mercoledì 3 maggio 2017

La Santa Messa - II - I Sacri Ministri, i Sacri Paramenti, le Sacre Suppellettili

Pubblicazione precedente: https://traditiomarciana.blogspot.it/2017/04/la-santa-messa-introduzione.html

Nella precedente pubblicazione, dopo aver introdotto il significato della S. Messa, se ne sono analizzate le principali forme, sottolineando come la solennità della liturgia sia definita anche dal numero e dal tipo di ministri che la officiano, i quali sono di ogni ordine e grado, giacché l'antica teologia insegna che tutti i tre gradi del Sacramento dell'Ordine (nonché, in misura minore, i cinque gradi sacramentali che lo precedono) conferiscono all'ordinato un dato potere sul Corpo Fisico di Nostro Signore e un dato potere sul suo Corpo Mistico, che è la Chiesa.




IV. Dei Sacri Ministri

Nel Rito Romano Antico il celebrante, colui che offre l'Eucaristia, ministro di Gesù Cristo e suo strumento nella Consacrazione, è sempre uno solo. L'antica forma della concelebrazione, pur mantenuta dai riti orientali in virtù della loro tradizione, scomparve ben presto dal Cattolicesimo Romano, per tre motivi almeno: dal punto di vista pratico, concelebrare non era necessario come in Oriente, poiché durando la liturgia un tempo molto inferiore era possibile officiarne più di una al giorno; dal punto di vista teologico-pastorale è conveniente che ogni sacerdote celebri una propria Messa, per via degli enormi benefici spirituali che si producono dalla celebrazione di ogni singola liturgia, che possono così essere moltiplicati, insieme alle intercessioni portate; dal punto di vista teologico-simbolico, il celebrante unico è immagine perfetta del Sacerdozio unico ed Universale del Signore Gesù. Per poter celebrare Messa, un chierico deve aver ricevuto almeno il secondo grado del Sacramento dell'Ordine, ossia il Presbiterato.

Si è detto però che numerosi altri ordinati e tonsurati svolgono un ufficio (officiano, che non significa che celebrino, anzi) durante la liturgia, specialmente quella solenne. Essi sono:
  • Il Diacono (dal greco διάκονος, servo) è primo ministro del celebrante, ed avendo già un grado
    In una Messa Solenne: il sacerdote (al centro) legge l'Ultimo
    Vangelo dalla cartagloria retta dal suddiacono (a sinistra),
    assistito dal diacono (alla sua destra) e dal cerimoniere
    (ministrante, a destra in piano)
    del Sacramento dell'Ordine, coopera attivamente alla celebrazione del Mistero: egli infatti partecipa all'oblazione e può amministrare i sacri vasi quando sono pieni del Corpo e del Sangue di Nostro Signore. Egli, così come il celebrante, è dottore dei fedeli, ed in particolare li istruisce cantando il Vangelo. Nell'uso antico, inoltre, fa da intermediario tra il sacerdote ed il popolo: scomparse dal Rito Romano le ektenie e i Sapientia, attendite! prima delle letture, questa sua funzione si è ridotta al solo canto dell'Ite missa est e del Flectamus genua.
  • Il Suddiacono è propriamente un ordine minore che prepara al diaconato (nei seminari tra le due ordinazioni trascorrono generalmente appena pochi mesi), ma nel rito latino ha acquisito particolare importanza nel rito della Messa solenne, essendo egli ministro del Diacono e terzo officiante. Egli amministra i vasi sacri quando sono vuoti e l'acqua da infondervi, e inoltre serve il Diacono, per esempio reggendogli l'Evangeliario. Anch'egli è dottore dei fedeli, perché canta l'Epistola.
  • L'Accolito (dal greco ἀκόλουθος, seguace) è ministrante dei ministri inferiori, poiché serve loro l'acqua e il vino e regge i lumi. Generalmente sono due (ma alla Messa Papale sono sette) a svolgere queste funzioni, ma sono accompagnati da altri accoliti che servono al turibolo e alla navicella. Generalmente questi ruoli sono svolti da laici (si veda la voce ministranti); se poi invece l'accolito fosse stato debitamente tonsurato, può egli anche svolgere i ruoli del Suddiacono, con piccoli accorgimenti nei paramenti da indossare e nel purificare i vasi sacri.
  • Il Lettore ha facoltà di cantare l'Epistola ove manchi il Suddiacono, nonché di cantare eventuali ulteriori Lezioni previste dalla Messa del giorno, o quelle dell'Ufficio Divino. Da
    Un lettore legge le letture
    alla Messa dei Presantificati
    diversi secoli il lettorato viene conferito insieme agli altri ordini minori, ossia l'Ostiariato, l'ufficio di allontanare dalla Chiesa gl'indegni e gl'infedeli quando termina la liturgia dei Catecumeni ed inizia quella dei Fedeli, e l'Esorcistato, che dà facoltà di scacciare alcuni demoni e spiriti impuri dall'anima.
  • Alla presenza dei Vescovi, poi, alcuni chierici tonsurati svolgono determinati servizi aggiuntivi: alla Messa prelatizia, due chierici servono il Vescovo e gli reggono la bugia e la brocca (proprio per la presenza di questi due ecclesiastici tale Messa è sovente detta more cappellanorum); alla Messa Pontificale, invece, un sacerdote (un Cardinale Vescovo se fosse il Romano Pontefice a celebrare) fa da prete assistente, e serve il Vescovo al libro e al manutergio. Il prete assistente può essere presente, con compiti assai simili, anche alle Messe solenni celebrate da un sacerdote.
Si definiscono generalmente ministranti quelli che, spesso laici scelti che indossano comunque l'abito ecclesiastico (i cosiddetti chierichetti), compiono un servizio minore, come quello degli accoliti. Generalmente, i ministranti si suddividono in: cerimoniere (serve i sacri ministri e coordina lo svolgimento di tutta la cerimonia), accoliti (porgono gli oggetti ai ministri e reggono i lumi), turiferario (porge il turibolo e assiste alle imposizioni dell'incenso; può essere aiutato da un naviculario che regge la navicella). Altri ministranti possono portare delle torce per il Sacramento, oppure la Croce nelle processioni d'ingresso e d'uscita.


V. Dei Paramenti Sacri

I Paramenti sono le sacre vesti, che nella loro forma attuale sono direttamente derivate dalle antiche vesti romane e greche, le quali, secondo l'uso già prescritto dalla legge mosaica, debbono essere indossate da chi officia un servizio liturgico.
Il sacerdote che celebra Messa deve indossare, sopra la talare e la cotta (quest'ultima può essere omessa in tal caso, visto che il sacerdote indosserà anche l'alba), ben sette paramenti, i quali, rappresentando i sette sacramenti, sono il segno del fatto che il celebrante agisce in persona Christi. Di seguito questi sono riportati, insieme al loro tradizionale significato allegorico:
Amitto spiegato
  • L'amitto, un quadrato di stoffa da legare al collo per coprire la veste sottostante; esso, come è ben espresso nelle preghiere di vestizione, rappresenta l'elmo della fede contro le insidie del Maligno, e come tale è passato sul capo prima di venire assunto. Non mancò nel medioevo la sua identificazione come mortificazione della parola (castigatio vocis). In alcuni usi (tra cui quello ambrosiano) è indossato sopra il camice.
    Si dice aurifregiato il prezioso amitto con una fascia di broccato, usato in passato dai Vescovi.
  • Il camice o alba, ossia una tunica di lino bianco: rappresenta il candore ricevuto nel Battesimo, ossia la veste candidata nel Sangue dell'Agnello di cui parla l'Apocalisse. E' sovente ornato di pizzi e ricami, e s'indossa esclusivamente per la celebrazione della Messa, poiché già Papa Aniceto I l'identificò come veste propria di chi compie un sacrificio; per tutte le altre liturgie, infatti, i paramenti vengono indossati direttamente sulla cotta.
  • Il cingolo è un cordone, introdotto per fini esclusivamente pratici, che serve a cingere i fianchi del camice e fissare la stola; l'interpretazione più diffusa lo vede come simbolo della castità, ma alcuni l'interpretarono, meno bene, anche come il legame del celebrante al suo sacerdozio.
  • Il manipolo, antico fazzoletto di lino (la cosiddetta mappa o mappula) che veniva tenuto in
    Parato liturgico in stile
    medievale con manipolo
    mano come parte dell'abito cerimoniale dalle alte cariche dello stato romano, come i consoli. Passato sotto Papa Silvestro I come veste liturgica propria del diacono nella sola città di Roma (se ne trovano tracce nel Liber Pontificalis e negli Ordines Romani), nel IX secolo ottenne diffusione pressoché universale come paramento diaconale, da tenersi nella mano sinistra (come si denota negli affreschi di S. Clemente al Laterano). Dal XII secolo è paramento anche sacerdotale, e viene portato sull'avambraccio; lentamente, attorno al XIV secolo, ottenne la forma di fascia, ornata da una croce al centro e da frange ai lati, che mantiene tuttora, e divenne di seta e del colore liturgico del giorno. La parola manipulum indica il fascio di grano, ergo un'interpretazione lo vede come il segno di chi seminat in lacrimis et in exultatione metet; le preghiere di vestizione invece, ritenendo che l'antico fazzoletto servisse ad asciugare le lacrime e il sudore, richiamano in esso la fatica del sacerdozio.
  • La stola è una fascia di stoffa, derivata da un'antica salvietta tenuta al collo per asciugare la
    Stola pastorale
    bocca (donde il nome di orarium, con cui talvolta è conosciuta), la quale è oggi spesso di seta, del colore del giorno ed ornata con tre croci e frange alle estremità. Nelle preghiere di vestizione è ricordata come l'abito dell'immortalità, in una visione allegorica derivata probabilmente dall'immagine dei fiumi d'acqua viva che scendono sugli eletti (in Johan VII); altri vi han visto il dolce giogo di Gesù (in Matth XI). Il vescovo la fa scendere verticalmente sul petto, e così il sacerdote quando non officia Messa, mentre se celebra l'Eucaristia la incrocia sul petto; il diacono invece l'indossa trasversalmente dalla spalla sinistra al fianco destro. Stole particolari sono quella pastorale, leggermente più grande, che è indossata da sola o sotto il piviale, e quella larga (latior), senza croci, indossata dal diacono nei tempi penitenziali prima delle riforme di Giovanni XXIII.
  • La pianeta o casula, ampia veste che ricopre interamente il sacerdote (da qui il nome, "piccola casa"), derivata dalla mantella di viaggio romana
    Pianeta preziosa
    del XVIII secolo
    definita poenula. Anticamente era molto larga, ma fu progressivamente ridotta a partire dal Medioevo per lasciar libere le braccia, e contemporaneamente irrigidita; dall'età barocca assunse l'attuale forma di una veste semirigida composta da due strutture, una pel davanti e una pel retro, da legarsi ai fianchi. Dacché si pone sopra tutti i paramenti, si dice raffiguri la Carità che tutto copre; non è mancata nemmeno qui l'interpretazione del dolce giogo di Gesù, ricordata anche dalle preghiere di vestizione. Diaconi e suddiaconi usavano prima delle riforme di Giovanni XXIII, solo nei tempi penitenziali, una pianeta detta plicata, piegata sul davanti, che viene poi arrotolata durante alcune azioni liturgiche, relitto di quando la veste era molto più ampia e impediva sensibilmente i movimenti.
  • La dalmatica e la tunicella, lunghe tuniche provviste di ampie maniche che erano utilizzate nel tardo Impero Romano rispettivamente dagli alti dignitari e dai funzionari di corte, spesso riccamente decorate, son
    Abito diaconale
    rispettivamente gli abiti propri del diacono e del suddiacono, del colore liturgico del giorno, poiché essi sono gli alti ministri durante la liturgia.
  • Il piviale è un ampio mantello semicircolare chiuso sul davanti da un fermaglio detto razionale, derivato dalle antiche mantelle per la pioggia (origine tradita dallo scudo posteriore, residuo di un cappuccio). Viene indossato dal sacerdote per tutte le azioni liturgiche diverse dalla S. Messa (Vespri, Benedizioni Eucaristiche, Processioni, Aspersione domenicale, benedizioni solenni, matrimonio ecc.); durante la S. Messa solenne o pontificale è indossato dal prete assistente e, in alcuni capitoli cattedrali, dall'arcidiacono, anche qualora assista in coro.
  • Il Vescovo nel celebrare la S. Messa indossa la dalmatica e la tunicella sotto la pianeta, segno della pienezza del suo sacerdozio; oltre a ciò, paramenti suoi propri sono le chiroteche (guanti preziosi), i calzini e i sandali del colore del giorno, il bastone ricurvo detto pastorale, la mitria
    Piviale con stola pastorale
    (alto copricapo a due punte e due falde, che esiste in varie versioni più o meno preziose da usare a seconda del tempo liturgico) e la croce pettorale. Se poi è metropolita, indossa anche il pallio, striscia di lana ornata da croci che rappresenta la pecora sulle spalle del pastore. Il Papa inoltre indossa la falda (ampia veste che rappresenta la sua autorità), il fanone (doppia mozzetta aurifregiata di stoffa) e il manto (piviale particolarmente ricco).
  • Quando siedono, accedendo o allontanandosi dall'altare, durante le processioni e in altri momenti simili, tutti i sacri ministri indossano un copricapo, generalmente la berretta (volgarmente detto tricorno per le tre alette rigide sulla parte superiore, talvolta ornata da un fiocco), nera per i sacerdoti, nera con fiocco marezzato per i monsignori, viola paonazzo per i vescovi, rossa per i cardinali; alcuni ordini e istituti religiosi hanno berrette di colore proprio; negli ordini monastici sono sostituite dal cappuccio. Il vescovo che celebra pontificalmente
    Vescovo in abiti liturgici
    indossa la mitria quando il sacerdote indosserebbe la berretta. Nell'ingresso e nell'uscita solenni e nelle processioni, il Papa indossa il triregno o tiara papale.
    I vescovi, nonché tutti gli ordini e gli istituti religiosi che ne hanno avuto privilegio, indossano uno zucchetto (piccola papalina da portare sulla nuca) del colore dell'abito corale, anche durante la liturgia, ma la tolgono dall'offertorio alla purificazione, per rispetto al Sacramento che stan celebrando.
A seconda del rango dell'ufficio celebrato, i paramenti liturgici romani possono assumere differenti colori:
  • Bianco: il colore più antico della tradizione cristiana, nei primi secoli usato sempre per celebrare la S. Eucaristia, è oggi usato, a motivo del suo significato di luce, di gioia e di purezza, nel Tempo Pasquale ed in quello Natalizio, nelle feste del Signore, della Madonna, degli Angeli, dei Santi non martiri, nelle loro ottave, ecc. E' sovente sostituito dal tessuto d'oro, che in ragione della sua preziosità ha facoltà di sostituire tutti i colori non penitenziali.
  • Rosso: questo colore rappresenta tanto il fuoco dello Spirito Santo, quanto il sangue versato da Cristo e dai suoi martiri, e pertanto è utilizzato nelle feste dello Spirito Santo (la Pentecoste con l'ottava e la vigilia), in quelle dei Santi martiri ed apostoli (eccettuato San Giovanni per cui si usa il bianco) con le loro ottave, nonché nelle messe votive e festive della S. Croce e del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore.
  • Verde: già colore della speranza, è utilizzato nelle domeniche del tempo dopo l'Epifania (sino alla Settuagesima) e dalla domenica dopo la SS. Trinità fino alla
    Colore viola
    fine dell'anno liturgico; fino al 1910 era per verità poco utilizzato nel rito romano, giacché gli uffici dei Santi che vi occorrevano spesso trasmettevano a queste domeniche il loro proprio colore.
  • Viola: colore di penitenza e di attesa nella tradizione romana e non solo, si utilizza in Avvento, in Settuagesima ed in Quaresima come colore proprio; è altresì usato in tutte le messe penitenziali cui era legato il digiuno, dunque le vigilie delle feste dei Santi, le processioni, le Rogazioni. le Quattro Tempora ecc., nonché nelle messe votive che prevedono una qualche impetrazione al Signore.
  • Rosa: segno di penitenza mitigata, giacché è l'incrocio del viola e del bianco, è utilizzato nella III domenica di Avvento (Gaudete) e nella IV di Quaresima (Laetare), che anticamente erano giorni di sospensione dei digiuni, come monito dell'avvicinarsi delle grandi festività.
  • Nero: il colore più antico insieme al bianco, diffuso nella tradizione occidentale più che in Oriente (anche se dagli slavi è molto utilizzato), chiaro segno di lutto, impiegato nelle messe da morto e nelle solenni liturgie del Venerdì Santo. Nel costume parigino è usato anche la domenica delle Palme, mentre in molti usi locali (tra cui anche quello veneziano) s'impiega nell'officiare la Via Crucis nei venerdì di Quaresima.
VI. Delle Sacre Suppellettili

La S. Messa si celebra sull'altare, consacrato dal Vescovo e impreziosito dalle reliquie dei Santi Martiri (giacché i primi altari erano le tombe dei caduti nelle persecuzioni), che rappresenta il Cristo glorioso, e pertanto dev'essere di pietra, essendo Gesù la pietra d'angolo su cui è edificata la Chiesa. E' rivolto verso Oriente, anticamente anche in senso geografico, oggi solo in senso liturgico, poiché da lì sorgerà il Sole di giustizia. E' ricoperto da tre tovaglie  di lino, simbolo della Chiesa che si basa su Cristo, ma anche delle sue vesti che gli furono strappate durante la Passione (e così vien fatto anche delle tovaglie nei riti della Settimana Santa), oltre che da un prezioso paramento anteriore del colore liturgico del giorno e riccamente decorato, detto paliotto. Anticamente era sormontato da un ciborio di pietra o da un baldacchino di legno e stoffa, basato su quattro colonne, struttura onorifica sotto la quale stavano i re e gl'imperatori, e sotto la quale dunque è degno che stia il Re dei Re.
Esso rappresenta anche misticamente il Monte Calvario, e come tale è sopraelevato rispetto al resto del Santuario, ed è adornato al centro da una Croce, rivolto alla quale il sacerdote officia l'intera liturgia. Sull'altare vengono poi accesi dei candelieri, un tempo portativi in processione: due alla Messa bassa, quattro o sei alla Messa cantata o solenne, sette a quella Papale o Pontificale nella diocesi d'appartenenza; per privilegio o per dar maggior solennità si possono accendere fuori dall'altare un numero libero di candele votive. Il vescovo ha diritto inoltre ad una bugia, o candela manuale, retta da un cappellano.
Altare preparato con le
carteglorie per la Me
Sopra l'altare, per potervi officiare la liturgia, debbono esservi il Messale, che contiene tutte le preghiere del rito ordinario della Messa, nonché le preghiere, le antifone, i prefazi e le letture proprie di ogni giorno (nelle Messe basse è portato dal ministrante al momento di accedere all'altare, nelle Messe solenni o cantate è già sull'altare e aperto alle pagine corrette), e le Cartegloria, tre tabelle poste ai due corni e al centro dell'altare, nelle quali sono inscritte delle preghiere dell'Ordinario, dimodoché il sacerdote possa leggerle con facilità senza dover ricorrere ogni volta al libro. Per l'esattezza, vi son contenute: in quella del lato dell'Epistola, la benedizione dell'acqua e il salmo XXV; in quella centrale le preghiere offertoriali (per questo è detta anche tabella secretarum), il Gloria in excelsis (da cui il nome delle carte), il Credo; in quella del lato del Vangelo, l'inizio del Vangelo di San Giovanni. Per le Messe solenni, è d'uopo anche l'Evangeliario o Epistolario o Lezionario, libro da dove il suddiacono leggerà l'Epistola e il diacono il Vangelo.

Tra i vasi sacri grande importanza ha il calice, d'oro o dorato internamente, nel quale si consacra il Sangue Prezioso di Nostro Signore, insieme alla patena, disco nel quale si conserva l'ostia da consacrare in alcuni momenti della liturgia, entrambi coperti per riverenza, sino al momento dell'utilizzo e dopo la purificazione, da un velo del colore liturgico del giorno ornato da una croce. Le Sacre Specie da consacrarsi per i fedeli sono riposte in una pisside, e durante la distribuzione si fa uso di un piattino. L'acqua e il vino da consacrare per il sacrificio, nonché da usare per le abluzioni, sono contenute in delle ampolline, ma il vescovo e i prelati si lavano le mani nella brocca (o acquamanile), versando l'acqua nel relativo bacile, di metallo prezioso. Per offrire l'incenso con il quale saranno onorati l'altare, le specie da consacrare e consacrate e i ministri di Dio, si utilizza un vaso metallico con delle catenelle detto turibolo, nel quale si infondono, su carbone ardente, i grani d'incenso conservati nella navicella.

Calice con patena e purificatoio (non visibili),
protetti dal velo, e sopra la borsa col corporale
Tra i lini sacri, infine, oltre alle summenzionate tovaglie e al velo del calice, abbiamo il corporale, tovaglia quadrangolare suddivisa in nove parti che viene stesa al centro dell'altare per potervi officiare sopra il Sacrificio o semplicemente poggiarvi il Calice e l'Ostia, simbolo della Sindone che avvolse il corpo di Nostro Signore: essa è custodita nella borsa, busta quadrangolare di seta del colore liturgico del giorno portata dal diacono all'altare. In alcuni riti monastici, secondo un uso antico, il corporale, molto largo, copre anche il Calice durante la celebrazione per evitare che vi cadano impurità all'interno, funzione che nel rito romano è svolta dal piccolo quadrato di seta detto palla. Il purificatoio è il fazzoletto di lino che serve a purificare ed asciugare il calice, le labbra e le dita dopo le abluzioni; durante il Lavabo dell'offertorio, invece, le mani sono asciugate nel manutergio, che è utilizzato anche per pulire la pace (o tabella pacis, tavoletta con sopra raffigurata una scena sacra in metallo prezioso sbalzato, usata a partire dal XIII secolo, che i fedeli baciano per ricevere la pace nelle messe pontificali) o le reliquie quando sono esposte al bacio dei fedeli.


Prossima pubblicazione (metà maggio): La Santa Messa - III - Le preghiere preparatorie e le preghiere ai piedi dell'altare

Fonti principali:
  • Spiegazione della S. Messa, di d. Mauro Tranquillo FSSPX
  • Il Rito Romano antico e nuovo, di p. Konrad zu Loewenstein FSSP
  • Raccolta di Sacre Cerimonie per le funzioni ordinarie, straordinarie e pontificali

2 commenti:

  1. Segnalo che c'è una inversione del testo nel capitolo VI. Delle Sacre Suppellettili. La prima riga è interrotta e il testo che dovrebbe seguire a "....delle reliquie dei Santi" riprende dopo il secondo periodo - "Esso rappresenta......, retta da un cappellano." - dove c'è la sola parola in corsivo "tovaglia" e poi comincia un periodo con la parola "Martiri (giacché i primi altari..." . La paola tovaglia è chiaramente la parola da anticipare alla seconda riga del primo periodo del secondo periodo.
    Non so se mi sono spiegato in modo sufficientemente chiaro. Il testo del capitolo VI dovrebbe essere questo:
    La S. Messa si celebra sull'altare, consacrato dal Vescovo e impreziosito dalle reliquie dei Santi Martiri (giacché i primi altari erano le tombe dei caduti nelle persecuzioni), che rappresenta il Cristo glorioso, e pertanto dev'essere di pietra, essendo Gesù la pietra d'angolo su cui è edificata la Chiesa. E' rivolto verso Oriente, anticamente anche in senso geografico, oggi solo in senso liturgico, poiché da lì sorgerà il Sole di giustizia. E' ricoperto da tre tovaglie di lino, simbolo della Chiesa che si basa su Cristo, ma anche delle sue vesti che gli furono strappate durante la Passione (e così vien fatto anche delle tovaglie nei riti della Settimana Santa), oltre che da un prezioso paramento anteriore del colore liturgico del giorno e riccamente decorato, detto paliotto. Anticamente era sormontato da un ciborio di pietra o da un baldacchino di legno e stoffa, basato su quattro colonne, struttura onorifica sotto la quale stavano i re e gl'imperatori, e sotto la quale dunque è degno che stia il Re dei Re.
    Esso rappresenta anche misticamente il Monte Calvario, e come tale è sopraelevato rispetto al resto del Santuario, ed è adornato al centro da una Croce, rivolto alla quale il sacerdote officia l'intera liturgia. Sull'altare vengono poi accesi dei candelieri, un tempo portativi in processione: due alla Messa bassa, quattro o sei alla Messa cantata o solenne, sette a quella Papale o Pontificale nella diocesi d'appartenenza; per privilegio o per dar maggior solennità si possono accendere fuori dall'altare un numero libero di candele votive. Il vescovo ha diritto inoltre ad una bugia, o candela manuale, retta da un cappellano.
    Sopra l'altare ....

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  2. Si ringrazia della segnalazione: è un tipico errore causato dall'inserimento di immagini a lato che sconvolge il testo.
    Le nostre scuse a tutti i lettori per le difficoltà di lettura comportate.

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