domenica 3 maggio 2020

3 maggio - Invenzione della S. Croce

Due sono le feste della Santa Croce ricordate dalla tradizione romana: il suo ritrovamento (Invenzione) per opera di S. Elena madre dell'Imperatore Costantino nel 327 e il suo trionfale ricupero dalle mani dei persiani (Esaltazione) per opera dell'Imperatore Eraclio nel 628. Differentemente dal costume greco, la festa del 3 maggio è la più importante (doppia di II classe contro la doppia maggiore del 14 settembre). Secondo lo Schuster, confortato in ciò dal Righetti, nei secoli vi fu una certa qual confusione sulla data precisa dei due avvenimenti, tanto è vero che oggi non sappiamo con precisione definire quale festa corrisponda a quale evento da un punto di vista evenemenziale, ma sicuramente una distinzione ben chiara è operata dal simbolismo liturgico: la festa del 3 maggio ricorda l'Invenzione, quella del 14 settembre l'Esaltazione. Nel costume greco la festa dell'Ὑψωσις τοῦ τιμίου Σταυροῦ del 14 settembre ricorda entrambi gli avvenimenti, ma entrambi presentati in modo chiaro e distinto.

Nel 1960 è soppressa la festa dell'Invenzione della S. Croce (cfr. Variationes in Breviario et Missali Romano ad normam novi Codicis Rubricarum 8, in AAS 52, 1960, p. 707). Ne resta l'elogio nel Martirologio, portato però in ultimo luogo, e dunque il miracoloso ritrovamento del Prezioso Legno non ha più una festa liturgica nel rito romano. Nel 1969 il pasticcio diventa ancora maggiore: la festa dell'Esaltazione diventa, nell'elogio del martirologio, la Dedicazione della Basilica del Calvario. Dopo il miracoloso ritrovamento, scompare dal culto anche il trionfo della Croce santa sul re Cosroe e i Persiani, spariscono dunque gli epiteti con cui la S. Croce è da sempre onorata dai Greci, come colei che dona vittoria ai re fedeli e ortodossi contro le barbare nazioni. Quest'opera di distruzione inizia però nel 1960, con la soppressione della gran festa di maggio, che oggi vogliamo particolarmente ricordare e onorare.

Piero della Francesca, Ritrovamento delle tre croci e verifica della Vera Croce, 1452-59

Inventæ Crucis festa recolimus, cujus præcónium univérsum per orbem micanti lúmine fulget, allelúja.

Felix ille triumphus fit salus ægris, vitæ lignum, mortis remédium, allelúja.


Dum sacrum pignus cǽlitus revelátur, Christi fides roborátur: Adsunt prodígia divína in virga Móysi prímitus figuráta. Allelúja, allelúja. Ad Crucis contáctum resúrgunt mórtui, et Dei magnália reserántur.

Crucem sanctam subiit, qui inférnum confrégit: accínctus est poténtia, surréxit die tertia. Allelúja.

O Crux, ave, spes única,
Paschále quæ fers gáudium
Piis adáuge grátiam,
Reísque dele crímina.
Celebriamo la festa della Croce ritrovata, la cui lode rifulge di luce abbagliante per tutta la terra, alleluja.

Quella beata vittoria diventa salute per gli infermi, legno della vita, rimedio alla morte, alleluja.
                              
Quando fu rivelato dal cielo questo sacro tesoro, la fede in Cristo si rafforzò: si verificarono prodigi divini, per la prima volta predetti nel bastone di Mosè. Al contatto con la Croce, i morti risorgono, e si rinnovano i miracoli di Dio.

Patì la croce santa, colui che distrusse l’inferno: si è rivestito di potenza, è risorto il terzo giorno, alleluja.

Salve, o Croce, unica nostra speranza,
che rechi la gioia pasquale,
dona grazia agli uomini pii,
e perdona i peccati dei rei.


(Le prime due antifone, rispettivamente dei salmi del I e del II Notturno, dal 1960 non sono più cantate nell'ufficio romano. Il responsorio Dum sacrum pignus [il quinto] sopravvive, poiché si impiega pure all'Esaltazione (mutato revelatur in exaltatur), ma se ne perde il senso: cioè che la vera Croce fu riconosciuta venendo accostata dal patriarca Macario di Gerusalemme a una donna gravemente inferma che ne fu miracolosamente guarita, il quale episodio è appunto letto nella quinta lezione del Mattutino dell'Invenzione della S. Croce. L'antifona Crucem sanctam si cantava tradizionalmente, oltre che come antifona al Magnificat del II Vespro dell'Invenzione della S. Croce, a quasi tutti i Vespri in tempo di Pasqua per il suffragio pasquale della S. Croce; nel 1911 essa viene soppressa da quest'ultimo ruolo e sostituita dal Crucifixus surrexit, un tempo cantata solo alle Laudi; nel 1960 scompare del tutto. L'ultima è la strofa del noto poema di Venanzio Fortunato con il secondo verso variato per celebrare il mistero della Croce nella gioia pasquale del tempo odierno: tale versione è completamente soppressa dopo la riforma del 1960, non occorrendo più di doversi cantare in tale circostanza).

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