martedì 25 aprile 2017

Festa di San Marco Evangelista

S. Marco, di Emmanuel Tzanes, 1657

Oggi, addì 25 aprile, checché intendano festeggiare partigiani e repubblicani (la sconfitta dell'Italia, ndr), la Chiesa tutta e in particolare quella Veneziana, avendolo eletto a suo speciale patrono, festeggiano con i dovuti onori il martirio dell'Evangelista Marco.

Agiografia di S. Marco


Miracolo di S. Marco, narrato nella Leggenda Aurea, in cui
l'Evangelista salva uno schiavo dal martirio dissolvendo
gli oggetti con cui sarebbe stato torturato.
Opera del Tintoretto.
Il Leone Evangelico nacque secondo alcune fonti in Palestina, secondo altre a Cipro, attorno al 20 d.C., ebreo di stirpe levita, e cugino di S. Barnaba (cfr. Col IV,10). Non si sa se avesse fatto parte del numero dei discepoli di Gesù, ma sicuramente ne aveva sentito parlare, venne presto in contatto con gli Apostoli dopo la Risurrezione e divenne discepolo personale di S. Pietro. Una suggestiva interpretazione vede in Marco il giovinetto che fugge via nudo mentre Gesù vien catturato, citato solo nel di lui Vangelo (cfr. Mc XIV). Scrisse il suo Vangelo quando si trovava a Roma, ove era stato battezzato, e possedeva un'abitazione al Campidoglio, sulle cui spoglie ora sorge la Basilica romana a lui titolata, durante il regno di Claudio Imperatore (cfr. Eusebio di Cesarea,Historia Ecclesiastica), in compagnia proprio di Pietro, il quale, testimone oculare e uditore, è la fonte da cui trae ogni informazione per la stesura, non mancando però di criticare duramente il maestro quando necessario (Gueranger nota come il Vangelo di Marco sia quello che più duramente rimprovera Pietro per il rinnegamento). Il suo scritto fu particolarmente apprezzato dai Cristiani di Roma per la brevità, semplicità, concisione e al contempo completezza e precisione che sono caratteristiche del suo Vangelo, il più breve ma non per questo il meno ricco o importante.
Predicazione di S. Marco ad Alessandria, di Gentile Bellini

Dagli Atti degli Apostoli, sappiamo che Marco seguì dapprima Paolo, da cui poi si separò, per recarsi (attorno al 50 d.C.) a Cipro, insieme al cugino Barnaba. Dopo la morte di Paolo, iniziò la sua predicazione autonoma, che la Tradizione vuole egli abbia effettuato in Egitto, fondando l'episcopato di Alessandria che egli stesso ricoprì, e fornendo ai Cristiani d'Africa, proprio nella terra che era stata tanto fonte d'errori e sventure, una salda fonte di dottrina petrina, dopo Roma ed Antiochia (Alessandria viene definita la "terza cattedra di Pietro").

Contestualmente, attorno al 66 d.C., inizia ad avere i primi contatti con l'Italia ,quando vi si trova in aiuto a Paolo (cfr. II Thim IV, 9-11), e, prima di partire all'evangelizzazione dell'Alessandria,, procede verso l'Italia settentrionale, precisamente ad Aquileia, dove fu inviato probabilmente da Pietro, nominandone il primo vescovo, Ermagora, che lui stesso aveva convertito. Nella città sono facilmente riscontrabili testimonianze del passaggio dell'Evangelista: nella cripta della Basilica di Aquileia, interamente affrescata con i cicli della predicazione dell'apostolo, vi si trova "Vangelo di San Marco", oggetto di ampia venerazione, scritto attribuito direttamente alla mano dell'Evangelista, oggi separato in pezzi e custodito in tre diversi luoghi, tra cui la Biblioteca Marciana.

Partendo verso Alessandria, fu tuttavia sorpreso da una tempesta presso le isole Realtine (nucleo della futura città di Venezia) .Qui, secondo la tradizione, un angelo gli apparve insogno, salutandolo con la famosa formula "Pax tibi Marce, evangelista meus!", diventata poi quasi un motto del Santo, e dando origine al profondo vincolo legante l'apostolo ed evangelista Marco alla città di Venezia.



Secondo gli apocrifi Acta S. Marci, che danno informazioni riscontrabili anche nella Leggenda Aurea, S. Marco subì il martirio nel 68 ad Alessandria d'Egitto, incarcerato ed immolato da degli idolatri durante la festa pagana di Serapide. Secondo questi racconti, egli in carcere fu visitato dallo stesso nostro Signore Gesù Cristo risorto, il quale lo salutò ancora: "Pax tibi Marce, evangelista meus!", suscitando grande commozione nel Santo, che ebbe nella visione del suo Maestro il coronamento di tutta la sua missione e della sua devozione alla causa Cristiana. Il giorno dopo, affrontando terribili tormenti, nacque al Cielo, andando ad occupare il seggio glorioso che gli spettava. ad acquistare la sua veste candidata nel sangue che ha versato, che, da martire immagine del Cristo patente, è il sangue stesso dell'Agnello.

S. Marco e Venezia

La città di Venezia, tradizionalmente dedicata a S. Teodoro di Amasea (le cui reliquie si trovano
La Basilica di S Marco a Venezia
tuttora nel Veneziano, a Eraclea) e al suo doppione S. Teodoro Stratelate, divenne particolare protetta dell'Evangelista Marco nel IX secolo, in seguito ai travagliati ed avventurosi eventi che portarono in città le reliquie del Santo. La storia dell'arrivo delle ultime è più la storia di un furto, derivante dalla proibizione del Papa della continuazione di un effettivo commercio con gli infedeli. Furono due mercanti, Rustico da Torcello e Bono di Malamocco, a riuscire a trafugare nell'828 le spoglie da Alessandria, al tempo occupata dai musulmani, usando un'astuto stratagemma per evitare il controllo del carico: nascondere cioè i resti nelle ceste contenenti carne di maiale, ritenuta impura dai maomettani. L'acquisizione di una reliquia di inusitata importanza e magnificenza spinse i Veneziani all'edificazione di un tempio degno alla sua custodia; l'edificio, sorto sui resti della preesistente cappella dogale, venne iniziato nel 1063, ma vi fu in seguito un gravissimo incendio che portò alla ricostruzione completa della Basilica, nel corso della quale tuttavia si scoprì che la teca contenente il preziosissimo corpo era scomparsa: una perdita particolarmente sentita e sofferta dal popolo veneziano.
Il ritrovamento delle reliquie di S. Marco,
del Tintoretto
Un miracolo destinato agli annali veneziani avvenne il 25 giugno del 1098: durante la celebrazione
della Liturgia un braccio sembro apparire dal cielo ed indicare una colonna dell'ordine sinistro,la quale, forata ed aperta,rivelò di avere all'interno le tanto desiderate e compiante reliquie. Con quale gesto più degno che un miracolo San Marco avrebbe potuto scegliere personalmente di darsi ai Veneziani quale patrono, accettando di diventare il simbolo di una gloriosa Repubblica in Terra e Mare?

Oggi Venezia celebra con particolare solennità la Festa del suo Santo Patrono, onorandolo con numerose tradizioni, tra cui (almeno un tempo) una grande processione cittadina, che nella tradizione patriarchina andava a sostituire del tutto quella prettamente romana delle Litanie Maggiori. Altre importanti celebrazioni dedicate a S. Marco nel calendario proprio della città sono il 31 gennaio (giorno di traslazione delle Reliquie) ed il 25 giugno (data del succitato grande miracolo).

Processione in onore delle reliquie del Santo, del Tintoretto
A tutti i Veneziani e ai devoti a S. Marco, i nostri migliori auguri per la solenne ricorrenza di questo grande Santo, sul cui esempio la Repubblica di Venezia ha ottenuto fama e prestigio, e sul cui esempio anche noi possiamo meritarli nella perseveranza nella fede e nel costume Cristiano.




Sancte Marce, ora pro nobis!

Nessun commento:

Posta un commento