allora aggredito, ucciso, trafitto, finito con un colpo d'ascia e gettato nel fiume. Era il 12 novembre del 1623 e Giosafat aveva 43 anni. Il suo corpo, avvolto da una luce miracolosa, fu ripescato dal fiume. Il suo sangue giovò subito anche ai parricidi, perché, condannati a morte, tutti abiurarono lo scisma e detestarono il delitto commesso. La morte del grande vescovo fu seguita da miracoli strepitosi, che indussero Papa Urbano VIII a dichiararlo Beato. Il 29 giugno del 1867, nella solennità centenaria del principe degli Apostoli, presente il Collegio dei Cardinali e circa 500 Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi di tutti i riti, convenuti da ogni parte del mondo nella basilica Vaticana, Pio IX iscrisse nell'Albo dei Santi il grande difensore dell'unità della Chiesa. Fu il primo degli orientali glorificato con tanta solennità. Leone XIII ne estese alla Chiesa intera l'Ufficio e la Messa.